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Vitigni T

I vitigni di tutto il mondo dalla A alla Z

Tannat: Vitigno molto diffuso nel sud - ovest della Francia, in "Linguadoca" e in "Provenza". Esso è molto coltivato anche in Uruguay e in Argentina, mentre in Italia ha trovato scarsa diffusione. Il "Tannat" fornisce vini molto colorati, ricchi in contenuto polifenolico, per cui molto strutturati e adatti all'invecchiamento.
Tazzelenghe:Origini:Uno dei tanti vitigni recuperati e riportati alla coltivazione, oggi intensa nelle zone collinari intorno a Buttrio e Cividale. E' stato iscritto nel Catalogo Nazionale delle Varietà di Vite nel 1977 e solo alla fine degli anni '80 ha iniziato una vera diffusione. Le sue origini sono ovviamente più lontane, ve ne è traccia già nell'800, infatti fu esposto ad una mostra organizzata dalla Società Agricola Friulana nel 1863, insieme ad altre trecento varietà. Recenti indagini, condotte sul DNA, hanno appurato che ha una forte vicinanza genetica con il Refosco nostrano ed è sinonimo del Refosco del botton, reperito in Friuli nel 2005.

Altri sinonimi usati sono Tàce-Lènghe, Taze-Lenghe, Tazzalingua, Tassalinghe, Tacelenge ecc.
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: ha foglia media, pentagonale, trilobata; grappolo medio, di forma cilindrica, semplice o alato, mediamente compatto; acino medio-grosso, di dimensioni uniformi, sferoidale e leggermente schiacciato, buccia mediamente ricoperta di pruina, consistente e di colore blu-nero, ricca di tannino, polpa acidula. Ha produzione elevata e costante, dà i migliori risultati su terreni pedecollinari e collinari, mentre in pianura cala la qualità e aumenta fortemente la produttività.
Malattie e avversità: si difende abbastanza bene dalle principali malattie crittogamiche e ha media resistenza alle avversità climatiche.

Tempranillo:

Questo vitigno fu probabilmente messo in circolazione dai monaci di Cluny in pellegrinaggio sul Cammino di Santiago di Compostela. Il Tempranillo è noto soprattutto come vino da taglio nei vini Rioja. Poiché possiede poca dolcezza e acidità, raramente è vinificato in purezza.Insieme al Garnacha è il più importante vitigno della Rioja nel nord della Spagna. Cresce nelle parti più fredde della Rioja Alta e Alavesa, e costituisce circa la metà della superficie coltivata a vigneto della regione.Se esposto ad alte temperature, il vitigno produce vini relativamente piatti. Avendo una buccia abbastanza spessa gli acini dell'uva Tempranillo producono nel vino molto tannino, il che favorisce l'invecchiamento. Gli acini maturano presto e hanno poca acidità – «temprano» in spagnolo significa «precoce».I vini sono leggeri ed eleganti. Per ottenere un tempo di conservazione più lungo, il Tempranillo viene assemblato insieme al Garnacha e al Mazuelo. La diffusione geografica è limitata: lo si trova praticamente solo in Spagna e in Portogallo sotto vari nomi. In Catalogna, tra l'altro, Miguel Torres lo taglia con altre varietà come il Monastrell e il Cabernet Sauvignon. Questi vini finiscono poi in commercio sotto il nome catalano Ull de Llebre.Il Tempranillo è diffuso anche nella regione de La Mancha, dove viene assemblato con la varietà Airén bianco.Lo si trova anche in Portogallo, in particolare nelle regioni dell'Alentejo e come uva da vino porto nella Valle del Douro con il nome di Tinta Roriz.Nella Rioja si impiegano tradizionalmente nuovi barili di quercia bianca americana, che conferiscono al vino un gusto speciale e ne determinano la qualità. Il forte carattere di vaniglia che l'affinamento in botti nuove di rovere produce nella maggior parte dei vini della Rioja, spesso nasconde purtroppo le caratteristiche specifiche del vitigno. L'elegante e morbido frutto dell'uva Tempranillo si riscontra pertanto nelle migliori bottiglie che sono una vera delizia.

Teroldego:

Origini:Vitigno a bacca nera forse giunto in Trentino dalla provincia di Verona, dove i vigneti erano presenti attorno al lago di Garda; in quelle zone la varietà era conosciuta come Tirodola, dal sistema di allevamento con le tirelle. Attualmente il Teroldego viene coltivato quasi esclusivamente nella zona del Campo Rotaliano, nella Valle dell'Adige a nord di Trento. Il vitigno apparve negli "Annali dell'Agricoltura del Regno d'Italia" di Filippo Re, nel 1811; successivamente lo si ritrova nella descrizione del Pollini (1819), ripresa poi dall'Acerbi (1825). Ma è nel 1894, ad opera del Mach, che se ne ritrova la descrizione completa. Ha affinità genetiche con il Lagrein, il Marzemino e il Syrah, tutti di probabile origine orientale.
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: Ha foglia grande, pentagonale e trilobata; grappolo medio-grande, allungato e di forma piramidale, raramente cilindrico, a volte con due ali, mediamente compatto; acino medio, sferoidale o subrotondo, con buccia spessa e resistente, di colore blu-nero, ricoperta di abbondante pruina. Predilige terreni permeabili, di impasto leggero, potatura lunga. La produzione è regolare e abbondante.
Malattie e avversità: Ha una discreta sensibilità alla peronospora e all'oidio; nelle annate umide può essere soggetta al marciume. E' molto sensibile al disseccamento del rachide e ai ragnetti.
Terrano:Il prefisso “ter”, di origine tedesca, significa “catrame” ed evoca il carattere ruvido del vino, dalla colorazione nerastra. È chiamato anche Terrano del Carso o Terrano d’Istria, mentre in dialetto è definito semplicemente Teran. La storia di questo vitigno è molto antica. Per alcuni studiosi da qui deriverebbe l’antico Pucinum, uno dei vini più noti in epoca romana. È molto diffuso in Istria e nel Carso, ma è coltivato soprattutto sulle colline triestine (rientra nella Doc Carso Terrano). Fa una piccola comparsa in Emilia Romagna nelle Doc Cagnina di Romagna e Colli di Rimini.
Timorasso:Origini: Al contrario di quanto si potrebbe credere, nonostante sia venuto alla ribalta solo con il nuovo millennio, grazie soprattutto all'impegno e agli ottimi risultati ottenuti dal produttore Walter Massa, questo vitigno a bacca bianca è presente da molto tempo nella zona di Novi Ligure e del Tortonese, e in epoca prefillosserica abbracciava anche la provincia di Genova, dove era utilizzato prevalentemente come uva da tavola, e nell'area fra Pavia e Voghera.

Già nel 1875 due noti ampelografi, C. Leardi e P. P. De Maria, descrissero ampiamente il timorasso nel trattato "Ampelografia della Provincia di Alessandria", e due anni dopo il Di Rovasenda lo cita come "uva bianca buonissima". La duplice attitudine di questa varietà è confermata nel Bollettino Ampelografico dedicato alla "Coltura delle uve da tavola in Italia" (1885); per fortuna, dopo decenni in cui aveva perso completamente interesse, almeno sul piano enologico, è tornato prepotentemente a suscitare l'attenzione dei viticoltori, soprattutto nel Tortonese e, in particolare, nelle valli Grue e Curone, dove la superficie a timorasso è addirittura triplicata negli ultimi cinque anni. Oggi è considerata una delle migliori varietà a bacca bianca del Piemonte. Fra i sinonimi più conosciuti: timoraccio, timuassa, morasso, timorazza
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: ha foglia di media grandezza, pentagonale o cuneiforme, quinquelobata o trilobata, con una dentatura pronunciata a margine rettilineo o concavo/convesso. Grappolo medio o medio-grande, piramidale, con 2 o 3 ali, da mediamente compatto a compatto. Acino medio-grande di forma sferoidale o ellissoidale nei grappoli più compatti, per effetto della compressione; buccia ricoperta di abbondante pruina, spessa e consistente, di colore verde giallastro con ombelico apparente. Ha polpa leggermente carnosa e ricca di succo dal sapore neutro.
Ha produzione media e regolare, vegetazione abbondante, matura piuttosto precocemente, favorendone la coltivazione anche in zone elevate.
Malattie e avversità: è soggetta ad aborto floreale con possibile acinellatura verde, può subire anche colatura e scottatura di parte del grappolo. Tollera abbastanza bene le principali crittogame e i disagi climatici. In alcuni casi può essere attaccata dalla botrite, più raramente dalla peronospora. In caso di ampie piogge si può assistere ad attacchi di muffe e marciume.
Tinta amarela: vitigno a bacca rossa coltivato nella valle del Douro in Portogallo, concorre nella produzione del Porto.
Tinta barroca: vitigno a bacca rossa coltivato nella valle del Douro in Portogallo, concorre nella produzione del Porto.

 

Tinta Cão

Anche il Tinto Cão fa parte dei più importanti vitigni per il Porto. I vini sono di colore intenso e ad alto contenuto alcoolico, e hanno una fragranza floreale. Un'uva per vini Porto di ottima qualità, ma che non è quasi più allevata a causa della scarsa resa.


Tinta negra mole: vitigno utilizzato nella produzione del vino Madeira.
Tinta Roriz:Ufficialmente riconosciuto fin dal 1800, è l'unico vitigno a bacca nera di alta qualità del Douro che viene coltivato in modo estensivo anche fuori dal Portogallo. Recenti ricerche hanno dimostrato che è simile, se non proprio uguale, al Tempranillo spagnolo. In esso si combinano bene la qualità e la quantità, riuscendo a fruttare quasi due volte e mezzo in più rispetto al Touriga Nacional. I suoi grappoli compatti con gli acini a buccia spessa non rischiano mai di maturare troppo. Il Tinta Roriz rende bene in tutte e tre le zone, ma, essendo molto sensibile alla mancanza di minerali, vegeta meglio in terreni ricchi. La qualità dipende molto dalle annate e dal tipo di terreno. La percentuale di alcol ed il grado di acidità medi sono simili al Touriga Nacional, mentre l'intensità del colore è minore e diminuisce con il passare del tempo. L'aroma, anche se forte, non è così complesso come quello del Touriga Nacional. I sentori predominanti sono di legno, raspo ed erba, ma nelle annate migliori questo vino si arricchisce di fiore di eliantemo e di frutta fresca quale il gelso e il lampone. Risulta aggressivo al palato a causa della preponderanza di un tannino potente e concentrato. Il retrogusto è lungo e fruttato. In generale si presenta spigoloso, allappante e molto intenso, decisamente secco.

Tintilia:

Vitigno a bacca nera di probabile origine spagnola, appartiene al numeroso gruppo delle varietà Tintilia, Mourvedre, Monatrel, che presenta molti sinonimi (Tintillo de Luxor, Negromol, Benicarlo) ed è identificabile con l’ormai scomparsa Tintiglia nera dell’Irpinia, citata dal Di Rovasenda già alla fine dell’800. Offre inoltre qualche analogia con il Bovale di Spagna o Nieddera, con il quale è stato, fino a poco tempo fa, erroneamente confuso.
E’ attualmente oggetto di un rinnovato interesse da parte di alcune cantine molisane ed è stato da poco autorizzato alla coltivazione.
Vinificato in purezza, dà origine ad un vino rosso molto colorato, dall’intenso profumo fruttato e dal gusto corposo, caratterizzato dalla presenza di una tannicità un po’ aggressiva.
Tinto Cao:Varietà già conosciuta nel 1600, il Tinto Cão è stato classificato nel 1791 come uno dei migliori vitigni in Portogallo, che dà vita ad un vino "colorito, forte e generoso". Dopo il Touriga Nacional è la varietà meno produttiva. Crescendo in piccoli grappoli con acini con buccia spessa, risulta resistente al caldo e alla luce diretta del sole ma, poiché il succo tende ad ossidarsi, vegeta meglio in luoghi freschi. Il frutto non ha tanta possibilità di raggiungere la piena maturazione quanto le altre quattro varietà. Quando cresce in luoghi freschi, l'alcolicità si aggira intorno al 12% con un leggero bouquet di fiori che diventa più delicato col passare del tempo. Il suo colore è meno intenso e la sua struttura è più delicata rispetto agli altri vitigni. Inoltre impiega circa cinque anni per mostrare appieno le sue qualità intrinseche. Ha un aroma floreale, abbastanza persistente e di gusto rotondo. Quando cresce in luoghi caldi, l'aroma è molto più speziato ma non risulta né piacevole da giovane, né fine da vecchio. E' stato piantato in via sperimentale anche a Davis in California.
Tocai friulano:Vitigno a bacca bianca, di origini ancora nebulose, il Perusini (1935) riteneva fosse stato importato dall'Ungheria in Veneto e Friuli, ma non presenta alcuna somiglianza con i vitigni di quella
regione. Il Dalmasso (1937) citò documenti che attestavano la coltivazione di un vitigno chiamato "Tocai" in Veneto, risalenti al 1771. Le ultime ricerche lo identificherebbero con il Sauvignonasse, vitigno ormai scomparso in Francia, ma presente in notevole quantità in Cile. I sinonimi più utilizzati sono Tocai Bianco, Tocai Italiano, Trebbianello, Cinquien, Sauvignon Vert, Sauvignonasse, Malaga, Blanc Doux, Sauvignon à gros grains, Sauvignon de la Corrèze. Viene ancora erroneamente confuso con il Tokay, che è il nome di un vino Ungherese. Ha foglia medio-grande, orbicolare o pentagonale, trilobata; grappolo medio, tronco-piramidale, piuttosto compatto, provvisto di due ali, di cui una talvolta molto pronunciata; acino medio, sferoidale con buccia giallo-verde ricoperta di pruina. E' un vitigno molto produttivo e costante, soffre l'umidità, è sensibile al marciume del grappolo, al mal dell'esca, a peronospora e oidio. Viene coltivato prevalentemente a Guyot, Casarsa e Cordone speronato.
La Corte di Giustizia Europea del giugno 2008 ha chiuso l'annosa vertenza con l'Ungheria che vedeva protagonista la denominazione del vino Tokai. il nome Tocai Friulano per il vino è stato perso ed è stato sostituito con “Friulano” o "Tai" nel Veneto. Il DM del 25.09.2008 prevede l'iscrizione nel registro nazionale delle varietà di vite del sinonimo «Friulano» per la varietà di vite «Tocai friulano». La denominazione corretta del vitigno rimane pertanto Tocai Friulano, ed è a questa che facciamo riferimento.

Tocai rosso: Il nome Tocai rosso è stato dato a questo vitigno per la somiglianza della forma del grappolo e della foglia al Tocai friulano. Il Tocai rosso, geneticamente identico al Cannonau ed alla Vernaccia nera, è in realtà derivante dalla Grenache francese o Garnacha spagnola, ed è un vitigno importato in Italia durante la dominazione spagnola dal XV al XVIII secolo. Come Tocai rosso, questo vitigno è diffuso esclusivamente nella zona dei Colli Berici, mentre come Cannonau è diffuso in tutta la Sardegna, mentre come Vernaccia nera costituisce la DOC marchigiana Vernaccia di Serrapetrona. 

Toccarino

È il nome con cui questo vitigno era citato in passato e quello oggi utilizzato nell’area di Lamezia Terme (CZ), dove però è stata rinvenuto come Nerello calabrese. Benchè oggi la coltivazione sia limitata, in passato doveva essere ben presente in Calabria. È un vitigno a maturazione medio-tardiva (nella terza decade di settembre o nella prima decade di ottobre).
Come si presenta in vigna. Il grappolo a maturità ha dimensioni poco più che medie, piuttosto lungo, di forma conica, di media compattezza e con peduncolo medio-corto, di colore debolmente rosato. L’acino è piccolo, ellissoidale corto. La buccia è sottile, ben pruinosa, di colore blu-violetto. La polpa ha media consistenza, sapore neutro e poco acido.
Attitudini per la viticoltura.
Toccarino è un vitigno abbastanza sensibile alle avversità climatiche e parassitarie, che predilige sistemi di allevamento come cordone speronato e alberello.
Impiego.
Le uve vengono usate solo per la vinificazione. Nell’area di Longobardi (CS) le sue uve vengono usate negli uvaggi con la locale Marcigliana (Nocera) per migliorarne le caratteristiche enologiche.

Torbato: Chi sostiene l’origine spagnola di questo vitigno trova una conferma dell’ipotesi nel nome, che deriverebbe dal catalano Trubat. Uno dei suoi sinonimi è proprio Uva catalana. L’origine catalana, datata fra il Trecento e il Quattrocento, non convince all’unanimità gli studiosi. Fa parte della grande famiglia dei Malvasia, dunque potrebbe essere giunto in Catalogna dal bacino dell’Egeo. Oggi comunque è completamente scomparso dalla penisola Iberica. È presente quasi esclusivamente nella zona di Alghero, in provincia di Sassari, previsto quasi in purezza nella Doc Alghero Torbato. I terreni d’elezione per questo vitigno a bacca bianca sono quelli del nord della Sardegna, calcarei e ricchi di argilla, dove il clima è caldo e asciutto. Furono prima i Fenici, poi i Greci a sviluppare la coltivazione della vite nell’isola, mentre i Romani preferirono a questa la coltivazione di cereali. Solo molti secoli più tardi, nel XIII e XIV secolo, la viticoltura torna in auge, destinata a una produzione locale.
Nell’Ottocento i vini sardi sono invece esportati in Francia e Austria.
Torontel:
vitigno a bacca bianca della Galizia
Torrentes Riojano: Vitigno a bacca bianca argentino della La Rioja considerato una varietà di torontel
Torrentes Sanjuanunino: Vitigno a bacca bianca argentino coltivato nella zona di San Juan
Torrentes Mendozino: Vitigno a bacca bianca argentino coltivato nel Rio Negro

Touriga Francesa:Nonostante il nome, Francesa, questo vitigno è rigorosamente del Douro con nessuna connessione con una qualsiasi varietà francese. E' stato menzionato per la prima volta con questa denominazione solo nel 1940. Anche se risulta di alta qualità ed interesse, è meno fine delle altre varietà di Touriga. Il colore è buono e abbastanza duraturo, ma non tanto quanto per il Nacional o il Roríz. Il Touriga Francesa raggiunge presto la maturazione in grappoli di media grandezza e la sua produttività è maggiore del Touriga Nacional e del Tinto Cáo e minore del Tinta Roriz. Anche se abbastanza adattabile a terreni diversi, esso necessita di un clima caldo per ottenere il grado alcolico necessario al Porto: raggiunge circa il 12% di gradazione alcolica, ha un eccellente PH di 3,45 ed è ricco di fenoli. Il suo aroma è il più floreale fra tutti con predominanza di rosa. Nelle buone annate si evidenzia anche il sentore di eliantemo. Meno aggressivo del Roriz, il profumo di frutta e la nota tannica sono ben bilanciati ma non di grande qualità. Nonostante abbia un gusto persistente ed intenso, si sente molto la terra. Malgrado quanto detto, esso risulta un ottimo vino da taglio per la sua struttura e per le sue componenti aromatiche fiorite.
Touriga Nacional: Vitigno a bacca rossa caratterizzato da scarsa produttivita', ma da cui si ricavano vini tannici, concentrati, dai colori e dagli aromi intensi. Caratterizzato da acini molto piccoli con un elevato contenuto zuccherino, e' una importante componente del Porto, soprattutto per le selezioni Vintage.
Viene anche vinificato come comune vino rosso da pasto.
E' coltivato anche in Australia dove e' conosciuto semplicemente come Touriga.
Trajadura: Vitigno a bacca bianca portoghese di notevole nerbo conferisce alcol e corposità al vinho verde.

Trebbiani: I vitigni della famiglia dei Trebbiani sono noti in Italia fin dall'epoca romana. Il loro nome deriva da "Trebula", ossia fattoria (Plinio il vecchio descrive un "Vinum Trebulanum", che secondo questa interpretazione, starebbe per "vino di paese", o "vino casareccio"). Distinguere i vari cloni, che portano un nome che spesso indica la loro prevenienza o l'areale di maggior diffusione, non è sempre così facile. Sotto l'ombrello semantico di "Trebbiano" troviamo vitigni qualche volta simili tra loro dal punto di vista delle caratteristiche organolettiche dei vini, ma anche molto diversi in quanto ad origini e diffusione. Il più noto e diffuso a livello nazionale, dal nord al sud della penisola è il Trebbiano Toscano, noto in Francia come Ugni Blanc, dove si dice sia arrivato al seguito del Papa con lo scisma avignonese del XIV secolo. E' un vitigno caratterizzato più dalla produttività che dalla personalità, e, anche grazie alla spiccata acidità che conferisce ai vini, si presta all'appassimento, dando la sua massima espressione nel Vin Santo del Chianti.

Trebbiano abruzzese: appartiene alla grande famiglia dei Trebbiani ed è molto  simile al Biancame, a sua volta biotipo del Trebbiano Toscano. tra i vitigni a bacca bianca più coltivati nell'Italia centrale (Emilia-Romagna, Marche, Lazio ed Abruzzo). I vitigni della famiglia dei Trebbiani sono noti in Italia fin dall'epoca romana. Il loro nome deriva da "Trebula", ossia fattoria (Plinio il vecchio descrive un "Vinum Trebulanum", che secondo questa interpretazione, starebbe per "vino di paese", o "vino casareccio"). Distinguere i vari cloni, che portano un nome che spesso indica la loro prevenienza o l'areale di maggior diffusione, non è sempre così facile. Il Trebbiano abruzzese dà vini leggeri e non molto strutturati, ma manifesta ben altre qualità se coltivato con basse rese e vinificato con attenzione.

Colore bacca: Bianca
Regione: Abruzzo
Caratteristiche varietali: 

Il vitigno Trebbiano Abruzzese ha  le seguenti caratteristiche varietali:

  • Foglia: media , tri-pentalobata
  • Grappolo: medio-grande, conico o cilindrico-conico, spesso alato, semi spargolo
  • Acino: medio-grande, rotondo Buccia: spessa e consistente, di colore giallo-verdolino, con puntinature marroni.
Caratteristiche produzione: 

Il vitigno Trebbiano Abruzzese ha grande vigoria e produzione abbondante.

Coltura ed allevamento: 

Il vitigno Trebbiano Abruzzese predilige i terreni leggeri, siliceo-calcarici, ricchi di scheletro, ben esposti. Una potatura corta favorisce la costanza nella produzione.

Caratteristiche vino: 

Il vitigno Trebbiano Abruzzese dà un vino dal colore giallo paglierino, legggero al naso con aromi fruttati e floreali e note didi mela e camomilla, spesso accompagnate da note minerali di pietra focaia e grafite. Al palato è secco, morbido, armonico con retrogusto lievemente ammandorlato.
Trebbiano di lugana: Il nome Trebbiano di Lugana deriva dal Comune bresciano dove è maggiormente coltivato. Quasi in ogni zona d'Italia sono diffusi vitigni che portano il nome di "Trebbiano", solitamente accompagnato dal nome del luogo d'origine o di maggior diffusione.  Il Trebbiano di Lugana è diffuso nel Garda bresciano e Veronese, mentre come Verdicchio trova il suo unico areale di coltivazione nelle Marche.
Recenti ricerche ampelografiche, chimiche e molecolari (analisi del DNA), hanno però accertato la identità tra Trebbiano di Lugana, Trebbiano di Soave e Verdicchio. I terreni delle zone viticole adiacenti ai Laghi di Garda e d’Iseo sono in gran parte di origine morenica e si presentano sciolti e permeabili, con presenza di argille biancastre e sabbie. Il Clima è in genere di tipo continentale, più mite nelle vicinanze delle aree lacustri, dove la vegetazione è di tipo mediterraneo.
Trebbiano di Soave:
Il vitigno Trebbiano di Soave (conosciuto anche come Trebbiano di Lugana) ha origini molto antiche, che lo collocano nell'area compresa tra le province di Verona, Brescia e Mantova, cioè la zone del Soave e del Lugana, dove il vitigno era anticamente noto col nome di Turbiana, o Trebbiano veronese.  I vitigni della famiglia dei Trebbiani sono noti in Italia fin dall'epoca romana. Il loro nome deriva da "Trebula", ossia fattoria (Plinio il vecchio descrive un "Vinum Trebulanum", che secondo questa interpretazione, starebbe per "vino di paese", o "vino casareccio"). Questo vitigno sembra avere una identità genetica col Verdicchio Bianco, anche se se ne distigue, soprattutto dal punto di vista olfattivo. Distinguere i vari cloni, che portano un nome che spesso indica la loro prevenienza o l'areale di maggior diffusione, non è sempre così facile. Il Trebbiano di Soave ha comunque caratteristiche di unicità, grazie alla sua freschezza e ai suoi profumi. La sua precocità, che costringono ad anticiparne la vendemmia rispetto agli altri vitigni della zona, e la bassa produttività ne facevano paventare la sostituzione col Trebbiano toscano, ma alla fine la tradizione ha prevalso, ed oggi il Trebbiano di Soave, anche in abbinamento con la Garganega, dà vita ad alcune delle più interessanti espressioni enologiche della regione.

Colore bacca: Bianca
Regione: Veneto, Lombardia, Lazio
Caratteristiche varietali: 

Il vitigno Trebbiano di Soave ha le seguenti caratteristiche ampelografiche:

  • Foglia: media, orbicolare o pentagonale, tri o pentalobata
  • Grappolo: medio-grande, cilindrico-conico o piramidale, con una o due ali, compatto
  • Acino: medio, sferoidale Buccia: sottile ma consistente, pruinosa, di colore verde-giallastro con striature scure nella parte più esposta
Caratteristiche produzione: Il vitigno Trebbiano di Soave ha vigoria medio-elevata ed epoca di maturazione medio-precoce, produzione poco abbandante ma regolare
Coltura ed allevamento: Il vitigno Trebbiano di Soave predilige terreni asciutti, argilloso-calcarei, collinari e possibilmente con buona esposizione.

Caratteristiche vino: l vitigno Trebbiano di Soave à un vino giallo paglierino con riflessi verdognoli. Al naso è intens, con note finemente ammandorlate. Al palato fresco per acidità, fine ed armonico. L'acidità spiccata fa si che il vitigno si presti alla produzione di passiti, e che il vino che ne derivi si presti anche alla spumantizzazione. Se opportunamente vinificato, ha anche una certa predisposizione all'invecchiamento.
Trebbiano giallo: Il vitigno Trebbiano Giallo, come molti altri vitigni della famiglia dei Trebbiani, cioè l'area mediterranea dell'Italia centrale. L'aggettivo giallo è sicuramente dovuto al colore delle sue bacche, anche se uno dei suoi sinonimi, Rossetto, potrebbe ricondursi alle chiazze marroni che gli acini assumono con la maturazione. I vitigni della famiglia dei Trebbiani sono noti in Italia fin dall'epoca romana. Il loro nome deriva da "Trebula", ossia fattoria (Plinio il vecchio descrive un "Vinum Trebulanum", che secondo questa interpretazione, starebbe per "vino di paese", o "vino casareccio"). Distinguere i vari cloni, che portano un nome che spesso indica la loro prevenienza o l'areale di maggior diffusione, non è sempre così facile. Già l'Acerbi, all'inizio dell'800, identificava il Trebbiano giallo come coltivato nella zona dei Castelli Romani. Oggi questo vitigno rientra nell'uvaggio di molti vini dell'Italia centro-settentrionale, soprattuto in Lazio e in Lombardia.

Colore bacca: Bianca
Regione: Lazio, Lombardia, Puglia
Caratteristiche varietali: 

Il vitigno Trebbiano Giallo ha le seguenti caratteristiche varietali:

  • Foglia: medio-grande, pentagonale, tri o quinquelobata
  • Grappolo: medio o medio-grande, cilindrico-conico, talvolta alato, serrato o semiserrato
  • Acino: medio, sferoidale Buccia: di medio spessore e consistenza, molto pruinosa, di colore giallo dorato, frequantemente con macchie marroni.
Caratteristiche produzione: 

Il vitigno Trebbiano Giallo ha epoca di maturazione media e vigoria elevata. La sua produzione è abbondante e regolare.

Caratteristiche vino: 

Il vitigno Trebbiano Giallo dà un vino giallo paglierino più o meno intenso. Al naso è delicato con lievi note fruttate ed ammandorlate. Al palato ha freschezza contenuta, secco, sapido, con finale di bocca lievemente amarognolo.
Trebbiano romagnolo:
Il vitigno Trebbiano romagnolo ha le sue origini nel centro Italia, come quasi tutti gli altri vitigni della famiglia dei Trebbiani. Questi vitigni sono noti in Italia fin dall'epoca romana, ed Il loro nome deriva da "Trebula", ossia fattoria (Plinio il vecchio descrive un "Vinum Trebulanum", che secondo questa interpretazione, starebbe per "vino di paese", o "vino casareccio"). Distinguere i vari cloni, che portano un nome che spesso indica la loro prevenienza o l'areale di maggior diffusione, non è sempre così facile. Il Trebbiano Romagnolo è stato citato da varie fonti già alla fine del medioevo nella provincia di Bologna. Oggi la sua zona di maggiore coltivazione è la Romagna, anche se si può trovare anche nei Castelli Romani o più raramente anche in altre regioni italiane.

Colore bacca: Bianca
Regione: 
Emilia-Romagna, Sardegna
Caratteristiche varietali: 

Il vitigno Trebbiano romagnolo ha le seguenti carateristiche varietali:

  • Foglia: media, pentagonale, tri o pentalobata
  • Grappolo: medio-grande, conico-piramidale, con una o due ali, compatto o semispargolo
  • Acino: medio-grande, sferoidale Buccia: sottile, consistente, pruinosa, di colore giallo verde con sfumature ambrate.
Caratteristiche produzione: 

Il vitigno Trebbiano romagnolo ha vigoria medio-elevata, epoca di maturazione precoce, produttiività abbindante e regolare.

Coltura ed allevamento: 

Il vitigno Trebbiano romagnolo predilige terreni fertili, non molto caldi e siccitosi.

Caratteristiche vino: 

Il vitigno Trebbiano romagnolo dà un vino semplice, di colore giallo paglierino, non molto intenso e complesso al naso, sapido ed abbastanza caldo al palato.

Trebbiano spoletino: Il vitigno Trebbiano spoletino è un autoctono umbro, il cui nome parrebbe derivare dalla città di Trevi, situata nei paraggi di Spoleto, in provincia di Perugia, a differenza dei trebbiani tradizionali (Trebbiano romagnolo, Trebbiano toscano, Trebbiano abruzzese, etc.)  il cui nome deriverebbe invece da "Trebula", ossia fattoria (Plinio il vecchio descrive un "Vinum Trebulanum", che secondo questa interpretazione, starebbe per "vino di paese", o "vino casareccio"). Inoltre il Trebbiano spoletino si differenzia dagli altri trebbiani per i profumi di erbe aromatiche e le note retrolfattive agrumate, che assieme alla spiccata freschezza e sapidità lo rendono particolarmente adatto alla spumantizzazione.

Colore bacca: Bianca
Regione: Umbria
Caratteristiche varietali: 

Il vitigno Trebbiano spoletino ha le seguenti caratteristiche varietali:

  • Foglia: media, pentagonale o cuneiforme, quinquelobata, più raramente trilobata
  • Grappolo: medio, cilindrico o cilindro-conico, serrato, alquanto regolare
  • Acino: medio, sferico, sezione trasversale regolare Buccia: consistente, di colore giallastro, spesso con macchie marrone, mediamente pruinosa, ombelico molto evidente
Caratteristiche produzione: 

Il vitigno Trebbiano spoletino ha vigori anotevole e produzione media o abbondante

Coltura ed allevamento: 

Il vitigno Trebbiano spoletino esige sistemi d'allevamento espansi e potatura di media lunghezza o lunga; non presenta speciali esigenze riguardo al terreno, ma predilige terreni silicei-sassosi e bene esposti.

Caratteristiche vino: 

Il vitigno Trebbiano spoletino dà un vino di colore giallo paglierino con sfumature verdoline; al naso si presenta gradevole e delicato, con note di erbe aromatiche ed agrumi; al palato presenta piacevoli sensazioni di freschezza e sapidità.
Trebbiano toscano:
Il vitigno Trebbiano toscano ha origine comune agli altri vitigni della famiglia dei Trebbiani, noti in Italia fin dall'epoca romana. Il loro nome deriva da "Trebula", ossia fattoria (Plinio il vecchio descrive un "Vinum Trebulanum", che secondo questa interpretazione, starebbe per "vino di paese", o "vino casareccio"). Distinguere i vari cloni, che portano un nome che spesso indica la loro prevenienza o l'areale di maggior diffusione, non è sempre così facile. La storia ha portato il Trebbiano toscano in Francia, col nome di Ugni Blanc, dove costituisce la base per la produzione del Cognac e dell'Armagnac, probabilmente a seguito del trasferimento del Papa a Avignone nel quattordicesimo secolo. Altri datano la sua diffusione oltralpe al matrimonio di Caterina de'Medici con Enrico II di Valois, re di Francia. E' un vitigno caratterizzato più dalla produttività che dalla personalità, e, anche grazie alla spiccata acidità che conferisce ai vini, si presta all'appassimento, dando la sua massima espressione nel Vin Santo del Chianti
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Colore bacca: Bianca
Regione: Toscana, Liguria, Lombardia, Veneto, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna
Caratteristiche varietali: 

Il vitigno Trebbiano toscano ha le seguenti caratteristiche varietali:

  • Foglia: grande o medio-grande, pentagonale, quinquelobata
  • Grappolo: medio  o medio-grande, cilindrico-conico, con una o due ali, compatto o semispargolo
  • Acino: medio, discoidale o sferoidale Buccia: pruinosa, di colore giallo verdastro
Caratteristiche produzione: Il vitigno Trebbiano toscano ha grande vigoria ed epoca di maturazione tardiva. La sua produttività è abbondente e regolare.
Coltura ed allevamento: Il vitigno Trebbiano toscano predilige terreni non molto feritli e poco caldi, non siccitosi.
Caratteristiche vino: Il vitigno Trebbiano toscano dà un vino giallo paglierino, non molto intenso al naso, non fortemente caratterizzato al palato, fresco per acidità, abbastanza caldo e di medio corpo.

Trevisana nera

Trollinger:

I vini prodotti con il Trollinger vanno bevuti giovani e non richiedono un lungo tempo di conservazione. Quest'uva dagli acini succosi è conosciuta anche come uva tavola sotto il nome Black Hamburg.Il secondo vitigno più importante della Germania; in Alto Adige è conosciuto con il nome di Schiava. Produce un vino rosso pallido, delicato, spesso un po' insipido.
Tschaggele
Turca: Non si hanno notizie storiche di questo vitigno a bacca nera coltivato ora più nella zona del Bellunese, dove viene generalmente impiegato in uvaggi insieme ad altre varietà locali, che in Trentino, da dove esso è originario.  Da un punto di vista genetico mostra una stretta parentela con la Schiava lombarda e con la Pavana.
Sembra comunque che la sua denominazione sia dovuta al carattere robusto dei vini che genera, di colore rosso rubino molto intenso, con marcati profumi di frutta matura, confettura e spezie, tannici, di gusto pieno e di buona acidità, con finale amarognolo.