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Shochu

shochu

Con il termine Shochu si indica un gruppo di acquaviti tipiche del Giappone ottenute dalla distillazione di materie prime differenti.

A seconda della regione di produzione, infatti, questo distillato può essere realizzato con orzo, patate dolci, riso, sesamo, frumento o zucchero di canna. E’ tra le bevande più antiche del Giappone e i primi riferimenti risalgono al sedicesimo secolo e sono stati rinvenuti sull’isola di Kyushu, ancora oggi considerata patria di questo distillato.
Il termine’ shochu’ significa letteralmente liquido bruciato e ricorda molto l’etimologia del termine europeo ‘brandy’. Il shochu a differenza dei distillati occidentali non è molto alcolico e difficilmente supera i 25 gradi. Un tempo considerata bevanda per anziani e per le classi meno abbienti, da alcuni anni sta conoscendo un notevole successo, tanto da aver spodestato per consumi addirittura il sakè. Il shochu può essere servito liscio o con ghiaccio, sia come base per cocktail e drink tramite l’aggiunta di succhi di frutta o the. A differenza del sakè, che viene bevuto durante i pasti, questo distillato è utilizzato come digestivo e servito dopo i pasti.

Le tecniche di produzione variano a seconda del tipo di materia prima utilizzata. Originariamente il shochu veniva prodotto esclusivamente con il riso, o meglio, con gli scarti della produzione del sakè, poi con il tempo i distillatori giapponesi hanno cominciato ad utilizzare anche altre materie prime come le patate dolci, i cereali (orzo, frumento) il sesamo e la canna da zucchero.

La distillazione della materia prima fermentata può essere singola o multipla. Nel primo caso la bevanda viene detta ‘otsurui’, e ‘koru’ nel secondo caso. I distillati multipli possono raggiungere anche gradazioni di 35-40 gradi.  Il distillato viene fatto riposare per tre mesi in botti di legno o di acciaio prima di essere imbottigliato. I prodotti più pregiati vengono fatti invecchiare per almeno tre anni in botti di legno.Un caso a parte è rappresentato dal shochu di riso dell’isola di Okinawa detto Awamori che viene fatto invecchiare per dieci anni in caverne e gallerie sotterranee. Il shochu di patate dolci (Imo) è prodotto principalmente nella provincia di Miyazaki, famosa per la produzione di questo tubero. Le patate dolci, dopo essere state sbucciate, vengono pestate e messe a fermentare con l’aggiunta di particolari lieviti. Il mosto viene quindi distillato. Tipico delle Isole Amami è, invece, il shochu di canna da zucchero (kokuto) che viene preparato con un procedimento molto simile a quello del rum. Stesso discorso per il distillato di orzo o di grano saraceno (Sobe) preparato con lo stessa tecnica della distillazione del whisky.


Pisco

L'aguardiente delle Ande. Di origine peruviana, assai diffuso anche in Cile, si ottiene dal mosto fermentato di alcune varietà di uve distillate in alambicchi discontinui di rame

Il Pisco è un'acquavite di origine peruviana, molto diffusa anche in Cile, si narra che nell'ottocento le navi mercantili cariche di mercanzia che attraccavano a El Callao, non ripartissero senza aver fatto una tappa a Pisco, per rifornirsi di un'eccellente acquavite prodotta nella Regione.

El Callao, è il porto di Lima, il più importante scalo marittimo del Perù. Pisco invece è una provincia della regione Ica situata a circa 200 chilometri a sud di Lima, nella parte occidentale delle Ande peruviane verso il Pacifico. Il suo capoluogo è la città di Pisco, piccolo centro con circa 90 mila abitanti, che ha dato anche il nome al distillato. Le uve dalle quali il Pisco deriva, come ipotesi avanzata anche da ragionevoli affermazioni del mercante fiorentino Francesco Carletti nel 1595, sembrerebbero portate in Perù dagli spagnoli, poiché il loro vino non resisteva al lungo viaggio tra l'Europa e l'America.
Oltre che per la produzione del Pisco, questa regione è nota anche per la riserva nazionale di Paracas, dove sono state ritrovate 216 specie di uccelli. L'area costiera
desertica attorno a questa riserva fu il centro della cultura Paracas, conosciuta in tutto il mondo per i suoi scialli policromi, fatti con lana di cammello e cotone.
La produzione:
Questa acquavite peruviana è paragonabile al distillato di vino europeo, come materia prima usata e processo di distillazione, cambia nel gusto, perché a differenza dei Brandy,

Cognac o Armagnac non viene invecchiata lungamente in botte. Il Pisco dal 1990 ha ottenuto la "denominazione di origine peruviana" e dal gennaio 1991 sono state definite le zone di produzione delle uve che comprendono la parte costiera di Lima, Ica, Arequipa, Moquegua e le valli di Locumba, Sama e Caplina nel dipartimento di Tecna. Dal 6 novembre del 2002 le uniche uve autorizzate sono: Torontel, Quebranta, Albilla, Negra Corriente, Italia, Mollar, Uvina e Moscatel, quest'ultima ribattezzata Uva Italia, perché sono molti, nella zona, i viticoltori di origine italiana. Si tratta di un'uva a bacca bianca con acini ricchi di polpa e buccia spessa, la cui coltivazione si fa risalire agli Incas che dominarono la regione: poiché gli Incas estesero il loro dominio dal Perù al Cile, Peruviani e Cileni rivendicano per sé l'onore di avere per primi distillato il Pisco. Il clima delle valli andine, sia nella regione di Ica, dove si produce il Pisco peruviano, sia nel Vallenar, dove si ottiene il miglior Moscatel cileno, si dimostrò molto favorevole alla coltivazione della vite. Il Pisco è molto popolare anche in molti altri paesi dell'America Latina.
La distillazione:
Il Pisco si ottiene soprattutto con i tipici distillatori di rame discontinui, ancora oggi è una produzione quasi per intero artigianale che inizia con la vendemmia delle uve tra i mesi di febbraio e maggio. L'uva selezionata viene pigiata e poi fatta fermentare in contenitori di legno, aggiungendo al mosto lieviti autoctoni selezionati che attaccando gli zuccheri li trasformano in alcol.

Il vino fermentato viene poi messo in caldaia per la distillazione, esce dall'alambicco con una concentrazione alcolica massima del 75% vol. ancora ricco di profumi e aromi. Per ammorbidirne il gusto, il distillato giovane viene lasciato per qualche tempo in botti di Rovere Americano e Rauli, con questo affinamento assume una maggior personalità e complessità aromatica, prendendo un sapore che lo renderanno unico nel suo genere.
La degustazione:
Il Pisco è la bevanda nazionale peruviana, molto utilizzato per la preparazione di un classico cocktail chiamato Pisco Sour oppure Chalaquito. Il governo peruviano ha istituito dal 2004, la giornata nazionale del Pisco Sour, celebrata il primo sabato di febbraio. Il Pisco viene anche consumato liscio. La degustazione del distillato "liscio" viene chiamata trago corto, consiste nel berlo a piccoli sorsi trattenendolo per qualche momento in bocca prima di deglutirlo per apprezzarne maggiormente il bouquet.

Il Pisco veniva venduto spesso in bottiglie nere raffiguranti i vecchi Re Incas, oggi lo troviamo invece sempre di più in bottiglie di vetro normale.
Le varietà di Pisco in commercio:
Pisco Puro: è il classico ottenuto da uve a bacca neutra.

Pisco Aromatico: ottenuto da uve aromatiche.
Pisco Aromatizzato: aggiunta di frutta o altro in caldaia durante la distillazione.
Pisco Macerato: aggiunta di frutta, miele, uva passa, cannella o altro nel mosto per una settimana prima della distillazione.
Pisco Mosto Verde: ottenuto dalla distillazione di un mosto parzialmente fermentato, con ancora un residuo zuccherino.
Pisco Alcolico: è un prodotto adatto alla preparazione dei cocktail con un grado alcolico piuttosto alto.
Per il commercio il Pisco deve avere un grado alcolico compreso tra il 38 e il 48% volume.
La ricetta del Pisco sour:
6/10 di Pisco

3/10 di succo di lime
1/10 zucchero liquido
Optional: albume d'uovo freschissimo.

Preparazione
Dobbiamo mettere alcuni cubetti di ghiaccio cristallino nello shaker versando poi gli ingredienti. Agitare velocemente con vigore versando senza ghiaccio in una doppia coppetta cocktail, oppure con ghiaccio in un tumbler medio, spruzzando in superficie due gocce di angostura prima di servire.

Quando si beve
I Sour sono una categoria di cocktail che hanno, come dice la parola stessa, un gusto "aspro" sono quindi ideali come digestivi, corroboranti e rinfrescanti, specie nelle stagioni calde.

Tequila - Mezcal

tequila

La tequila anche se sarebbe più corretto dire il tequila è un'acquavite prodotta in una zona delimitata del Messico,

nella regione di Jalisco, ottenuta dal succo della pianta dell'agave, fatto fermentare e distillato in alambicco continuo e discontinuo. La tequila è lo spirito del Messico e la sua origine si intreccia indissolubilmente con la storia della popolazioni Atzeche che abitavano il paese prima dell'arrivo dei conquistadores.
Una leggenda azteca racconta che una notte durante una tempesta, un fulmine colpì una pianta d'agave e la spaccò in due. Il succo che la pianta conteneva entrò in contatto con l'aria e cominciò a fermentare trasformandosi così in una misteriosa bevanda dal moderato tasso alcolico. Nacque il PULQUE una bevanda fermentata ottenuta con il succo dell'agave.
Quando i conquistadores spagnoli arrivarono in Messico cominciarono a bere il pulque. Questa bevanda però non li soddisfaceva pienamente poiché poco alcolica ed il gusto terroso e vegetale non era molto gradevole. Dopo numerosi tentativi scoprirono che cuocendo la polpa della pianta, si otteneva un succo di gusto dolce, che prese il nome di vino mezcal.
Questo particolare vino cominciò poi ad essere distillato ricavando così il Mezcal.
Il Mezcal prodotto però nel villaggio di Tequila, aveva come materia prima una varietà d'agave denominata agave azul, ed il risultato era un distillato di qualità superiore e cominciò ad essere commercializzato e gradualmente la bevanda prodotta in questa zona iniziò ad essere conosciuta come Tequila. Era ufficialmente nata la Tequila.
L'AGAVE è una pianta grassa a foglie spinose che appartiene alla famiglia del giglio (anche se assomiglia ad un cactus). È originaria delle zone tropicali e subtropicali.
La varietà usata per la tequila si chiama Agave Tequiliana Weber, conosciuta anche come Agave Azul per il suo colore.
È coltivata nelle alte regioni dello stato di Jalisco, in Messico, a più di 2000 metri sul livello del mare. La pianta dell’agave deve crescere per 8-10 anni prima di poter essere tagliata, durante i quali sole, nutrimento, temperature e condizione atmosferiche danno alla pianta dell’agave il suo caratteristico colore blu, il suo profumo e il suo sapore.
Il taglio (La Jima): dopo una lunga attesa, i tagliatori (jimadores) tagliano le foglie e le radici dell’agave con i loro “coas” (una scure con una lama lunga e arrotondata), nel momento esatto della maturazione. Quel che resta è il corpo centrale chiamato”cabeza” o “piña” o anche “ananas” che può pesare da un minimo di 12 ad un massimo di 45 kg ed è la materia prima usata per produrre la tequila. La cottura: il cuore della pianta dell’agave è tagliato in quattro con una scure, questi pezzi sono depositati in forni a vapore o grosse pentole a pressione, fino a che tutto l'amido che contengono non si trasforma in zucchero semplice. La macinazione: quando la cottura è completata si esegue la macinazione. Le pinas sono schiacciate e sbriciolate per estrarre il succo dolce noto come agua-miel (acqua di miele). Fermentazione: dopo la macinazione, il succo ottenuto è depositato in una grande vasca per iniziare la fermentazione. Si aggiungono i lieviti e si lascia fermentare per 2-3- giorni.
Distillazione: il liquido fermentato è ora distillato. Si usano alambicchi discontinui. Alcune tequila fanno però un'ulteriore distillazione, usando l'alambicco continuo ottenendo così un prodotto più pulito e leggero.
Maturazione: il distillato può essere affinato o invecchiato.

In base all'affinamento o alla maturazione del distillato si ottengono 4 categorie di Tequila.

  • Tequila Silver o Blanco: chiara e senza invecchiamento oppure con un piccolo affinamento in contenitori d'acciaio inossidabile per 60 giorni. E’ la più usata per essere miscelata nei drinks.
  • Tequila Gold: non è invecchiata ma colorata ed aromatizzata con caramello.
  • Tequila Reposado: affinata in tini o fusti di legno per un periodo minimo, previsto dalla legge, di due mesi (possono essere anche di più). È la tequila più venduta in Messico.
  • Tequila Añejo: è affinata in barili di legno per un minimo di 12 mesi. I migliori Añejo sono invecchiati da un minimo di 18 mesi ad un massimo di 3-4 anni.

L' imbottigliamento: dopo l'affinamento o la maturazione, la tequila è ora pronta per essere imbottigliata.

La tequila si può consumare liscia servendola in un bicchiere da degustazione o nei tipici cabalisti (piccoli bicchierini) o miscelata con altri ingredienti nella preparazione di cocktails.
Lega bene con la frutta, i liquori, le bibite e con i succhi.
Il modo più noto di bere la Tequila è quello con sale e lime. Ecco come si procede:

  • si inumidisce con le labbra l’incavo tra il pollice e l’indice;
  • con un salino vi si sparge del sale;
  • si lecca il sale con la lingua e le labbra;
  • si morde una fettina di lime o limone senza deglutire;
  • si beve la Tequila.

In Messico si beve la Tequila alternandola ad un sorso di sangrita (un cocktail con succo d’arancia, succo di pomodoro, succo di lime, worchester souce, fondo di carne, sale e pepe) oppure mescolandola con la coca-cola, lime e sale creando cosi un ottimo drink l’abatangas.

Il Mezcal

è un distillato ancestrale e mitico. Prodotto fin dai tempi degli Aztechi dai quali era considerato afrodisiaco. La leggenda racconta che la dea Mayatl, Dea del Mezcal, nutriva i suoi sudditi con il Mezcal sgorgante dai suoi quarantamila seni. Un giorno la Dea si trovò estremamente eccitata, una sensazione che non aveva mai rovato. La ragione di quest’eccitamento era la nascita nel suo cuore di uno splendido verme, il gusano, che piano piano rendeva più sensibile il corpo della Dea. Mayatl per la prima volta s’innamorò di un bellissimo guerriero chiamato Chag, il quale pur temerario e coraggioso rimase sconvolto dalle attenzioni a lui rivolte sino a caderne svenuto. La timidezza di Chag non fece perdere l’illusione alla Dea che al contrario cercò in tutti i modi di ottenere il suo amore. Un giorno Mayatl offrì il suo più bel seno, da cui sgorgava copioso il Mezcal, al guerriero: Chag dopo aver bevuto una gran quantità di Mezcal vinse la sua timidezza e con le lacrime agli occhi disse a Mayatl: “Fammi diventare Dio o diventa tu donna, così finalmente potremo amarci”. La leggenda racconta che Mayatl profondamente emozionata prese dal suo cuore un meraviglioso gusano e lo offrì a Chag. Dopo averlo mangiato l’uomo si sentì divino, prese tra le sue braccia Mayatl e la amò per sette giorni e sette notti.

Il Mezcal è un distillato prodotto in Messico, ottenuto dal cuore della pianta del Maguey (agave).La produzione, che in larga parte utilizza ancora metodi tradizionali e tecniche manuali, oggigiorno ha raggiunto livelli di qualità molto elevati per quei produttori che aderiscono ai rigorosi controlli e certificazioni, rafforzati anche dal riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata che favorisce la vendita di Mezcal di ottimo livello. I Mezcal certificati sono prodotti con il 100% di agave; è una bevanda autentica, genuina e molto sana, dal gusto raffinato. Il Mezcal rappresenta il distillato della cultura messicana, nasce infatti dalle bevande che bevevano le popolazioni indigene preispaniche a base di Maguey fermentato, come il pulque, alle quali dopo la "conquista" venne applicato dagli spagnoli il processo di distillazione. Il Mezcal è da molti secoli la bevanda emblematica del Messico, la bevanda che accompagnó gli uomini che lottarono per l'independenza e nella Rivoluzione Messicana, la bevanda che beveva il leggendario Pancho Villa e che Frida Kahlo offriva ai suoi amici, con Mezcal acompagnava le sue conversazioni con León Trosky y con mezcal ricevettero Diego e Frida ad André Bretón.In Italia questo magnifica bevanda (a volte erroneamente chiamata mescal o anche mexcal) è ancora poco conosciuta, nonostante la diffusione abbastanza buona del Tequila, pochi per esempio sanno che il Tequila è un tipo di Mezcal.Il Mezcal può essere bevuto come aperitivo o dopo pasto e anche utilizzato in molti cocktail.Le più di trenta specie di Maguey utilizzate per il Mezcal, i diversi climi e terreni delle zone di coltivazione, le differenti tecniche tradizionali di produzione, creano la ricca diversità dei molti Mezcal messicani, che invitano ad un viaggio di scoperta di sapori, aromi e profumi, ma anche paesaggi, persone, racconti.

Le differenze tra Tequila e Mezcal

Il Tequila è un tipo di Mezcal, prodotto nello stato di Jalisco con un unico tipo di agave (Agave Tequilana Weber). Per il Mezcal si utilizzano più di trenta tipi di agave, in sette zone DOC: ciò offre una gran varietà e ricchezza di aromi e sapori. A differenza del Tequila, la cui produzione è quasi completamente industrializzata, per il Mezcal si utilizzano ancora tecniche tradiziorali. La normativa per la produzione del Mezcal inoltre è più restrittiva. Mentre nel Tequila si utilizzano fino al 49% di zuccheri aggiunti, il Mezcal certificato deve essere 100% agave, senza nessuna aggiunta. Il Mezcal è ancora una bevanda tradizionale nel Messico rurale dove si trovano ancora piccoli "palenque" artigianali mentre il Tequila, è spesso prodotto e commercializzato da marchi multinazionali.

 

 

Jenever

Il 'jenever', o gin olandese, probabilmente è la più conosciuta delle numerose bevande alcoliche tipiche olandesi.

Originariamente si trattava di un distillato al malto al quale venivano aggiunti estratti di bacche di ginepro. Tuttavia, dalla fine del 19o secolo i produttori spesso vi aggiungono alcol etilico neutro. Praticamente ogni pub dell'Olanda serve questo liquore nelle versioni 'jonge jenever'(giovane) e 'oudejenever' (invecchiato). Sebbene il consumo di 'jenever' stia gradualmente diminuendo, è ancora il “bicchierino” più popolare dell'Olanda.

Scopi medicinali

Fin dal Medioevo, gli olandesi bevevano i distillati conosciuti come 'brandewijn'o brandy. Spesso queste bevande alcoliche avevano scopi medicinali e venivano assunte copiosamente soprattutto durante le epidemie di peste. Nel corso dei secoli furono aggiunte varie erbe per migliorare i benefici effetti curativi. La variante con l'aggiunta di bacche di ginepro era particolarmente apprezzata.

Aperitivo o digestivo

I pub olandesi servono il 'jenever' in bicchierini a forma di calice o in bicchieri da liquore. Di solito il bicchiere viene riempito fino all'orlo, infatti il barista normalmente serve un bicchiere vuoto e lo riempie davanti al cliente. Il primo sorso viene bevuto con il bicchiere ancora appoggiato sul bancone o sul tavolino. Se decidi di assaggiare il 'jenever' in Olanda, bevilo con moderazione. Ha un tasso alcolico superiore al 40% e può dare alla testa causando disturbi ai bevitori meno cauti.

Calvados

Un nome spagnolo per un tipico prodotto francese distillato da sidro di mele fin dal 1553 con il nome di "Eau de vie de cidre"

Il Calvados è un'acquavite di sidro prodotta nella parte a nord della Francia, in Normandia. Per coloro che si avvicinano per la prima volta al distillato, questo nome un poco "spagnoleggiante" li può trarre in inganno sulla sua provenienza
L'etimologia del nome effettivamente non è molto chiara, sembrerebbe derivare dal vascello "El Calvador" dell'Invencible Armada di Filippo II di Spagna che nel 1588 andò a schiantarsi durante una mareggiata contro le coste di Normandia.

Dopo la Rivoluzione francese, nel 1790 dall'Assemblea Costituente fu dato il nome di Calvados al dipartimento situato tra l'estuario della Senna e la Bretagna, in sostituzione alle precedenti suddivisioni territoriali e successivamente poi al distillato. La produzione del sidro "vino di mele" è molto vecchia e risale agli antichi romani, si deve a Carlo Magno anche un editto sui tagli dei meli e la fabbricazione del sidro.
La distillazione del sidro di mele è citata per la prima volta nel 1553 nel registro di Gilles de Gouberville un gentiluomo del Nord Cotentin. In questo diario si parlava di "Eau–de–vie de cidre" il termine Calvados non esisteva ancora.
Per molto tempo il consumo di questa acquavite rimase locale, ebbe poi un notevole impulso all'inizio del secolo scorso quando la filossera distrusse la viticoltura di tutta Europa, mandando in crisi tutti i distillati ottenuti dal grappolo d'uva. Ebbero quindi vita facile i distillati di provenienza alternativa come Whisky e Calvados. Un'altro momento importante per la notorietà di questo distillato fu durante la seconda guerra mondiale con lo sbarco in Normandia, molti soldati conobbero e apprezzarono il Calvados, portandolo poi nelle loro terre d'origine.
Il Calvados è una A.O.C. di Normandia ( Appellation d'Origine Controlée) possono fregiarsi della denominazione solo queste undici zone di produzione privilegiate che possono specificare la provenienza, definite nel 1984 all'interno della regione:

Le Pays D'Auge, l'Avranchin, le Cotentin, le Domfrontais, le Pays de Bray, le Pays de la Risle, le Perche, la Vallée de l'Orne, le Pays de Merlerault, le Mortanais, Calvados.
tutto il distillato di sidro di Bretagna e Normandia prodotto fuori da queste zone viene chiamato con una "Appellations Réglementées" Eaux-de- Vie de Cidre In questa regione per la produzione del sidro vengono coltivate circa un centinaio di diverse varietà di mele, secondo le loro caratteristiche sono catalogate ognuna con un loro nome, da un apposto comitato per la frutta, le più diffuse sono la Duret, la Bendor rossa, la Saint-Aubin e la Saint-Martin. tutte queste varietà di mele sono essenzialmente divise in cinque categorie: les améres, les douce-améres, les douces, les acidulées, e les aigres, le tre caratteristiche più importanti sono proprio il dolce, l'acido e l'amaro. Il sidro non è mai ottenuto da una sola varietà di mela, ma è sempre una mescolanza di vari frutti con diverse caratteristiche proprio per ottenere un risultato finale più rotondo.
La frutta viene colta in autunno e poi lasciata ancora all'aria aperta a terminare la maturazione, poi viene tritata, macinata e pressata. Si ottiene un succo zuccherino che per fermentare avrà bisogno di circa un mese, al termine del quale il sidro fermentato avrà un grado alcolico di circa il 5 % che dovrà riposare in cantina prima di essere distillato. I migliori Calvados si ottengano da un sidro "maturato" in cantina almeno un anno prima di essere distillato.

La distillazione avviene soprattutto con alambicchi continui a colonna oppure con alambicchi discontinui di tipo "charentais" come quelli usati per produrre il Cognac. In tutte le zone si può indistintamente distillare nei due modi tranne che nel Pays d'Auge dove si ottiene circa il 20% del Calvados di Normandia e la distillazione è solo "discontinua" in alambicchi di rame "charentais".
Il distillato che uscirà dall'alambicco dovrà avere una gradazione alcolica massima del 72% dopo l'invecchiamento verrà ridotto di grado e messo in commercio, tranne alcune eccezioni, con una gradazione alcolica intorno al 40% volume.
Per ottenere circa 100 litri di alcol puro servono circa 2,5 tonnellate di mele. Appena distillate, le acqueviti vengono degustate da un'apposita commissione dell'I.N.A.O. (Institut National des Appellation d'Origine) che scarta de difettose ed approva quelle che corrispondono alla normativa e al gusto. Dopo l'approvazione il produttore può cominciare l'invecchiamento del suo futuro Calvados, con un "conto dell'età" che parte dal "compte 00" dall'anno di distillazione, controllato dal 1942 da un apposito Bureau, chiamato B.N.I.C.E. (Bureau Interprofessionnel du Calvados et de Eau-de-Vie de Cidre) che ne garantisce l'invecchiamento sino al "compte 10". Matura in botti di legno generalmente di rovere, provenienti dalle foreste del Limousin o dal Massiccio Centrale francese: Allier, Nevers o troncais, qualcuno usa anche legni di castagno, soprattutto nella regione dell'Avranchin.
La capacità dei fusti è variabile, quelli maggiormente usati hanno una capacità che varia dai 200 ai 500 litri. In genere il Calvados non è frutto di un'unica distillazione, questo succede piuttosto raramente, in genere è sempre la sapiente mescolanza di più distillati invecchiati per vari periodi e provenienti da diverse annate, per meglio assemblare il prodotto ed ottenere un risultato finale rotondo e armonico. Come tutti i grandi distillati che rimangono in botte, il gusto del Calvados si affina e si evolve maggiormente con lunghi invecchiamenti che possano ingentilirlo ed arricchirlo di umori.

Passa dalla pungenza e ruvidezza iniziale all'estrema piacevolezza dopo anni di botte con profumi eleganti e coinvolgenti, presentandosi al gusto setoso e avvolgente.
Circa il 70% del Calvados viene venduto giovane, con i due anni minimi di invecchiamento, l'80% del distillato viene consumato in Francia. I produttori sono oltre 3.500 ma solo un centinaio di questi distillano direttamente, gli altri conferiscono la loro produzione di mele o di sidro a grandi distillerie le quali a loro volta affidano o vendono il distillato a imprenditori che provvederanno all'invecchiamento e alla commercializzazione finale.
Molti francesi amano bere al mattino il "café-calva" che non è altro che un caffè corretto con Calvados. Altra usanza francese è quella di bere d'un fiato durante, oppure alla fine del pranzo un bicchierino di Calvados che dovrebbe servire per facilitare la digestione, chiamato "trou normand" letteralmente "buco normanno".

Il Calvados invecchiato è un distillato da consumarsi a temperatura ambiente in bicchieri che ne possano esaltare i profumi come i classici ballon. Possiamo accompagnarlo con fette di mela essiccata o con frutta tropicale disidratata: papaia, mango, ananas e uvetta sultanina.
Il Calvados trova anche utilizzo in cucina e nella preparazione di cocktail, sono diversi i drinks "after" che hanno tra i loro ingredienti questo distillato, uno per tutti il Block and Fall un classico della liquoristica francese composto da 1/3 di Cognac, 1/3 di Cointreau, 1/6 di Pernod e 1/6 di Calvados, preparato con ghiaccio in uno shaker e servito senza ghiaccio in coppette cocktail.