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Vitigni F

Vitigni di tutto il mondo dalla A alla Z

Falanghina:
Vitigno a bacca bianca, più volte confuso con altri, le cui origini rimangono incerte; le notizie raccolte risalgono più o meno al 1825. Attualmente è diffuso prevalentemente in Campania e trova il suo habitat ideale nell'isola di Procida, nella zona dei Campi Flegrei e nel Sannio, dove forse era già coltivato in epoca romana. Una delle migliori qualità di quest'uva è che, qualunque sia la zona dove viene coltivata, il vino che se ne ricava conserva inalterate le sue caratteristiche organolettiche. E' chiamata anche Fallanghina, Uva Falerna, Biancuzita, Falerno Veronese, Falanghina Verace. Ha foglia media o piccola, cuneiforme, raramente orbicolare, trilobata e meno spesso pentalobata; grappolo lungo o medio, di media grandezza e compatto, cilindrico o conico, con un'ala corta; acino medio, sferoide, regolare; buccia spessa e consistente, di colore grigio-giallastro, con buona presenza di pruina. La vigoria è buona e la produttività media e costante; matura nella seconda metà di settembre.

Famoso

chiamato anche “Uva Rambela”, è un vitigno romagnolo che, dopo un periodo di abbandono, nell’ultimo decennio è stato riscoperto. È una pianta rustica, adatta anche ai terreni poco fertili e a temperature invernali abbastanza rigide. A questa resistenza fa da contraltare una produzione relativamente contenuta. Attualmente coltivato nelle zone di Forlì, Bertinoro, Faenza, Brisighella e Bagnacavallo, se ne ricavano vini caratterizzati dagli aromi intensi simili a quelli del Moscato, con note fiorali dolci, di frutta matura, esotica e frutta essiccata.

Non tutti sanno che...
Il primo documento che cita il Famoso è rappresentato da una tabella del dazio comunale di Lugo di Romagna (Ravenna), datata 1437. Nel XIX secolo, diversi documenti ne testimoniano la presenza sulle colline di Cesena, dove veniva utilizzato anche per la produzione di uva da tavola. Il Novecento vede invece una notevolissima contrazione che lo portò in un secolo al limite dell’estinzione. Nel 2000 venne individuato in due vecchi filari sulle colline di Mercato Saraceno (Forlì-Cesena), il cui proprietario lo indicava, per l’appunto, con il nome “Famoso”. Oggi è prodotto in piccoli appezzamenti da produttori che hanno visto in questo vitigno un patrimonio di aromi e di biodiversità da valorizzare.

Il Famoso oggi
L’aromaticità di quest’uva, considerata eccessiva nei primi del ‘900, è oggi un punto di forza che, insieme alla sua morbidezza e struttura, lo rende ideale con il pesce e i formaggi freschi di Romagna, come il Raviggiolo e lo Squacquerone.
Farinente: Chiamata anche Cenerente a causa dell’abbondante strato di pruina che fa sembrare coperti di farina o cenere le sue uve, questa cultivar a bacca nera è probabilmente omologa alla Cenerente trentina, ed è coltivata dai tempi remoti sia a sud della provincia di Vicenza che nelle limitrofe provincie di Treviso e Verona, dove prende anche il nome di Negretta.
Il vino che si ottiene dalle sue uve è di colore rosso rubino scarico, leggermente profumato, ma poco alcolico e di corpo leggero.
Favorita: La provenienza del nome deriva dalla versatilità dell’uva, “favorita” appunto agli altri vitigni bianchi, perché considerata ottima sia come uva da mensa che come uva da vinificazione. Una tradizione leggendaria, invece, racconta che fosse la “favorita” del re Vittorio Emanuele II. Vitigno presente in Piemonte fin dall’antichità, è citato nei libri di cantina dei Conti Roero nel 1676, e successivamente per tutto il Settecento. La sua coltivazione, fiorente nel corso dei secoli, ha conosciuto una fase di regresso intorno agli anni Novanta, quando le è stato preferito il vitigno Arneis. In Piemonte questo vitigno è coltivato nella zona delle Langhe, del Roero e della Valle del Belbo. Rientra nella Doc Langhe Favorita.

Fernao Pires:
Vitigno portoghese
Fenile:
Si tratta di una rarissima varietà a bacca bianca della Costiera Amalfitana, dove è certamente presente da molto tempo, come testimoniano le grandi dimensioni dei ceppi, spesso su piede franco.
Il suo nome potrebbe derivare dal colore biondo-dorato dell’uva matura, che ricorda il colore del fieno.
Diffuso, seppur in forma sporadica, nei Comuni di Furore, Positano ed Amalfi in provincia di Salerno, esso concorre come vitigno complementare alla produzione della DOC Costa d’Amalfi bianco, sottozona Furore.
E’ attualmente oggetto di un programma regionale di recupero e valorizzazione dei vitigni autoctoni campani, che ne ha evidenziato le buone potenzialità enologiche.

Fertilia:
Origini:Vitigno a bacca nera ottenuto dal Prof. Italo Cosmo incrociando Merlot x Raboso veronese. Questo tipo di varietà consente di ottenere vini più pronti rispetto al Raboso veronese ma capaci di invecchiamento e migliori caratteristiche organolettiche rispetto al Merlot. Viene coltivato in modo molto limitato nella zona di Conegliano e di Pieve di Soligo.
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: ha foglia media o piccola, pentagonale e pentalobata, con lembo e lobi dal profilo revoluto e leggera bollosità; grappolo di taglio grosso e lungo, cilindrico, alato, mediamente compatto; acino medio o piccolo, di dimensioni uniformi, sferico; ha buccia molto pruinosa,  spessa ma tenera, di colore blu-nero. Ha elevata vigoria e dà i risultati migliori in pianura o leggera collina, con forme di allevamento a spalliera e sesti d'impianto non molto serrati.
Malattie e avversità: ha buona tolleranza alle principali malattie crittogamiche. Anche raccolta tardivamente a causa delle piogge non manifesta attacchi di muffe.
Fiano:
Vitigno  a bacca bianca, originario dell'Italia meridionale, presso Lapìo, ad est di Avellino. Il suo nome deriva con molta probabilità dalle uve "apianae". Se ne ottengono vini robusti e di buona finezza aromatica. Ha foglia orbicolare, di media grandezza, trilobata o pentalobata; grappolo piccolo o medio, serrato, piramidale con un'ala piuttosto sviluppata; acino medio, ellissoidale, con buccia resistente giallo dorata, con scarsa pruina. Ha buona vigoria e dà ottimi risultati in terreni di origine vulcanica. Matura tra fine settembre e inizio ottobre. Se ne conoscono molti sinonimi fra cui Fiore Mendillo, Santa Sofia, Minutola, Fiana o Foiana, Latino Bianco.
Fiano minutolo:
Origini:Non abbiamo ancora l'immagine di questo vitigno, si tratta di una varietà pugliese ancora sotto esame.Vitigno a bacca bianca, autoctono Pugliese, poco produttivo e con caratteristiche aromatiche accentuate. Ha foglia piccola penta o trilobata, grappolo medio stretto con ali, acini ellissoidali da medio a piccoli con pruina media/leggera, buccia coriacea di colore giallo dorato con sfumature ambrate. Ha vigoria media, predilige terreni argilloso calcarei, matura intorno ai primi di settembre. Le forma di allevamento tipicamente utilizzate sono quelle della spalliera o l'alberello pugliese, in genere prive di irrigazione con sesti di impianto intorno a 0,80 m x 2,0 m 2,20 m. Se ne ottengono vini di colore giallo paglierino piuttosto strutturati, di sapore asciutto e fresco con alto tenore alcolico e grande corredo aromatico. Sinonimi del Fiano Minutolo sono Fiano Aromatico e Fiano di Puglia da non confondersi col Fiano di Avellino genotipo differente.
Foglia tonda:
Origini:Vitigno a bacca nera riscoperto dopo un secolo nel chiantigiano. Non ci sono informazioni sicure sulle sue origini: il Di Rovasenda (1877) dichiarava di averlo trovato nei vigneti del Castello di Brolio del Barone Ricasoli. Ultimamente sta riscoprendo nuova vita, al punto di essere stato inserito fra le uve autorizzate nella provincia di Siena. Attualmente è stato utilizzato con buoni risultati nella doc Orcia, di supporto al Sangiovese.
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali:
Ha foglia media, orbicolare, intera o con lobi appena accennati; grappolo medio o medio-grande, piramidale, con una o due ali, semi-compatto o compatto; acino medio, leggermente obovoide, con buccia ricoperta di abbondante pruina, di media consistenza e dal colore marcatamente blu. Ha produzione abbondante e costante.
Malattie e avversità:E' molto resistente alla peronospora e alla botrite, mediamente resistente all'oidio.
Folle blanche:

La Folle blanche è una varietà di uva a bacca bianca tipica delle regioni francesi di produzione del Cognac e dell'Armagnac. È conosciuta anche come Picopoule pur non avendo legami con il Picpoul del Languedoc
Se ne ricava un vino poco alcolico, intorno agli 8°, ma con una acidità elevata; assieme ai vitigni Colombard e Ugni Blanc costituisce la base per la produzione di Cognac e Armagnac.
Forastera:
Sinonimi: Furastiera, Forestiera, Frastera, Uva dell'Isola.
Cenni Storici: vitigno coltivato nell'Isola di Ischia, qui introdotto verso la metà del 1800.
La denominazione Forastera indicherebbe proprio l'introduzione nell'isola di un vitigni forestiero.
Caratteri Ampelografici: foglia grande, quasi orbicolare, penta o trilobata - grappolo medio, cilindrico o piramidale, può essere alato, piuttosto spargolo - acino medio, ellissoidale con buccia pruinosa, sottile e di colore giallo paglierino con sfumature verdi.
Maturazione: media-precoce
Vigoria: elevata
Caratteristiche del vino: se ne ricava un vino asciutto, leggermente frizzante.
Concorre nella DOC Ischia.
Forgiarin:
Poco si conosce sull’origine di questo vitigno; molto probabilmente prende il nome da Forgaria, paese del Friuli Occidentale. Nell’esposizione regionale delle uve tenutasi a Udine presso i locali dell’Associazione Agraria Friulana di Udine del 1863 veniva indicata l’area di coltivazione nei colli di San Daniele, mentre nelle citazioni del Pirona l’ara di coltivazione si estendeva allo Spilimberghese e Maniaghese. Oggi si coltiva solo nei Comuni di Pinzano al Tagliamento e Castelnuovo del Friuli.

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Altre informazioni: Il vino risultante è spesso morbido, leggermente amabile a seconda delle annate. Armonia nel rapporto alcol, acidità, tannino. Talvolta con notevole residuo zuccherino e basso tenore alcolico. Ricorda nettamente il Pinot nero o un Lago di Caldaro, con le stesse caratteristiche di facilità di consumo e di piacevoli sensazioni. Elegante e piacevole, difficile da giudicare perché è un vino che esce dai canoni tradizionali. È insomma un vino tutto da scoprire.
Forsellina:
Altrimenti detto Forselina, Forsellana Pignola, della Forsella. Foglia media, pentagonale, pentalobata - grappolo medio, cilindrico, compatto - acino medio, ellittico con buccia molto ricca di pruina, consistente e di colore blu-nero. Se ne ricava un vino dal colore rosso rubino chiaro, leggermente aromatico e sapido. Generalmente usato in uvaggi, rientra in diversi disciplinari di vini DOC veronesi: Bardolino, Valpolicella.
Fortana:
Il vitigno Fortana ha origine francese del vitigno e l'origine di uno dei sinonimi della Fortana, Uva d'oro, venga dalla zona di probabile provenienza (Côte d'Or, Borgogna), Si pensa anche che "Fortana" derivi da "Fruttana" nome arcaico del vitigno che fa riferimento alla sua produttività. Ha la particolarità di essere uno dei pochi vitigni italiani "franco di piede" perchè nella DOC Bosco Eliceo, una delle sue zone d'elezione, la presenza di terreni sabbiosi non ha consentito la diffusione della fillossera.

Colore bacca: Nera
Regione: Emilia-Romagna, Lombardia
Caratteristiche varietali:
Il vitigno Fortana ha le seguenti caratteristiche varietali:

  • Foglia: pentagonale, medio-grande, con 3 o 5 lobi.
  • Grappolo: grande, piramidale e allungato, leggermente serrato.
  • Acino: grande, ellissoidale Buccia: sottile e tenera, molto ricca di pruina e dal colore nero-blu.

Caratteristiche produzione:
La maturazione del vitigno Fortana è tardiva, la vigoria buona.

Caratteristiche vino:
Il vitigno Fortana, in purezza, dà un vino di non particolare pregio, con elevata acidità, sapido, tannico e poco alcolico, adatto anche alla spumantizzazione.
Francavidda:
Detto anche Francavilla è un vitigno originario della provincia di Brindisi, Francavilla Fontana, da cui sembra derivi il suo nome. Caratteri Ampelografici: foglia grande, orbicolare, intera o trilobata - grappolo medio, cilindrico-piramidale, serrato- acino medio, sferico con buccia consistente e ruvida, pruinosa e di colore verde-biancastra. Ha una maturazione nella media ed una vigoria buona. Si ricava un vino molto semplice di bassa gradazione alcolica.
Franconia:
Chiamato anche Blaufrankisch o Limberg, il Franconia sembra abbia due patrie d'origine: la Croazia, dove si trova appunto la città di Limberg; oppure la vallata superiore del Meno, denominata Franken, ossia Franconia. La prima ipotesi comunque sembra sia la più valida, in quanto in detta zona la coltivazione e molto diffusa. Stranamente i più grandi ampelografi non ne fanno cenno nelle loro opere. Lo troviamo citato solo dal Marzotto, nel suo Uve da vino del 1925 e dal Poggi nel suo Atlante ampelografico. Attualmente lo troviamo diffuso in Austria, poco in Italia e Francia. Le zone italiane maggiormente interessate sono il Trentino, nella zona di Levico, e il Friuli, nelle zone della piana del Tagliamento, Cervignano e Palmanova. Scarsamente in collina.
Ha grappolo molto grande, piramidale o cilindrico, con ali appena evidenti. Peduncolo di consistenza semilegnosa, lungo e leggermente appiattito. Pedicelli medi, pennello corto, stacco resistente. Acino medio grande, di colore blu intenso, molto pruinoso, buccia resistente. Polpa semicarnosa, di sapore neutro, acidula, poco zuccherina. Vinaccioli molto grossi in numero di tre o anche quattro.
Frappato:
Varietà a bacca rossa, nota fin dal XVIII secolo, di origine incerta. Alcuni studiosi la ritengono originaria della provincia di Siracusa, altri affermano che sia stata introdotta dalla Spagna. E' molto diffusa in Sicilia, ed in particolare nell'area di Vittoria. I suoi sinonimi più usati sono Frappato Nero di Vittoria e Frappatu. Ha foglia media, pentagonale, glabra e di colore verde intenso; grappolo lungo, serrato, in molti casi serratissimo, al punto che quando gli acini giungono a maturazione possono rompersi con una certa facilità ed essere soggetti al marciume; può presentare una o due ali; acino medio, quasi rotondo, con buccia grigio bluastra o rossastra.
Freisa:
Vitigno piemontese a bacca rossa, ricordato già nel 1799 dal Conte Nuvolone, è diffuso prevalentemente nell'Astigiano, nei dintorni di Casale Monferrato, Alessandria e Cuneo. Ne esistono almeno due varietà: La Freisa Piccola, presente prevalentemente in zona collinare e la Freisa Grossa, più produttiva ma che dà vini con minor carattere e personalità; questa seconda varietà è detta anche Neretta Cuneese o Freisa di Nizza ed è molto utilizzata nel Pinerolese e nel Saluzzese. Se ne trova qualche centinaio di ettari anche in Argentina. Ha foglia medio-piccola, trilobata, raramente pentalobata, verde chiaro; grappolo allungato, quasi cilindrico, lievemente alato, piuttosto spargolo; acini medi leggermente ovali o sub-rotondi, con buccia sottile, resistente e con abbondante pruina, il colore è nero-bluastro. Matura fra la fine di settembre e la prima decade di ottobre.

 

Friulano:
Il Friulano è un vitigno italiano autoctono a bacca bianca che matura tardi, ha una forte crescita e un'alta resa. Vinificati in purezza i vini ottenuti dalle sue uve hanno un'alta gradazione alcolica e possono essere sia dolci che secchi.
Un tempo chiamato Tocai Friulano, dopo un contenzioso nel 2007 porta ora solo il nome Friulano e la ricerca di un nome appropriato non è ancora terminata. È la varietà più coltivata nel Friuli Venezia Giulia e produce vini neutri e leggeri con una seducente fragranza fiorita.

Friularo: Due sono le interpretazioni del nome Friularo: secondo alcuni fa riferimento ad una provenienza friulana del vitigno; secondo altri deriverebbe dal latino “frigos” o “frius” (freddo), a richiamare la tardività della sua maturazione. Identificato oggi come un particolare biotipo di Raboso del Piave, il Friularo fu citato già nella seconda metà del 1700, quando il poeta veneziano Ludovico Pastò scrisse una poesia sul vino intitolata “El Vin Friularo de Bagnoli”, dove l’autore, entusiasta bevitore di Friularo, per ben trenta pagine ne declama la bontà e le virtù. Come Friularo, questo biotipo di Raboso è diffuso esclusivamente nella zona di Bagnoli.

Fubiano:
Vitigno ottenuto nel 1936 da Dal masso, attraverso l'incrocio di Furmint e Trebbiano. Foglia media, pentagonale, penta o trilobata - grappolo medio, piramidale, alato mediamente serrato - acino piccolo, sferico, buccia spessa e consistente di colore giallo. Se ne ricava un vino abbastanza alcolico, leggermente frizzante.
Fumat: Vecchio vitigno a bacca nera friulano, il Fumat deve probabilmente il suo nome all’aroma leggeremente affumicato dei vini che se ne ricavano.
In passato diffuso nella media e bassa pianura friulana, nella zona collinare da S. Daniele a Fagagnan fino nello spilimberghese, è ora diffuso solo in quest’ultimo, a livello di pochi esemplari.
Come per altri vitigni, la scarsa resistenza alla fitopatie giunte dal Nuovo Continente ne ridusse progressivamente la zona di coltivazione.
Da esso si ricava un vino rosso-violaceo, delicato nei profumi, di media struttura, asciutto, con finale amarognolo.

Fumin nero:
Rustico vitigno autoctono valdostano, coltivato in tutto il centro della Valle; l'interesse per questa varietà è in continuo aumento, in seguito al recente riconoscimento della DOC Valle d'Aosta Fumin: ultimamente si stanno costituendo molti nuovi impianti su tutto l'areale di coltivazione che si estende da Saint-Vincent a Villeneuve, interessando soprattutto il versante sinistro della Dora Baltea, fino a un'altitudine di circa 600-650 metri. E' ancora piuttosto diffuso nei vecchi vigneti di Aymavilles, spesso in associazione con il Petit rouge.
E' uva base del robusto vino rosso DOC Valle d'Aosta Fumin e concorre alla produzione di altri vini Valle d'Aosta DOC.
Le uve mature di Fumin in purezza, possono dar origine ad un vino rosso longevo, ricco e corposo, da destinare all'affinamento, che ben si sposa anche con il pregiato rovere di origine francese (barriques). Il vino si presenta carico di colore, con forte tonalità malvacea; il profumo è ampio, intenso, leggermente erbaceo, e si arricchisce con la maturazione; al palato è di gusto asciutto, austero, di buona acidità.
Il vino del Fumin non si presta ad essere bevuto giovane, ma deve essere destinato all'affinamento; vien colto al meglio alcuni anni dopo la raccolta.
Furmint:
è il più famoso dei vitigni che viene usato per produrre il celeberrimo Tokaji ungherese.
Coltivato soprattutto nella zone nord-occidentali del territorio magiaro ­ la regione di Tokaji-Hegyalja, appunto ­ si trova anche in alcune aree della Slovacchia, nel Burgenland austriaco (dove è pure conosciuto come Mosler), in Crimea e in Sud Africa.
Di tarda maturazione, le sue uve bianche, grazie anche alle caratteristiche climatiche di queste regioni, vanno soggette a marciume nobile. Gli acini surmaturi delle uve botritizzate (aszù) vengono raccolti a mano, anche fino a novembre inoltrato e il succo di queste uve ­ ottenuto per sgocciolamento ­ va a costituire l'essencia, cioè la parte più nobile del Tokaji dolce ungherese.