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Vitigni P

I Vitigni di tutto il mondo dalla A alla Z

Pallagrello bianco: Il suo nome deriva dal latino "Cauda Vulpium", per la sua forma caratteristica che ricorda appunto la coda della volpe. Ha molti sinonimi fra cui Coda di Pecora, Pallagrello Bianco, Durante e Falerno. Antica varietà campana a bacca bianca, citata da Plinio il Vecchio nella sua "Naturalis Historia".
Fino a qualche anno fa era considerato un vitigno minore e veniva utilizzato più che altro in assemblaggio con altre varietà. Oggi ha dimostrato, invece, di poter raggiungere livelli davvero interessanti, vinificato in purezza. E’ diffuso prevalentemente nella zona del Taburno.
Pallagrello rosso: Ritenuto da diversi studiosi campani “variante” a frutto rosso della Coda di Volpe bianca, ma più probabilmente imparentato con il Piedilungo calabrese (così chiamato per il lungo “piede” o rachide), questo vitigno dal grappolo piccolo e cilindrico, di produttività contenuta, è attualmente diffuso nei comprensori casertani dei Comuni di Alife, Alvignano, Caiazzo e Castel Campagnano, dove i pochi coltivatori che ne possiedono una piccola estensione ne ricavano un vino rosso di ottima qualità, di colore intenso ed aroma speziato, di sempre maggior interesse commerciale.
Caratterizzato da un buon vigore e da una produzione contenuta, il Pallagrello nero si mostra abbastanza resistente alla botrite, anche grazie allo spessore delle sue bucce.
In considerazione dell’elevato livello qualitativo del vino che si ottiene da qesto vitigno, è prevista a breve l’iscrizione al Registro Nazionale delle Varietà.

Palomino: Sinonimi:Palomino fino.
Generalità: vitigno a bacca bianca di origine andalusa, è largamente diffuso nella Spagna meridionale e in particolare a Jerez dove viene utilizzato per la produzione dello Sherry.
E' diffuso anche in Sud Africa e, in maniera molto più limitata, in Australia e Nuova Zelanda.
Caratteristiche ampelografiche: il grappolo è medio-grande, talvolta alato, spargolo e gli acini grandi.
La pianta è sensibile alla peronospora. 
Caratteristiche del vino: se ne ricava un vino dal contenuto acido molto limitato e dal basso livello zuccherino.

Pampanuto:Origini:Coltivato in Puglia da molti anni, spesso in assemblaggio con il bombino bianco, questo vitigno a bacca bianca ha ancora oggi origini incerte. E' citato dal Di Rovasenda nel 1877, dal Cavazza nel 1934 e, soprattutto, dal professor G. Frojo che nel 1875 ne fa ampia descrizione. Fra i sinonimi riconosciuti: Rizzulo, Pampanuta, La Pampanuta.
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: ha foglia media, orbicolare e pentalobata; grappolo medio, conico o piramidale, mediamente compatto o compatto; acino medio, sferoidale, con buccia pruinosa,  abbastanza spessa e consistente, con epidermide di colore verde-giallo. Ha buone vigoria e produttività e un'elevata resa in mosto.
Malattie e avversità: ha buona tolleranza alle principali malattie crittogamiche e alle avversità climatiche.Pascale:Origini:Varietà a bacca nera di cui non si conoscono le origini. In Toscana, da cui si presume potrebbe provenire, viene chiamata anche Giacomino, esattamente come in Gallura. Nel Bollettino Ampelografico del 1877 viene descritta per la prima volta come vitigno coltivato nella provincia di Sassari. Attualmente è ancora in uso nelle due province di Sassari e Nuoro, dove spesso viene assemblata a Cannonau e Cagnulari per produrre vini da pasto.
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: ha foglia media o medio-grande, orbicolare, pentalobata o trilobata; grappolo grande, cilindrico-conico, spesso alato, semi-serrato o semi-spargolo; acino grande e sferoidale, con buccia spessa e consistente, di colore nero-violaceo. L'epoca di germogliamento è tardiva, mentre di fioritura e maturazione è media. Ha produzione abbondante e costante, predilige forme di allevamento a media espansione e potatura corta. I terreni più adatti sono quelli argillosi ma non umidi.
Malattie e avversità: ha elevata tolleranza alla peronospora e al marciume, più contenuta all'oidio, buona resistenza alle avversità climatiche.

Paolina: La comparsa della Paolina in provincia di Trento non è riportata chiaramente, sebbene si registri una sua diffusione da parecchio tempo soprattutto nella valle del Sarca e in Vallagarina. Viene citato da alcuni autori (Acerbi, 1825), (Rauzi et al., 1974) (Perini, 1852), oltre che nella mappa “Ampelografia trentina. Varietà di viti dominanti nei singoli paesi desunte dalle relazioni dei distretti” del 1875, dove si segnala la sua diffusione nei dintorni di Arco e Dro.
Oggi questa varietà è presente con qualche filare lungo le sponde del lago di Canzolino, nel perginese e qualche vite reliquia nella Valle del Sarca.
Parellada: vitigno a bacca bianca è coltivato soprattutto in Catalogna. Come il Macabeo è utilizzato per la produzione del Cava, conferendo allo spumante freschezza e tipiche note agrumate. E’ un vitigno che tende a produrre molto, quindi ha bisogno di un costante lavoro di diradamento in vigna.
Pascale: Non si conoscono le origini di questo nome. Potrebbe essere stato introdotto in Sardegna dalla Toscana, dati i costanti rapporti commerciali tra le due regioni. Da osservare che in Gallura è chiamato Giacomino, e in Toscana esiste una varietà molto simile, chiamata allo stesso modo, imparentata con il Bonamico. Conosciuto anche come Pascale di Cagliari, è in realtà più diffuso nel nord della Sardegna, principalmente nella provincia di Sassari.
Passau
:
Passerina:
Il vitigno Passerina deriva il suo nome dalle piccole dimensioni degli acini e dal fatto che i passeri manifestano una particolare predilezione per le sue uve, caratterizzate da una polpa particolarmente gustosa.  E' diffuso nelle Marche, in particolare nella zona del Piceno, in Abruzzo, in Emilia Romagna e nel Lazio, quasi esclusivamente in provincia di Frosinone. Uscito solo di recente da anni di crisi, durante i quali era stato dimenticato e spesso sostituito dal Trebbiano toscano, grazie alla volontà di alcuni viticoltori lungimiranti, che hanno saputo ottenerle vini di grande personalità.
Colore bacca: Bianca
Regione: Abruzzo, Marche, Lazio
Caratteristiche varietali:
Il vitigno Passerina ha le seguenti caratteristiche varietali:

  • Foglia: media, pentagonale, pentalobata
  • Grappolo: medio-grande, piramidale o conico, di media compattezza o quasi spargolo, a volte alato
  • Acino: sferoidale, uniforme Buccia pruinosa, spessa, consistente, di colore giallo
Caratteristiche produzione: Il vitigno Passerina ha vigoria elevata ed epoca di maturazione tardiva.
Caratteristiche vino: Il vitigno Passerina dà un vino di colore giallo paglierino con riflessi dorati. Al noso è fruttato con note di frutta tropicale e floreale con note di ginestra, pieno ed asciutto. Dotato di buona acidità, si presta sia alla spumantizzazione che all'appassimento.

Pavana: Come per la varietà Turca, con la quale condivide probabilmente la lontana origine orientale, questa cultivar a bacca nera ha perso via via importanza nel corso dei secoli fino quasi a scomparire. Ora è ritrovabile in alcuni vigneti del Trentino orientale, spesso mescolato ad altre varietà locali. Il vino che se ne ricava è piuttosto semplice, di scarsa aromaticità e leggero di corpo.
Pecorello bianco:
Vera e propria reliquia, questo vitigno a bacca bianca è sporadicamente presente in alcuni vigneti della zona del Savuto, dove viene impropriamente confuso con il Pecorino, vitigno notevolmente diffuso nel Centro Italia, a causa di alcune somiglianze morfologiche con esso. Elevata è la sua resistenza alla botrite, ma scarsa quella alle altre crittogame. Vinficato da solo, produce un vino di buona struttura, con profilo gustativo improntato alla morbidezza.
Pecorino: Il vitigno Pecorino è un autoctono delle Marche e dell'Abruzzo a bacca bianca. Le sue origini sono antiche anche se si sa molto poco delle sue origini. È diffuso soprattutto nella zona del Piceno e
del teramano il suo nome particolare deriva dal fatto che quella terre era dedita in particolare alla pastorizia.Queste erano le uve preferite dallpecore. Il vitigno Pecorino è di recente riscoperta, essendo nel passato stato relegato in territori sempre più ristretti a causa della ridotta produttività. Soltanto di recente, l'impegno di alcuni produttori lungimiranti hanno permesso di ottenere degli ottimi rislutati vinificandolo in purezza ed ottenendo dei vini di notevole struttura ed intensità.

Colore bacca: Bianca
Regione: Abruzzo, Marche
Caratteristiche varietali: Il vitigno Pecorino ha le seguenti caratteristiche varietali:

  • Foglia: medio-piccola, orbicolare, intera o trilobata
  • Grappolo: medio, cilindrico o cilindro-conico, talvolta alato, semi-serrato o semi-spargolo
  • Acino: medio-piccolo-sferico Buccia: mediamente pruinosa, di colore giallo, a volte con screaziature marroni
Caratteristiche produzione: Il vitigno Pecorino ha vignoria medio-bassa ed epoca di maturazione precoce,

Caratteristiche vino: Il vitigno Pecorino dà un vino di colore giallo paglierino, con riflessi verdolini. I profumi sono tipici della frutta tropicale e di fiori bianchi, ginestra, acacie e gelsomino. Fine e di buona persistenza.
Pedevenda:

Pedilongo: Nel Cirotano si definisce Pedilongo, nella Locride, invece, è detto Parmisano o Parmisana. Oggi la sua coltivazione è sporadica, tuttavia la sua coltivazione è ancora presente – a testimonianza della sua antica diffusione – in molti vecchi vigneti del versante tirrenico o ionico nella parte centro-meridionale della regione. È un vitigno a maturazione medio-tardiva (nella prima decade di ottobre).
Come si presenta in vigna. Il grappolo a maturità ha dimensioni medio-elevate o elevate, piuttosto lungo, di forma conica, è molto spargolo e presenta peduncolo lungo e robusto. L’acino è medio, ellissoidale corto. La buccia è poco spessa, molto pruinosa, di colore nero violetto. La polpa è croccante, dolce e di moderata acidità.
Attitudini per la viticoltura.
Pedilongo è un vitigno sensibile alle scottature, che predilige sistemi di allevamento come cordone speronato orizzontale e alberello.

Impiego. È principalmente un’uva da tavola; a Cirò viene usata per preparare marmellata d’uva e, nella vinificazione, in associazione al Gaglioppo.
Pedro Ximénez:
Detta anche Pedro Ximenez o semplicemente Pedro, e' l'altra varieta' bianca che, con il Palomino Fino, viene usata per la produzione di Sherry e vini affini del Meridione spagnolo e, lasciata passire, per la produzione di vini fortificati o per alzare il tenore zuccherino dello Sherry.
In Australia, insieme con il Palomino Fino, produce vini interessanti dopo l'attacco del marciume nobile.
Talvolta viene semplicemente indicata con PX.
Pelaverga:

Pelaverga piccolo: Origini:Uno dei vitigni a bacca rossa che si può definire con certezza come autoctono, sebbene le antiche origini siano ancora incerte. La sua collocazione è assai limitata, coinvolge infatti l'area del comune di Verduno e parte dei comuni di Roddi e La Morra, in provincia di Cuneo, nel territorio delle Langhe. Per molto tempo trascurato, ha ritrovato nuovo interesse da parte di alcuni viticoltori locali intorno agli anni '70. Non va confuso con il Pelaverga, dall'acino più grande e da altre caratteristiche che lo differenziano, situato invece nel Saluzzese. Di recente è stato impiantato a scopo sperimentale e di studio nell'area di Grinzane Cavour.

Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: ha foglia medio-grande, pentagonale, trilobata o più raramente pentalobata; grappolo medio-grande, conico o piramidale allungato, con una o più ali, di cui una lungamente peduncolata, parzialmente spargolo (soprattutto nella parte prossimale), peduncolo lungo, lignificato nel primo tratto, dal colore verde sfumato di rosa; acino medio-piccolo, da sferoidale a ellissoidale corto, con buccia abbondantemente ricoperta di pruina, di colore blu-viola con sfumature grigie dovute alla presenza della pruina, ha polpa di sapore gradevole. La produzione è medio-elevata ma a fasi alterne. Predilige sistemi di allevamento a controspalliera con potatura mista, terreni collinari asciutti e con buona esposizione.
Malattie e avversità: è leggermente sensibile alla carenza di magnesio, mentre l'uva teme le scottature; ha buona tolleranza alla avversità climatiche e ai parassiti; essendo un'uva a maturazione tardiva (mediamente nella prima decade di ottobre), sfugge abbastanza facilmente alle gelate tardive e ai ritorni di freddo.Perera:Varietà coltivata già nel secolo scorso nella provincia di Treviso; veniva utilizzata in piccole percentuali nella vinificazione del Prosecco, soprattutto nella zona di Valdobbiadene, per aumentarne il profumo e l'aroma. Il nome è dovuto, probabilmente, al gusto particolare (di pera) della polpa dell'acino, oppure alla forma che richiama una pera rovesciata. Il vitigno è molto simile al Prosecco, con grappoli leggermente più grandi, acini di colore giallo intenso e foglie verde scuro, lucide e lisce.
Pepella: Il nome di questa curiosa varietà a bacca bianca, diffusa in limitatissime aree dei Comuni di Tramonti, Ravello e Scala in provincia di Salerno, fa riferimento alla presenza, accanto ad acini
normali, di acini piccoli come grani di pepe, fenomeno probabilmente dovuto a difetti di morfologia fiorale. Caratterizzata da grappoli generalmente piccoli e molto spargoli per via dei difetti sopra citati, mostra una resistenza medio-scarsa alle principali malattie della vite. Gli studi enologici in corso hanno però accertato l’ottimo livello qualitativo dei vini che se ne ottengono.

Periquita

L'uva Periquita porta lo stesso nome della vigna creata dal famoso José Maria da Fonseca, che fu strumentale nella diffusione di questo vitigno. Il vino Periquita prodotto da Fonseca ebbe un tale successo che il vitigno fu ribattezzato con il suo nome. Il Periquita o Castelão Francês è un antichissimo vitigno portoghese. Il vino ottenuto dalle sue uve ha un colore intenso, è molto fruttato e tannico. Le principali aree di coltivazione sono Setúbal, Alentejo e Douro.
Perle:
Perricone: Conosciuto anche con il nome di Pignatello, questo vitigno autoctono siciliano ha origini antichissime, addirittura precedenti a quelle del Nero d’Avola. Coltivato da lungo tempo nella zona occidentale della Sicilia, dove veniva prevalentemente impiegato nella produzione del Marsala Ruby, nel corso degli ultimi decenni il Perricone si è notevolmente ridotto, risultando ora quasi a rischio di scomparsa. Il Perricone viene coltivato in Sicilia in alcune zone in provincia di Palermo, dove dà origine, in associazione ad altre uve, alla DOC Monreale. Se ne conosce una sporadica presenza anche ai piedi del Vesuvio. La Doc Monreale prende il nome dall’omonimo Comune in provincia di Palermo, e la sua area di produzione è situata in un vasto territorio nell’ambito di questa stessa provincia. L’ambiente, prevalentemente collinare, gode di un buon clima, mitigato dalla vicinanza del mare e dalla presenza di una costante ventilazione.

Petit Manseng: il vitigno Petit Manseng è originario della zona dello Jurançon (Guascogna), prossima ai Pirenei francesi atlantici (regione basca francese). E' una forma evolutasi dal Gros Manseng. Il Petit Manseng è caratterizzato per avere bacche particolarmente piccole e dalla buccia spessa, che producono esigue quantità di mosto. I grappoli possono essere fatti appassire utilizzando il metodo francese detto “passerillage”, ossia restare sulla pianta, che viene privata delle foglie nella parte superiore, fino ad autunno inoltrato per concentrare lo zucchero. E' anche utilizzato per la produzione di vini tipici liquorosi. L’interesse per le sue potenzialità va crescendo in Lazio tra i produttori dell'Agro Pontino, in Toscana ed in Sicilia, regioni per le quali è vitigno autorizzato. E' in osservazione per la provincia di Bolzano.
Colore bacca: Bianca
Regione:
Trentino-Alto Adige
Caratteristiche varietali: 

Il vitigno Petit Manseng ha le seguenti caratteristiche varietali:

  • Foglia: orbicolare, senza lobi o qualche volta pentalobata
  • Grappolo: piccolo
  • Acino: piccolo Buccia: spessa, di colore giallo oro

Caratteristiche produzione:
Il vitigno Petit Manseng ha epoca di maturazione precoce, grande vigoria ed elevata produttività.
Coltura ed allevamento:
Il vitigno Petit Manseng in Francia viene generalmente allevato con sistemi tradizionali a potatura lunga, in modo da controllarne l'elevata produttività.
Caratteristiche vino: Il vitigno Petit Manseng dà un vino di colore giallo paglierino, intenso e fruttato con note speziate e minerali. Al palato è fresco di acidità, sapido, di buona struttura, con finale fruttato.

Petit rouge: E', insieme al Vien de Nus, il vitigno autoctono a bacca rossa più diffuso e coltivato sul comprensorio viticolo della Valle d'Aosta.
Conosciuto dai "valdotains" anche come Pitchou rodzo, il Petit rouge occupa un areale di coltivazione piuttosto ampio, che si estende da Saint Vincent ad Avise, sulla destra e sulla sinistra orografica della Dora Baltea, fino ad altitudini di circa 750 metri sul livello del mare.
E' uva base di numerosi vini rossi Valle d'Aosta DOC.
Dalle uve ben mature del Petit rouge si ottiene un vino dal colore rosso violaceo carico da giovane, tendente al granato con l'evolvere della maturazione; il profumo si apre intenso su un ventaglio di note vinose miste a marasca, lampone ed altri frutti di sottobosco; il gusto rivela piena morbidezza e velluto su buon corpo.
E' vino da cogliere a piena maturità, preferibilmente entro due anni dalla raccolta.
Petit verdot: In Australia del Sud, nel Sudafrica e in Cile questo «verdolino» è spesso vinificato in purezza. In Francia è di solito tagliato con il Cabernet Sauvignon. Vitigno di alta qualità del Bordolese. Essendo molto suscettibile al marciume, oggi viene coltivato meno. Produce vini tannici e speziati con aromi di viola, si adatta bene agli altri vitigni bordolesi e conferisce ai vini una maggiore complessità.
Petite arvine: Origini:Vitigno a bacca bianca diffuso in Valle d'Aosta e proveniente dalla regione svizzera del Vallese. La sua capacità di resistere bene ai climi freddi gli ha permesso di acclimatarsi perfettamente nella nostra regione, anche ad altitudini per altre uve proibitive, tanto da meritargli l'appellativo di "vite dei ghiacciai". L'aggettivo "petite" è necessario per distinguerlo dal Grand arvine, con il quale a volte è stato confuso.
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: ha foglia medio-grande, pentagonale e orbicolare; grappolo medio, piramidale allungato, frequentemente provvisto di due ali, compatto, talvolta doppio; acino piccolo, sferoidale con buccia scarsamente pruinosa, sottile ma consistente, di colore verde o verde-giallo, polpa insapore. Ha produzione buona e costante. Si adatta bene a diversi tipi di terreno e non ha problemi particolari di esposizione se non alle altitudini elevate.
Malattie e avversità: resiste bene alle gelate, ha buona tolleranza alle avversità climatiche ma è sensibile alla peronospora, alla muffa grigia e agli acari.

Petite Sirah

La più grande area coltivata con l'uva Petite Sirah si trova in California e in Australia. Il vitigno si trova tuttavia anche in Argentina, Brasile, Messico, Cile e Israele.Questo vitigno cresce principalmente nelle zone calde della California. Nonostante la somiglianza del nome, non ha nulla da spartire con il Syrah o lo Shiraz. Classificata come vitigno scarso nel Midi, quest'uva a bacca rossa in Francia è nota anche con il nome di Durif. Dalle uve Petite Sirah si ottiene un vino rosso scuro e tannico.
Peverella: Conosciuta anche con il nome di Angelica, questa antica varietà a bacca bianca è coltivata in pochi esemplari in Vallagarina e nella Valle del Sarca, in provincia di Trento, ed è così chiamata per il carattere nettamente speziato dei vini che genera. Una volta piuttosto diffusa, specialmente sulle posizioni più assolate delle colline di Lavis, questa varietà è ora a rischio di estinzione.
Media è la sua sensibilità alla malattie più comuni. Il vino che se ne ricava è gradevole, dotato di un particolare aroma di spezie e di una buona acidità.
Piccola nera: Origini:Non sempre si riesce a risalire alle origini di un vitigno. Questo è il caso della Piccola nera, uva a bacca rossa coltivata da molto tempo nella zona litoranea triestina. E' fra le uve autorizzate nella provincia e viene spesso utilizzato in piccola percentuale con la varietà Terrano nella doc Carso.
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: ha foglia media, pentagonale, trilobata; grappolo medio-piccolo, conico, corto e tozzo, semplice e compatto; acino medio, sferoidale, con buccia pruinosa, tenera, con epidermide di colore rosso. Ha buona vigoria e produzione media e regolare.
Malattie e avversità: media tolleranza alle principali malattie crittogamiche e alle avversità climatiche.
Picolit: Origini:Come per molti vitigni giunti in epoca antica in Italia, non è facile risalire alle origini di questo vitigno, anche se sin dal XVII secolo esistono testimonianze della bontà del vino dolce ottenuto con quest'uva. Nel secolo successivo, fu molto probabilmente il conte Fabio Asquini ad impegnarsi nella creazione di un mercato per un vino dolce da picolit, in alternativa al Tokay ungherese. Il nome prende origine molto probabilmente dalle piccole dimensioni dell'acino e del grappolo, ma anche dalla scarsità di produzione, dovuta fra l'altro al fenomeno frequente dell'acinellatura o aborto floreale. Per queste ragioni la coltivazione di questo vitigno è diventata sempre più scarsa, scomparendo dal Trevigiano, dal Bassanese e dal Vicentino, mentre è ancora radicata in Friuli nelle province di Udine e Gorizia. Per ovviare, almeno in parte, al problema dell'acinellatura, il picoli viene spesso impiantato insieme al verduzzo friulano per incoraggiare l'impollinazione incrociata. Fra i sinonimi più conosciuti, Piccolit, Uva del Friuli, Piccolito, Piccolito del Friuli.
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: Ha foglia media, pentagonale, trilobata o pentalobata; grappolo medio, piramidale, spesso provvisto di un'ala, da spargolo a molto spargolo; acino piccolo, ellissoidale, con buccia di medio spessore, consistente, ricoperta di abbondante pruina,  di  colore verde-dorato, leggermente punteggiata. Non ha esigenze particolari riguardo al clima e al terreno, mentre ha una scarsa produzione a causa della colatura e dell'acinellatura, dovuta ai fiori ginoidi a stami riflessi.
Malattie e avversità: Ha media tolleranza alle principali malattie crittogamiche e alle avversità climatiche.
Piculit neri: Originario della zona di Castelnovo del Friuli, in provincia di Pordenone, questo vitigno a bacca nera è attualmente reperibile solo nella zona di provenienza, dove ne esistono alcuni vigneti specializzati. Il suo nome riprende quella della nota varietà Piculit, senza che però ne sia stata mai provata la parentela genetica.
Normalmente resistente nei confronti delle principali malattie della vite, mostra però maggior sensibilità per la botrite, nonostante le sue bucce spesse.
Molto interessanti sono le caratteristiche organolettiche dei vini che se ne ricavano: colore rosso rubino scarico, profumo intenso ma fine di sottobosco e fiore di castagno, con sfumature di vaniglia ed altre spezie. Al gusto appare elegante, morbido, equilibrato, con buona struttura e lunga persistenza.
Piedirosso
: deve il suo nome al colore rosso che il rachide (lo “scheletro” del grappolo) assume in prossimità della vendemmia, arrivando ad assomigliare al “per’e palummo”, cioè alla zampa di un colombo, nome con cui è chiamato questo vitigno dai locali. L’origine del Piedirosso è molto antica e non è escluso che esso possa identificarsi con la Colombina ricordata da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia. La sua diffusione, limitata alla sola Campania, ha subìto un sensibile incremento verso la fine dell’Ottocento, quando si pensò di abbandonare molti vitigni scadenti a favore di varietà di maggior pregio. Oggi la sua produzione nella regione è seconda solo all’Aglianico.

Pigato: Vitigno di probabile origine ligure, affine al Vermentino, con il quale è stato più volte confuso. Viene coltivato quasi esclusivamente nelle provincie di Savona, Imperia e Genova. Deve il suo nome per le macchie rugginose che spesso si presentano sull'acino in piena maturità. Ha foglia di media grandezza, pentagonale e pentalobata; grappolo medio, abbastanza compatto, corto, a forma conica, semplice o alato; acino medio, sferoide allungato, con buccia di medio spessore con buona presenza di pruina, di colore dorato-ambrato con macchie diffuse. Ha buona vigoria e produttività abbondante. Matura a fine settembre.
Pignola: Il nome Pignola deriva dalla caratteristica forma del grappolo, simile ad una pigna, comune ad altre uve dal grappolo molto serrato, come il Pignolo friulano o il Pignoletto emiliano. Varietà tipica Valtellinese, dove la sua coltivazione risulta certa già nel XVI secolo, la Pignola è coltivata in Lombardia anche nella provincia di Bergamo. Nella descrizione che viene data dal Bollettino ampelografico (1878), troviamo molte similitudini tra la Pignola valtellinese e quella diffusa a Novara e Vercelli, tanto da farci presumere una sua origine piemontese. La Pignola è diffusa prevalentemente in Valtellina sebbene sia reperibile anche in altre aree della Lombardia. Unica valle della Lombardia disposta longitudinalmente, la Valtellina è solcata dall’alto corso dell’Adda.
Il clima, in contrasto con le vicine montagne, è mitigato dalla breva, venticello proveniente dal lago di Como, mentre l’orientamento dei vigneti, tutti esposti a Sud, consentono l’accumulo sulle terrazze di temperature riscontrabili solo in zone più meridionali.
Pignoletto: Il nome Pignoletto deriva probabilmente da “Pino Lieto”, termine con cui si indicava il vino ricavato da questo vitigno. Di questo vitigno particolarissimo non esistono documentazioni scritte, eccetto la citazione fatta da Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia, scritta nel I secolo d.C. Il Tanara, nel 1654, col trattato Economia del Cittadino in Villa fa precisi riferimenti a “Uve Pignole” coltivate nelle colline della provincia bolognese. Attraverso l’analisi del Dna, è stata recentemente accertata l’identità fra Grechetto, Pignoletto e Ribolla Riminese. Il Pignoletto è diffuso esclusivamente nella provincia di Bologna e in parte di Modena. Compare sia nella Doc Colli Bolognesi, sia nella Docg specifica Colli Bolognesi Classico Pignoletto.
Pignolo: Antico vitigno a bacca nera originario del Friuli. Il Pignolo (detto anche Pignul) deriva il suo nome dalla particolare conformazione del grappolo. E' stato più volte citato nella storia della viticoltura dal Gallesio (1817-19), dall'Acerbi (1825), da Odart (1849) e dal Di Rovasenda (1877). Ha foglia piccola, trilobata (a volte anche pentalobata); grappolo di piccole dimensioni, cilindrico, semplice e serrato; acino piccolo, rotondo, buccia pruinosa e spessa, di colore nero. Ha media vigoria e dà i migliori risultati in terreni argilloso-calcarei ed in annate piuttosto calde. La produzione è scarsa ma costante.
Pinella:
Pinot blanc: Il vitigno Pinot bianco deriva con buona probabilità da mutazioni genetiche del Pinot nero o del Pinot grigio. Fa parte dei vitigni cosidetti "internazionali", di origine francese ed ampiamente coltivati in tutto il mondo. E' un vitigno molto precoce, e questo lo rende adatto alla coltura in regioni considerate anche "estreme" per la viticoltura, per cui è di comune coltivazione in Francia e in Germania. In Italia è presente già dall'800, ed è diffuso in un ampio ventaglio di regioni e denominazioni. Molte volte è stato in passato confuso con lo Chardonnay, e le caratteristiche che lo accomunano con quest'ultimo vitigno hanno fatto si che fosse spesso coltivato assieme ad esso. Risulta iscritto al Registro Italiano delle Varietà di Vite da Vino soltanto in epoca relativamente recente (1978).

Colore bacca: Bianca
Caratteristiche varietali:
Il vitigno Pinot bianco ha le seguenti caratteristiche varietali:

  • Foglia: media, tondeggiante, trilobata
  • Grappolo: medio-piccolo, cilindrico, spesso alato, compatto
  • Acino: sferoide, medio-piccolo   Buccia: piuttosto leggera. La polpa è succosa, dolce e di sapore semplice

Caratteristiche produzione:
Il vitigno Pinot bianco ha media vigoria e germogliamento medio-precoce. Non si adatta ai terreni umidi, preferisce climi asciutti e buone esposizioni. La produzione è in generale buona e costante.

Coltura ed allevamento:
Il vitigno Pinot bianco si adatta alle diverse forme di allevamento ed ai diversi sesti di impianto purché non troppo larghi, predilige potature lunghe o medie.

Caratteristiche vino:
Il vitigno Pinot bianco dà un vino di colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, di profumo intenso e sapore delicato, asciutto, vellutato. Dicorpo, con gradazione generalmente piuttosto elevata, acidità fissa medio-alta, elegante. L'affinamento gli dona sfumature dorate e profumi delicati. La sua acidità lo rende adatto alla spumantizzazione in purezza o in cuvée con Chardonnay ed altri Pinots per dare prodotti di altissima qualità.

Pinot Gris

Questa varietà deriva dalla vite del Pinot Noir per cui proviene dalla Borgogna. Nonostante il colore rosso-blu, appartiene alle varietà a bacca bianca, perché i pigmenti non sono nella polpa ma nella buccia degli acini. È un vitigno con una lunga ascendenza ed è probabilmente una mutazione del Pinot Noir avvenuta già nel Medioevo. Si presume che provenga dalla Borgogna. Il Pinot Gris è coltivato per la produzione di vino bianco e rosso. Come vino rosso il vitigno si trova in uvaggi insieme al Pinot Noir, come vino bianco, invece, nel Bourgogne Blanc assemblato con uve Aligoté, Pinot Blanc e qualche volta Chardonnay. La denominazione del colore «gris» (grigio) indica una variazione nella pigmentazione. Gli acini del Pinot Gris possono essere più chiari o più scuri, e il vino ottenuto è di un colore giallo oro. Il tenore di acidità è solitamente basso, per cui necessita di un clima piuttosto freddo, al fine di ottenere vini non piatti e a bassa acidità. Altrimenti il vitigno produce un vino molto ricco con aromi di mandorle, miele e fichi. In Alsazia il Pinot Gris gode di un'ottima reputazione e, nonostante la superficie coltivata sia ridotta, è considerato un vitigno nobile. Un tempo si chiamava Tokay d'Alsace, nome che fu tuttavia vietato dalla Commissione europea perché poteva essere confuso con il Tokay ungherese. Il Pinot Gris si trova anche in Ungheria con il nome Szürkebarát o Monaco Grigio in onore dei monaci che lo hanno introdotto in quel paese. In Germania il Pinot Gris è coltivato soprattutto nel Baden. Sotto il nome Ruländer in Germania si producono vini con predicato, dal gusto morbido e ad alta gradazione alcolica. Ultimamente, sotto il nome Grauburgunder, quest'uva è anche vinificata a secco con acidità marcata. Lo si trova anche in Austria, Romania e nell'Italia settentrionale (Pinot Grigio).

Pinot Meunier

Sia in Francia che in Germania l'uva Pinot Meunier è utilizzata per la produzione di vino spumante. A est del Reno è coltivata principalmente nel Württemberg. Raramente si trova vinificata in purezza. Vitigno rosso che nella Champagne è di solito vinificato in chiaro e raramente in purezza. Nell'assemblaggio dello champagne è utilizzato per la sua fruttuosità. Conosciuto in Germania con il nome di Schwarzriesling o Müllerrebe.

Pinot noir:

Si tratta di uno dei vitigni a bacca nera più pregiati e difficili al mondo. Il suo habitat naturale è la Bourgogne, dove dà ancora oggi vini insuperati per fascino ed eleganza. E' una pianta che chiede molto, sia al viticoltore che al vinificatore, non dà risultati regolari, ha bisogno di climi relativamente freddi, con buona escursione termica giorno/notte e, quando le condizioni e la qualità dei terreni lo permettono (predilige quelli calcarei), è in grado di offrire vini di rara bellezza. Per questo motivo è stato impiantato in quasi tutte le regioni vinicole del mondo, ad eccezione di quelle con climi caldi che produrrebbero vini "cotti", privi delle caratteristiche che hanno reso tanto famoso il Pinot Noir. Le origini del vitigno risalgono, probabilmente, a quasi duemila anni fa; la sua presenza in Bourgogne è citata già nel quarto secolo d.C. (anche se a quel tempo si chiamava Morillon Noir). In Francia ne sono stati riconosciuti ufficialmente ben 46 cloni; anche la Champagne ha un ruolo importante nella selezione clonale del Pinot Noir. Mediamente tende a germogliare precocemente, il che lo espone al rischio di gelate primaverili e alla colatura; soffre anche gli attacchi della peronospora dell'oidio, del marciume (alcuni cloni hanno la buccia sottile), le virosi che producono arricciamento ed accartocciamento fogliare; è proprio la sua fragilità che ha portato, negli anni settanta, ad una diffusa selezione clonale. Ha un'infinità di sinonimi, fra cui Pineau, Franc Peneau, Moirien, Savagnin Noir, Plant Doré, Vert Doré, Klevner, Blauburgunder, Blauer Spätburgunder, Morillon, Auvernat, Borgogna Nero. Ha foglia media o medio-piccola, tondeggiante e trilobata; grappolo piccolo (12-15 cm.), cilindrico, spesso alato, quasi compatto; acino di media grandezza, sferoide o leggermente ovale; buccia mediamente consistente, di colore blu-nero, pruinosaPlassaPiquepoul Pollera nera:Vitigno a bacca nera, di probabili origini liguri, in particolare dell'alta Lunigiana, da cui si è andata diffondendo verso la bassa Valle Magra. Oggi è presente in modo sporadico nei vigneti della Lunigiana. Ha foglia medio-piccola, trilobata o pentalobata; grappolo medio-grosso, compatto, spesso alato; acino medio, rotondo o ellissoidale molto corto, sovente deformato a causa della compattezza del grappolo; buccia fine, molto pruinosa, di colore grigio-violetto.

Pinotage

A questo vitigno piace il clima caldo e asciutto, per cui cresce al meglio in Sudafrica, la sua patria. Il Pinotage è di solito vinificato in purezza, ma si trova anche in uvaggi insieme al Cabernet Sauvignon.Nuova varietà creata dal Prof. Perold nel 1924 da un incrocio tra Pinot Noir x Cinsaut. Il nome «Pinotage» deriva dalla combinazione di Pinot Noir e Hermitage, così come era conosciuto un tempo il Cinsaut in Sudafrica. Il Pinotage è un vitigno generoso ad alta resa che produce un vino rosso particolarmente aromatico. I vini rossi ad alto contenuto acido e zuccherino hanno un carattere maschile, sono molto corposi e si prestano all'invecchiamento.

 

Piquepoul Blanc

Questo vitigno bianco produce vini con un'acidità forte ma gradevole. Al di fuori della Francia è coltivato anche negli Stati Uniti, in Australia, Romania, Ungheria, Spagna e Germania. Un antico vitigno che deve il suo nome all'alto contenuto di acidità. Fino all'infestazione della fillossera, era la varietà più importante per la produzione dell'Armagnac. Oggi funge da uva da taglio nella regione della Linguadoca-Rossiglione ed è coltivata anche nello Châteauneuf-du-Pape. Esistono anche altre varietà come il Piquepoul Gris e il Piquepoul Noir.

Piquepoul Noir

Con il Piquepoul Noir si realizzano vini rossi molto buoni e vigorosi. Ciononostante, la coltivazione sta diminuendo rapidamente dopo la catastrofe della fillossera, anche perché l'uva matura tardi e ha una resa bassa. Chiamato anche Picpoul. Un vitigno antico che s'incontra in Linguadoca e in Provenza. È una delle 13 varietà consentite nello Châteauneuf-du-Pape.


Plassa: Sconosciuta al di fuori del Pinerolese e della Bassa Val di Susa, in provincia di Torino, questa cultivar a bacca rossa è riconoscibile per il color cannella scuro dei suoi tralci lignificati, da cui deriva un suo sinonimo: Scarlattin.
E’ un vitigno dal grande vigore vegetativo, che tende facilmente a produrre tralci di grande diametro, andando incontro a scarsa allegagione per fenomeni di colatura. Richiede pertanto una potatura lunga e forme di allevamento espanse.
Un tempo utilizzata anche per il consumo allo stato fresco, grazie all’elevata resistenza al marciume resa possibile dallo spessore della buccia (che gli è valso il soprannome di Plassa=”pellaccia”), oggi essa viene vinificata insieme alle ad altre uve pinerolesi, a costituire le principali DOC locali.
Pollera nera: Descritta per la prima volta agli inizi dell’800, questa cultivar a bacca nera è attualmente coltivata anche nella zona di Massa Carrara, ma è molto probabilmente originaria dell’Alta Lunigiana, da cui si è andata poi diffondendo verso sud. Buona è la sua tolleranza alle crittogame ed alle avversità climatiche. Oggi in Lunigiana è presente in modo sporadico, quasi sempre frammista ad altre varietà con le quali viene vinificata in uvaggio. Il vino che si ottiene dalla vinificazione in purezza della Pollera nera ha colore rosso rubino, fragranza semplice e struttura leggera. Entra nella DOC Colli di Luni.
Pomela: Già nel ‘700 il “Pomello di Braganze” veniva citato come buon vino ricavato dalla Pomella, una cultivar a bacca nera diffusa nella Valle d’Illasi, in provincia di Verona.
Soprannominata anche Dolziola o Dolciola, questa varietà veniva infatti apprezzata per la sua produttività e la buona resistenza a tutte le crittogame, nonché per la qualità dei vini che se ne ricavavano.
Se vinificata in purezza, genera un vino rosso rubino leggermente aromatico, di buona alcolicità ed acidità.

Portac:

Vitigno conosciuto anche come Teinturier du Cher. Come suggerisce il nome (teinturier = tintore), è considerata la madre di tutte le uve tintorie di nuova coltivazione. Con l'incrocio Aramon x Teinturier du Cher = Petit Bouchet, Louis Bouchet riuscì a creare uno dei vitigni nuovi di maggior successo.
 

Un antico vitigno sudafricano che a causa delle limitazioni delle rese produce vini rossi rustici e vigorosi.

Portugieser

I vini prodotti con il vitigno Portugieser sono di un color rosso rubino, solitamente poco complessi, freschi, fragranti e beverini. Grazie a queste caratteristiche si addicono a molte occasioni; ecco perché il Portugieser è il terzo vitigno rosso più importante in Germania.Una varietà molto paziente dalla resa molto elevata. Produce vini rossi chiari, a bassa acidità, molto semplici, dal sapore delicato. Si trova in tutta Europa, ma è più diffusa in Austria e Germania; in Romania porta il nome Kékoportó.
Premetta: Vitigno autoctono valdostano, conosciuto dai "vignerons" anche come Prié rouge o Neblou, occupa un areale di coltivazione non molto ampio, che si estende da Aosta ad Avise, sulla destra e sulla sinistra orografica della Dora Baltea, fino ad un'altitudine di circa 750 metri, spesso in associazione con altre varietà. E' diffuso soprattutto nei vecchi vigneti di Saint-Pierre ed Aymavilles, ma per ora esistono pochi vigneti in coltura specializzata.

E' uva base del DOC Valle d'Aosta Premetta e concorre alla produzione di altri vini rossi VDA DOC.
Le uve della Premetta originano un vino molto particolare: al colore appare rosato appena carico, con tonalità aranciate fin da giovane; il profumo è particolare, avvolgente e delicato; il palato rivela una leggera carenza di acidità sostenuta da buon corpo e marcata tannicità.
Un moderato affinamento del vino giova alla complessità aromatica e all'ammorbidimento dell'astringenza.
Prié blanc: E' l'unico vitigno autoctono valdostano a bacca bianca. Attualmente è coltivato in coltura specializzata solo nei vigneti dell'alta Valle d'Aosta, da La Salle a Morgex, allevato secondo tradizione a pergola bassa, fino a un'altitudine di 1100 metri sul livello del mare; nel resto della Valle non è raro trovare ancora dei vecchi pergolati di Prié, nei pressi di vecchie abitazioni rurali.
E' uva base del raro vino bianco Valle d'Aosta DOC Blanc de Morgex et La Salle
Le uve mature del Prié danno origine ad un vino dal colore giallo paglierino tenue, con riflessi verdognoli; il profumo manifesta intense e gradevoli note di fruttato, il gusto è secco, fresco, beverino, a volte leggermente vivace. E' vino da coglier al meglio entro l'anno successivo alla raccolta.
Prié rouge
:
Conosciuta anche con il nome di Premetta, Priè rodzo o Neblou, questa cultivar a bacca rosa occupa un areale di coltivazione abbastanza ristretto, che si estende da Aosta e Avise, con una relativa concentrazione nei vecchi vigneti ad Aymavilles.
Da un punto di vista agronomico, si caratterizza per la precocità di maturazione delle uve e per l’ottima resistenza ai freddi invernali, così come buona è la tolleranza alle principali crittogame.
Riconoscibile dal particolare colore e dalla succosità delle sue uve, se viene vinificata da sola produce un interessante vino di colore rosato carico con tonalità aranciate, intenso profumo floreale e fruttato, gusto marcatamente tannico e discreto grado alcolico. Si giova di un breve invecchiamento.
Primitivo: Vitigno a bacca nera, il cui nome deriva dalla precocità di maturazione della pianta in tutte le sue fasi, dal periodo di germogliamento alla fioritura, dall'invaiatura fino alla maturazione dell'acino. La raccolta delle uve avviene mediamente tra la fine di agosto e i primi di settembre. Sulle origini del vitigno ci sono ancora incertezze; potrebbe essere nativo della Dalmazia (alcuni autori ne ritrovano le medesime caratteristiche nel Plavac Mali, in Croazia) ed importato in Puglia dagli Illiri; altri autori lo ritengono ancora più simile allo Zinfandel, originario dell'Ungheria e successivamente portato in California e Australia, ipotesi confermata da recenti analisi del DNA. C'è inoltre una certa differenza, anche dal punto di vista aromatico, tra quello coltivato a Gioia del Colle e quello coltivato in Manduria. Ha come sinonimi Primaticcio, Morellone, Uva della Pergola, Primativo, Uva di Corato, Primitivo di Gioia o Locale. Ha foglia media, pentagonale, quinquelobata; grappolo medio, lungo, conico-cilindrico semplice, alato o doppio, mediamente compatto; acino medio, sferoidale, con buccia di medio spessore, bluastra e con abbondante pruina. Predilige terreni di medio impasto, argillo-calcarei. Buona produzione, costante e di ottima qualità: Il sistema di allevamento praticato è l'alberello pugliese a 4-5 speroni. Ha la caratteristica di avere delle femminelle fertili che consentono una seconda produzione più tardiva (20-30%). Può subire aborto floreale in annate piovose e terreni profondi, è poco resistente al marciume e alle brinate primaverili, sopporta discretamente oidio e peronospora.
Prodest:
Prosecco: Origini:Vitigno a bacca bianca di origine incerta; è possibile che provenga dalla zona di Prosecco (da cui origina il nome), in provincia di Trieste, dove era conosciuto sotto il nome di Glera, da qui si è spinto fino alla zona dei Colli Euganei (Veneto), dove è diventato Serprina. Un'altra ipotesi suppone lo spostamento inverso, da occidente a oriente. Attualmente è coltivato come Prosecco sulla sponda sinistra del Piave, tra Valdobbiadene e Conegliano, dove ancora oggi è il vitigno più coltivato. Se ne conoscono diversi biotipi, tra cui il Prosecco tondo ed il Prosecco lungo, differenti prevalentemente per la forma dell'acino, il Prosecco Balbi che ha forte predisposizione all'acinellatura e il Prosecco dal peccol rosso. Un'altra versione si trovava in Dalmazia come Prosecco rosa, ma è praticamente estinto.

Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali:Ha foglia medio-grande, pentagonale, cuneiforme trilobata o pentalobata; grappolo medio-grande, piramidale, allungato e con due ali pronunciate, piuttosto spargolo; acino medio, sferoidale, con buccia giallo-dorata, leggermente punteggiata e ricoperta di pruina, abbastanza consistente. Predilige terreni collinari, non troppo asciutti, necessita di potature estiva e invernale lunga; la forma di allevamento è a controspalliera.
Malattie e avversità: Soffre le brinate primaverili e la siccità estiva, è sensibile all'oidio e alla peronospora, difficilmente subisce l'attacco del marciume acido. Nelle annate sfavorevoli è sensibile all'acinellatura e alla colatura. Può essere attaccato da acari, cicaline e tignole. Può essere colpito anche dalla flavescenza.
Prosecco lungo
:

Prugnolo Gentile: E' uno dei vitigni italiani più antichi ("sangue di Giove"), per alcuni era già noto agli Etruschi. E' senz'altro l'uva a bacca rossa più diffusa in Italia, soprattutto in Toscana, Umbria, Emilia Romagna. Vi sono molte tipologie di Sangiovese, ma vengono comunque divise in due categorie: Sangiovese Grosso, il più pregiato, del quale viene coltivata una quantità limitata, quasi totalmente nella zona di Montalcino (SI), dove viene chiamato Brunello e nella zona di Montepulciano (SI), dove prende il nome di Prugnolo Gentile; Sangiovese Piccolo, il più comune, che prende vari sinonimi, a seconda delle zone, fra cui Morellino presso Scansano. Ma il numero di cloni è davvero enorme e c'è una netta differenza fra un Sangiovese romagnolo e uno toscano o umbro. All'estero viene coltivato in California (Napa Valley e Sonoma County), con buoni risultati; è molto conosciuto anche in Argentina, specialmente nella provincia di Mendoza, ma il vino che se ne produce è sostanzialmente diverso.  
Prunesta: Varietà a bacca nera conosciuta anche con il sinonimo di Brumesta o Uva del Soldato, è riconoscibile per il caratteristico grappolo tozzo con acini grossi ed è diffusa sporadicamente nella zona tirrenica della Calabria, dove mostra un’ottima tolleranza alle principali malattie crittogamiche ed alla tignola. Il suo nome deriva forse dal latino “bumastos” che allude ad un uva che ha forma di mammella di vacca, o, in alternativa, dal latino “bruma”, per la forte presenza di pruina o per la sua maturazione tardiva. Vinificata sempre in uvaggio con altre varietà locali, da sola genera un vino di colore cerasuolo o rosso rubino poco intenso, con fragrante aroma vinoso, mediamente tannico, dotato di buon corpo. Può essere utilizzata con successo per realizzare delle vendemmie tardive.
Prunesta Pugliese: Da non confondersi con la meno rara Prunesta calabrese, questa cultivar a bacca rossa, conosciuta anche come Bermestia, assomiglia alla Prugna nera della Basilicata ed è una vera e propria “reliquia”, da sempre impiegata come uva da tavola, specialmente nella zona di Ruvo di Puglia, ed ora ridotta a pochissimi esemplari.
Le sue peculiarità sono la maturazione molto tardiva (intorno alla fine di Ottobre) e la presenza di mutanti cromatici caratterizzati da bacche di colore rosa, viola e bianco.
Grazie alla sua buccia spessa, si presta bene alla conservazione in fruttaio.
Pugnitello:Caratterizzato da un grappolo piccolo e conico troncato, a forma di pugno (da cui il nome), questo vitigno a bacca nera non è accompagnato da notizie relative alla sua provenienza, ma si ritiene essere originario della provincia di Grosseto.
Manifesta qualche analogia morfologica con il Montepulciano, dal quale si differenzia però per la minore produttività e per la diversa forma del grappolo.
Di buon vigore vegetativo, il Pugnitello ha una produttività piuttosto scarsa e una maturazione contemporanea a quella del Sangiovese.
Da poco tempo la sua coltivazione è stata autorizzata in Toscana.
Il vino che se ne ricava, certamente ricco di personalità, è di colore molto intenso con tonalità violacee, aroma leggermente erbaceo, gusto pieno, elevata gradazione alcolica, buona acidità ed tannini di elevata finezza.