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Vitigni H-I-J

I Vitigni di tutto il mondo dalla A alla Z

Heida:
Il vitigno Heida è tipico dell'Alto Vallese. Ad altitudini minori, in valle, le medesime uve prendono il nome di Païen, nel Giura si chiamano Savagnin blanc e in Germania Traminer.Nel dialetto dell'Alto Vallese Heida significa «antico, originario». Di fatto il vitigno che oggi tanto apprezziamo, appartiene a varietà primigenie raffinate nei secoli grazie a mutazioni e incroci fortuiti. Nella valle del Rodano l'Heida ha fatto la sua comparsa nel Medioevo, trovando condizioni ideali sulle pendici assolate della Vispertal.  In questa zona le vigne sono coltivate su terrazzamenti, delimitati dai tipici muri a secco, tra i 600 e i 1150 metri di altitudine. Il notevole irradiamento solare e le calde brezze di Favonio che spirano in autunno inoltrato portano a piena maturazione i grappoli giallo dorati. Le uve danno vini complessi di colore giallo paglierino, con forti accenti di frutta esotica e dal corpo pieno. Secondo la tradizione popolare, bere Heida conferirebbe grande eloquio e saggezza, farebbe sentire incredibilmente felici, ricchi e forti come un gigante. Da alcuni anni questa varietà gode di un successo crescente anche nel Basso Vallese, dove ampie superfici vengono coltivate a Païen. L'Heida è ideale per accompagnare formaggi d'alpe stagionati, carne secca o terrine di carne dal gusto deciso.

Hodarrabi Beltza e Hodarrabi Zuri: sono due tipici vitigni autoctoni spagnoli dei Paesi Baschi, il primo rosso, il secondo bianco. Entrambi i vitigni sono da pronta beva, caratterizzati da elevata acidità. Le denominazioni in cui trovarli sono in lingua basca: Getariako Txakolina, Bizkaiako Txakolina e Arabako Txakolina.

Humagne blanche:
Incastonato nel cuore della regione alpina, il Vallese vanta un notevole patrimonio di varietà autoctone. Ad esse appartiene l'Humagne blanche, coltivato nella valle del Rodano già dal Medioevo.Le leggende sui vini sono meravigliose, poiché oltre a conferirgli un'identità distintiva, ne preservano la tradizione. Ed è così ad esempio che per secoli i vini di Humagne blanche sono stati prescritti alle puerpere come medicina, per l'alto contenuto di ferro.  Alle fortunate neo mamme era consentito berne fino a un litro al giorno, con aggiunta di spezie o in una sostanziosa zuppa di pane. Gli studi hanno tuttavia dimostrato che il ferro era solo una leggenda, ma è rimasta la tradizione di regalare alle neo mamme una bottiglia di  Humagne blanche.Si ritiene che questo vitigno sia originario della Francia meridionale e sia arrivato fino a noi da Marsiglia, risalendo il Rodano. Nel Vallese viene coltivato dal 1313 e oggi copre una superficie di circa 30 ettari. Da esami genetici è emerso che l'Humagne blanche è identico al Miousat, una varietà coltivata nel sud della Francia. Il nome «Humagne»  deriva dal greco hylomaneus , che significa robusto e vigoroso. E in effetti questa varietà è caratterizzata da un'eccessiva produttività e i viticoltori devono contrastare la vigoria delle piante mediante potature e raccolte anticipate. I vini di Humagne blanche seducono per il delicato bouquet di fiori fienaioli, fiori d'arancio e di tiglio. Al palato sono molto persistenti, sostenuti da una delicata acidità e da un finale di mandorle tostate.

Humagne rouge:
Appartiene alle varietà autoctone dell'arco alpino e dal secolo scorso è coltivata nel Vallese. Quest'uva a maturazione tardiva apprezza il clima secco dell'alta valle del Rodano.Viene citata per la prima volta nell'inventario dei vitigni del comune vallese di Fully intorno al 1900. L'origine del nome è ancora incerta, poiché la varietà bianca che sin dal Medioevo ha trovato nel Vallese un habitat favorevole non risulta avere alcun legame con l'Humagne blanche. Secondo studi recenti l'Humagne rouge proverrebbe dall'Italia e sarebbe identico al Cornalin d’Aoste, una varietà che cresce appunto in Valle d'Aosta ed è giunta nella Valle del Rodano attraverso il Gran San Bernardo .Negli anni Sessanta, i vigneti di Humagne rouge erano ancora rari nel Vallese e la varietà rischiava l'estinzione. Da circa 30 anni i viticoltori vallesi hanno compreso la potenzialità delle loro uve tradizionali e valorizzano l'Humagne. Oggi il vitigno copre infatti una superficie di circa 130 ettari. Degustati giovani i vini affascinano per il bouquet  chiaro e fresco con sentori di bacche mature, felce e viola; al palato risultano inizialmente morbidi per poi concentrarsi in una struttura compatta con evidenti note tanniche. L'abbinamento ideale è con l'agnello, le pernici e i brasati molto saporiti. Un affinamento in bottiglia da tre a cinque anni ammorbidisce i tannini e la frutta lascerà il posto a note di sottobosco e funghi. A quel punto l'Humagne rouge è perfetto per accompagnare piatti a base di selvaggina come la sella di capriolo e il cervo in salmì.

Huxelrebe:
Se vinificata dolce quest'uva può produrre vini seducenti che profumano di frutti esotici come il mango e il frutto della passione, e hanno un sapore di miele e albicocche. Il vitigno fu nominato da Fritz Huxel, che fu il primo a coltivarla su larga scala. L'Huxelrebe è una nuova creazione nata dall'incrocio tra i vitigni Elbling x Courtillier Musqué. Un vitigno ad altissima resa da cui si ottengono vini semplici. Se sottoposta a severa potatura è facilmente suscettibile alla muffa nobile; il mosto raggiunge così un peso specifico sufficiente per ottenere la classificazione di vino «Auslese».

Impigno: Questo vitigno a bacca rossa appartiene alla composita famiglia dei Malvasia. Nel Catalogo Nazionale delle Varietà di Vite appare registrato accanto al Malvasia Nera di Lecce, anche se le analogie genetiche tra i due vitigni sono strettissime. Certa è l’origine greca di questo vitigno, come la derivazione del nome dal porto del Peloponneso di Monemvasia, italianizzato dai mercanti veneziani. In Italia le varie tipologie di Malvasia sono citate già nel Cinquecento dallo studioso Andrea Bacci nella sua monumentale opera sui vini. Nonostante l’indicazione geografica che accompagna il nome, questo vitigno appare diffuso in tutta la Puglia, dove viene consumato anche come uva da tavola. Si trova anche nella vicina Calabria e in Toscana.
Incrocio bianco Fedit 51:

Incrocio Bruni 54:
Il vitigno Incrocio Bruni 54 è stato creato nel 1936 dall'ampelografo marchigiano di fama internazionale prof. Bruni che lavorò per il Ministero dell’Agricoltura nel periodo 1930-1950, incociando le varietà Sauvignon e Verdicchio. E' diffuso pressochè esclusivamente nelle Marche, tra Ancona e Macerata. Il "precursore" Sauvignon dona al vino finezza, con una particolare nota aromatica, floreale ed a volte di frutta acerba e salvia.
Colore bacca: Bianca

Vitigni Parentali: Sauvignon x Verdicchio
Il vitigno Incrocio Bruni 54 ha le seguenti caratteristiche varietali:

  • Foglia: media, orbicolare, pentalobata
  • Grappolo: medio, piramidale, alato e compatto
  • Acino: .medio, obovoide Buccia: di colore verde-giallo
Caratteristiche produzione: Il vitigno Incrocio Bruni 54 ha buona vigoria ed epoca di maturazione precoce, dà una produzione buona e regolare.

Caratteristiche vino: Il vitigno Incrocio Bruni 54 dà un vino di colore giallo tenue, dal profumo gradevole lievemente aromatico con note di moscato, dal sapore asciutto, leggermente amarognolo, di buona struttura. Viene utilizzato esclusivamente in uvaggi.
Incrocio Manzoni 2.15:
Origini:Come lascia intuire il nome attribuito a questo vitigno, le sue origini sono dovute all'intervento del Prof. L.Manzoni che lo ha ottenuto a Conegliano (Treviso) tra il 1924 e il 1930, attraverso fecondazioni artificiali di Prosecco x Cabernet Sauvignon. Il risultato, giudicato degno di interesse, gli ha consentito di essere incluso tra i vitigni complementari del Trevigiano. La sua diffusione è prevista nei nuovi reimpianti sulle colline di Conegliano, Vittorio Veneto e Montello.

Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: ha foglia medio-grande, pentagonale, trilobata; grappolo medio, cilindrico-piramidale, spesso provvisto di un'ala, piuttosto serrato; acino medio, sferoide-ellissoidale, con buccia pruinosa, spessa, con epidermide di colore blu-viola omogeneo. Ha elevata vigoria e produzione abbondante e regolare. Predilige terreni collinari, scarsamene fertili, argillosi. I sistemi di allevamento ideali sono a controspalliera con potatura lunga e ricca.
Malattie e avversità: ha buona capacità di resistenza ai freddi invernali, tollera molto bene il marciume acido , l'escoriosi  e la tignola . Ha media sensibilità alla peronospora  e alla botrite,discreta tolleranza all'oidio  ed è molto sensibile all'accartocciamento fogliare .
Incrocio Terzi n.1:
Origini:Vitigno a bacca nera ricavato dall'incrocio fra barbera e cabernet franc effettuato dal viticoltore bergamasco Riccardo Terzi. E' coltivato prevalentemente nelle province di Bergamo e Brescia, dove è inserito fra i vitigni raccomandati, mentre è autorizzato nella provincia di Sondrio. Ha buona produttività e fornisce un colore intenso al vino, anche se viene generalmente vinificato in unione con altri vitigni. Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali:
Ha foglia media, pentagonale, pentalobata; grappolo medio, piramidale, a volte provvisto di una o due ali, mediamente compatto; acino medio, rotondeggiante-ovoide, con buccia ricca di abbondante pruina, di media consistenza, di colore blu-nero. La polpa ha succo incolore e sapore neutro. Ha produzione buona e costante, non presenta particolari esigenze pedologiche, ben si adatta ai sistemi di allevamento tradizionali come la pergola con potatura abbastanza ricca.

Malattie e avversità: Nelle annate particolarmente piovose può subire l'attacco della botrite, mentre non ha particolare tolleranza alle principali malattie crittogamiche e alle avversità climatiche.
Invernenga:
L’Invernenga deve il suo nome al fatto che in passato essa veniva conservata in inverno come uva da mensa, utilizzo che le garantiva un buon commercio di esportazione. Non si è a conoscenza delle modalità con le quali questo vitigno è arrivato nella provincia di Brescia. Le prime note si hanno nel 1826, dove compare nella documentazione del Ministero dell'Industria, Agricoltura e Commercio come vitigno tra i più coltivati nel bresciano. Estremamente raro, questo vitigno è diffuso esclusivamente in questa zona del Bresciano. Nei dintorni di Brescia, i terreni sono caratterizzati da marne argilloso-cretacee, con notevole presenza di scheletro.

Il clima è in genere di tipo continentale, con notevoli escursioni nell’arco dell’anno.
Italia:
Italica:
Origini:Si tratta dell'Incrocio Cosmo, un incrocio tra il verdiso bianco e il riesling italico, ottenuto negli anni '50 dal prof. Italo Cosmo presso l'Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano. Negli anni '60 è stato isolato da quell'incrocio ottenuto, l'attuale biotipo n. 103. L'italica mantiene alcuni caratteri ampelografici de verdiso, ad esempio nella foglia, mentre la forma del grappolo e dell'acino ricorda il riesling italico.
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali:
ha foglia media, pentagonale, trilobata o pentalobata; grappolo medio, cilindrico o piramidale, abbastanza compatto, alato; acino medio, di forma arrotondata, con buccia mediamente pruinosa, abbastanza spessa e consistente, di colore verde-giallo. Ha produzione media o abbondante, secondo il tipo di allevamento; la sua limitata acidità suggerisce di effettuare la vendemmia leggermente anticipata.Malattie e avversità: Grazie alla buccia più spessa del verdiso, resiste meglio al marciume acido, ma non ha particolari capacità di tolleranza alle malattie crittogamiche o alle avversità climatiche.

Inzolia
Il vitigno Inzolia è presente in in tutta la Sicilia e le sue principali denominazioni. In Toscana, Lazio, Sardegna e Calabria, l'Inzolia è noto col nome di Ansonica, e con tale nome è presente in Toscana nell' Isola d'Elba e nella Costa dell'Argentario, in Calabria si trova nella zona di Bivongi. Sembra avere una lontana origine francese, forse risalente alla dominazione Normanna della Sicilia.

Colore bacca: Bianca
Il vitigno Inzolia ha le seguenti caratteristiche varietali:
-Foglia: media, pentagonale
-Grappolo: medio-grande con una/due ali
-Acino: medio-grande, regolare Buccia: di colore giallo-ambrato.
Caratteristiche produzione: 

Il vitigno Inzolia ha ottima vigoria ed eppoca di maturazione medio-precoce. Ha buona produttività.
Caratteristiche vino: Dal vitigno Inzolia si ottiene un vino di colore giallo verdolino dai profumi intensi ed avvolgenti. Fruttato con lievi sentori erbacei esprime discreta freschezza con buon equilibrio.

Iuvarello

Sinonimo. Bianco d'Alessano B.
In Calabria viene citato dall'inizio dell'Ottocento come  presente nella zona di Diamante e Belvedere marittimo (CS) con i nomi di Vuiune, Vujnu, Buino o Iuvino e, più tardi, come base del vino Pollino nell'area di Castrovillari. È dunque da tempo presente nella regione, anche se oggi è più noto fuori dalla Calabria. È un vitigno a maturazione media (nella seconda decade di settembre).
Come si presenta in vigna. Il grappolo a maturità ha dimensioni grandi o medio-grandi, di forma conica o ad imbuto, con numerose ali che possono essere compatte e ben aderenti al grappolo o un po' più spargole e sviluppate in lunghezza. Mediamente compatto, ha peduncolo medio-corto, robusto, debolmente sfumato di rosa nella parte dorsale. L’acino è di medie dimensioni e sferoidale. La buccia è molto spessa, pruinosa, di colore dal giallo verdastro al giallo paglierino al giallo ambrato. La polpa è abbastanza consistente, di sapore gradevole e scarsa acidità.
Attitudini per la viticoltura.
Lo Iuvarello predilige i terreni mediamente profondi e forme di allevamento non molto espanse. Ha una buona tolleranza in particolare all'oidio e alla peronospora.
Impiego.
Le uve vengono usate solo per la vinificazione.

Jacquère:
è una varietà autoctona a bacca bianca proveniente dalla Francia. Piccoli vigneti con questo vitigno si trovano anche in Portogallo e Svizzera.Antica varietà molto diffusa nella Savoia francese. Produce vini di montagna fruttati dal bouquet floreale.

Jurançon:
Il vitigno è coltivato nel sud della Francia e in piccole quantità anche in Uruguay. Funge principalmente da vino da taglio poiché produce vini chiari poco alcolici. Non è tuttavia più coltivato nell'omonima regione vinicola Jurançon.Un vitigno proveniente dall'omonima località nel sud-ovest della Francia, dove per molto tempo era l'uva più comune per i vini da tavola semplici.