www.vinocibo.it

Altri distillati

Il mondo dei distillati è rappresentato da decine e decine di acqueviti sparsi in tutto il pianeta.

Appunto per la sua complessità questa pagina sarà in continuo miglioramento e aggiornamento.
                                                                                        

 Distillati di vinacce: Distillati di
frutta:
 
Distillati di origine vegetali  Distillati di cereali  Altri distillati di varie origini
Bagaceira
Chacha
Fine bourgogne
Fine de Marne
Komovica
Marc
Orujo
Raki
Trester
Applejack
Boukha
Brombeergeist
Buza
Distillato di albicocca
Distillato di castagne
Framboise
Himbergeist
Kislav
Kirsch
Mirabelle
Mus
Palinka
Slivovitz
Tungi
Waragi
Williamine
Assenzio
Agava

Akpetesche
Cocuy
Ogogoro
Sotol

 

Akvavit
Choum

Korn e doppel Korn
Moutai Kweechow
Moonshine
Poteen
Polugar
Samagon
Steinhager
Aliven
Asali
Kefir
Koummis

 

 

Acquavite di albicocche:
chiamata anche “Marillen”, è un distillato originario della Bassa Val Venosta in Trentino Alto Adige, dove viene prodotto un particolare tipo di albicocche detto ‘marille’ dalla polpa dolce e succosa. La produzione del “Marillen” si divide in varie fasi. La prima consiste nel far macerare e fermentare per un mese circa la pasta di albicocche. La pasta viene ottenuta schiacciando le albicocche preventivamente denocciolate. La fermentazione viene attivata tramite l’aggiunta di particolari lieviti. Il mosto fermentato viene, quindi, distillato in alambicchi tradizionali. Il risultato è un liquore con una gradazione alcolica del 68% che viene abbassata aggiungendo acqua pura. Il distillato è quindi messo a maturare, da uno a tre anni, in botti di vetro o di acciaio. Una volta invecchiato il distillato può essere imbottigliato. Prima di essere messo in commercio è lasciato ad affinare in bottiglia per un altro anno. Il prodotto finito è un’acquavite chiara e trasparente con una gradazione che oscilla tra i 38 e i 40 gradi e con sentori di noce moscata e mandorle.Torna su

Acquavite di castagna:
è originaria della Val Camonica – terra d’elezione per la produzione di questo frutto – e viene prodotta a livello commerciale sono dalle distillerie Franciacorta. Si tratta di un antichissimo distillato prodotto originariamente dai contadini lombardi con quel che restava del raccolto autunnale delle castagne. Per la produzione dell’acquavite si utilizzavano solo i frutti meno pregiati che non potevano essere venduti o mangiati.
La produzione dell’acquavite di castagna è divisa in varie fasi.
La prima consiste mondatura dei frutti per ricavarne la polpa che, poi,  viene schiacciata e messa a fermentare con particolari lieviti. Il mosto fermentato viene quindi distillato e poi posto a riposare in botti di vetro o di acciaio. Un distillato di castagne viene prodotto anche in Corsica, nella regione della Castagniccia, famosa per la produzione di marroni.Torna su

 Akvavit:
L’Akvavit, o aquavit, è un’acquavite originaria della Danimarca e in generale dei Paesi Scandinavi. E’ ottenuta tramite la distillazione di cereali e patate e raggiunge una gradazione alcolica che varia dal 40 al 45%. Viene prodotta principalmente in Danimarca, Svezia, Norvegia e Finlandia dove, a seconda del paese di provenienza, si avranno acquaviti molto differenti per metodo di preparazione, sapore e aromi.  L’Akvavit, infatti, è aromatizzata con numerose erbe e spezie diverse.La Danimarca è considerata la patria di questo distillato. La prima Akvavit fu prodotta ad Aalborg e ancora oggi qui sono prodotti distillati aromatizzati al cumino, alle erbe (Aalborg Akeleje Snaps), al Madera (Esksport Akvavit) o all’aneto (Porse Snaps). L’akvavit di sole patate, invece, è chiamato ‘Taffel Akvavit’. In Norvegia si producono distillati aromatizzati al cumino e invecchiati per almeno tre anni in botti di rovere (Gammel Aquavit) o da Sherry (Linie Aquavit). I distillati con dieci anni di invecchiamento sono detti Gilde Taffel. In Svezia, infine, si produce la “Odarka Taffel Aquavit”, un distillato di patate aromatizzato con cumino, coriandolo, finocchio e sherry. La produzione di akvavit è divisa in quattro fasi.  Si inizia con la preparazione delle patate che vengono prima sbucciate, pressate e poi messe a fermentare con l’aggiunta di acqua per attivare la trasformazione degli amidi in zucchero. Nel caso di distillati con cereali questi ultimi vengono fatti fermentare insieme alle patate. Il mosto fermentato viene poi distillato. La distillazione viene fatta in alambicchi a colonna ed è doppia allo scopo di ottenere un prodotto più raffinato nonostante la povertà delle materie prime. Il distillato può, poi, essere filtrato con il carbone di legna.L’akvavit è solitamente bianca e ha una gradazione alcolica pari al 45%, viene consumata molto fredda e liscia. Si può servire come aperitivo per accompagnare antipasti piccanti o a base di salumi. Può essere servita anche nel caffè. Difficilmente viene utilizzata come base per cocktail a causa dell’aroma di cumino che male si sposa con gli altri liquori. Viene bevuta in piccoli bicchieri di forma conica. La fase finale, prima dell’imbottigliamento, consiste nell’aromatizzazione della bevanda con semi di cumino o erbe. In alternativa all’aromatizzazione con erbe si può sottoporre il distillato a un periodo di invecchiamento in botti di rovere o utilizzate in passato per vini come lo sherry.La quarta e ultima fase è quella dell’imbottigliamento. La principale azienda produttrice di akvavit è la danese “De Danske Spirit Fabrikker” riconoscibile per la bottiglia recante la croce di Malta.Torna su

Applejack:
Acquavite di mele prodotta negli Stati Uniti ed in Canada. Negli Stati Uniti quest'acquavite è chiamata anche cider brandy, cider spirit, cider whisky, o più semplicemente apple, che in inglese significa mela.
Torna su

 Assenzio:
L’assenzio è un distillato di erbe ad alta gradazione alcolica. Deve il suo nome alla pianta dell’Assenzio Maggiore le cui foglie rappresentano la base della preparazione, insieme all’anice verde e al finocchio. Molto diffuso nell’Europa del 19esimo secolo e soprattutto in Francia, dove divenne la bevanda dei ‘poeti maledetti’, il consumo d’assenzio è poi stato vietato nella maggior parte degli stati, per più di un secolo, perché equiparato a una droga per gli effetti che si pensava producesse sui bevitori abituali.
Liberalizzato nuovamente negli ultimi anni, l’assenzio continua a portarsi dietro questa nomea di bevanda maledetta. Di là dalle suggestioni letterarie, l’assenzio è un distillato molto forte con una gradazione alcolica pari al 68%, dal retrogusto amaro con forti sentori di anice. Si riconosce per il caratteristico colore verde a cui si devono vari soprannomi tra cui quello di ‘Fata Verde’. Il distillato può assumere varie tonalità di verde dovute alla clorofilla scaricata dalle piante utilizzate per la sua preparazione. Esiste anche una varietà incolore, molto diffusa durante gli anni in cui era proibito. L’assenzio per potersi definire tale deve possedere cinque caratteristiche di base: deve essere distillato, avere una gradazione tra i 45 e i 75 gradi, deve contenere solo semi di anice verde e non stellata, deve intorbidire a contatto con l’acqua e deve restituire i sentori di tutti gli ingredienti utilizzati per la sua preparazione. La produzione dell’assenzio prevede numerosi passaggi. Il primo consiste nella macerazione delle erbe con l’alcool. Il liquido ottenuto viene filtrato prima di passare alla fase successiva, ovvero, la distillazione. La distillazione può avvenire sia in alambicchi continui sia discontinui. Il distillato subisce, poi, un ulteriore passaggio che consiste nell’infusione con altre erbe per rafforzare la colorazione verde e per trasmettergli ulteriori aromi. Ogni distilleria possiede una sua ricetta per la produzione di questa bevanda che prevede l’aggiunta di più o meno ingredienti diversi. Le materie prime di base dell’assenzio sono tre: le foglie di assenzio, i semi di anice verde e il finocchio. A queste tre erbe si possono aggiungere issopo, melissa, artemisia pontica, angelica, menta, camomilla e coriandolo. La degustazione dell’assenzio segue dei veri e propri rituali che contribuiscono a rafforzare l’aura mistica e magica di questa bevanda. I metodi più diffusi sono il metodo francese e quello flambé o bohemienne. In entrambi i casi si utilizzano piccoli calici tipo Pontarlier dotati di una base a forma di ampolla e dei cucchiaini forati su cui posare la zolletta di zucchero. Lo zucchero viene utilizzato per stemperare l’amaro della bevanda. Il metodo francese, utilizzato nei caffè parigini della fine dell’800, prevede che venga posizionato sul bicchiere, contenente assenzio, un cucchiaino forato con sopra una zolletta di zucchero su cui, poi verrà versata, poca per volta, dell’acqua. Lo zucchero sciogliendosi cadrà sul liquore facendolo intorbidire (louche). La bevanda potrà essere mescolata delicatamente con il cucchiaino forato e consumata. Il metodo flambé, invece, è più recente e prevede che l’assenzio sia versato direttamente sulla zolletta di zucchero appoggiata sul cucchiaino forato. La zolletta è poi incendiata in modo che le gocce di zucchero caramellato cadano nell’assenzio. Dopo circa quindici secondi si spegne il fuoco e si allunga la bevanda con acqua.Torna su

Bagaceira:
La Bagaceira è un’acquavite di vinacce tipica del Portogallo. Il suo nome deriva dal termine “bagasu” che in portoghese significa graspo. E’ ottenuta dalla distillazione di graspi e vinacce provenienti da uve coltivate nelle regioni di Minho, Douro, Verde, Barraida e Algarve, da cui provengono i più pregiati vini portoghesi. Non esiste un disciplinare per la produzione di questo distillato dal colore trasparente e con una gradazione alcolica minima di 37,5 gradi e una massima di 52. In generale i migliori produttori tendono a iniziare la fase di fermentazione della materia prima nelle 24 ore successive alla spremitura dei grappoli. Le vinacce, rigorosamente provenienti dallo stesso territorio di produzione del distillato, vengono fatte fermentare all’interno di silos. Una volta fermentato il composto viene distillato in alambicchi discontinui. Il distillato viene fatto invecchiare da un minimo di un anno ad un massimo di sei prima di essere imbottigliato.  L’invecchiamento avviene in barili di quercia. Esistono varianti aromatizzate con la ruta.Torna su

Boukha:
Il Boukha è un’acquavite a base di fichi tunisini. E’ un liquore delicato e molto aromatico che è consumato dopo i pasti come digestivo. Viene servito ghiacciato insieme a frutta fresca. Il Boukha è realizzato con i fichi giunti al massimo della maturazione. I frutti vengono ridotti in poltiglia e tramite l’aggiunta di acqua viene avviata la fermentazione. Il liquore fermentato viene, poi, distillato e imbottigliato. La maggiore casa produttrice è la Bakobsa che produce due tipi di acquavite: l’Oasis e il ‘Premium etichetta bianca’.  Questo distillato è conosciuto anche con il nome francese, ovvero, l’ ‘Eau de vie de Figue.Torna su

Brombeergeist:
è un liquore ricavato dal succo e dal distillato di mora selvatica. È una specialità tedesca tipica della Foresta Nera la cui produzione è regolata da un consorzio (come per l'Himbeergeist). La gradazione alcolica è intorno al 40%. Il liquore va degustato freddissimo in appositi bicchierini.Torna su

Buza:
Il Buza è un distillato di datteri originario dell’Egitto. Il nome in arabo significa ‘vapore d’alcool’ e viene utilizzato anche per indicare altri distillati di frutta di origine araba. La produzione del Buza si compone di varie fasi. La prima consiste nella spremitura del frutto che è trasformato in una poltiglia zuccherina. Questa poltiglia viene, poi, mescolata con acqua per attivare il processo di fermentazione. Si ottiene una bevanda detta ‘vino di datteri’ che viene consumato già così da alcune popolazioni mediorientali. Il vino di datteri viene distillato in alambicchi tradizionali. A distillazione conclusa si otterrà un liquore molto forte e ruvido che arriva a raggiungere anche i 70 gradi alcolici. Per questa ragione viene spesso diluito con acqua. Viene servito principalmente come digestivo.Torna su

chachaChacha: la Chacha o tchatcha è l'equivalente della nostra grappa, di cui ricarda da vicino anche il profumo e gusto. Con questo termine in Georgia, si definiscono anche altri distillati di origine frutticola, ma quello di vinacce rimane quello per cui questo paese si distingue. Le origini del distillato sono contadine ed aveva un'iniziale funzione terapiche, digestive e ricostituente. A differenza di altri stati la distillazione di chacha casalinga è tollerata dalle autorità di questo paese. La chacha veniva e viene tutt'ora aromatizzata con frutti, ad esempio, fichi, mandarini, aranci e more come spesso accadeva in pasato per coprire difetti di distillazione che gli alambicchi a capitello basso potevano trasmettere.La distillazione casalinga non poteva contare neanche sulle colonne demetilanti, quindi la percentuale di questo alcol era sicuramente rilevante. Un classico era l'aggiunta di dragoncello o estragone una pianta sempre verde della famiglia delle artemisie. Questa variante con una gradevole scia amara aveva un impiego aperitivo-digestivo. Per la produzione sono impiegati sia vitigni rossi che bianchi.
Curiosità: la cittadina di Batumilocalità turstica rinomata del mar nero ha inaugurato nell'otobre del 2012 la chacha tower, un campanile dove all'nterno trova sede una fontana dove ogno giorno per 15 minuti esce il distillato. Iniziativa per ar conoscere ai turisti stranieri il distillato Chacha. Torna su

Cocuy:
Il Cocuy è un distillato di origine vegetale prodotto in Venezuela. La dicitura completa per questo tipo di acquavite è “Cocuy de Penca”, per indicare la ‘denominazione di origine controllata’ del prodotto. Come la Tequila e il Mezcal, il Cocuy è il prodotto del succo fermentato e distillato di un particolare tipo di agave, l’agave sisilana. Si tratta di una bevanda antichissima, conosciuta già dalle popolazioni precolombiane che coltivavano questa pianta per scopi alimentari e medicinali. Le foglie dell’agave, infatti, venivano cotte e mangiate, mentre il succo serviva per produrre una bevanda alcolica consumata durante le funzioni religiose poiché considerata magica. Con l’arrivo dei conquistadores spagnoli e l’introduzione della tecnica della distillazione, il succo d’agave sisilana cominciò a essere distillato realizzando la bevanda che ancora oggi è conosciuta con il nome di Cocuy. I migliori distillati sono quelli prodotti negli stati di Falcon e di Lara, dove si trova la maggior parte delle distillerie del paese. La produzione del Cocuy inizia nei campi, con la raccolta della pianta al giusto punto di maturazione. L’agave, infatti, deve essere tagliata intorno ai sette anni di vita, quando inizia il periodo della fioritura. L’infiorescenza centrale, detta ‘pinas’, viene tagliata e fatta cuocere per più di una settimana in forni rustici al fine di trasformare gli amidi in zuccheri. Il succo ottenuto viene, poi, messo a fermentare per almeno settantadue ore. Il mosto ottenuto ha una gradazione alcolica di circa sei gradi e può passare alla fase successiva, quella della distillazione. La distillazione del Cocuy è doppia e viene fatta in alambicchi discontinui di rame. Dalla prima fase si ottiene una bevanda detta “recuelo” che si aggira intorno ai 25 gradi. Il recuelo viene distillato una seconda volta per ottenere il prodotto finito. Il distillato finale ha una gradazione che si aggira intorno ai 45/50 gradi. Prima di essere imbottigliato viene fatto invecchiare per un minimo di due anni. Il Cocuy giovane viene detto ‘blanco’, mentre, quello invecchiato è detto “reposado”. Esiste anche una variante aromatizzata con erbe e spezie che viene chiamata “elaborado”. Il Cocuy solitamente viene servito liscio e freddo nei classici bicchierini da Tequila. Può essere anche utilizzato come base per cocktail e drink. Viene consumato come aperitivo o dopo i pasti. Questa acquavite ha conservato parte della sua funzione originaria di medicinale e viene usata per preparare un balsamo con aglio, melissa, menta e zenzero, utilizzato per la cura della prostata.Torna su

Choum:
Il Choum è un’acquavite molto diffusa in Cina, Vietnam e Sri-Lanka ed è ottenuta dalla distillazione del riso. La sua preparazione si divide in varie fasi. La prima fase consiste nella bollitura dei chicchi di riso, necessaria per trasformare l’amido in zucchero. La fase successiva è costituita dalla fermentazione che dura diverse settimane e prevede l’aggiunta di altro zucchero. Il composto fermentato viene, quindi, distillato in alambicchi continui. Il choum si presenta chiaro e trasparente, con una gradazione alcolica che si aggira intorno ai 40 gradi. Il liquore distillato viene fatto riposare in botti di acciaio prima di essere imbottigliato. Solitamente viene servito liscio come digestivo in bicchieri a tulipano.Torna su

Framboise:
Il Framboise è un’acquavite prodotta con i lamponi di bosco. Si tratta di un liquore dal gusto molto delicato e strettamente radicato al suo territorio di origine. Viene prodotto solo in Francia e in Svizzera dove è molto diffuso come digestivo a fine pasto o allungato con acqua come aperitivo. Viene preparato esclusivamente con i lamponi selvatici raccolti nei boschi della zona nord-orientale del paese. Si presenta incolore, limpido e riccamente profumato al naso con leggero retrogusto di sottobosco. Raggiunge una gradazione di circa 20-25 gradi. I principali produttori di Framboise sono Carton e Decorse in Francia, mentre in Svizzera viene prodotto nella zona di Martigny.  Anche in Italia esistono alcune distilleria a Bolzano e ad Aosta. In Italia non è molto diffuso e difficilmente si può trovare nei bar o nei negozi specializzati nella vendita di sostanze alcoliche. Si tratta di un distillato molto diffuso quasi esclusivamente nelle zone di origine. Il Framboise è distillato a partire da un’infusione di lamponi. La sua produzione si divide in varie fasi. La prima fase consiste nella raccolta dei lamponi che non vengono schiacciati per ricavarne il succo, ma, vengono utilizzati per produrre un’infusione alcolica non superiore ai 25 gradi per evitare di bruciare il frutto che è molto delicato. La fase di infusione dura circa un mese a conclusione della quale, il liquore viene allungato con dell’acqua distillata che serve per abbassarne la gradazione. L’infusione passa, quindi, alla fase di distillazione. La distillazione avviene in alambicchi discontinui secondo il metodo tradizionale del taglio della testa e della coda. Il distillato viene, poi,  fatto riposare per almeno sedici mesi in botti di acciaio per stemperare e arrotondare il suo gusto. Prima di essere imbottigliato, il Framboise viene mescolato con prodotti di annate diverse per raggiungere un prodotto di qualità sempre costante.Torna su

Himbeergeist:
è un distillato di lamponi di origine tedesca. È una specialità della Foresta Nera la cui produzione è regolata da un consorzio. Si presenta incolore con gradazione alcolica intorno al 40%; l’invecchiamento ne esalta le caratteristiche. Il liquore va degustato freddissimo in appositi bicchierini.

Kirsch:
Con il termine Kirschwasser, abbreviato in Kirsch, si indica un distillato di frutta prodotto con un particolare tipo di ciliegie scure – dette morello – coltivate nelle regioni dell’Europa centrale. La parola “kirsch” in tedesco significa appunto ciliegia, mentre “wasser” significa acqua, ovvero ‘acqua di ciliegie’. Si tratta di un’acquavite originaria dell’Europa centro-settentrionale e in particolare dell’Alsazia e della Svizzera tedesca, dove esiste addirittura un consorzio che ne tutela la produzione. Viene prodotta anche in Austria, in Germania nella regione della Foresta Nera, in Francia e nella zona del Vosgi. Il kirsch è un distillato chiaro e trasparente, con una gradazione alcolica pari al 45%, dal gusto limpido e fruttato con un retrogusto di mandorle amare. Non si conosce la sua origine, ma, si pensa che sia stato distillato per la prima volta nel quattordicesimo secolo nella regione della Foresta Nera da alcuni monaci.Per la produzione di questo distillato dovrebbero essere utilizzate solo le ciliegie scure della varietà morello, ma, molti produttori utilizzano anche altri tipi di ciliegie simili nel colore e nel sapore. Per la produzione del kirsch le ciliegie devono essere raccolte in autunno quando sono molto mature. Se necessario, vengono fatte maturare a terra ancora qualche settimana prima di essere messe a fermentare. La particolarità di questo distillato consiste nel fatto che le ciliegie vengono fatte fermentare intere, con i noccioli che vengono prima spezzettati. La fermentazione avviene in fusti di legno e dura circa un mese. Alla fermentazione del nocciolo si deve quel retrogusto di mandorla che è tipico di questo distillato. Il mosto fermentato viene, quindi, sottoposto a una doppia distillazione in alambicchi tradizionali in rame. Se è necessario per aumentare la percentuale di alcool viene aggiunto anche dello zucchero. Il distillato è quindi messo ad invecchiare in botti di legno di frassino o in otri di terracotta per un periodo di tempo variabile e poi passato in vetro per essere stabilizzato in maniera da fargli conservare il suo aspetto limpido e incolore.Il kirsch è un distillato dal gusto molto raffinato con sentori di ciliegie e frutta e con un retrogusto amarognolo dato dai noccioli. Solitamente viene bevuto liscio e freddo all’interno di piccoli bicchieri di vetro a forma di tulipano. Viene consumato solitamente come aperitivo o come digestivo. In alcuni casi può essere consumato anche a temperatura ambiente o leggermente riscaldato come se si trattasse di un brandy. E’ un liquore molto utilizzato per la preparazione di diversi cocktail tra cui il Florida, il Black Forest e il Lady Finger. Trova largo utilizzo anche in cucina per la preparazioni di dolci. E’ molto apprezzato in abbinamento con la cioccolata.Torna su
 

Kislav:
Acquavite russa ottenuta dalla distillazione del succo fermentato del cocomero

komovica: Distillato prodotto in Serbia dalla fermentazione dei residui liquidi e solidi della vinificazione.

Marc:
Con il termine “Marc” si indica un tipo di acquavite di vinacce prodotto in Francia e principalmente nelle grandi regioni dei vini. Molto famoso è il Marc di Champagne, prodotto nell’omonima regione e frutto della distillazione delle vinacce utilizzate per la produzione del famoso vino.  Il nome deriva da quello del torchio utilizzato in questa zona, detto appunto “marc”.Generalmente il termine “Marc” è accompagnato dal nome della zona di provenienza, ad esempio ‘Marc de Bourgogne’. Per sottolineare in maniera ancora più marcata il legame con i grandi vini francesi, le bottiglie utilizzate per il confezionamento di questo distillato sono solitamente le stesse utilizzate per i vini da cui provengono le vinacce. Il Marc di Champagne, ad esempio, è imbottigliato nelle tipiche bottiglie da Champagne. Questo distillato è incolore e la gradazione alcolica minima è di 42 gradi. Viene degustato come aperitivo o, dopo i pasti,  come digestivo. Solitamente è servito in bicchierini da grappa o in calici a tulipano.Il Marc viene prodotto con le vinacce di Chardonnay, Pinot nero e Pinot Meunier. Nella zona dello Champagne vengono utilizzate le vinacce fresche del ‘vin de cuveè’ che vengono fatte fermentare all’interno di appositi silos. Le vinacce ricavate dalla lavorazione delle uve per la produzione del vino sono messe a fermentare con particolari lieviti, fino a ottenere un mosto di vinacce. Il mosto viene, quindi, distillato in appositi alambicchi e dopo un periodo di invecchiamento minimo di due anni in botti di rovere, il distillato viene imbottigliato. In rari casi può essere aromatizzato con erbe. Nella zona di Arbois si produce il Macvin, che prevede l’aggiunta di succo d’uva.Torna su

Fine de Bourgogne e Fine de Marne:
la materia prima del Fine de Bourgogne a differenza del Marc non sono le vinacce, bensì i sedimenti che si depositano sul fondo delle botti in cui vengono fatti invecchiare i grandi vini di Borgogna. Questi sedimenti ricchi di lievi e di particelle di uva sono distillati per ottenere un’acquavite morbida e fruttata, che restituisce a pieno i sapori e i profumi dei vitigni d’origine. I produttori tendono a lasciare una discreta percentuale di vino insieme ai sedimenti destinati alla distillazione.  I sedimenti non sono altro che le parti solide contenute nel vino e che tendono a depositarsi sul fondo delle botti. Una volta svuotate le botti, i sedimenti vengono raccolti e distillati in alambicchi discontinui. Il distillato viene, poi, fatto invecchiare per almeno sei anni in botti di rovere. Lo stesso procedimento viene eseguito nella zona dello Champagne per la produzione del Fine de Marne.
Torna su

Mirabelle:
Il Mirabelle è un particolare distillato di prugne che viene prodotto in Francia e in particolare nella regione della Lorena e in generale nel nord est del paese. Il distillato deve il suo nome al particolare tipo di prugne utilizzato per la sua produzione. Le Mirabelle, infatti, sono prugne piccole, gialle e molto dolci tipiche della zona della Lorena. Vengono raccolte nei mesi di settembre e ottobre scuotendo gli alberi e facendo cadere solo i frutti più maturi.Il distillato ha una gradazione alcolica che si aggira tra i quaranta e i quarantacinque gradi e si presenta incolore o lievemente ambrato nel caso dei liquori più invecchiati. Ha un sapore fruttato e leggermente asprigno con un retrogusto di amaretto. Per produrre un litro di liquore occorrono circa otto chili di prugne.La materia prima utilizzata per la produzione dell’acquavite di Mirabelle sono le prugne mature della Lorena che vengono spremute delicatamente per ricavarne il succo e poi messe a fermentare. La fermentazione dura circa sei settimane e prevede l’aggiunta di lievi per attivare la trasformazione dello zucchero in acqua. Il vino di prugne così ottenuto ha una gradazione alcolica del 9%. La bevanda viene quindi distillata. Alcuni produttori distillano solo il succo delle prugne fermentato, mentre altri mettono nella caldaia le prugne con i noccioli. La presenza di questi ultimi conferisce al liquore il tipico sentore finale di amaretto. Il distillato viene, quindi, affinato in botti di legno di acacia o di secondo passaggio.L’invecchiamento minimo va dai due ai cinque anni. Il tempo massimo di persistenza in botte, invece, è di venti anni, trascorsi i quali il distillato perde le sue caratteristiche organolettiche. Prima di essere imbottigliato, il liquore viene diluito con dell’ acqua distillata che serve per abbassarne la gradazione alcolica.L’acquavite di Mirabelle viene consumata tradizionalmente come digestivo. Viene servito agli ospiti dopo i pasti ad una temperatura di circa 6 gradi. Esiste una variante detta “Collins” con la presenza di succo di limone, acqua e zucchero che può essere servita come aperitivo. Il 70% della produzione di Mirabelle si ha nella zona della Lorena, ma, alcune distillerie si trovano anche nel cuore della Borgogna.I principali produttori di Mirabelle sono la Maison de la Mirabelle a Rozelieures fondata nel 1895 e la Maucort a Vezon. Sempre in Francia, ma, nella zona dell’Alsazia viene prodotto anche un altro distillato a base di prugne, detto Quetsche dal nome della varietà di prugne utilizzate. Le Quetsche hanno piccoli frutti dal colore violaceo e dalla polpa zuccherina.
Torna su

Ogogoro:
L’Ogogoro è un distillato ottenuto dalla linfa della palma Raffia. E’ originario della Nigeria, del Ghana e del Benin, dove viene prodotto a livello artigianale. Viene prodotto a livello industriale solo da pochi anni. Originariamente era consumato solo durante le feste religiose o durante i matrimoni.  La produzione di questo distillato si divide in varie fasi. La prima consiste nell’estrarre la linfa dall’albero piantando dei chiodi nel tronco. Il liquido che fuoriesce viene raccolto in taniche di plastica. La linfa raccolta viene fatta fermentare per 72 ore. Il risultato è detto ‘vino di palma’ e può essere consumato anche senza essere distillato. La distillazione viene fatta in alambicchi artigianali dove il fuoco spesso entra in contatto con il liquido conferendo al prodotto finale note di affumicatura. Il distillato viene allungato con acqua piovana per abbassare la gradazione alcolica a 50-60 gradi. Viene imbottigliato senza invecchiamento.  Il prodotto artigianale contiene grosse quantità di alcol metilico, un inconveniente a cui si sta cercando di ovviare con l’avvio della produzione a livello industriale.Torna su

Orujo:
L’Orujo è un’acquavite di vinacce tipica del nord della Spagna e in particolare della Galizia, della Castiglia e Leon e delle Asturie. Si presenta trasparente ed ha una gradazione alcolica pari al 50%. E’ tra i liquori più antichi di Spagna e le sue origini risalgono al sedicesimo secolo. Per molti secoli è stato prodotto solo dalle famiglie contadine della Spagna settentrionale, ma, negli ultimi decenni è stato istituito un vero e proprio disciplinare di produzione con circa venti produttori certificati. Come per gli altri distillati simili, anche per la produzione dell’Orujo vengono messe prima a fermentare le vinacce all’interno di silos. Il mosto ottenuto viene, poi, distillato in alambicchi discontinui. La bevanda ottenuta viene, quindi, fatta invecchiare in botti di quercia per almeno due anni prima di essere imbottigliata. L’Orujo è servito come digestivo dopo i pasti e si beve liscio nei tipici bicchierini da grappa.
Torna su

 

Raki:
Il raki è un'acquavite a base di mais, o patate, oppure uva o prugne, aromatizzata infine con anice e menta, molto popolare in Turchia dove è considerata una bevanda nazionale. Si presenta come un liquido incolore con una gradazione alcolica minima del 40%. Il suo sapore è simile all'ouzo greco. Non deve essere confuso con l'omonima grappa bianca greca e albanese che, invece, è un distillato puro di vinaccia. il raki si degusta diluito con acqua, e con l'aggiunta di cubetti di ghiaccio, per accompagnare antipasti freddi e salati chiamati meze, ma non è raro berlo a tutto pasto. In Albania si degusta senza l'aggiunta di acqua e accompagna i pasti o anche il caffè. Il Raki è stato importato nei paesi che hanno subìto la dominazione Turca fino all'Ottocento e, in particolare, nelle isole di Cipro e di Creta. Il nome raki in Grecia è poi passato ad indicare un distillato di vinacce, come la grappa, non aromatizzato. Lo stesso distillato a Creta prende il nome di Tsikoudia, dal termine tsikouda ( buccia d'uva).     Torna su

 

 

Palinka:

è una bevanda alcolica tradizionale dell'Ungheria, della Romania e della Serbia. Si ottiene da diversi tipi di frutti, più comunemente dalla prugna, dalla pera, dall'albicocca, dalla pesca, dalla mela, dalla ciliegia, dai frutti di bosco o dalle mele cotogne. Esistono varietà anche estratte dal miele, dalle rose o dall'uva. Dal 1º luglio 2002 il nome Pálinka è protetto dall'Unione Europea e può essere ufficialmente attribuito solo ai liquori provenienti al 100% da frutta o erbe autoctone coltivate nel bacino dei Carpazi in Ungheria e senza additivi artificiali, aventi una gradazione alcolica tra il 37,5% e 86%. Deve inoltre essere distillato e imbottigliato in Ungheria.Torna su

 

 

Slivovitz:

Lo Slivovitz è un’acquavite ottenuta dalla distillazione del succo di prugne sia selvatiche che coltivate ed è prodotto principalmente nei paesi Balcanici, dove il 70% della produzione nazionale questo frutto è destinato alla produzione di tale liquore. Le prugne utilizzate per la preparazione dello Slivovitz sono quelle della varietà ‘pozega’ tipiche delle regioni dell’Europa orientale. E’ un distillato di frutta molto robusto con un valore alcolico che oscilla tra i 40 e i 45 gradi, è incolore o giallo paglierino nelle varianti invecchiate. E’ la bevanda nazionale della Bosnia Erzegovina dove viene chiamato rakija. Esiste anche una variante domestica che può raggiungere anche una gradazione alcolica del 70%. Nella versione casalinga si utilizzano anche altri tipi di frutta come ad esempio i cachi. Lo Slivovitz è molto diffuso in Croazia, Serbia, Slovacchia e Slovenia. Negli ultimi anni viene prodotto anche in Europa e soprattutto in Italia, nelle regioni al confine con i Balcani. Esistono numerose varianti del nome che significa appunto ‘acqua di prugne’. In Polonia ad esempio è conosciuto con il nome di Liwowica, mentre in Romania è chiamato ‘tuica’ Esiste una variante all’albicocca che molto apprezzata. La produzione di Slivovitz si divide in varie fasi. Il primo passo consiste nella spremitura delle prugne che inizialmente veniva fatta insieme ai noccioli per conferire più corpo alla bevanda. La frutta deve essere molto matura e viene raccolta, solitamente, alla fine del mese di ottobre. Attualmente vengono lasciati solo il 50% dei noccioli che donano alla bevanda un retrogusto di mandorla. Il succo viene, poi, messo a fermentare con amidi e zuccheri. La bevanda fermentata viene poi distillato. Il distillato è poi fatto invecchiare per almeno sei mesi in contenitori di vetro mantenendo il suo colore trasparente. Se, invece, viene fatto invecchiare in botti di legno il liquore assume un caratteristico colore giallo paglierino. La stagionatura in legno dona al liquore anche un particolare aroma di affumicato. I prodotti più pregiati presentano sentori di mandorle e frutta fresca, mentre, quelli più dozzinali sono fortemente caratterizzati da un sapore di alcool. Lo Slivovitz ha un leggero sapore di mandorle amare e una forte componente alcolica. La frutta gli conferisce il suo tipico sapore fruttato. Solitamente viene consumato liscio e servito in piccoli bicchierini svasati, simili a quelli utilizzati per la vodka. Non è molto utilizzato per la preparazione di cocktail, poichè ha un sapore e un carattere molto decisi che tendono a coprire tutti gli altri aromi. Può essere servito sia freddo che a temperatura ambiente. Nei paesi di origine viene bevuto come aperitivo prima dei pasti, mentre in Europa è considerato un buon digestivo o, comunque, un liquore di fine pasto in virtù della sua elevata gradazione alcolica.
Torna su

 

 

 

 

Sotol:
Il Sotol è un distillato di origine vegetale prodotto in Messico. Deve il suo nome al tipo di agave con cui viene preparato, la Dasylirion Wheelery che in lingua spagnola viene chiamata appunto ‘sotol’.  Questo distillato viene preparato essenzialmente nelle regioni di Chihuahua e Durango con agavi cresciute a più di mille metri sul livello del mare e che impiegano circa 15 anni per maturare, quasi il doppio delle agavi utilizzate per la produzione di Tequila e Mezcal.Il Sotol è una bevanda antichissima, conosciuta già dalle tribù precolombiane che bevevano il succo fermentato della pianta durante le funzioni religiose. L’agave Dasylirion Wheelery era considerata una pianta magica, poiché durante i periodi di siccità il suo alto contenuto di acqua permetteva alle popolazioni indigene di sopravvivere anche con limitate disponibilità di acqua. Il distillato vero e proprio risale all’arrivo dei conquistadores spagnoli che introdussero in Messico la tecnica della distillazione producendo l’acquavite così come è conosciuta oggi.Il procedimento per la produzione di questo distillato di agave è molto simile a quello utilizzato per la Tequila o il Mezcal, con la differenza che la pianta raggiunge la maturità solo dopo quindici anni. Lo stelo viene reciso all’inizio della maturazione solitamente in autunno quando la concentrazione di zuccheri è ai massimi livelli. La parte della pianta utilizzata per la produzione del distillato è la pigna centrale, detta ‘pinas’ che viene ripulita dalle foglie esterne e poi cotta in forni a vapore per trasformare gli amidi contenuti in zuccheri.Le pigne vengono, poi, pressate in macine di pietra per estrarre tutto il succo che viene messo a fermentare per circa 72 ore. Il mosto fermentato ha una gradazione di circa otto gradi e viene successivamente distillato in alambicchi di rame discontinui. La distillazione è doppia. Nella prima fase si ottiene una bevanda con una percentuale alcolica tra il 26 e il 29%. Questa bevanda viene, poi, distillata una seconda volta. Il distillato finale ha una gradazione di 80 gradi e prima di imbottigliato viene fatto riposare per almeno due anni in botti di rovere e poi allungato con acqua per portare la gradazione a 45 gradi. La versione “full proof” può arrivare a 55 gradi alcolici.Il Sotol viene degustato liscio o come base per numerosi cocktail o drink. Viene servito nei classici bicchierini da tequila. Esistono varie tipologie di Sotol, blanco o joven, imbottigliato dopo un breve periodo di riposo in botti d’acciaio, quello ‘reposado’ che prevede un invecchiamento di almeno un anno in botti di rovere. Dal 2002 il Sotol deve seguire il disciplinare di produzione previsto dal “Consejo Regulador”.
Torna su

 

 

Trester:
acquavite non molto diffusa, viene prodotta in germania, è ottenuta dalla distillazione delle vinacce, seguendo delle procedure produttivi del tutto simile alla grappa prodotta in Italia. Il vitigno più popolare per la sua produzione è il riesling, le aree di produzione si trovano nella valle del reno.
Torna su

 


 

Tungi:
Il Tungi è un’acquavite a base di fichi d’india coltivati sull’omonima isola situata nell’Oceano Atlantico.  La prima fase di produzione consiste nella spremitura della sola polpa del frutto che, poi, viene miscelata con acqua per  farla fermentare. Il mosto fermentato viene filtrato e quindi distillato. Il liquore finale è un distillato molto delicato dal sapore fruttato e aromatico. Viene prodotto da un’unica piccola distilleria situata sull’isola e in piccole quantità esportato al di fuori dei confini isolani. È bevuto come digestivo a fine pasto e servito freddo.Torna su

 

 

Waragi:
con il termine “Waragi” si indicano in Uganda i liquori ottenuti dalla distillazione di banane, manioca o canna da zucchero a seconda della disponibilità e della zona di produzione. Il più famoso è il Kasese la cui materia prima è la banana. Il termine Waragi potrebbe derivare dall’inglese “war gin”, in quanto veniva fornito alle truppe inglesi impegnate nella campagne coloniali per infondere loro coraggio.  La produzione del waragi inizia con la preparazione della polpa di banana. Le banane vengono sbucciate e ridotte in poltiglia. La poltiglia viene fatta fermentare tramite l’aggiunta di acqua e una volta fermentata viene distillata. La distillazione dei prodotti destinati alla vendita avviene in alambicchi a colonna. Solitamente questo liquore è sottoposto a una doppia o tripla distillazione. Si segue lo stesso procedimento per il Waragi di manioca.
Torna su

 

 

Williamine:
con il termine “Williamine” si indica una particolare acquavite di frutta ottenuta esclusivamente dalla lavorazione e dalla distillazione delle pere Williams. Viene prodotta principalmente nelle regioni dell’Europa Settentrionale e in particolare in Trentino Alto Adige, nel nord della Francia e in Svizzera. Queste acquaviti sono ottenute dalla lavorazione delle pere Williams, coltivate per la prima volta in Inghilterra nel 1765. Famoso in tutto il mondo è il distillato prodotto dalla distilleria altoatesina Pfenner caratterizzato dalla presenza di una pera intera all’interno della bottiglia. La pera viene fatta crescere direttamente all’interno della bottiglia quando è ancora sull’albero. Questo distillato è ottenuto solo con pere Williams-Christbirnen-Brand ed è chiamato “Birnenbrand”. I distillati di pere raggiungono una gradazione alcolica che varia tra i 35 e i 40 gradi. Oltre alle Williams possono essere utilizzati anche altri tipi di pere per produrre distillati dall’aroma molto intenso e caratteristico. Tra questi c’è il distillato ottenuto dalla pera Martin Sec coltivata in Valle d’Aosta e che si riconosce per il suo colore ambrato, quasi rosso. Il Williamine viene prodotto solo con pere Williams mature. La sua produzione si divide in varie fasi. La prima consiste nella raccolta delle pere al giusto punto di maturazione. Le pere vengono poi fatte maturare ulteriormente per alcuni giorni in solaio bui. Si passa, quindi, alla macinatura delle pere, dalle quali si eliminano semi, torsolo e picciolo. Dalla polpa e dalle bucce pressate si ottiene una purea che viene fatta fermentare tramite l’aggiunta di lieviti specifici.La fermentazione avviene in recipienti di acciaio inox a una temperatura prestabilita. Il composto fermentato viene, quindi, distillato in alambicchi discontinui. La fase della distillazione è molto delicata poiché deve essere eseguita a temperature non troppo elevate per evitare che i sapori e i profumi di questo liquore vengano dispersi. Il prodotto distillato viene fatto riposare per circa un anno in botti di acciaio e poi diluita per raggiungere la gradazione standard di 35-40 gradi. Il prodotto finale viene quindi imbottigliato per essere commercializzato.I distillati di pera Williams sono trasparenti e brillanti. Hanno un gusto aromatico, fruttato e morbido con prepotenti sentori di pera. Il Williamine viene servito freddo a una temperatura di 6-8 gradi. Può essere servito anche ghiacciato. Solitamente viene degustato come digestivo dopo i pasti. I principali produttori di distillati di pere si trovano in Francia e in particolare nelle regioni dell’Ardenne e della Borgogna. Dalla Svizzera e in particolare da Martigny arriva un distillato di pere molto rinomato prodotto dalla distilleria Louis Morand.Torna su