I cocktails B

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Il Bacardi cocktail è un Cocktail  a base di rum Bacardi. Fa parte della categoria dei pre-dinner cocktail. E' un cocktail IBA

Storia del Bacardi Cocktail:
Il Bacardi è una variante del cocktail Daiquiri (che contiene rum, succo di lime o limone e sciroppo di zucchero, anziché lo sciroppo di granatina). La versione che conosciamo noi oggi è nata negli USA. Le prime ricette del Bacardi apparvero verso il 1917, in un ricettario di Tom Bullock, “Ideal Bartender”.
Il distillato Bacardi invece è legato a Don Facundo Bacardi. Nato in Catalogna, si trasferì successivamente a Santiago di Cuba per avviare un'attività di commercio in vini. Poi nel 1862 acquistò un alambicco e cominciò la distillazione della melassa da canna da zucchero delle piantagioni vicine.
Il suo ron (rum) diffusosi prima a L’Avana e poi in Florida, ebbe un grande successo. Ci fu una pausa solo durante il proibizionismo, quando furono interrotte le esportazioni verso gli USA, tuttavia Bacardi continuò l'espansione anche grazie a numerosi “turisti” americani che vennero ad approvvigionarsi alla fonte.
Nel 1960 Fidel Castro, con un colpo di mano, nazionalizzò le distillerie di Santiago, ma l'azienda aveva fatto in tempo a trasferirsi in Messico e a Porto Rico. Oggi Bacardi è uno dei maggiori produttori di alcolici del mondo e possiede distillerie alle Bahamas, in Brasile, in Canada, in Venezuela e in Martinica, per un totale di oltre 200 milioni di bottiglie prodotte.

Prime citazioni

Ricetta per "Mixed Drinks" di Hugo Ensslin, 1917

Bacardi Cocktail

Agitare bene in un mixing glass con ghiaccio tritato e servire.

"Bacardi cocktail", 1930-1937

Miscelare assieme i componenti, agitare bene e servire con ghiaccio tritato. Importante: non variare l'ordine degli ingredienti.

"Bacardi cocktail", specifiche IBA

Shakerare tutti gli ingredienti e filtrare in una coppetta cocktail

 

 

 

 

Barracuda

Ingredienti
per il cocktail Barracuda:

3/10 di rum bianco

2/10 di liquore Galliano

3/10 di succo di ananas

1/10 di succo di limone

1/10 di sciroppo di zucchero

champagne ghiacciato

Preparazione
del cocktail Barracuda:

Dopo aver shakerato velocemente gli ingredienti con del ghiaccio cristallino, versare, filtrando, il composto in un tumbler medio riempito di ghiaccio. Completare con champagne ghiacciato, decorando il bicchiere con delle cannucce, la fettina di limone e la ciliegina rossa.

Varianti
del cocktail Barracuda:

Esiste una curiosa variante che aggiunge ai predetti ingredienti il centrifugato di un ananas non filtrato e non zuccherato; il cocktail viene poi servito nella cavità svuotata dell'ananas, creando un piacevole effetto ottico e un alto gradimento nei consumatori.

È stato uno dei primi Sparkling lunghi a essere inventato. Nei primi ricettari era servito sia nella coppa Asti sia nella flûte, entrambe sostituite poi dal più capiente tumbler per l'aggiunta di più componenti. In diversi bar d'Europa è ancora tuttavia preferita la versione che usa come contenitore la coppa Asti.

 

 

 

Bellini 
Cocktail Sparkling

Cocktail I.B.A. (International Bartenders Association) del 2011

10 cl Prosecco
5 cl Purea di pesca fresca
Versare la purea di pesca nella flûte e aggiungete spumante. Mescolare delicatamente 
Variazioni:
Puccini (spremuta di mandarino),
Rossini (purea fresca di fragole fresche),
Tintoretto (succo fresco di melograno).

I Cocktail I.B.A. (International Bartenders Association) del 2004
Bellini Pre dinner (flute)
Ingredienti e quantità
7.0 cl Spumante Dry
3.0 cl purea fresca di pesca
Versare tutti gli ingredienti nel mixing glass con ghiaccio, mescolare bene e filtrare in flute ben fredda.

Cocktail I.B.A. (International Bartenders Association) del 1987
Bellini
Ingredienti e quantità
Flute
3/10 Succo di pesca bianca
7/10 Spumante secco
Si prepara direttamente nel bicchiere.
Storia

Il Bellini è un cocktail che ha avuto origine a Venezia, in occasione di una mostra di pittura dedicata all’artista Giovan Battista Bellini. Si tratta di una miscela di vino spumante (tradizionalmente Prosecco) e purea di pesche
Il Bellini è stato inventato il 1948 da Giuseppe Cipriani, fondatore di Harry's Bar a Venezia.
A causa del suo singolare colore rosa, ha ricordato a Cipriani il colore della toga di un santo in un dipinto dall’artista veneziano Giovan Battista Bellini detto anche Giambellino,

La ricetta originale prevedeva gocce di purea di lampone per dare alla bevanda una luce rosa, pesca bianca e Prosecco.

 

 

 

 

 

 

Between the sheets
E' un cocktail ufficiale IBA

Mettete il brandy, il rum bianco, il triple sec e il succo di limone nello shaker con ghiaccio tritato. Shekerare energicamente, quindi filtrate nella coppetta cocktail ghiacciata.
La versione originale di questo cocktail (3/10 Brandy, 3/10 Rum bianco, 3/10 Cointreau, un cucchiaino di succo di limone) è, secondo alcuni, liquorosa e abbastanza pesante.

 

 

 

BLACK RUSSIAN 
After Dinner

Cocktail I.B.A. (International Bartenders Association) del 2011

5 cl Vodka
2 cl di liquore al caffè
Mescolare gli ingredienti direttamente nel old fashion precedentemente riempito con cubetti di ghiaccio.
Nota: per White Russian, aggiungere panna fresca in superficie.

I Cocktail I.B.A. (International Bartenders Association) del 2004
Black Russian
After dinner (old fashioned)
Ingredienti e quantità
5.0 cl Vodka
2.0 cl Liquore al caffè
Mix tutti gli ingredienti direttamente nel bicchiere con ghiaccio.

Cocktail I.B.A. (International Bartenders Association) del 1987
Black Russian
3/10 Liquore al caffé
7/10 Vodka
Si prepara direttamente nel bicchiere old fashioned
Storia

Il Black Russian è un classico che è stato creato intorno al periodo della Guerra Fredda negli Stati Uniti. Questo cocktail è stato creato dal barman Gustave Tops. A quanto pare servito ai suoi amici che hanno lavorato al Metroploe Hotel a Bruxelles nel 1950.
"Russian" la parte del nome avviene associata appunto alla Russia data la presenza della vodka, ma non è affatto una bevanda tradizionale russa ma solo un gioco di parole.
Il liquore al caffè miscelato con la vodka russa dà al palato una combinazione di sapori dolci e taglienti.

 

 

 

 

BLOODY MARY

Cocktail I.B.A. (International Bartenders Association) del 2011

Longdrink
4,5 cl Vodka
9 cl Succo di pomodoro
1,5 cl Succo di limone
2-3 gg di salsa Worcestershire
Tabasco
Sale di sedano
Pepe
Mescolate delicatamente, versare tutti gli ingredienti nel bicchiere tumbler. Guarnire con sedano e spicchio di limone (facoltativo).

I Cocktail I.B.A. (International Bartenders Association) del 2004
BLOODY MARY Long drink (highball)
Ingredienti e quantità
4.5 cl Vodka
9.0 cl Succo Pomodoro
1.5 cl Succo Limone
Dashes di Worchestershire Sauce, Tabasco, sale e pepe nel bicchiere. Versare tutti gli altri ingredienti nel bicchiere e mescolare. Guarnire con fetta di limone e sedano

Cocktail I.B.A. (International Bartenders Association) del 1987
Bloody Mary
Sale o sale di sedano, pepe o gocce di Tabasco Q.B.
1 dash tabasco
2 dashes Worcester sauce
1/10 Succo limone
3/10 Vodka
6/10 Succo di pomodoro
Si prepara direttamente nel bicchiere

Cocktail I.B.A. (International Bartenders Association) del 1961
Bloody Mary
40 g di Wodka 50° ghiacciata
2 gocce di Worchestershire Sauce
60 g di succo di pomodoro ghiacciato
1/2 limone spremuto
Sale o sale di sedano, pepe o gocce di Tabasco Q.B.
Si prepara direttamente nel bicchiere tumbler, ben rimestando con apposito cucchiaio.

Storia

Il  cocktail Bloody Mary è considerato un aperitivo,  e una certezza c'è l’ha. Fu reso famoso e celebre, da un barman, la cui carriera partì da Parigi presso il “New York Bar” divenuto poi “Harry ’s Bar” nei ruggenti anni 20.

Il suo nome era Fernand Petiot, (Pete) nato a Parigi il 18 febbraio del 1900.  Una cosa non è però certa,  su chi veramente abbia avuto l’idea di inventarlo.  Una prima storia parla del 1920/1921, per l’anno di nascita di questo drink, da parte di Petiot presso il New York Bar di Parigi, frequentatissimo da Americani, quindi l’idea potrebbe essere stata data da qualche cliente Americano, pare che la ricetta prevedesse solo succo di pomodoro e vodka, a detta dello stesso Petiot, ma nel 1920 non era stato ancora prodotto il succo di pomodoro in lattina, il quale farà la sua comparsa  tra il 1926 e il 1928, e nel 1928  Petiot emigrò in USA.
Al riguardo esistono altre leggende, miste a storie, alcune documentate, come affermato in una intervista rilasciata dallo stesso Petiot nel 1964.
Purtroppo alcune date non coincidono. Una versione data al 1939 la sua invenzione, da parte dell’attore George Jessel, a Palm Beach, (una altra storia dice che fu invece l’attore Roy Barton a idearlo negli anni 30),  pare, “da prendere sempre con le pinze”,  che il drink abbia preso il nome di B. Mary, perché i primi due clienti a cui venne preparato erano di Chicago, dove dissero che esisteva un Bar chiamato Bloody Bucket e a lavorarvi vi era una cameriera chiamata Mary, e da tutti sopranominata “Bloody Mary”.  “Red Snapper”, invece fu il nome che si cercò di dare al Bloody Mary, presso il St. Regis Hotel, ma senza successo, (Petiot, arrivò al St. Regis nel 1934) dove pare il gin avesse avuto per un breve periodo il sopravvento sulla vodka, perché non ancora reperibile nel mercato Americano,  tornò comunque ad essere chiamato Bloody Mary ufficialmente, quando la vodka fece la sua comparsa, e presso il Bar della King Cole Room, dell’Hotel St. Regis di New York nel 1934, il successo fu mondiale. L’intuizione di Fernand fu quella di speziare il drink, su sollecitazioni dei suoi clienti, che lo volevano sempre più condito. Nel 1964, Fernand rilasciò una intervista che chiarì, in parte, alcuni dubbi su questa controversa ricetta. Morì all’inizio di gennaio del 1974, all’età di 74 anni.
Petiot pare abbia servito tutti i presidenti degli Stati Uniti dal 1934 al 1966 ad eccezione di Lyndon B. Johnson,  mentre il gangster Frank Costello era un suo regolare cliente.

I riferimenti storici
Il primo documento storico, presente negli archivi del New York Herald Tribune. Il 2 dicembre 1939 il giornalista Lucius Beebe nella sua colonna scandalistica “This New York” pubblicò il primo riferimento a questo drink. L’articolo recitava testualmente “Il nuovo tonico di George Jessel, che sta ricevendo attenzione dagli editorialisti della città, è chiamato Bloody Mary: metà succo di pomodoro, metà vodka” Probabilmente il drink poteva esser nato alcuni anni prima, ma la notizia fu lanciata solo allora.  E a confermare ciò, ci pensò lo stesso Pete nel 1964, in una intervista rilasciata al New York Magazine,  le testuali parole di Pete furono “Io ho dato il via al Bloody Mary odierno,"  dichiara "George Jessel disse di averlo creato, ma non era altro che vodka e succo di pomodoro quando lo rilevai io. Io coprii il fondo dello shaker con quattro grosse prese di sale, due di pepe nero, due di pepe di cayenna e uno strato di salsa Worcestershire; quindi aggiungo una spruzzata di succo di limone e del ghiaccio tritato, verso due once di vodka (6 cl. circa) e due once di spesso succo di pomodoro, (6 cl.) scuoto nello shaker, filtro e verso. Noi serviamo da cento a centocinquanta Bloody Marys al giorno, qui nella King Cole Room e negli altri ristoranti e sale per banchetti dell’Hotel St. Regis." E dopo questa memorabile intervista- dichiarazione, documentata, in quanto è negli archivi della rivista, caddero le voci di invenzione nel 1921 a Parigi, anche perché nel primo libro dei cocktail pubblicato al New York Bar nel 1921, non vi è traccia del Bloody Mary, viene però  confermata la complicità tra cliente e barman.
Per un certo periodo, nella metà degli anni 30, esattamente nel 1934, Petiot arrivò al St. Regis nel 1933,  secondo il racconto di un Barman dell’Hotel, al cocktail venne dato  il nome di Red Snapper, un modo elegante di definire il Bloody Mary,  in quanto il linguaggio, non era dei più appropriati per l’epoca, il quale guadagnò popolarità proprio con questo nome in quel periodo, inoltre  si introdusse la salsa di rafano, e il Tabasco fece la sua comparsa qualche anno dopo,  quando divenne Bloody Mary a tutti gli effetti. Il periodo era a cavallo del proibizionismo, probabilmente perché la vodka era di difficile reperibilità,  questa venne sostituita da Pete, con il Gin di più facile reperibilità,  il  nome,  “Red Snapper” durò però per un breve periodo di tempo. Per quanto riguarda l’aggiunta della gamba di sedano, questo avvenne nel 1960, durante un party, presso la Pump Room, dell’Ambassador East Hotel di Chicago,  per via di un ospite che per mescolarlo usò una gamba di sedano che i camerieri stavano servendo come appetizers, esiste anche una versione che dice, che la gamba di sedano nel succo di pomodoro era già usata negli anni 50.

La leggenda del nome
Questo tra le diverse leggende, pare che derivi dalla famosa Regina d’Inghilterra Maria  Tudor 1°, la quale per ripristinare il cattolicesimo nel Regno Unito, mandò a morte gli oppositori protestanti, tanto da guadagnarsi il nomignolo di “Maria la sanguinaria”. Tra le varie voci, addirittura si racconta, che l’ispirazione per questo drink sia giunto dalla famosa attrice dell’epoca, Mary Pickford, la quale già aveva un cocktail a lei dedicato, di colore rosso, a base di Rum, maraschino e granatina (nella revisione del 1960 l’Iba introdusse il succo d’ananas)  Esiste anche una versione stile “ storie di fantasmi”  raccontata nei campeggi americani, che narra di una ragazza di nome “Mary” che venne sepolta viva per errore,  la quale lanciò una maledizione, e che nominandone 3 volte in uno specchio il nome “Bloody Mary” questa appaia nelle sembianze di una strega/assassina, e una volta evocata pare che non vi sia scampo. Ne fu persino fatto un film, il famoso “Urban legend 3”
Una altra fonte, adduce il nome a una cameriera di nome Mary, che lavorava in un bar di Chicago chiamato “Bucket of Blood”, e la ragazza era denominata proprio Bloody Mary. Questa versione la si attribuisce al fatto che due ospiti di Chicago, furono i primi ad avere servito un Bloody Mary da Petiot, e questi collegarono il colore del drink al nome del locale e della ragazza. Chissà quale sarà la vera versione.

La ricetta
A quanto pare dunque, la ricetta originale, prevedeva metà vodka e metà succo di pomodoro con una buona aggiunta di spezie. Importantissimo l’utilizzo giusto delle spezie in quanto queste determinano il vero gusto genuino del Bloody Mary.


Bloody Mary (ricetta originale di Ferdinand Petiot)
6 cl. di vodka
6 cl. di succo di pomodoro
4 prese di sale
2 prese di pepe nero
2 prese di pepe di cayenna
1 strato nel fondo del tumbler di Worcester sauce
1 spruzzata di succo di limone
ghiaccio tritato
Il tutto nello shaker viene agitato vigorosamente e servito nel tumbler senza ghiaccio

La ricetta Iba, ha invece rivisto e corretto la ricetta, negli anni 60 standardizzandola e aggiungendovi il Tabasco e il sale di sedano,   togliendo il pepe di cayenna e diminuendo la dose della vodka, aumentando quella del pomodoro, dando due possibilità di preparazione quella mescolata nel mixing glass o direttamente nel bicchiere, eliminando del tutto la tecnica shakerata,  realizzando di fatto una ricetta completamente diversa. Vale la pena provarle nelle due versioni per esprimere poi un giudizio di valutazione. Ben venga una revisione del ricettario Iba, se ripristinerà  molte ricette come erano state composte dagli autori in origine. Il mondo del bartending ci guadagnerà.

Bloody Mary (Ricetta Iba revisionata nel 2004)
4,5 cl. Vodka
1,5 cl. succo di limone fresco
9,0 cl. succo di pomodoro
Sale di sedano, pepe, gocce di tabasco, Worcester sauce.
Preparato nel tumbler alto con ghiaccio, servito con gambo di sedano e fettina di limone facoltativa
La ricetta del Bloody Mary classico

Le variazioni
Negli anni molte sono state le variazioni nate, a seguito di una ricetta così popolare. Sicuramente una delle più famose è nata in Canada dove oggi è molto più richiesta e famosa  del Bloody Mary stesso il “Ceaser” inventato nel 1969 dal barman Walter Chell all’Owl’s Nest bar di Calgary, per accompagnare l’apertura di un nuovo ristorante. Nella sua versione originale questo drink conteneva  purè di vongole (vongole frullate)  mescolato con il succo di pomodoro, e gli altri ingredienti del Bloody Mary.  Dall’anno dopo però, arrivò sul mercato un brodo già pronto di vongole, messo a punto dall’azienda Mott, con l’assistenza del barman Walter Chell,  oggi l’azienda di proprietà della Cadbury Schweppes Americas Beverages, una vecchia azienda di New York produttrice di succhi e beverages per il bar,  fondata da Samuel R. Mott nel 1842, produce dal 2002 pre miscelati per cocktail Bloody Ceaser. Variazioni della ricetta, possono avere aggiunte di sostanze quali il wasabi, il pepe di cayenna, il rafano, o il succo di limone al posto del lime. Il drink può essere guarnito con cetrioli all’aneto. A volte un gambero è usato pure come guarnizione, oppure la pancetta croccante

Il contributo del cinema, della canzone e della letteratura
Se molti cocktail sono diventati famosi grazie a più o meno noti viaggiatori,  il Bloody Mary è stato uno di quei cocktail che deve la sua fama internazionale, e notorietà popolare, anche grazie a film del grande schermo e telefilm televisivi molto noti al grande pubblico,  e ad alcune canzoni.
Nel film del 2001  “ I Tenebaum” Richie Tenebaum, interpretato da Luke Wilson,  beve frequentemente il Bloody Mary.
Nella Sit-com molto nota in Italia negli anni 80 “ I Jefferson” la mamma Louise beve regolarmente il Bloody Mary.
Nel romanzo “Il diario di Bridget Jones” Bridget e le sue amiche, hanno una ossessione per il Bloody Mary pomeridiano.
Nella Sit-com “ Ugly Betty” il Bloody Mary viene offerto dalla signora Claire Meade a Betty, dopo avergli confessato di aver ucciso l’amante.
Nel film “Johnny English” il Bloody Mary non troppo speziato, viene richiesto a Pascal Sauvage dall’agente Johnny.
Nel film “Miami supercops” l’agente Steve Forrest (Bud Spencer) ordina un Bloody Mary, chiamandolo erroneamente Bionda Mary.
Nella canzone “Romantico a Milano” dei Baustelle,  il romantico protagonista scola quasi centomila amari e Bloody Mary.

La ricetta originale del Ceaser o Bloody Ceaser o Clammy Mary


15  cl. di clamato juice (pomodoro e brodo di vongole)
4,5 cl. di Vodka
2 spruzzi di Tabasco
2 spruzzi di Worcester sauce
   Sale di sedano
   Pepe macinato fresco
   Succo di lime
1 gambo di sedano

Sono nate moltissime versioni del Bloody Mary negli anni, da alcoliche ad analcoliche, vediamo le più significative.

Virgin Mary detto anche Bloody Shame in Australia
E’ un Bloody Mary a cui viene tolta la Vodka
Bloody Demitri
Si  condisce con Demitri ’s Bloody Mary seasoning (presente negli Stati Uniti) guarnire con peperoni sott’aceto e bacon croccante
Ruddy Mary o Red Snapper o Bloody Margareth
Con gin al posto della vodka
Michelada Clememntina o Chelada
Al posto della vodka viene usata la birra messicana
Bloody Geisha
Sake al posto della vodka
Brown Mary o Whiskey Maria
Whiskey Americano al posto della vodka
Bloody Molly
Con whiskey Irlandese al posto della vodka
Bloody Scotsman
Con whisky Scozzese al posto della vodka
Bloody Maria o Bloody Rita
Tequila al posto della vodka
Bloody Pirate
Rum scuro al posto della vodka
Bloody Bishop
Sherry al posto della vodka
Red eye o Calgary Red eye
Solitamente 50% birra e 50% succo di pomodoro
Bloody Bull (nato a New Orleans, è servito  presso la catena di ristoranti Brennan’s)
Brodo di carne e succo di pomodoro
Bull Shoot
Con brodo di carne al posto del succo di pomodoro. E’ diventato ricetta Iba.
Bloody Eight o Eight Ball
Il succo di pomodoro è sostituito dal V8 (succo di 8 verdure tra cui il pomodoro)
Frozen Bloody Mary
Preparato nel blender con ghiaccio
Flaming Bloody Mary
Una piccola quantità di Rum 151 (o alcol etilico) viene fatto galleggiare in alto e incendiato. Ideale per momenti freddi
Flaming, Frozen Bloody Mary
L’unione dei due cocktail precedenti
Bloodless Mary
Senza succo di pomodoro, solo vodka e condimento
Bloody Fairy
Con assenzio al posto della vodka
Bloody Maro
Con Cacahaca al posto della vodka
Bloody Maureen
Birra Guinnes al posto della vodka

 

 

 

 

 Bramble

Cocktail I.B.A. (International Bartenders Association) del 2011

BRAMBLE Anytime
4 cl Gin
1,5 cl Succo di limone fresco
1 cl Sciroppo di zucchero
1,5 cl Blackberry liqueur
Versare tutti gli ingredienti sul ghiaccio tritato, in un bicchiere old fashion.
Mescolare, quindi versare il liquore mora nella parte superiore della bevanda in modo circolare.
Guarnire con una fettina di limone e due more. 

 

 

 

 

B-52

Il nome si riferisce al bombardiere a lungo raggio Boeing B-52 Stratofortress, che è stato usato nella Guerra del Vietnam per sganciare le bombe incendiarie al napalm (ed è probabilmente da ciò che è nata la versione infiammabile). La sua origine è abbastanza incerta, certuni sostengono che è stato creato nel ristorante "Alice's" a Malibu, in California, certi altri invece sostengono che è stato creato nella "Keg Steakhouse" a Calgary, in Canada, nel 1977. Alcune voci, inoltre, sostengono che fu creato da Adam Honigman, un barman al Maxwell's Plum Bar di New York City, verso la fine degli anni settanta oppure i primi anni ottanta. La sua popolarità alquanto diffusa ha creato molte varianti, elencate nella sezione omonima sotto. Tutte insieme, questi cocktail sono considerati la Serie B-50 (in realtà il drink originale era grand marnier, baileys e cognac, altrimenti non flamba)

Preparazione

Sebbene esistano macchine (dal funzionamento spesso scenografico) per la preparazione automatica di questo cocktail, un abile barman lo riesce a preparare senza difficoltà. Cocktail di questo genere, con suddivisione orizzontale, vengono definiti layer, inoltre la loro preparazione è detta costruzione, essendo essa opposta allo shakerare o al mescolare. Normalmente viene servito nei bicchierini shot. Per primo si versa nel bicchierino il liquore al caffè (per esempio Tia Maria o Kahlua), successivamente si versa la Crema Baileys molto lentamente facendola scorrere sul retro di un cucchiaio da cocktail (quelli col manico molto lungo) prestando attenzione al disturbare il meno possibile lo strato inferiore versando quello superiore. Allo stesso modo, sempre con molta attenzione, si versa il Grand Marnier sopra il tutto.

Versione infiammabile

Per un effetto più coreografico va bevuto infiammato: basta dare fuoco al Grand Marnier con un accendino ed in pochi secondi prenderà fuoco; alcuni sostituiscono il Grand Marnier con altri distillati o liquori di gradazione superiore o aggiungono alcol etilico puro, ma non è necessario, oltre che deleterio, in quanto esso ha un gusto molto pungente. Un trucco è quello di riscaldare preventivamente il Grand Marnier, oppure di versarne un po' in un cucchiaio, accenderlo e poi versarlo con delicatezza nel bicchiere. Una volta acceso va bevuto con la cannuccia tutto d'un fiato per evitare che essa prenda fuoco: difatti, aspirando, il liquido la raffredda. Lasciando il bicchiere acceso, le fiamme non passeranno mai negli strati inferiori in quanto, esaurita la parte superficiale di alcol, esse si spegneranno da sole e gli strati di liquore, sottostanti al Grand Marnier, rimarranno sempre freddi. Quando si incendia il grand marnier il sapore complessivo del cocktail peggiora quindi è consigliabile non incendiarlo.

Varianti