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vitigni dalla u-v

I Vitigni di tutto il mondo dalla A alla Z

Ucelut: Il vitigno Ucelut è un bianco autoctono friulano la cui origine, come spesso succede nelle piccole realtà enologiche italiane, rimane poco chiara . Appartierne alle uve cosiddette uccelline,  cioè caratterizzate dalla loro crescita spontanea ai margini dei boschi e particolarmente apprezzate uccelli che ne vanno ghiotti. La coltivazione del vitigno Ucelut è presente da secoli in tutto il Friuli, dove una volta era molto diffuso, anche se al giorno d'oggi trova pochissimi estimatori a Castelnovo del Friuli e Pinzano, in provincia di Pordenone.
Colore bacca: Bianca
Regione: Friuli-Venezia Giulia
Caratteristiche varietali:

Il vitigno Ucelut ha le seguenti caratteristiche varietali:
-Grappolo: medio grande e di forma tronco piramidale, piuttosto compatto e provvisto di più ali piccole e corte.
-Acino: medio grande, sferico e regolare
-Buccia: spessa e pruinosa di colore giallo dorato.
Coltura ed allevamento: Il vitigno Ucelut preferisce i terreni argillosi e sassosi, con sistemi di allevamento a cordone speronato.
Caratteristiche vino: Il vitigno Ucelut dà un vino di colore giallo paglierino, più o meno intenso; limpido e con buona trasparenza. Al naso è fruttato e floreale, con note di fiori di campo ed acacia. Al palato è equilibrato con gusto pieno e di corpo. Il sapore è morbido e vellutato con piacevole retrogusto ammandorlato.
Ugni blanc:Detto anche Saint-Emilion. Rappresenta il vitigno base nella produzione del Cognac e dell'Armagnac.

E' il corrispondente del nostro Trebbiano Toscano.
Uva della cascina: Vitigno a bacca nera presente ormai a livello di reliquia in vecchi vigneti dell’Oltrepò pavese in via di abbandono, deve il suo nome al luogo di ritrovamento di alcuni suoi esemplari.
Caratterizzato da un’epoca di germogliamento molto precoce, mostra un forte vigore vegetativo ma una produttività contenuta, probabilmente a causa delle virosi che affliggono i pochi esemplari esaminati. Le sue uve si distinguono per la forma leggermente appiattita degli acini e per il loro tenue aroma moscato. La sua vinificazione in purezza produce un vino rosso abbastanza fruttato, con evidenti note speziate.
Uva di mornico: Questa varietà, identificata in alcuni vecchi vigneti di Mornico Losana, nel cuore dell’Oltrepò Pavese, è di origine sconosciuta e presente ormai in maniera assai sopradica nei dintorni di Broni. Due sono i biotipi finora individuati, che differiscono per la forma del grappolo e per le epoche di sviluppo e maturazione delle uve.
Dal punto di vista aromatico, il vino che se ne ricava mostra una marcata espressione fruttata, non privo di componenti speziate e vegetali.
Ussolara: Questa varietà, che viene ricordata in un indagine di fine ‘800 tra quelle maggiormente diffuse nella zona di Gambellara in provincia di Vicenza, è di origine incerta, sebbene il suo nome faccia pensare ad una sua lontana provenienza ussara, ovvero austriaca.
Attualmente a rischio di scomparsa, mostra per contro delle buone potenzialità enologiche, oltre ad una discreta produttività ed una buona resistenza alla principali crittogame.
Il vino che si ricava dalla sua vinificazione in purezza è di colore rosso rubino con delicati sentori di viola e frutta rossa, di struttura leggera, morbido e giustamente alcolico.
Uva di Troia:Origini: Il nome di questo vitigno a bacca nera lascia facilmente immaginare una sua provenienza dalla città di Troia, molto probabilmente fondata in Puglia dai coloni greci provenienti dalla città omonima, anche se non si può non considerare l'ipotesi di una provenienza albanese dalla città di Cruja. E' abbondantemente coltivato lungo la zona litoranea pugliese, nella zona di Barletta e nella provincia di Bari. Fra i sinonimi più comuni: Nero di Troia, Uva di Canosa, Vitigno di Barletta, Uva di Barletta, Troiano, Tranese, Uva della Marina.

Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: ha foglia media, pentagonale, pentalobata; grappolo grosso, piramidale, semplice o alato, mediamente compatto; acino medio, sferoidale, con buccia abbondantemente ricoperta di pruina, spessa e consistente, quasi coriacea, di colore violetto; ha polpa poco carnosa e l'acino si separa con difficoltà dal pedicello. La produzione è media, si adatta con facilità ad ogni forma di allevamento e potatura e non ha particolari esigenze di terreno nei climi caldi.
Malattie e avversità: ha tolleranza media all'oidio , scarsa alla peronospora . Grazie all'elevata consistenza della buccia, resiste bene alle intemperie mentre ha difficoltà con il vento caldo, tipico delle zone meridionali.

Uva raggia: Sembra una delle cultivar più antiche della Calabria, le prime attestazioni storiche risalgono al 1600. La denominazione Uva rúggia o Roggia (ruggine) si riferisce alla colorazione grigio-rossastra dell’uva. Un tempo molto diffusa, oggi è stata recuperata nella Locride e nel Cirotano ed ha una coltivazione sporadica. È un vitigno a maturazione molto tardiva (nella seconda e terza decade di ottobre).
Come si presenta in vigna. Il grappolo a maturità ha dimensioni medio-grandi, la lunghezza è variabile, di forma conica allungata o conica-troncata, mediamente spargolo o spargolo e con peduncolo medio-corto e robusto, di colore verde. L’acino è grande, di forma tronco-ovoide o ellissoidale corto. La buccia è media, molto pruinosa, di colore dal verde chiaro al grigio rossastro tendente al bruno. La polpa è molto consistente, ha sapore neutro e poco acido.
Attitudini per la viticoltura.
Uva rúggia è un vitigno resistente alle avversità climatiche e molto sensibile all’oidio, che predilige sistemi di allevamento ad elevata espansione, come i pergolati.
Impiego.
Le uve vengono coltivate come uva da tavola per il valore estetico dei grappoli e le caratteristiche degli acini. Viti di questa varietà si trovano spesso nei centri storici dei paesi calabresi, allevate a pergola presso le case o nelle campagne circostanti. Raccolta tardivamente, l’Uva rúggia veniva conservata fino a Natale dentro sacchetti di tela o nelle caratteristiche pignate o graste di coccio.

Uvalino: Questo vitigno a bacca nera, conosciuto nel Roero con il nome di Lambrusca o Lambruschino e nel Canavese come Curnaiola, non ha in realtà parentele con altri “Lambruschi” extra-regionali, mentre mostra delle marcate analogie con il Neretto di Marengo, vitigno tradizionale dell’Alessandrino.
Sporadicamente presente in tutto il Piemonte, è diffuso un po’ più estesamente solo nell’Astigiano e nell’Alessandrino e nel Tortonese.
Caratterizzato da una forte rusticità (da cui forse deriva il nome di Lambrusca), presenta una maturazione tardiva che può generalmente condurre a termine grazie alla sua resistenza alle principali crittogame.
Vinificato in purezza, produce un vino rosso ricco di estratto, dal profumo vinoso e dal gusto tendenzialmente tannico, con finale amarognolo.
Uva Longanesi:Il vitigno Uva Longanesi è originario di Boncellino (Bagnacavallo, in provincia di Ravenna), dove è stata rinvenuta la pianta madre nel podere della famiglia Longanesi (soprannominata “Bursòn”), che la vinifica ancora ai giorni nostri.  La vite venne trovata arrampicata ad una quercia, ed inizialmente si pensò che fosse un biotipo del Negretto. L’Uva Longanesi è stata riconosciuta ufficialmente nel Registro Nazionale Varietà di Vite da Vino nel 2000, e la sua coltivazione si è da allora espansa poi con rapidità nelle province di Ravenna, Forlì-Cesena e Bologna.
Colore bacca: Nera
Regione: Emilia-Romagna
Il vitigno Uva Longanesi ha le seguenti caratteristiche varietali:

-Foglia: foglia media, pentagonale, pentalobata
-Grappolo: conico-cilindrico, allungato, alato, mediamente compatto o spargolo
-Acino: medio-grande, sferico  Buccia: consistente di colore blu-nero
Caratteristiche vino: Il vitigno Uva Longanesi dà un vino rosso rubinodai riflessi violacei; al naso è piacevolmente fruttato con note di piccoli frutti rossi; al palato è di sapore leggermente amarognolo, fresco, tannico e di buona struttura.
Uva per colore:Questo vitigno a bacca nera, così chiamato per l’aspetto rosseggiante di tutta la pianta, apici dei germogli e foglie comprese, appartiene al gruppo delle uve “tintore” o “tintiglie”, diffuse un tempo in tutta la Campania come cultivar da impiegare per arricchire di tinta i mosti ricavati da uve poco colorate o di annate poco favorevoli, ed è caratterizzata da acini piccoli e, caso raro fra le varietà di vite, da polpa colorata.
E’ attualmente diffuso nella zona di Gragnano e Lettere, in provincia di Napoli, dove entra nell’uvaggio della DOC Penisola Sorrentina Rosso.
Uva Rara:Origini: E' uno di quei vitigni che dimorano da secoli nella zona dell'Alto Piemonte, tra le province di Novara e Vercelli, e nella provincia di Pavia, di cui non è stato facile ottenere i caratteri identificativi a causa di una errata sinonimia con la Bonarda piemontese e la Croatina. Lo stesso Di Rovasenda, nel 1877, indentificava la Bonarda di Gattinara con l'Uva Rara di Voghera, mettendo però in evidenza come il secondo nome fosse più adatto a rappresentare l'aspetto del grappolo, mentre il Molon, nel 1906, considerava l'Uva Rara un sinonimo del vitigno Bonarda. Oggi è stato ormai appurato che non c'è alcuna parentela fra i due genotipi, pertanto gli unici sinonimi corretti sono: Bonarda di Cavaglià, Bonarda di Gattinara, Balsamina, Balsamea nera, Oriana, Orianella, Oriola e Rairone.

Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: ha foglia grande, pentagonale con lobo mediano frequentemente allungato, quinquelobata o a volte, alla base del tralcio, eptalobata o enalobata; grappolo di dimensione variabile, medio o medio-piccolo, conico, piuttosto corto e molto spargolo; acino medio, sferico o leggermente appiattito, con buccia pruinosa di colore blu scuro. Viene coltivata con forme di allevamento espanse e ben si adatta alla controspalliera, con potatura lunga o mista. La fase di fioritura è eccessivamente vigorosa e il grappolo, già tendenzialmente spargolo, è facilmente soggetto a colatura , con conseguente riduzione della produzione.
Malattie e avversità: oltre al fenomeno della colatura, più frequente nelle annate sfavorevoli, tollera poco l'oidio, ma ha una scarsa sensibilità alla muffa grigia e al marciume acido, ha media sensibilità alla peronospora e tollera abbastanza i danni da grandine.
Uva Tosca: Semplicemente chiamata Tosca o Tosco, quest’uva nera dall’origine sconosciuta deve probabilmente il suo nome ad una lontana somiglianza con il Sangiovese grosso, con il quale non ha invece alcun legame di parentela.
In passato essa veniva coltivata in alta collina ed in montagna grazie alla sua predilezione per i climi freschi e le esposizioni dirette; oggi è diffusa in alcuni Comuni delle provincie di Reggio e Modena, dove mostra una media sensibilità all’oidio e una discreta tolleranza alle altre crittogame.
Il vino che se ne ottiene è di colore rosso scarico, acidulo, piuttosto sapido, non particolarmente alcolico.
Uvina:

Valentino:
Vega:Vitigno nato nel 1937 ad opera del prof. Dalamsso attraverso l'incrocio tra Furmint e Malvasia Istriana. Foglia media, pentagonale, pentalobata - grappolo piccolo, cilindrico e corto, mediamente compatto e raramente provvisto di un'ala - acino piccolo, sferico con buccia consistente di colore verde-giallo. Se ne ricava un vino dal colore giallo paglierino, semplice e leggermente frizzante.
Veltliner: Il vitigno Veltliner, noto in Austria e Germania come "Grüner Veltliner", è un vitigno molto antico, le cui prime citazioni risalgono al XVI secolo. Nel 1884 Goethe ne riportava il sinonimo "Weissgipfel", ossia "Cima bianca", e nella bassa Austria era anche noto come "Grünmuskateller" ossia "Moscato verde". In Italia si è diffuso molto sporadicamente e solamente nella Val d'Isarco (Bolzano)ha trovato un terroir d'elezione. E' sorprendentemente varietà autorizzata per l'Abruzzo e per la provincia di Caserta.
Colore bacca: Bianca
Regione: Trentino-Alto Adige, Veneto, Campania
Il vitigno Veltliner ha le seguenti caratteristiche varietali:

-Foglia: media, pentagonale, pentalobata
-Grappolo: medio, piramidale, con una o due ali, compatto
-Acino: medio-grande, sferoidale o obovoidale Buccia: pruinosa, consistente, di colore giallo dorato. Alcuni biotipi hanno colorazioni della buccia che possono tendere al rosa o rossastro.
Caratteristiche produzione: Il vitigno Veltliner ha vigoria elevata ed epoca di maturazione media.
Coltura ed allevamento: Il vitigno Veltliner predilige i terreni più profondi, fertili e caldi e in pendenza. La fioritura è sensibile alle perturbazioni e l’uva neccessita in autunno di lunghi periodi di sole per raggiungere la completa maturazione.
Caratteristiche vino: Il vitigno Veltliner dà un vino giallo paglierino con riflessi verdognoli. Al naso è fruttato, con note speziate e alcune sensazioni floreali. In bocca è fresco, sapido, complessivamente equilibrato ed armonico.
Verdea:Origini:Vitigno a bacca bianca di probabili origini toscane. Il Dalmasso (1937) ricorda la citazione del novelliere trecentesco Francesco Sacchetti di un'uva sancolombana che suppone sia la verdea. In effetti si ritrova tutt'ora in Toscana come colombana. Anche il Pier de Crescenzi nel 1945 già ne parlava come verdea, mentre il Soderini la citava nel 1806. Secondo la tradizione locale si racconta che fu il santo irlandese San Colombano a diffonderla. Essendo ideale per l'appassimento in fruttaio non è raro trovarla nei vini dolci anche da sola. E' fra i vitigni raccomandati nella provincia di Milano. Attualmente è ancora abbastanza diffusa nella provincia di Pisa e nel piacentino. Fra i sinonimo più noti colombana bianca, dorée d'Italia e colombana di Peccioli.
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali:
Ha foglia media, pentagonale, trilobata o pentalobata; grappolo medio, conico-piramidale, corto e tozzo, con una o due ali, non compatto; acino medio, subrotondo, con buccia leggermente ricoperta di pruina, spessa e consistente, di colore verde-giallastro. Ha produzione costante e abbondante, predilige potature lunghe ma non eccessivamente ricche, pena una produzione troppo elevata con conseguente calo della qualità.
Malattie e avversità: L'ottima tolleranza al marciume gli consente una buona conservazione dei grappoli, sia in pianta che nei fruttai. Resiste bene anche alle altre malattie crittogamiche mentre ha scarsa resistenza alla siccità. E' sensibile alla carenza di magnesio e al disseccamento del raspo.
Verdealbara: Il nome di questa varietà, analogamente all’Erbaluce piemontese, fa riferimento allo speciale colore che la buccia delle sue uve assume alla prime luci dell’alba.
Diffusa in pochi esemplari nella zona di Avio, in provincia di Trento, essa è caratterizzata da grappolo piccolo e compatto e dalla leggera aromaticità delle sue uve.
Una volta vinificata, produce un vino dagli aromi floreali e leggermente agrumati, di marcata acidità e basso grado alcolico.

Verdeca: Il vitigno Verdeca, che deve il suo nome al colore verdolino delle bacche, viene ritenuto autoctono della Puglia, in particolare delle zone della Valle d'Itria, nella zona di Gravina  e nelle zone del Tarantino e del Barese. E' il vitigno a bacca bianca più diffuso nell’intera regione. Come moltissimi vitigni del sud, anche la Verdeca molto probabilmente ha la sua origine nella vicina Grecia. Alcuni pensano vi siano affinità, e non solo nel nome, con il  vitigno Portoghese Alvarinho, coltivato nella zona del Vinho Verde. Nel passato il Verdeca veniva usato soprattutto come base per vini dolci o per vermouth, da vendere alle grandi cantine. Negli ultimi anni, grazie anche alla lungimiranza di alcuni viticoltori locali, si è registrato un notevole aumento di interesse per il vitigno Verdeca, che vinificato in purezza seguendo rigorose pratiche di cantina, permette di ottenere risultati molto promettenti.
Colore bacca: Bianca
Regione: Basilicata, Campania, Puglia
Il vitigno Verdeca ha le seguenti caratteristiche varietali:

-Foglia: medio-grande, intera, tri-o quinquelobata
-Grappolo: medio, conico, con una o due ali
-Acino: medio, sferoidale Buccia: di spessore medio, pruinosa, tenera, di colore giallo-verdastro
Caratteristiche produzione: Il vitigno Verdeca ha buona vigoria ed epoca di maturazione medio-precoce.
Caratteristiche vino: Il vitigno Verdeca dà un vino di colore giallo paglierino tendente al verdolino. Al naso è delicato e gradevole, fruttato, con note di ananas e gradevole sfumatura agrumata con ricordi di bergamotto. In bocca è asciutto, fresco, sapido armonico e con buona persistenza.
Verdejo: vitigno bianco spagnolo, produce un vino molto profumato al naso, con aromi di mela renetta, pera che si evolvono in sentori di nocciola e miele. In genere dà vini strutturati ed equilibrati che, col tempo, tendono ad ossidare. In questi ultimi anni, ha avuto il maggiore rilancio produttivo grazie ad investimenti economici consistenti e innovative tecniche di cantina (iperiduzione e iperossidazione). E’ prodotto nelle DO Rueda, Toro e Clades.
Verdello:Il vitigno Verdello, come nel caso di altri vitigni, prende il nome dal colore giallo-verdastro delle sue bacche. Le sue origini non sono note, la prime menzione certa è molto recente, del 1949 in occasione del Convegno Vitivinicolo e Mostra dell’Uva di Perugia. Viene coltivato nell' Orvietano ed in alcuni territori limitrofi in Toscana. Sembra assomigliare per certi aspetti al Verdelho coltivato nell'isola portoghese di Madera
Colore bacca: Bianca

Regione: Umbria, Toscana
Il vitigno Verdello ha le seguenti caratteristiche varietali:
-Foglia: media, orbicolare, pentalobata
-Grappolo: medio-grande, piramidale, alato, compattoAcino: medio-piccolo, sferico
-Buccia: pruinosa, di colore giallo-verdastro e striature brune
Caratteristiche produzione: Il vitigno Verdello ha vigoria buona, epoca di maturazione tardiva, produzione abbondante e regolare.
Coltura ed allevamento: Il vitigno Verdello è molto sensibile ad oidio e botrite, soffre la siccità e predilige i terreni collinari, ventilati e dotati di media fertilità.
Caratteristiche vino: Il vitigno Verdello dà un vino di colore giallo paglierino, intenso al naso, con note fruttate. Al palato è fresco, mediamente sapido, con finale di bocca amarognolo. Abitualmente, non viene mai vinificato in purezza, ma in uvaggio con altre varietà della zona.
Verdicchio
Verdiso:Probabilmente originario della zona dei Colli Euganei, viene citato già nel '700 come presente nella zona di Conegliano; nel XIX secolo è così diffuso da superare per produzione qualsiasi altro vitigno a bacca bianca della zona. Impiegato nella produzione del Prosecco, per aumentarne l'acidità e la sapidità, è importante per equilibrare la componente acida nelle annate calde e nelle esposizioni più favorevoli. Oggi si cerca di valorizzarlo utilizzandolo in purezza, per ottenere un vino gradevole ed armonico. Ha grappolo di media grandezza, con peduncolo molto lungo ed erbaceo; acino di colore giallo citrino. Le nervature delle foglie rimangono verdi più a lungo della lamina ed in autunno, l'aspetto è quello di un reticolo verde disteso sul giallo del vigneto
.

Verdelho: Uva bianca portoghese coltivata, ormai raramente, sull'isola di Madeira, che produce vini di elevata acidita'. Trapiantata in Australia, ha dato vita a vini piu' corposi e dai caratteristici aromi citrini.
Verdese:
Il vitigno Verdese risulta iscritto al Registro nazionale varietà di vite da vino dal 1996. E' un vitigno a bacca bianca che prende il suo nome con ogni probabilità dal colore degli acini, tendente al verdognolo. E' varietàper le province di Como e Lecco, e rientra nella IGT Terre Lariane. Pochissimi produttori vinificano in purezza il Verdese, ed è molto più facile ritrovarlo negli uvaggi delle denominazioni delle aree in cui il vitigno è autorizzato.
Colore bacca: Bianca
Regione: Lombardia

Verdicchio:

Il vitigno Verdicchio è presente soprattutto nelle Marche, sulle colline tra Jesi e Matelica, fin dalll'VIII secolo. Il suo nome, come avviene anche in moltri altri casi (Verdeca, Verduzzo) deriva dal colore delle sue bacche. Recenti studi sul DNA hanno confermato la sua identità col Trebbiano di Soavee il Trebbiano di Lugana, cosa che ha aperto l'ipotesi che il Verdicchio introdotto nelle Marche da viticoltori veronesi attorno al 1400. Il Registro nazionale varietà di vite stabilisce l'identità di questi due trebbiani, ma li classifica autonomamente rispetto al Verdicchio, che in effetti se ne differenzia abnbastanza, soprattutto dal punto di vista olfattivo. Anche il Trebbiano verde, diffuso nel Lazio, sembra coincidere col Verdicchio, non avendo tra le altre cose, una menzione autonoma nel Registro nazionale varietà di vite. Comunque il Verdicchio laziale è caratterizzato da maggiore produttività e minore qualità rispetto al suo antesignano marchigiano.
Colore bacca: Bianca
Regione: Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Abruzzo, Lazio, Puglia
Il vitigno Verdicchio ha le seguentri caratteristiche varietali:
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Foglia: media, pentagonale, tri o pentalobata
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Grappolo: medio, compatto o semicompatto, conico, alato
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Acino: medio, sferico Buccia: consistente, leggermente pruinosa di colore verde-giallastro
Caratteristiche produzione: Il vitigno Verdicchio ha vigorie elevata, epoca di maturazionemedio-tardiva, produttività buona e costante.
Coltura ed allevamento: Il vitigno Verdicchio predilige zone collinari ben esposte e terreni prevalentemente argillosi. Richiede forme di allevamento medio-lunghe, e quindi di difficile meccanizzazione. E' molto sensibile all'oidio e alla botrite.
Caratteristiche vino: Il vitigno Verdicchio dà un vino di colore giallo paglierino con riflessi verdognoli. Al naso è fruttano, con note decise di mandorla amara. Al palato è fresco, sapido, di corpo, adatto anche a brevi invecchiamenti.
Verdiso:
Il vitigno Verdiso sembra essere originario della zona dei Colli Euganei, dove però è ai nostri tempi non più presente in modo significativo. E' presente fin dall'inizio del '700 nella zona di Conegliano-Valdobbiadene, dove a quei tempi venne prefefrito ad altre varietà grazie alla sua elevata produttività (anche se a scapito della qualità dei mosti). Oggigiorno è ancora presente in zona e concorre agli uvaggi sia col Prosecco (Glera) che con altre varietà. La sua importante componenete acida lo rende adatto all'appassimento, e viene infatti utilizzato nella produzione del Colli di Conegliano Torchiato di Fregona DOCG.
Colore bacca: Bianca
Regione: Veneto
Il vitigno Verdiso ha le seguenti caratteristiche vareitali:
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Foglia: media, pentagonale, intera, trilobata
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Grappolo: medio, piramidale, a volta con un'ala
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Acino: medio-grande, elissoidale   Buccia: sottile, pruinosa, di colore giallo-verdastro
Caratteristiche produzione: Il vitigno Verdiso ha vigoria buona ed epoca di maturazione tardiva. La sua produttività è abbondante e regolare.
Caratteristiche vino: Il vitigno Verdiso dà un vino dal colore giallo paglierino. Al naso è poco intenso, fruttato. Al palato si presenta fresco, di poco corpo, armonico anche se con debole persistenza. Viene vinificato prevalentemente in uvaggio, soprattutto con il Prosecco (Glera) nella zona di Coengliano-Valdobbiadene.

Verduschia: vitigno a bacca bianca di origine incerta coltivato nelle cinque terre. Genera vini modesti destinati ad uso locale.
sinonimi:verdusca, verdina, verdurella e verdella
Verduzzo friulano:Origini:Vitigno a bacca bianca, citato dall'Acerbi (1825) col nome "Verduz", coltivato nel Friuli in provincia di Udine da oltre cento anni. Già inserito nel Bollettino Ampelografico del 1879 tra le uve bianche del Friuli, viene successivamente distinto in due tipi dal Poggi (1939), uno "verde" ormai scomparso e uno "giallo", derivato molto probabilmente dal precedente. Sempre in provincia di Udine, nella zona di Ramandolo, esiste il Verduzzo raçsie a grappolo semispargolo, citato dal Perusini nel 1935. Coltivato nelle Grave, in terreni pianeggianti, dà vini secchi, caratterizzati da freschezza e profumi fruttati, mentre nei Colli Orientali è utilizzato prevalentemente per la produzione di vini dolci, capaci anche di un buon invecchiamento.

Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: ha foglia media, trilobata o quasi intera, orbicolare; grappolo piccolo, piramidale, alato e leggermente compatto; acino medio, tendente a una forma ellissoidale, con buccia pruinosa, spessa, coriacea e consistente, con epidermide di colore giallo verdastro o dorato nella parte esposta al sole. Ha buona vigoria, produzione buona e costante. Predilige terreni collinari ben esposti, scarsamente fertili e clima asciutto. La forma di allevamento più adatta è quella a media espansione, con potatura medio-lunga. Grazie alla sua buccia molto resistente, sopporta meglio di altri gli attacchi di grandine.
Malattie e avversità: è leggermente sensibile alla peronospora  e all'oidio , soffre gli attacchi della tignola , tollera bene la botrite sempre grazie alla buccia resistente.
Verduzzo trevigiano: vitigno a bacca bianca di presunte origini sarde, coltivato in fruili. Occorre precisare che in sardegna non risulta nessun vitigno simile, almeno tra quelli codificati. In purezza genera vini profumati, secchi, di contenuta acidità. Solitamente viene utilizzato in uvaggi misti col verduzzo friulano entrando in diverse doc della regione.
Vermentino:Vitigno di origini discordanti; taluni ritengono che sia nato in Spagna e poi si sia diffuso sulle coste tirreniche settentrionali dove ancora oggi è ampiamente coltivato: Francia (Languedoc-Roussillon), Liguria, Sardegna, Corsica e Toscana. In varie regioni della Francia è noto come Malvoisie Précoce d'Espagne o Malvoisie à gros Grains. In Lunigiana prende il nome di Vermentino Reale. In Corsica è l'uva bianca più coltivata. In Sardegna viene vendemmiato abbastanza precocemente per mentenerlo più ricco di acidità. Per molti studiosi è affine al Pigato e alla Favorita. Ha foglia di media grandezza o medio-grande, orbicolare o pentagonale, pentalobata o, più spesso eptalobata; grappolo medio, conico o cilindrico alato, talvolta con un'ala lungamente peduncolata, tra spargolo e mediamente compatto; acino medio o medio-grande, da rotondo a ellissoidale molto corto, con buccia di medio spessore, di colore giallo-verdastro che, se ben esposta al sole, tende al giallo-dorato o ambrato; in questo caso, sulla superficie si formano delle macchie caratteristiche di color ruggine, dette 'piggie' o 'pigghe', come per il Pigato.

Vermentino nero: Pochissime sono le notizie precise in merito a questo vitigno a bacca nera, probabilmente originario delle colline costiere dell’alta Toscana (zona di Massa ed bassa Lunigiana), dove ha lunga tradizione ed è tuttora diffuso.
Secondo alcuni Autori deriverebbe da una mutazione del Vermentino bianco, con il quale condivide diversi caratteri ampelografici.
Il vino che da esso si ricava è rosso rubino, piacevolmente fragrante e fruttato, di media struttura e discreta persistenza.
Esso compare come vitigno complementare della DOC Colli di Luni Rosso ed a a far parte dell’uvaggio delle IGT Toscana Rosso (per la provincia di Massa-Carrara) e Val di Magra Rosso e Rosato.
Vernaccia di Oristano: La denominazione “Vernaccia" viene spiegata come derivante dal latino "vernaculus", che significa "del posto", oppure "locale". Secondo l’ipotesi più accreditata, l’introduzione di questo vitigno in Sardegna sarebbe dovuta ai Fenici che l’avrebbero introdotta attraverso il porto di Tharros. La Vernaccia di Oristano, da non confondersi con la Vernaccia di San Gimignano, è diffusa e coltivata esclusivamente in Sardegna, nella Valle del Tirso. La Valle del Tirso, compresa tra Cabras e Baratili S. Pietro, è generalmente caratterizzata da terreni ciottolosi ed un clima caldo e asciutto, grazie al contributo dei venti che provengono dall'Africa. La Valle del Tirso è da sempre famosa per la coltivazione pressoché esclusiva di uno dei più straordinari vitigni sardi (uno dei pochi a potersi definire realmente autoctono): la Vernaccia di Oristano, da cui si ricava l’omonimo vino-aperitivo, realizzato con una tecnica enologica ossidativa che non ha uguali nel resto d’Italia.
Vernaccia di S.Gimignano: Origini:
Questo vitigno appartiene ad un gruppo che comprende varietà molto diverse fra loro, come collocazione territoriale, ma simili nelle caratteristiche organolettiche. Il nome Vernaccia potrebbe provenire da Vernazza, la località delle Cinque Terre (Liguria) famosa per l'omonimo vino bianco, oppure da Garnacha o Grenache, vitigni spagnolo e francese. Ma potrebbe derivare anche da vernaculus, dal tardo latino, che definiva tutto ciò che proveniva da un dato luogo, autoctono, non importato. La Vernaccia di S.Gimignano ha origini antichissime, se ne parla già nel 1276, negli archivi comunali di S. Gimignano, infatti il vino omonimo era utilizzato per gli scambi commerciali o per donazioni a ricchi principi come i Medici. Una descrizione dettagliata del vitigno viene fatta dal Fregola nel 1932. Di fatto viene coltivato quasi esclusivamente nella provincia di Siena.

Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: Ha foglia media, orbicolare e quinquelobata o trilobata; grappolo grosso e allungato, piramidale, con possibilità di un'ala, semi-compatto; acino medio, discoide, con buccia pruinosa, di medio spessore, di colore variabile da verde-giallastro ad ambrato, a seconda dell'esposizione solare. Predilige terreni argilloso-calcarei e silicio-tufacei; le forme di allevamento più utilizzate sono il Guyot modificato e l'archetto toscano senza sperone; necessita di potatura medio-lunga, ha produzione costante e abbondante.
Malattie e avversità:
E' un vitigno con ottime capacità di resistenza alla maggior parte dei parassiti tipici della vite, si adatta bene a qualsiasi clima e non ha bisogno di particolari attenzioni dal punto di vista nutrizionale.
Vernaccia nera: Il termine Vernaccia, dal latino tardo vernaculum, identifica numerosi vitigni italiani autoctoni, con i quali si sono sempre prodotti i vini “del popolo”. La Vernaccia nera, geneticamente identica al Tocai rosso e al Cannonau, è in realtà derivante dalla Grenache francese o Garnacha spagnola, ed è un vitigno importato in Italia durante la dominazione spagnola dal XV al XVIII secolo. Come Vernaccia nera, questo vitigno è diffuso esclusivamente nella zona di Serrapetrona, mentre come Cannonau è presente in tutta la Sardegna e come Tocai Rosso è coltivato esclusivamente nella ristretta area dei Colli Berici.
Vernazzola: Come per le altre Vernacce italiane, con le quali questa varietà non ha però legami di parentela, anche in questo caso il nome del vitigno deriva probabilmente dal termine latino “vernaculus”, che significa “proveniente da un dato luogo, non importato, autoctono”.
Presente ormai in pochissimi esemplari a forte rischio di estinzione, questa antica varietà trentina era in passato apprezzata per l’aroma fragrante, leggermente erbaceo e balsamico, nonché per la struttura che si riscontrava nei vini da essa ricavati.
Vespaiola: Come per altre varietà caratterizzate da nomi analoghi (Vespolina, Vespera, Vespaia), il nome Vespaiola fa riferimento all’attrazione che quest’uva esercita sulle vespe nei periodi vicini alla vendemmia, quando è elevato il tenore zuccherino degli acini. Non si sa molto sulle origini di questa varietà e a quale epoca risalga la coltivazione. L’Acerbi segnala la sua presenza nella zona di Bassano e Marostica nel 1825. Il vitigno Vespaiola è coltivato nella provincia di Vicenza. In purezza è presente nelle Doc Breganze Vespaiolo e Breganze Torcolato. Per la produzione del Torcolato le uve sono lasciate appassire per qualche mese in grappoli appesi e annodati, i “torcolati” appunto, da cui deriva il nome.
Vespolina:Origini:Coltivato già alla fine del '700 in Oltrepo Pavese, questo vitigno a bacca rossa è molto diffuso nelle province di Como, Pavia (in particolare intorno a Voghera), Novara (Ghemme e Gattinara), Piacenza (Bobbio), nel Biellese e nell'Alto Vercellese. Il suo nome è dovuto al fatto che l'uva è molto dolce e attrae le vespe. L'avvento della fillossera in Oltrepo e la successiva diffusione della Barbera, più tollerante alle malattie, ne hanno ridotto fortemente l'utilizzo, anche per la sua difficoltà a maturare su piede americano. Diversa invece è la situazione nel Novarese, dove sta subendo una vera e propria rinascita. La prima descrizione della Vespolina risale al 1825 (Acerbi), poi ad opera del Gallesio (che la chiamò V. circumpadana). Fra i sinonimi ricordiamo ughetta e uvetta di Canneto in Oltrepo, balsamina in Val d'Ossola, nespolina o nespolino (nespoulìn), inzaga o inzagre, massana, solenga, novarina, uva cinerina, vispavola, vespolino.

Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: ha foglia piccola o medio-piccola, pentagonale o cuneiforme, quinquelobata o eptalobata; grappolo medio, cilindrico o conico, allungato, mediamente compatto, di solito con un'ala piuttosto allungata e sviluppata, peduncolo lungo, erbaceo e sottile; acino medio, ellissoidale regolare, con buccia pruinosa di colore blu tendente al nero, .piuttosto sottile e poco consistente. Predilige terreni freschi e ben soleggiati, non soggetti a siccità, profondi e poveri di materia organica.
Malattie e avversità: è sensibile alla peronospora, specialmente sui grappoli, tollera abbastanza l'oidio ed è discretamnte resistente alle brinate. Soffre di colatura; a fine maturazione il rachide appassisce rapidamente provocando possibili attacchi di botrite.
Vidal blanc
Vien de Nus: insieme al Petit rouge , il vitigno autoctono a bacca rossa più coltivato e diffuso sul comprensorio viticolo della Valle d'Aosta.

Conosciuto dai "vignerons" anche come Gros vien o Gros rodzo, il Vien de Nus occupa un areale di coltivazione molto ampio, che si estende da Donnaz a Avise, su entrambi i versanti orografici della Dora Baltea, fino ad altitudini di circa 750 metri.
E' uva base di alcuni vini rossi Valle d'Aosta DOC.Le uve di Vien de Nus, vinificate in purezza, originano un vino dal colore rosso violaceo carico, tendente al granato con la maturazione; il profumo esprime vinosità persistente; al palato si rivela di corpo leggero eppure morbido.
E' vino da non affinare oltre i due anni dalla raccolta.Viognier: Origini:Vitigno a bacca bianca introdotto nella valle del Rodano, in Francia, dall'imperatore Probo, originario di Smirnium in Croazia. Tornato in auge dagli inizi degli anni Novanta, soprattutto per la produzione del caratteristico Condrieu, un bianco costoso e raro, da bere giovane per via dell'acidità contenuta e per la notevole forza aromatica. In passato il vitigno era molto coltivato a sud di Lione, ma la produttività molto bassa ne ridusse enormemente l'utilizzo, fino ad arrivare nel 1968 a soli 14 ettari, tutti concentrati nel Rodano settentrionale. Attualmente è coltivato nell'isola di Vis sotto il nome di Vugava o Bugava, ma è in forte espansione nelle regioni a clima caldo (in Italia se ne trova in Toscana, Emilia Romagna, Umbria, Lazio ecc.). Viene preferito in assemblaggio con altre uve, ma non è raro trovare vini ottenuti esclusivamente da questo vitigno.
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: Ha foglia piccola o media, orbicolare, pentalobata; grappolo medio-piccolo, tronco-conico, semplice o alato, talvolta compatto; acino piccolo, sferoidale o leggermente ovale, con buccia spessa di colore giallo ambrato. Ha una produzione regolare ma non elevata, preferisce ambienti caldi, ideali per estrarne l'aromaticità; necessita di potatura lunga, per la bassa fertilità delle gemme basali, e du un'elevata densità di impianto (anche oltre i 5.000 ceppi/ha.
Malattie e avversità: E' poco sensibile a peronospora e botrytis, mentre soffre molto l'attacco dell'oidio. Tollera la siccità ed è sensibile al vento.
Viogner: vitigno a bacca bianca di propavile origine croata giunto e diffuso in Francia nella valle del rodano e regioni limitrofe, in Italia è presente in piccoli appezzamenti in sicilia. Genera vini intensamente profumati, secchi e autorevoli quali coindrieu e chateaux grillet.
Sinonimi:viogné, vionnier, viognier, petit vionnier
Vissanello: Da considerarsi a tutti gli effetti un biotipo del vitigno Pecorino, da cui si distingue per lievi differenze ampelografiche, questo vitigno a bacca bianca chiamato anche Moscianino è presente sporadicamente nella provincia di Ascoli Piceno, dove viene generalmente usato in uvaggio con altre varietà locali per conferire loro grado alcolico ed acidità.
Se vinificato in purezza, genera un bianco paglierino con riflessi verdognoli, profumo fragrante e struttura solida, supportata da un’acidità e morbidezza in equilibrio fra loro.
Vitovska:Il vitigno Vitouska è una autoctono sloveno presente in tuta la zona del Carso, sia nel Friuli-Venezia Giulia che nel versante sloveno. Il suo nome sembra provenire dalla località di Vipacco, oggi in Slovenia (Vitovlje), Al di là del confine è conosciuto come Vitovska Gargania, ed è presente in questo areale da tempo immemore. E' conosciuto soprattutto col sinonimo di Vitovska. Fino a pochi anni or sono veniva vinificato quasi esclusivamente in uvaggi, ma recentemente la tendenza alla riscoperta dei vitigni autoctoni e dimenticati e le qualità enologiche di questa varietà hanno fatto si che sempre più produttori la propongano vinificata in purezza.

Colore bacca: Bianca
Regione: Friuli-Venezia Giulia
Caratteristiche varietali:
Il vitigno Vitovska ha le seguenti caratteristiche varietali:

  • Foglia: grande, pentagonale, quinquelobata
  • Grappolo: grande, piramidale, alato, compatto
  • Acino: medio, sferico, poco allungato Buccia: mediamente pruinosa, di colore verde

Caratteristiche produzione: Il vitigno Vitovska ha vigoria media ed epoca di maturazione medio-precoce. A dispetto di una certa tendenza all'acinellatura, la sua produzione è generalmente buona e regolare.
Caratteristiche vino: Il vitigno Vitovska dà un vino di colore giallo paglierino chiaro. Al naso è fruttato e leggera balsamicità, con note di pera e di salvia. Al palato è secco, fresco e sapido, di buona stuttura.
Vranac
Vuillermin:
Attualmente coltivato in un limitatissimo numero di individui, nei Comuni di Chambave e Chatillon in provincia di Aosta, questo antico vitigno a bacca nera era una volta chiamato Eperon o Spron, nomi ormai non più utilizzati. Riconoscibile in vigna per l’intensa colorazione rosseggiante dei bordi delle sue foglie, esige posizioni molto soleggiate ed esposte a sud per poter maturare correttamente, mostrando una buona tolleranza sia alle avversità atmosferiche che alle più diffuse malattie della vite.
Vinificato da solo, il Vuillermin produce un vino di colore rosso violaceo carico, profumo vinoso ed intenso, gusto pieno, di buona tannicità ed ottima struttura.

Wildbacher
Wurzer