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Vitigni C

 

I Vitigni di tutto il mondo dalla A alla Z

CABERNET FRANC
Sinonimi: gros cabernet, cabernet, grosse vidure, caboner, bordo.
Cenni Storici: vitigno di origine bordolese e più precisamente della Gironda, oggi molto diffuso in tutto il mondo. Quasi sempre vinificato assieme al cabernet sauvignon e/o merlot.
Zone di coltivazione: in Italia sono presenti due sottovarietà. La prima, più diffusa in Francia, nel nostro paese è presente nelle province di Brescia e di Frosinone, mentre la seconda,
prevalentemente utilizzata in Italia, viene coltivata in particolare nelle Tre Venezie, soprattutto in Friuli-Venezia Giulia e Trentino.
Caratteristiche: foglia media, pentalobata. Grappolo medio, piramidale, spargolo, alato. Acino di diversa grandezza per la difficoltà di impollinazione, generalmente medio, sferoide, buccia molto resistente, di colore blu-nero, molto pruinosa
Vigoria: notevole
Produttività: abbondante, ma non sempre costante.
Maturazione: dal primo al 15 ottobre.
Cabernet Franc, Cabernet sauvignon e Merlot danno vita al famoso uvaggio bordolese. Non contenti di dare grandi vini nella loro zona di origine, Bordeaux, questi vitigni hanno colonizzato il vigneto mondiale. Ciò che li accomuna è una sfumatura erbacea di fondo, legata in particolare a precursori di aromi come le metossipirazine, che risulta più spiccata nel cabernet franc, il meno elegante. Oltre a questo, il profumo del raffinato cabernet sauvignon può ricordare ribes nero e more, viole e legno di cedro, che durante l’evoluzione sfuma su uno sfondo balsamico e tostato. La componente tannica di questi vitigni può essere ricca, ma non è mai eccessiva, e il colore mantiene a lungo intense e compatte tonalità rubino.
CABERNET SAUVIGNON:
Sinonimi: cabernè.
Cenni Storici: vitigno di origine francese e particolarmente del bordolese. Il suo arrivo nel nostro paese, quasi contemporaneamente a quello del cabernet franc, si ritiene sia avvenuto verso il 1820 in provincia di Alessandria. Certamente nel 1870 è coltivato sui Colli Euganei. In Francia il cabernet sauvignon gode di un grandissimo prestigio ed è il più coltivato dei due cabernet, mentre in Italia è meno diffuso, rispetto al cabernet franc, a causa della sua minore produttività. Pur tuttavia in molte zone si sta sempre più diffondendo per il suo carattere erbaceo meno pronunciato e per il vino che si ottiene, generalmente più fine.
Zone di coltivazione: è largamente diffuso in tutto il mondo e riconosciuto unanimemente come un vitigno di grande prestigio. È coltivato soprattutto nelle regioni nord-orientali, ma si sta sempre più diffondendo in molte altre parti d’Italia, a volte a discapito di alcuni vitigni autoctoni.
Caratteristiche: foglia media, pentalobata. Grappolo medio-piccolo, oblungo, cilindro-piramidale, con un’ala spesso evidente, un po’ compatto. Acino di dimensioni medie, sub-rotondo. Buccia molto resistente, di colore blu-nero, con sfumature violacee, molto pruinosa.
Vigoria: buona.
Produttività: media e costante.
Maturazione: dal primo al 15 ottobre.
Cabernet Franc, Cabernet sauvignon e Merlot danno vita al famoso uvaggio bordolese. Non contenti di dare grandi vini nella loro zona di origine, Bordeaux, questi vitigni hanno colonizzato il vigneto mondiale. Ciò che li accomuna è unasfumatura erbacea di fondo, legata in particolare a precursori di aromi come le metossipirazine, che risulta più spicata nel cabernet franc, il meno elegante. Oltre a questo, il profumo del raffinato cabernet sauvignon può ricordare ribes nero e more, viole e legno di cedro, che durante l’evoluzione sfuma su uno sfondo balsamico e tostato. La componente tanncia di questi vitigni può essere ricca, ma non è mai eccessiva, e il colore mantiene a lungo intense e compatte tonalità rubino.

Cabrusina: Poche e incomplete sono le notizie bibliografiche relative a questa varietà a bacca nera, diffusa sporadicamente in qualche vigneto della Valpolicella, dove veniva viene vinificata sempre in uvaggio con altre varietà locali. Vigorosa ma equilibrata, richiede impianti fitti e potature corte per dare i migliori risultati. Il vino che se ne ricava è di colore rosso rubino con riflessi violacei, odore molto vinoso e gusto acidulo; interessante come base da taglio per conferire colore ed acidità ai vini.
Cacamoscia:
Il curioso nome di questa varietà a bacca bianca fa riferimento alla caratteristica presenza di numerose macchie brunastre sparse sulla superficie degli acini, a ricordare per l’appunto gli escrementi dell’insetto. Un tempo diffusa sulla costa amalfitana e sorrentina e sulla collina di Posillipo, trova ora una diffusione limitatissima, essendo presente con pochi ceppi in alcuni vigneti nei Comuni di Gragnano e Lettere, in provincia di Napoli. Il vino che se ne ricava, già apprezzato nel secolo scorso anche al di fuori dell’Italia, mostra una buona struttura alcolica ed un’acidità contenuta.
Cacchione:  Il vitigno Cacchione ha da sempre trovato nei territori di Nettuno il suo habitat ideale. La sua storia e il suo adattamento al microclima della zona ne fanno uno dei più importanti vitigni autoctoni del Lazio. A testimonianza del connubio perfetto tra clima e vitigno, nel territorio di Nettuno si trovano ancora molti vigneti a "piede franco" (vigneto dove la varietà europea viene piantata direttamente senza essere innestata sulla vite americana), tra i quali anche il Cacchione. I vigneti realizzati a "piede franco" si caratterizzano per un maggior equilibrio della pianta e, di conseguenza, permettono di ottenere delle produzioni di miglior qualità.

Caddiu:
 Vitigno sardo a bacca nera. Conosciuto con altri nomi, tra cui Caddu (a Bosa), Niedda perda sarda (a Terralba) e Caddiu nieddu (a Oristano), esso è diffuso quasi esclusivamente nella Bassa Valle del Tirso, consociato ad altre varietà a bacca nera. E’ una varietà molto vigorosa, non altrettanto produttiva, con una discreta resisitenza ai freddi invernali ed alle crittogame. Le sue uve vengono utilizzate solo assieme ad altri vitigni per la produzione di vini rossi comuni, ma anche quale uva da tavola, data la consistenza e la dimensione degli acini.
Cagnulari:
Il nome Cagnulari ha origine ignota, anche se si pensa che abbia la stessa radice di Cagnina e Canaiolo. Il Cagnulari è un vitigno a bacca rossa di probabile origine spagnola diffuso soprattutto nel sassarese. In Gallura viene chiamato a volte “Caldareddhu”.
Deriva con tutta probabilità dal Bovale di Spagna, sebbene per molti caratteri sia confrontabile con il Mourvedre. Il Cagnulari viene coltivato soprattutto nei terreni di Usini, con interessanti realtà dedicate a questo vitigno anche nei comuni di Ossi, Tissi, Uri, Ittiri, Sorso ed Alghero
Calabrese:
Sinonimi: calabrese nero, nero d’Avola, calabrese d’Avola, calabrese pizzuro.
Cenni Storici: certa l’origine siciliana. La sua diffusione riguarda soprattutto la Sicilia Orientale (Pachino e Noto) e la Sicilia occidentale (agrigentino, marsalese e palermitano).
Zone di coltivazione: è diffuso soprattutto nella Sicilia orientale (Pachino e Noto) e in quella occidentale (agrigentino, marsalese e palermitano).
Caratteristiche: foglia orbicolare intera, pagina superiore spesso glabra. Grappolo medio conico, alato. Acino medio ovoide regolare, con buccia coriacea, colore bluastro, pruinosa.
Vigoria: notevole.
Produttività: media e regolare.
Maturazione: primi quindici giorni di settembre.
Cannaiola di marta: Come altri vitigni assonanti, i Canaiuoli, anche questa varietà a bacca nera deriva probabilmente il suo nome dai “dies caniculares”, i giorni più caldi dell’anno (dal 24 Luglio al 24 Agosto) nei quali essa inizia ad invaiare, ovvero a mutare il colore dei suoi acini da verde a viola.
La sua resistenza alle principali crittogame si mostra elevata.
La sua diffusione è limitata ad alcune aree sporadiche della provincia di Viterbo.
Generalmente vinificata insieme ad altre varietà locali, se vinificata in purezza gneera un vino di colore rubino, aroma vinoso e gusto armonico, corposo e fruttato.
Cannaiuolo rosa: Il Canaiolo rosa, analogamente agli altri Canaioli conosciuti, deve probabilmente il suo nome all’uso che se ne faceva come uva data in pasto ai cani. Identificato solo da pochi anni come una mutazione del Canaiolo nero usato nella formula del Chianti del Barone Ricasoli, il Canaiolo rosa è iscritto al Catalogo Nazionale delle Varietà dal 1982. Il Canaiolo rosa è diffuso in Toscana prevalentemente nella zona di Lucca e in quella di San Gimignano.
CANAIOLO BIANCO:
Origini:Vitigno a bacca bianca originario della Toscana, in particolare delle zone centrali e centro-meridionali. E' possibile trovarlo coltivato anche nella provincia di Campobasso (loc. cacciumo o cacinello, secondo il Bollettino Ampelografico del 1886), nel teramano (pagadebito), nel Piceno (canina o uva dei cani) e nell'orvietano (drupeggio). Il Gallesio ne rileva la presenza già nel 1817, dove ne suggerisce l'uso per vini liquorosi e alcolici; se ne parla anche in una pubblicazione del Comizio Agrario di Firenze (1870), ma è citata da numerosi ampelografi, fra cui il Di Rovasenda (1877), il Marzotto (1925), il Racah (1932) e il De Astis (1937). Oltre a quelli già citati, ha numerosi sinonimi quali primaticcio bianco, tulopeccio, trupeccio, dumpeccio, lupeccio, colombano, canajolo bianco, caccinella o caciunella.
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali:Ha foglia media, orbicolare o pentagonale; trilobata o pentalobata; grappolo medio, piramidale con una o due ali, leggermente compatto; acino medio-piccolo, sferoidale, con buccia spessa, mediamente ricoperta di pruina, di colore bianco-verde. Predilige terreni drenati, ben esposti e soleggiati, che consentono una perfetta maturazione delle uve, adatte alla produzione di vini liquorosi e alcolici.
Malattie e avversità:Resiste abbastanza bene alla siccità e può essere soggetta al marciume in caso di piogge frequenti e prolungate. Ha tolleranza media alle principali malattie crittogamiche.
CANAIOLO NERO:
Sinonimi:canaiuolo nero grosso, uva canaiolo, uva dei cani, uva donna, uva merla, cannaiola, caccione nero, tindiloro.
Cenni Storici: l’origine è incerta, anche se già nota da secoli; vitigno menzionato come “vitis vinifera etrusd’ e “canajuola” da Pier de’ Crescenzi nell’ “Opus Commodorum Ruralium” (trattato & economia rurale), pubblicato intorno al 1303.
Zone di coltivazione: è diffuso soprattutto nell’area di produzione del Chianti.
Caratteristiche: foglia piccola-media, pentalobata, talvolta trilobata, pagina superiore leggermente aracnoidea, di colore verde cupo, opaca. Grappolo di media grandezza,
abbastanza spargolo, tozzo o piramidale, alato con una o due ali, a chicchi radi. Acino medio, sub-rotondo, regolare, buccia piuttosto consistente, di colore blu, talvolta violaceo, molto pruinosa.
Vigoria: piuttosto ridotta.
Produttività: media, ma anche abbondante, anche se incostante.
Maturazione: ultima decade di settembre.
CANNONAU:
Sinonimi: cannonadu, canonau, cannonao, cannonatu.
Cenni Storici: vitigno di origine spagnola e precisamente da Canonazo o Canonaxo di Siviglia. Già menzionato alla fine del 1700. Diffuso in quasi tutte le zone viticole della Sardegna, in particolare in provincia di Nuoro e Sassari.
Zone di coltivazione:è diffuso in quasi tutte le zone viticole della Sardegna, in particolare in provincia di Nuoro e Sassari, ma di recente si trova anche in provincia di Vicenza, con il nome di tocai rosso. Nel mezzogiorno della Francia è chiamato grenache e rappresenta  uno dei vitigni più diffusi.
Caratteristiche: foglia di media grandezza, trilobata e qualche volta pentalobata, pagina superiore  glabra, di colore verde, lucida. Grappolo medio, serrato, conico o cilindrico-conico, qualche volta alato. Acini medi, rotondi, buccia sottile, di colore nero-violaceo, molto pruinosa.
Vigoria: media.
Produttività: abbondante ed abbastanza costante.
Maturazione: fine settembre.
Capolongo:
Il vitigno Capolongo è un antico vitigno autoctono laziale, di recente riscoperta, iscritto nel Registro nazionale delle varietà di vite da vino nel 2010, assieme ai vitigni Maturano b., Lecinaro n., Pampanaro b., Rosciola rs. Questi vitigni sono stati recuperati grazie ad un progetto dell'Arsial (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l'Innovazione dell'Agricoltura nel Lazio), teso ad individuare i cloni più qualificati per vitigni già iscritti al Registro regionale delle varietà di uva da vino, per farne emergere gli elementi distintivi e permetterne lo sviluppo nel territorio. Poco quindi si conosce di questo vitigno, e pochissimi sono i produttori che lo propongono.
Capolongo:
Il vitigno Capolongo è un antico vitigno autoctono laziale, di recente riscoperta, iscritto nel Registro nazionale delle varietà di vite da vino nel 2010, assieme ai vitigni Maturano b., Lecinaro n., Pampanaro b., Rosciola rs. Questi vitigni sono stati recuperati grazie ad un progetto dell'Arsial (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l'Innovazione dell'Agricoltura nel Lazio), teso ad individuare i cloni più qualificati per vitigni già iscritti al Registro regionale delle varietà di uva da vino, per farne emergere gli elementi distintivi e permetterne lo sviluppo nel territorio. Poco quindi si conosce di questo vitigno, e pochissimi sono i produttori che lo propongono.
Caprettone:
Diffuso esclusivamente in alcuni Comuni localizzati alle pendici del Vesuvio, dove concorre all’uvaggio della DOC Lacryma Christi, questo vitigno bianco è stato in passato assimilato al vitigno Coda di volpe bianca, dal quale si differenzia però per molti caratteri. Come spesso capita per le varietà che rimandano a nomi di animali, anche in questo caso il nome del vitigno fa probabilmente riferimento alla forma del grappolo, simile alla barbetta della capra, o ai pastori che ne intrapresero la coltivazione. Non esistono dati in merito alle caratteristiche organolettiche del vino che deriva dalla sua vinificazione in purezza.
Carica l'Asino:
Origini:Vitigno a bacca bianca di probabili origini liguri. Dopo la ricostruzione necessaria a causa della distruzione dei vigneti provocata dalla fillossera, il carica l'asino è giunto in Piemonte, in particolare nelle province di Alessandria e Novara. Il nome potrebbe derivare dal fatto che nell'Acquese, a causa delle colline impervie, era necessario trasportare l'uva a dorso d'asino.Non va confuso con la barbera bianca, varietà autoctona piemontese dal grappolo molto più compatto, di forma cilindrico-conica e sprovvisto di ali. Ha invece numerose analogie con la famiglia dei vitigni pigato-vermentino. Il carica l'asino viene vinificato con altri vitigni, fra cui il cortese, la barbera bianca, il timorasso e, a volte, con il moscato bianco.
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: Ha foglia medio-grande, pentagonale e pentalobata; grappolo medio, conico-piramidale, allungato e a volte alato, spargolo; acino medio-grande, sferoidale, con buccia abbastanza spessa e consistente, ricoperta di abbondante pruina, di colore verde-giallo dorato chiaro. La polpa non ha sapore. Ha produzione costante, abbondante e notevole vigoria, a tutto danno della qualità. Predilige zone collinari con buona esposizione, sistemi di allevamento a media espansione con potatura lunga.
Malattie e avversità:Se non ben esposta può soffrire le brinate primaverili e l'attacco dell'oidio. Quando le condizioni sono ideali, resiste bene alle principali malattie crittogamiche.
Caricagiola:
Origini:Vitigno a bacca rossa, di probabili origini sarde, in particolare potrebbe provenire dalla Gallura. Il Foëx, nel 1909, fa cenno al vitigno Carcajola, coltivato in Corsica ma importato dalla Sardegna. La sua somiglianza con il Vermentino nero, suggerirebbe una seconda ipotesi di provenienza ligure. "Carcaghjolu nero" significa "nero che dà molta uva". Vitigni con caratteristiche molto simili al Caricagiola, sono il Mourvèdre o Bonvedro, coltivato in Portogallo e il Ribote o Coatendra, rintracciabile in Spagna. Ha molti sinonimi: Carcagiola, Bonifacengo, Garricadolza, Carcagiola,
Carcaghjolu:
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: Ha foglia grande, pentagonale e pentalobata; grappolo medio, conico o cilindrico, a volte alato, semiserrato; acino medio, di forma sub-ovale con buccia ricoperta di abbondante pruina, spessa e consistente, di colore nero violaceo. Ha una produzione abbondante e costante, predilige terreni sciolti, siliceo-argillosi, clima caldo, anche se ha buone capacità di adattamento.
Malattie e avversità:Resiste abbastanza bene ai principali agenti parassitari e alle avversità climatiche, è particolarmente sensibile al marciume acido.
Carignan:
E' l'uva a bacca nera più coltivata in Francia, qualitativamente scarsa, ma molto produttiva. Incontra ancora notevole resistenza all'espianto, soprattutto in Languedoc. In Italia è chiamata Carignano ed è presente in Sardegna, mentre in Spagna è detta Cariñena. Se si pensa che è molto sensibile all'oidio e alla peronospora, è soggetta al marciume e può essere infestata dai vermi dell'uva, viene da chiedersi perché è ancora così massicciamente coltivata, al punto da aver costretto molte denominazioni a tenerne conto, pur non apportando ai vini caratteristiche interessanti o che ne giustifichino la presenza. L'unico fattore rimane, quindi, la sua grande capacità produttiva che però, dato il netto cambiamento che il processo vitivinicolo sta avendo in tutto il mondo, non è più ragione sufficiente. Ha foglia di media grandezza, pentagonale e pentalobata; grappolo medio, conico o cilindrico-conico, spesso piramidale, alato, compatto o semi-compatto; acino medio, ovoidale, con buccia di medio spessore, blu-violacea e pruinosa. Forse la sua migliore espressione la trova proprio in Sardegna, in particolare nel Terre Brune della Cantina Sociale di Santadi.
Cariñena:
Vitigno spagnolo originario dell'Aragona. Conosciuto anche come Carignan in Francia e Mazuelo nella Rioja.
Carmenere:
Vitigno rosso francese, coltivato nella regione di Bordeaux soprattutto nel passato. Conosciuto anche come Vidure o Grande Vidure (per distinguerlo dal Petite Vidure, sinonimo di Cabernet Sauvignon) ha subito pesantemente gli effetti dell'epidemia di fillossera di fine Ottocento. Oggi e' praticamente quasi scomparso in Francia, mentre e' presente in Cile, scambiato per Merlot, ed in Italia dove e' stato confuso con il Cabernet Franc e dove e' stato recentemente riscoperto.
Cornalin: Di origine controversa, questa varietà a bacca nera sembra in realtà essere realmente una cultivar autoctona valdostana conosciuta anche con il nome di Corniola o Broblanc, attualmente diffusa in ristretto numero di piante su un areale molto ampio che si estende da Arnad ad Arvier, in provincia di Aosta.
La sua tolleranza alle principali crittogame è buona, così come la resistenza alle avversità climatiche.
Utilizzato esclusivamente in uvaggio con altre varietà locali, entra nella composizione della DOC Valle d’Aosta, in attesa di una sottodenominazione specifica.
Se vinificato in purezza è in grado di dare un vino di colore intenso, con profumo marcatamente fruttato e speziato, di gusto pieno, tannicità contenuta, equilibrato e persistente.
CARIGNANO:
Sinonimi: carinena e mazuela in Spagna; carignan e bois dur in Francia; uva di Spagna in Italia.
Cenni Storici: probabilmente originario della Spagna, precisamente di Califiera nell’Aragonese. E' coltivato in Sardegna, soprattutto nella provincia di Cagliari, ma anche in Francia, Algeria, Marocco, Israele e California.
Zone di coltivazione: è diffuso in Sardegna, soprattutto nella provincia di Cagliari, ma anche in Toscana, Marche e Lazio. All’estero è coltivato in Francia, Algeria, Marocco, Israele e California.
Caratteristiche: foglia di media grandezza e di forma pentagonale, pentalobata, con pagina superiore di colore verde bottiglia. Grappolo medio, conico o cilindrico conico, spesso piramidale, alato, compatto o semi-compatto. Acino medio, ovoidale, buccia spessa di medio spessore, di colore blu-violaceo, molto pruinosa.
Vigoria: molto vigoroso; resistente ai venti marini, cresce bene lungo le coste e predilige terreni silicei e argillosi.
Produttività: abbondante e costante.
Maturazione: seconda quindicina di settembre.
CARRICANTE:
Sinonimi: carricanti, caricanti, nocera bianca, catanese bianco.
Cenni Storici: di origine siciliana, deve la sua denominazione alla generosa produzione.
Zone di coltivazione: è diffuso solo in alcune zone siciliane.
Caratteristiche: foglia media, pentagonale o sub-orbicolare, tri-pentalobata, di colore verde bottiglia.
Grappolo medio, conico, alato, mediamente spargolo. Acino medio, regolare, sub-ellissoidale, buccia di medio spessore, consistente, di colore verde giallognolo, molto pruinosa. Vigoria: buona.
Vigoria: buona.
Produttività: abbondante e costante.
Maturazione: fine settembre, inizi ottobre.
Casavecchia:
Antico vitigno autoctono coltivato nel Casertano. Uva a bacca rossa apprezzata nel passato e che ha rischiato di scomparire, ma che' attualmente iè n fase di rilancio grazie soprattutto al lavoro di alcuni produttori locali.
Casetta:
Con questo nome si indica il Lambrusco a foglia tonda, un’antica varietà a bacca nera diffusa attualmente nella bassa Vallagarina, in provincia di Trento. Caratterizzato da una foglia molto aperta di forma pressocchè “rotonda”, secondo alcuni Autori questo vitigno deriverebbe dalla domesticazione di viti selvatiche, secondo altri sarebbe lontanamente imparentato il Petit Verdot francese. Abbastanza tollerante nei confornti delle malattie, se vinificato in purezza, produce un vino molto interessante, di colore rosso rubino di buona finezza, dotato di aromi di frutta nera e spezie, media acidità e di una tannicità che ne consente un discreto invecchiamento.
Castiglione:Sono noti i sinonimi Zucchero e Cannella, o Zagarolese. Non si conosce con esattezza la provenienza del Castiglione. Probabilmente si tratta di un vitigno di recente introduzione nel panorama ampelografico. Questo vitigno è coltivato esclusivamente in Calabria, soprattutto nelle province di Cosenza e di Reggio Calabria. Le zone maggiormente interessate dall’allevamento della vite nel sud della Calabria sono le pendici collinari di tutto il litorale, dove nel corso dei secoli sono stati creati terrazzamenti artificiali, sostenuti da muretti di pietra a secco. L’arrivo dei Greci nella terra dei Brutii nel corso dell’VIII-VII secolo a.C. diede nuovo impulso alla coltivazione locale della vite. Dai porti di Sibari, Crotone e Locri salpavano navi cariche di anfore ricolme di vini squisiti. Dopo l’epoca romana, in cui in questa regione si privilegiò la coltivazione di cereali, nel Medioevo riprese la produzione di vini, tra cui il Chiaretto di Cirella, il Centula, il Falsamico, il Ciragio.
Catalanesca:
Conosciuta anche come Catalana e da sempre impiegata come uva da tavola (dal 2006 è stata aggiunta all’elenco delle uve da vino), questa varietà risulta presente nella zona vesuviana a partire dal 1500, anche se alcuni documenti storici indicano un commercio di “uva catalana” fin dal ‘400, di probabile origine spagnola. Attualmente, questo vitigno bianco è diffuso solo sulle pendici del Monte Somma, in particolare nei Comuni di Somma Vesuviana, Sant’Anastasia e Ottaviano, in provincia di Napoli, dove si caratterizza per la maturazione molto tardiva (fine Ottobre) e per la sua attitudine alla conservazione in pianta. Dai primi studi di valutazione del potenziale enologico della varietà, emergono dati interessanti in merito alla qualità del vino che si potrebbe ottenere dalla sua vinificazione in purezza.
Catanese bianco: Secondo alcuni Autori biotipo Trapanese del Carricante, questa cultivar a bacca bianca era un tempo assai coltivata specialmente in questa provincia, dove oggi sta però scomparendo, soprattutto a causa della sua spiccata sensibilità per la peronospora ed alle altre crittogame, nonostante il suo grappolo sia spargolo e la buccia spessa.
Il vino che genera è di colore giallo paglierino scarico, lievemente profumato, con aromi floreali, asciutto, sapido e di buon equilibrio.
Catanese nero: Non si hanno notizie certe sull’origine di questo vitigno, il cui nome lascerebbe presumere la provenienza dalla provincia di Catania.
Attualmente la sua diffusione, estremamente ridotta, è limitata alla provincie di Palermo, Trapani ed Agrigento, dove talvolta prende il nome di Vesparola.
Di produzione buona e costante, mostra una scarsa resistenza alle avversità climatiche ed ai principali patogeni, probabile motivo di abbandono della sua coltivazione.
Il vino che se ne ricava è di colore rosso rubino, fragrante nei profumi, mediamente alcolico, equilibrato e dotato di una buona sapidità.
CATARRATTO BIANCO COMUNE:
Sinonimi: catarratto bianco nostrale, catarratto bianco latino, catarratto bertolaro, catarratto carteddaro.
Cenni Storici: vitigno coltivato da tempi remoti in Sicilia.
Zone di coltivazione: la famiglia dei catarratti caratterizza ancora oggi la viticoltura siciliana.
Caratteristiche: foglia media, pentagonale-tondeggiante, pentalobata, pagina superiore verde chiaro. Grappolo medio, cilindrico o conico, semplice, spargolo, a volte anche compatto, alcuni
anche alati. Acino medio, sferoide od ellissoidale, regolare; buccia spessa, di colore giallo dorata, pruinosa.
Vigoria: buona.
Produttività: abbondante, ma incostante.
Maturazione: mese di settembre.
CATARRATTO BIANCO LUCIDO:
Sinonimi: catarrato lustro, castellaro (isole Eolie).
Cenni Storici: vitigno indigeno siciliano e conosciuto da secoli
Zone di coltivazione: è particolarmente diffuso in Sicilia.
Caratteristiche: foglia piccola o media, orbicolare e tondeggiante, pentalobata, pagina superiore quasi glabra, di colore verde chiaro. Grappolo medio, cilindrico e conico, semplice, a volte alato, molto compatto. Acino medio o piccolo, (più piccolo del comune), sferoide od ellissoidale, regolare; buccia spessa, di colore giallo dorato, lucida, pruinosa.
Vigoria: buona.
Produttività: abbondante più del comune e costante.
Maturazione: dal 20 agosto al 20 settembre.
Cavalla:
Di origine incerta, questo vitigno bianco dal grappolo piccolo e cilindrico viene citato dai maggiori ampelografi della storia a partire dal 1878, come varietà bianca diffusa nella zona di Pozzuoli e sull’isola di Procida. Come spesso capita per varietà con nomi ispirati al regno animale, anche in questo caso il nome si riferisce alla forma del grappolo, che ricorda la coda del cavallo. Attualmente il vitigno è coltivato solo nell’area dei Campi Flegrei e delle isole di Ischia e Procida, in provincia di Napoli, dove manifesta una buona vigoria ma una scarsa resistenza alla botrite. Non sono note le caratteristiche organolettiche dei vini che si ricavano dalla sua vinificazione in purezza.
Cavrara: Varietà a bacca nera di antica origine, un tempo assai diffusa in provincia di Vicenza, Treviso e Padova, è attualmente in fase di estinzione, nonostante le interessanti caratteristiche qualitative dei vini che se ne ricavano. Conosciuta anche come Cavarada o Bassanese, è una cultivar di buona vigoria e produzione contenuta, ma risulta abbastanza sensibile alle crittogame, ragione probabile del suo abbandono. Da essa si ottiene un vino di colore rosso scuro, con profumo intenso e caratteristico. Al gusto si presenta fresco, sapido e molto strutturato.
Cenerente:
Questa cultivar a bacca nera, conosciuta in Germania con il nome di Frankenthal o Schiava grossa e da non confondersi con l’altra varietà locale Cenerina, è riconoscibile per il grappolo grosso, mediamente compatto, costituito da grandi acini sferici dalla buccia di colore rosso-violaceo, abbondantemente ricoperta di uno strato grigiastro di pruina, da cui il nome. Il vino che se ne ricava ha colore rosso rubino chiaro, un singolare ed intenso profumo fruttato di agrumi e buona acidità. La sua attuale diffusione è estremamente ridotta, limitata ad alcuni Comuni in provincia di Trento.
Centesimino:
Nella zona di Oriolo, in provincia di Ravenna, si coltiva da lungo tempo un vitigno a bacca nera chiamato Centesimino o Sauvignon rosso, da molti ritenuto un biotipo locale dell’Alicante, la varietà spagnola diffusa in Italia con il nome di Cannonau, Tocai rosso e Gamay perugino. Recenti studi hanno invece dimostrato che esso è un vitigno geneticamente distinto dagli altri, dal grappolo medio-piccolo e compatto, di notevole interesse enologico. Vinificato in purezza, genera infatti un vino dal colore rosso rubino con riflessi violacei, spiccato aroma floreale e speziato, struttura gustativa equilibrata ed alta persistenza.
CERCEAL:
Nome di alcune varieta' portoghesi a bacca bianca, tra cui quella tipica dell'isola di Madeira, chiamata anche Sercial
CESANESE:
Il nome Cesanese deriva probabilmente da "Cesarese", nome assegnato a questa varietà in riferimento alla sua antica origine romana. È noto anche come Bonvino Nero, Nero Ferrigno e Sanguinella.
Cenni Storici: descritto nel Bollettino Ampelografico nel secolo scorso e già citato dall’Acerbi, quale “cesanese, atto a produrre un vino generosissimo, con acini sferoidi, azzurri nerastri”.
Zone di coltivazione: attualmente è diffuso in provincia di Frosinone e nelle zone limitrofe della provincia di Roma, mentre in un recente passato lo si trovava in particolare nei Castelli Romani.
Caratteristiche: foglia medio-grande, pentagonale, trilobata e raramente pentalobata. Grappolo di media grandezza, cilindrico-conico, alcune volte alato, serrato. Acino di media grandezza ovale, buccia spessa e consistente, di colore nero violaceo, molto pruinosa.
Vigoria: media.
Produttività: abbondante e, anche, costante.
Maturazione: fine settembre, inizio ottobre.
CESANESE D’AFFILE:
Sinonimi: cesanese ad acino piccolo, cesanese del Piglio, cesanese d’Olevano.
Cenni Storici: rientra nella famiglia dei vitigni “cesanesi”, le cui origini non sono certe. E stata avanzata l’ipotesi che possano derivare dal gruppo delle “alveole”, elogiate già da Plinio per l’abbondanza di vino che producevano.
Zone di coltivazione: è diffuso particolarmente nel Lazio, nelle province di Frosinone e Roma, ma si trova marginalmente anche in Toscana, Umbria e Liguria.
Caratteristiche: foglia piccola, pentagonale, penta o trilobata, oppure intera, pagina inferiore aracnoidea. Grappolo medio o piccolo, cilindrico o cilindrico-conico, alato, spargolo per leggera colatura. Acino piccolo, sferoide, tondo, regolare, buccia di medio spessore e consistenza.
Vigoria: media.
Produttività: media ed alternante.
Maturazione: fine agosto, primi di settembre.
CHAMBOURCIN:
Ibrido francese a bacca nera nato per resistere alle malattie fungine. Alla fine degli anni '80, nella regione del Muscadet era ancora la terza varietà per superficie vitata. Si tratta di un vitigno molto vigoroso e produttivo, capace di dare vini di buona qualità o, comunque, migliore di qella di gran parte degli ibridi, con caratteristiche di colore intenso, spiccata aromaticità e assenza di sentori selvatici (foxy). Non è autorizzato nelle A.O.C. e neanche nei Vins de Pays. E' stato coltivato a fini sperimentali nel Nuovo Galles del sud (Australia).
CHARBONO:
Raro vitigno a bacca rossa, coltivato in California, nella zona di Napa Valley. Alcuni lo ritengono derivato dal Dolcetto, altri dalla Bonarda sudamericana.
CHARDONNAY:
Sinonimi: pinot chardonnay, morillon, beaunois, weisser clevner, gamay blanc.
Cenni Storici: erroneamente, fino a qualche anno fa, scambiato per un pinot, sebbene già il Mondini nella sua opera “Vitigni stranieri da vino coltivati in Italia, 1903” dava puntuali spiegazioni, al fine di separarlo dalla famiglia dei pinots. I viticoltori borgognoni si accordarono già all’inizio del secolo riconoscerlo come chardonnay. In Italia è stato iscritto come tale nel Catasto Nazionale delle varietàcon D.M. del 24/10/1978. Principalmente diffuso nella Champagne, in Borgogna, in tutta l’Italia settentrionale e ora, si può dire, anche centrale e meridionale. Considerato vitigno internazionale, gode consensi in tutto il mondo.
Zone di coltivazione:è un vitigno internazionale, che dà ottimi risultati in tutto il mondo. In Francia èparticolarmente diffuso nello Champagne e in Borgogna. In Italia è coltivato soprattutto in alcune regioni settentrionali come Trentino, Alto Adige, Lombardia,Friuli-Venezia Giulia e Veneto, ma si sta sempre più diffondendo anche al centro e al sud.
Caratteristiche: foglia di media grandezza, intera, ondulata e liscia. Grappolo medio piccolo, compatto a forma cilindro-conica, con due ali poco pronunciate. Acino piccolo, sferoide, con buccia sottile e pruinosa, di colore verde-giallo.
Vigoria: mediamente vigoroso.
Produttività: buona.
Grazie alle doti di grande adattabilità a diversi ambienti pedoclimatici, si è diffuso ad ogni latitudine dove cresce la vite. A seconda della zona può dare al vino sfumature di ananas e banana, melone e pesca, in altre di pietra focaia e silice come profumi di vaniglia a volte indipendentemente dal passaggio in legno.
CHASSELAS:
è un vitigno a bacca bianca le cui origini sono assai discusse: alcuni parlano di Medioriente, altri di Francia. Gli svizzeri lo ritengono una loro varietà autoctona e usano chiamarlo anche Fendant.
Pur non reputato di grandissima qualità, è diffuso un po' ovunque nel mondo: Germania, Austria, Europa dell'Est, California, Nuova Zelanda, Nord Africa. È coltivato anche in Italia dove è chiamato Marzemina Bianca.
CHENIN BLANC:
Vitigno a bacca bianca originario della Valle della Loira ed ivi chiamato anche Pineau o Pineau de la Loire, lo CHENIN BLANC è stato con successo trapiantato nelle Americhe, in Sud Africa, in Israele e in Oceania. Varietà vigorosa e assai versatile, giunge a maturazione in epoche tardive e produce vini che si caratterizzano a seconda dell'area di provenienza, ovvero in funzione del suolo, del clima e delle rese imposte. Così, mentre in Francia, in particolare nell'Anjou (dove secondo alcuni il vitigno era gia' presente nel IX secolo) e in Touraine, viene coltivato a basse rese e produce eccellenti vini bianchi, dolci e non (grazie anche all'apporto delle muffe nobili), altrove ­ per esempio in California ­ con rese molto elevate genera vini assai meno interessanti, spesso usati come prodotto da taglio. La sua elevata acidità' lo rende altresì indicato nella produzione di vini spumanti e comunque frizzanti, sia in Francia che all'estero. In alcuni stati sudamericani è chiamato anche Pinot Blanco.
Chiavennasca bianca: Chiamata anche Bianca maggiore, quest’uva bianca è coltivata in Valtellina da almeno 250 anni ed era in passato diffusa anche nel Comasco e nei dintorni di Varese. Ora è presente a livello di reliquia in alcuni vigneti valtellinesi. Secondo alcuni Autori lontanamente imparentata con il Trebbiano, questa varietà presenta alcune analogie morfologiche con la Chiavennasca (da cui il nome), manifesta una buona resistenza al freddo, ma è sensibile agli attacchi di odio e botrite. Necessita di una potatura lunga e ricca. Il vino che se ne ricava è di colore giallo paglierino, profumo fruttato leggermente aromatico, di media struttura, sapido e con buona acidità.
CHIAVENNASCA:
Il suo nome, Chiavennasca, non ha niente a che fare con Chiavenna, famosa località della Valtellina, bensì deriverebbe dal termine dialettale “ciù vinasca”, ossia uva più vinosa, cioè adatta alla trasformazione in vino. Pur non conoscendo con certezza l’epoca di introduzione di questo vitigno in Valtellina, si hanno notizie della sua coltivazione a partire dal XVI secolo. La Chiavennasca è diffusa in tutta la Valtellina, specialmente nelle zone a DOCG: Grumello, Inferno, Sassella, Maroggia e Valgella. Come Nebbiolo, viene coltivato in diverse province del Piemonte e in Val d’Aosta. Unica valle della Lombardia disposta longitudinalmente, la Valtellina è solcata dall’alto corso dell’Adda. Il clima, in contrasto con le vicine montagne, è mitigato dalla breva, venticello proveniente dal lago di Como, mentre l’orientamento dei vigneti, tutti esposti a Sud, consentono l’accumulo sulle terrazze di temperature riscontrabili solo in zone più meridionali.
Cianorie:
Antico vitigno a bacca nera di origine friulana, viene chiamato anche Canore, Canorie, Cjanorie o Vinosa e deriva il suo nome da “cjane”, che in friulano significa “canna”. Un tempo coltivato un po’ dappertutto in Friuli, ora è sporadicamente presente nella zona di Germona, in provincia di Udine. E’ una varietà molto fertile, che esige potature lunghe ed esposizioni soleggiate, dimostrando una buona resistenza alle crittogame. Il vino che se ne ricava ha colore scarico, profumi neutri, corpo leggero e gusto asciutto.
Ciminnita: Questa singolare varietà a bacca bianca, descritta per la prima volta alla fine del ‘600, prende il nome da Ciminna, località nel Palermitano dove sembra si sia diffusa dopo l’importazione dal Mediterraneo orientale, in particolare da Cipro (data la sua somiglianza con un vitigno chiamato per l’appunto Cipro bianco), ad opera dei Padri Cappuccini.
E’ un’uva da tavola coltivata in passato nei territori di Termini Imerese, caratterizzata da un grappolo non molto bello, ma che ha la peculiarità di maturare molto tardi (a fine Ottobre) e di conservarsi perfettamente sulla pianta fino oltre Natale, grazie alla sua buccia spessa ed alla sua elevata resistenza alle crittogame.
CILIEGIOLO:
Sinonimi: ciliegino, ciliegiolo di Spagna.
Cenni Storici: di origine incerta, anche se sembrerebbe giunto in Toscana dalla Spagna nel 1870.
Zone di coltivazione: inizialmente coltivato solo nell’Italia centrale, si è successivamente diffuso in tutto il territorio nazionale. In Toscana, Umbria e nel pesarese è spesso impiegato in uvaggi
con il sangiovese; viene utilizzato anche nella produzione della Vernaccia di Serrapetrona.
Caratteristiche: foglia media o grande, pentagonale, trilobata o pentalobata, pagina superiore glabra, & colore verde bottiglia. Grappolo grosso, semi compatto o compatto, allungato,
cilindrico, piramidale, alato. Acino medio-grosso, arrotondato o sub- rotondo, buccia di medio spessore, di colore nero-violaceo, molto pruinosa.
Vigoria: notevole.
Produttività: abbondante e costante.
Maturazione: seconda quindicina d’agosto.
CINSAUT:
varietà francese a bacca scura, denominata anche Cinsault, è coltivata soprattutto nel Midi (è presente da secoli nella Languedoc) e in Corsica. All'estero è stata impiantata nel Nord Africa (Marocco, Algeria, Tunisia), in Sud Africa, dove e' stato anche chiamato Hermitage (vedi) e incrociato col Pinot Nero (vedi Pinotage), nel Vicino Oriente
(Libano), in Australia e in alcune aree dell'est europeo. In Italia è probabilmente da identificarsi con l'Ottavianello (vedi), vitigno rosso che cresce
 in Puglia (Brindisi). Simile al Grenanche, è sensibile al marciume, cresce bene nei climi caldi e produce grappoli di medie dimensioni, compatti, con acini ovali di media grandezza, di colore
scuro, tendente al nero. Vinificato a sè, produce rossi, e talvolta rosati, interessanti, leggeri e aromatici, se coltivato a basse rese. A rese medie ed alte, viene utilizzato come vino da taglio, anche se meno che nel passato, spesso in combinazione col Carignan. In Francia viene consumato anche come uva da tavola con il nome di Oeillade.
Citana: Questa varietà a bacca bianca è diffusa esclusivamente nella zona di Faro, in provincia di Messina, dove va attualmente contraendo la sua superificie.
Caratterizzata dal grappolo compatto e dagli acini dotati di buccia spessa e fortemente pruinosa, questa cultivar ha una maturazione molto precoce e mostra una buona resistenza alle principali crittogame, specialmente alla botrite.
Non esistono dati in merito alle caratteristiche organolettiche dei vini ricavati dalla sua vinificazione in purezza.
Cividino:
Vecchio vitigno a bacca nera, deve il suo nome a Cividale, in provincia di Udine, da dove probabilmente esso proviene e dove, in passato, godeva di una buona fama per la qualità dei vini che se ne ricavavano. Attualmente, in seguito ad una lunga fase di declino dovuta alla sua particolare sensibilità all’oidio, risulta confinato alla vallata del Vipacco e sull’altopiano del Carso, in provincia di Trieste. Vinificato in purezza, dà un vino di colore giallo paglierino dalla spiccata aromaticità, di corpo leggero e di buona acidità.
Cococciola:
Origini: Questo è uno di quei vitigni di cui,non si è riusciti ancora a sapere con precisione l'origine. Non ci sono documenti in merito se non nelle rare menzioni di Viala e Vermorel (1909), che lo citano come
varietà abruzzese. La presenza limitata nei territori della provincia di Chieti, in particolare ad Ari, Rocca San Giovanni e Vacri, rendono ancora più improbo certificarne in qualche modo la natalità. Certo è che è coltivata in Abruzzo e nota anche come Cacciola o Cacciuola.
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: Ha foglia grande o medio-grande, trilobata o pentalobata; il grappolo è di media dimensione, cilindrico-conico, compatto o tendente al compatto; acino grande, sferoidale, con epidermide di colore giallo con macchie e striature marroni, buccia piuttosto pruinosa, spessa e consistente. Ha produzione abbondante e costante, predilige forme di allevamento di media espansione e potatura di media lunghezza. Si adatta senza particolari difficoltà ai più svariati tipi di terreno e clima.
Malattie e avversità: Ha buona tolleranza all'oidio e al marciume dell'uva, soffre notevolmente l'attacco fogliare da parte della peronospora.
Coltivazione:
Viene coltivato con sistemi di allevamento tradizionali
Epoca di maturazione: seconda - terza decade di settembre. La raccolta viene effettuata manualmente.
Note:
Frutto calorico perché contiene zuccheri semplici molto digeribili. Contiene anche vitamine (C, PP, gruppo B), acidi organici e sali minerali, e numerose altre sostanze come tannini, flavonoidi e antociani. Ha effetti energetici, rimineralizzanti, disintossicanti, rinfrescanti, colagoghi, diuretici, lassativi. Ha un potere saziante molto basso, fatto che bisogna tener presente dato il suo alto potere calorico.

 CLINTON
Vitis Labrusca proveniente dall'America fu introdotta in Europa per contrastare l'invasione della fillossera. Diffusa in Italia, soprattutto in Veneto, produce un vino (anche se secondo i disciplinari questo appellativo non dovrebbe essere usato) fruttato e tannico.
CODA DI PECORA:
Da non confondersi con il Coda di Volpe, dal quale differisce per caratteristiche ampelografiche, comportamento vegeto-produttivo ed areale di diffusione, questo vitigno a bacca bianca è invece probabilmente omologo ad altre varietà quali il Verdicchio di Caiazzo ed il Verdone di Puglia, con le quali condivide numerosi caratteri morfologici. La sua diffusione è ora limitata all’area compresa tra il Monte Maggiore e il Roccamonfina, in particolare nel territorio del Comune di Galluccio, in provincia di Caserta. Non si conoscono le peculiarità organolettiche dei vini da esso ricavati.

CODA DI VOLPE:
Cenni Storici:di origine remota, ascrivibile almeno ad epoca romana. Citato da Plinio il Vecchio nella sua “Naturalis Historia”.
Zone di coltivazione: è diffuso in Campania.
Caratteristiche: foglia grande, pentalobata, pagina superiore opaca, glabra, di colore verde chiaro. Grappolo di grossa dimensione, mediamente spargolo, ma anche serrato, a forma piramidale, alato, con una o due ali piccole. Acino di dimensione piccola, regolare, sub-rotondo, buccia consistente, di colore giallastro, pruinosa.
Vigoria: mediocre.
Produttività: mediocre.
Maturazione: seconda quindicina di settembre.
Colombaia bianca: Presente in Oltrepò Pavese sotto forma di ceppi isolati nei vigneti più vecchi, questa cultivar a bacca bianca veniva utilizzata come uva da tavola da serbo anche nel Piacentino. Non si conoscono dunque le caratteristiche dei vini che se ne ricavano, ma si ritiene che il suo nome derivi da San Colombano, monaco irlandese al quale si deve la fondazione del monastero di Bobbio.
Secondo alcuni Autori, tale varietà sarebbe imparentata con la Verdea di San Colombano, anch’essa impiegata prevalentemente come uva da tavola, ma interessante anche per la produzione di passiti.

COLOMBARD:

è una varietà bianca francese usata, soprattutto in passato, negli uvaggi per la produzione del Cognac. Usata anche come uva da taglio è piuttosto sensibili agli attacchi del marciume e dell'oidio.

Introdotta in California, dove il clima più caldo la espone meno alle suddette malattie, e in Australia e in Sud Africa, dove in passato era usata per la produzione dei brandy locali, è tuttora coltivata nei territori a Nord di Bordeaux, dove viene in percentuale minoritaria nel taglio del Bordeaux Blanc. Il vitigno si è  adattato bene nei vigneti della calda Central Valley in California, dove è chiamato Colombard francese. Nei fatti è uno dei vitigni più largamente coltivato in California. La versione californiana è normalmente mescolata con Chenin Blanc per fare vini da caraffa moderatamente secchi, fruttati e freschi e vini spumanti economici. Il Colombard è popolare anche nei più caldi climi di Australia e Sud Africa. Nonostante le loro origini, i vini da uve Colombard sono da bere giovani e possono cominciare a deperire dopo 3 o 4 anni.
Colorino: Il nome del vitigno Colorino, come è facilmente intuibile, è dato dall’abbondante colore contenuto nella buccia e non come erroneamente pensato dal succo, che invece è incolore. L’origine del Colorino è assai remota: molti lo ritengono autoctono delle colline del Valdarno, derivato con tutta probabilità dalla selezione e domesticazione di alcune viti selvatiche.
Le viti che si trovano spontanee nei boschi vengono dette nel centro Italia Lambruschi e ciò spiega la presenza di questo nome tra i sinonimi con i quali viene talvolta indicato. Il Colorino è presente, seppur in modo sporadico, anche in Umbria, Marche e Lazio.

COLORINO del Valdarno:
Sinonimi: abrostino, raverusto, lambrusco, colore, abrusco, colorino di Valdarno. Cenni Storici: di origine remota, probabilmente derivato dalla selezione di qual che vite selvatica.  Diffuso in Toscana, nella Valdarno, ed in Vai di Pesa. Deve il nome all’abbondante colore della buccia.
Zone di coltivazione: è diffuso in Toscana, in Valdarno, Val d’Elsa e Val di Pesa.
Caratteristiche: foglia orbicolare, talvolta pentagonale, medio-piccola, trilobata o perìtalobata, pagina superiore leggermente rugosa di colore verde cupo. Grappolo di piccola-media
grandezza, semi-spargolo, conico, alato, con una o due ali. Acino piccolo-medio, rotondo, buccia spessa, molto pruinosa, di colore nero-violaceo.
Vigoria: da piuttosto ridotta a media.
Produttività: sulla media, ma costante.
Maturazione: terza decade di settembre.
CONCORD:
Vite a bacca rossa, autoctona dell'America del Nord. E' coltivata soprattutto negli Stati Uniti Nordorientali (deriva il nome dalla cittadina di Concord nel Massachussets).
Varieta' della specie Vitis Labrusca, derivata dai semi della vite selvatica nel 1843, e' caratterizzata da ottimo vigore vegetativo, da resistenza alle basse temperature e da tarda maturazione.
Viene coltivata anche in Brasile.
Corinto nero:
Origini: Il nome stesso del vitigno ne fa intuire la provenienza, infatti è originario della Grecia, ma è ormai diffuso in tutte le zone viticole dell'Europa. In Grecia e Turchia è comunque molto coltivato. Menzionato dal Gallo nel 1595, che riprende citazioni di Plinio, come Uva Marina nera e in seguito descritto dal Molon (1906) come Passerina nera. Non va confuso con le altre due varietà esistenti, il Corinto bianco e il Corinto rosa. Nella zona del Reggiano è conosciuto come Tarmarina ed utilizzato per la produzione di un vino rosso. Ha molti altri sinonimi, fra cui Passolina, Aiga Passera, Staphina, Patras Currant, Niuriduzzi, Passeretta nera, Kourenti, Passarilla, Marine noir.
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: Ha foglia media o piccola, pentagonale, trilobata o pentalobata; grappolo medio o piccolo, conico, allungato, a volte provvisto di una o due ali, spargolo; acino piccolo o piccolissimo, sferoidale a sviluppo partenocarpico, per partenocarpia stimolativa; ha buccia ricca di abbondante pruina, sottile e tenera, di colore rosso-violetto. La polpa ha sapore neutro. Ha scarsa vigoria, ma non presenta particolari esigenze di terreno e giacitura.
Malattie e avversità:Ha buona tolleranza alle principali malattie crittogamiche e buona resistenza alle avversità climatiche.
Cornalin:
Di origine controversa, questa varietà a bacca nera sembra in realtà essere realmente una cultivar autoctona valdostana conosciuta anche con il nome di Corniola o Broblanc, attualmente diffusa in ristretto numero di piante su un areale molto ampio che si estende da Arnad ad Arvier, in provincia di Aosta. La sua tolleranza alle principali crittogame è buona, così come la resistenza alle avversità climatiche. Utilizzato esclusivamente in uvaggio con altre varietà locali, entra nella composizione della DOC Valle d’Aosta, in attesa di una sottodenominazione specifica. Se vinificato in purezza è in grado di dare un vino di colore intenso, con profumo marcatamente fruttato e speziato, di gusto pieno, tannicità contenuta, equilibrato e persistente.

CORTESE:
Sinonimi: bianca fernanda, cortese bianco, cortese dell’astigiano.
Cenni Storici: vitigno originario della provincia di Alessandria, largamente utilizzato nel tortonese, nel Monferrato e nelle zone di Gavi e Novi Ligure, da dove poi si è diffuso nell’Oltrepò Pavese.
Zone di coltivazione: è molto diffuso in provincia di Alessandria, nel tortonese, nel Monferrato e nelle zone collinari di Novi Ligure e Gavi e, seppur limitatamente, anche in provincia di Verona.
Caratteristiche: foglia più che media, pentagonale, pentalobata, pagina superiore di colore verde cupo. Grappolo medio, conico-piramidale, alato, piuttosto spargolo, con una o due
 ali. Acino più che medio, leggermente ellissoide; buccia di colore giallo-dorato, dalla parte soleggiata, mentre nella parte in ombra verde-giallognolo,abbastanza pruinosa.
Vigoria: notevole.
Produttività: normalmente costante e abbondante.
Maturazione: seconda quindicina di settembre.
Corvino:
Questo vitigno a bacca nera, attualmente presente solo in pochi vigneti e collezioni ampelografiche, era in passato diffuso su gran parte del territorio regionale, dove risultava secondo solo al Refosco. A decretarne l’abbandono sono state probabilmente le sue esigenze ambientali: esso infatti necessita di condizioni climatiche che consentano un buon accumulo di calore in maturazione. Il suo nome, come per altre varietà assonanti, fa riferimento al colore scuro, simile alle piume nere del corvo, delle sue bacche; caratteristica che gli è sempre valso l’utilizzo come uva da taglio utile a conferire colore e struttura ai vini, nonché acidità e tannini. Vinificato in purezza, genera un vino di colore rosso rubino intenso, profumi fruttati, di notevole struttura acida e polifenolica.

Corvina veronese: Il nome Corvina si riferisce al colore nero, corvino appunto, del vino che si ricava da questo vitigno. Poco si conosce sulle origini della Corvina veronese, e le prime notizie, riferite a questo vitigno coltivato nella Valpolicella, si hanno a partire dal 1824 ad opera del Pollini. E’ una varietà distinta da altre Corvine, quale la Corbina vicentina e la Corvina pelosa, di origine diversa. La Corvina veronese è coltivata in tutta la zona della Valpolicella, del Bardolino e del Garda orientale, dove rientra nei disciplinari di produzione delle omonime DOC.
Caratteristiche: foglia di grandezza media, pentagonale, pentalobata, pagina superiore di colore verde. Grappolo di media grandezza, cilindrico piramidale, con ala spesso lunga,
piuttosto compatto. Acino medio, buccia di colore blu-violetto,pruinosa consistente.
Vigoria: buona.
Produttività: ottima e costante.
Maturazione: ottima e costante

CORVINONE:
Vitigno a bacca rossa a lungo ritenuto banalmente una sottospecie della Corvina veronese (vedi), ma recentemente riconosciuta come varieta' a se stante e pertanto ammessa a far parte dell'Albo ufficiale dei vitigni. Resiste bene al freddo ed e' caratterizzata da acini abbastanza grossi e dalla spessa buccia. Sensibile agli attacchi della Botrytis, offre il meglio di se se coltivato in zone
collinari non particolarmente fertili, ventilate e ben soleggiate. E' ammessa all'uso nel disciplinare di produzione del Bardolino.
CRIOLLA CHICA:

Variante a buccia chiara del Pais cileno , ovvero della Mission californiana .
Croà: In passato considerata una delle varietà più interessanti dell’Oltrepo’, questa cultivar a bacca nera si ritiene oggi far parte di una grande famiglia di vitigni, tra cui la Moradella ed il Vermiglio.
Il suo nome, come per molte altre cultivar, fa riferimento al colore corvino dell’uva o, secondo alcuni, deriva da “corba”, ovvero “cesto”, per la durezza della polpa che ne consentiva appunto il trasporto in ceste.
Di buona resistenza alle principali crittogame ed alle avversità climatiche, quando perfettamente matura dà origine a vini di colore rubino intenso, dal profumo fruttato e speziato, di buona qualità.

CROATINA:
La croatina è un tipo di vitigno autoctono, a bacca nera presente soprattutto nell'Oltrepò Pavese e nel Piacentino, in misura minore in Piemonte e in Veneto. Il vino prodotto con questa uva ha un contenuto di tannini esiguo, ne consegue un vino con carenza di "corpo", ma con profumi intensi di frutti rossi. Dall'uva della Croatina in purezza si ottengono vini beverini, ovvero a pronta beva, come la DOC Bonarda nella versione ferma" e frizzante. Vitigno a bacca nera, foglia media o medio-piccola, allungata e pentagonale, quinquelobata o trilobata; grappolo grande, conico allungato, alato, di media compattezza o compatto; acino medio, di forma sferoidale regolare, con buccia di colore turchino, spessa e coriacea, abbondantemente ricoperta di pruina. Viene erroneamente confusa con la Bonarda Novarese. Ha una produzione abbastanza elevata ma altalenante, predilige terreni piuttosto profondi, franco-argillosi limosi o argillosi, calcarei. Altri nomi con cui è conosciuto sono: Croata, Croattina, Crovattina/o, Crovettina, Uga del zio, Neretto, Uva Vermiglia, Nebbiolo di Gattinara e Bonarda di Rovescala. Molto spesso, questo vitigno viene impropriamente chiamato Bonarda che è invece il nome di un vino dei Colli Piacentini e dell'Oltrepò Pavese prodotto con uve della Croatina. Ad accrescere la confusione, un altro vitigno che si chiama Bonarda, tipicamente piemontese. Le origini risalgono alla seconda metà dell'800. Ne parlano noti ampelografi, come Demaria e Leardi nel 1875, Di Rovasenda in un saggio del 1877 e Molon nel 1906. Il nome si ritiene etimologicamente legato alla val d'Arda, valle di confine tra Parma e Piacenza, zona dei colli Piacentini. Vi sono evidenze della cultura della vite nella zona sin dai tempi della vesta Romana. Si ritiene che nella zona di Rovescala (Oltrepò Pavese) fosse presente sin dal Medio Evo. La sua notevole resistenza all'oidio ne favorì la diffusione in tutto l'Oltrepò e nel Novarese, a scapito di vitigni di più eleganti e di qualità’ ma più delicati alle avversità’ come la Vespolina, il Nebbiolo (Spanna) e la Moradella.
Crovassa:
Conosciuta anche con il nome di Croassa, questa cultivar è presente ormai in poche piante nei Comuni di Issogne e Donnas, in Bassa Valle d’Aosta, ed è tuttora oggetto di discussione in merito alla sua origine. Secondo alcuni Autori, infatti, la Crovassa proverrebbe dalla zona piemontese del Canavese, in provincia di Torino, mentre per altri essa sarebbe un’antica varietà valdostana. La sua tolleranza ai principali parassiti è media. Generalmente vinificata in uvaggio con altre varietà locali, da sola produce un vino dal colore rosso rubino chiaro, dal profumo delicato, gusto leggermente aspro, leggero di alcool.