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I cocktails M



Il Manhattan

è uno dei più famosi cocktail a base di whisky; si serve come aperitivo. Si narra che l'inventore di questo aperitivo fosse un barman del Manhattan Club di New York (da cui il nome), che lo avrebbe preparato per la prima volta nel 1874. Le proporzioni di whisky e vermouth variano da un dolce 1:1 ad un secco 4:1, ma secondo alcune fonti la ricetta originaria era 2:1 e veniva utilizzato solo Rye whiskey. Nel tempo si sono modificati sia la ricetta che gli ingredienti, tanto è vero che la versione più diffusa ad oggi utilizza whisky statunitense. Le qualità di più diffuse sono rye whiskey, whisky canadese e bourbon.
Ingredienti e dosi tipiche
5.0 cl di Rye o whiskey canadese
2.0 cl di vermouth rosso
1 goccia di angostura
Preparazione:
Il Manhattan si prepara mescolando (senza agitare) gli ingredienti all'interno del mixing glass pieno di ghiaccio per 2/3. (attenzione al fatto che l'angostura ha un sapore molto marcato, potrebbe bastare solo una goccia, secondo i gusti.)
Si serve in una coppetta da cocktail (da "Martini"), guarnito con una ciliegina al maraschino.

 

 

 

 

 

Il Martini o Martini Dry
è un celebre cocktail pre-dinner a base di gin e vermut dry. È un cocktail uf

ficiale della IBA, con il nome "Dry Martini".

Composizione

  • 6 cl di gin
  • 1 cl di dry vermut
  • 1 oliva verde
  • olio di 1 fettina di scorza di limone

Prendere una coppa da Martini e riempirla di cubetti di ghiaccio in modo da raffreddarne le pareti e farla restare molto fredda durante tutta la preparazione del cocktail, poi riempire anche un mixing glass di cubetti di ghiaccio. Eliminare l'acqua in eccesso dal mixing glass. Aromatizzare il ghiaccio aggiungendo 1 cl di vermut dry nel mixing glass, mescolando bene. Eliminare i cubetti di ghiaccio dalla coppa martini una volta portata a temperatura. Versare il vermut nella coppa martini filtrandolo dal ghiaccio. Ripetere l'aromatizzazione del ghiaccio rimasto nel mixing glass, questa volta con 6 cl di gin. Versare il gin nella coppa martini , sempre filtrandolo dal ghiaccio. Spremere leggermente l'olio di un pezzo di scorza di limone sopra il cocktail. Aggiungere quale guarnizione un'oliva verde.

Nome

L'origine del nome è combattuta. Qualcuno dice sia il nome del barista italiano che per primo, nella New York del 1912, l'avrebbe preparato per John D. Rockefeller. Altri dicono derivi dal celebre cocktail di Jerry Thomas (detto the professor) il Martinez (1850), secondo altri il Martinez fu trasformato in Martini da Julio Richelieu nel 1870, altri ancora dicono sia legato con la "Martini & Rossi".

Varianti

Esistono diverse varianti del Martini, come lo Sweet Martini, il Martini Perfect ed il Medium Martini, oltre al Martini Vodka, la cui variante è il Vesper cocktail, divenuto celebre poiché cocktail preferito da James Bond. Il Martini Dry faceva parte delle 6 ricette fondamentali del “The Fine Art of Mixing Drinks” di David A. Embury, del 1948.

La ricetta proposta da Embury era la seguente:

  • 7 parti di gin
  • 1 parte di vermouth (dry)

Una versione molto secca è rappresentata dal Martini Hemingway, che prende il nome proprio dal famoso scrittore e si prepara mescolando Martini dry (1 parte) nel mixing glass con ghiaccio, quindi buttare via il Martini e mescolare alla stessa maniera 9 parti di gin. Versare quindi il contenuto nella classica coppetta precedentemente raffreddata e, prima di servire, strizzare una piccola scorza di limone 2 volte.

 

 

 


MARY PICKFORD 


Anytime Cocktail  - I.B.A. (International Bartenders Association) del 2011

6 cl Rum bianco
1 cl Maraschino
6 cl Succo di ananas fresco
1 cl Sciroppo di Granatina
Versare tutti gli ingredienti nello shaker con ghiaccio.
Shake. Filtrate in Grand coppa cocktail ben fredda


Cocktail I.B.A. (International Bartenders Association) del 1961
Mary Pickford
1/2 Rum Bianco
1/2 succo d'ananas
1 cucchiaio di Granatina
6 gocce di Maraschino Luxardo
Si prepara nello shaker.
Coppetta da Cocktail.


Arte spettacolo e cinematografia spesso si intrecciano con i classici del beverage dando vita alla tradizione di dedicare un particolare cocktail all'immagine di una grande attrice,in questo caso parliamo di un'icona del cinema muto americano la celebre Gladys Smith nome d'arte  "Mary Pickford" nata a Toronto nel 1892, che nei primi del novecento interpretò numerosi film determinandone un incredibile successo fino ad essere ribattezzata "The America's Sweetheart", l'attrice inoltre creò insieme a Charlie Chaplin la "United Artists" e tra i film più famosi ricordiamo "Pollyanna".
Da lei nasce questo cocktail creato a San Francisco da un Barman che volle celebrarne la sua naturale bellezza e femminilità, assemblando con classe Rum, succo d'ananas il maraschino e la granatina e decorando con lo stesso ananas e una ciliegina, creando uno dei primi cocktail a base Rum emblema di un'epoca e arte che che non c'è più "Il film Muto".
Il fascino del cinema nel successo di un cocktail.

 

 

 


MONKEY GLAND 


Anytime Cocktail - I.B.A. (International Bartenders Association) del 2011

5 cl Gin
3 cl Succo d'arancia
2 gg Assenzio
2 gg Granatina
Prendere una coppetta da cocktail e raffreddarla riempiendola di cubetti di ghiaccio. In un secondo bicchiere aggiungere 5 cl di gin, poi 3 cl di succo d'arancia fresco, 2 gocce di granatina e 2 gocce d'assenzio. Versare il tutto in uno shaker pieno di ghiaccio ed agitare bene. Servire senza cannuccia.
Cocktail I.B.A. (International Bartenders Association) del 1961
Monkey Gland
3/5 Dry gin
2/5 succo d'arancia
2 gocce di Granatina
2 gocce d’Assenzio
Prendere una coppetta da cocktail e raffreddarla riempiendola di cubetti di ghiaccio. In un secondo bicchiere aggiungere 5 cl di gin, poi 3 cl di succo d'arancia fresco, 2 gocce di granatina e 2 gocce d'assenzio. Versare il tutto in uno shaker pieno di ghiaccio ed agitare bene. Servire senza cannuccia.

 

 

 

 

 

Il Mai Tai

 

è un cocktail alcolico a base di rum, curaçao e succo di lime, associato alla cultura Polinesiana.

Storia
Ne viene attribuita l'invenzione al Trader Vic's restaurant di Oakland, California, nel 1944. Anche il locale rivale Don the Beachcomber ne rivendica l'invenzione facendola risalire al 1933, benché le ricette dei due locali siano differenti.

Etimologia
"Maita'i" è una parola tahitiana che significa "buono"; il nome del cocktail è tuttavia reso con due parole, a volte unite da un trattino o con l'iniziale maiuscola. Secondo Victor J. Bergeron del Trader Vic's, il cocktail fu servito in occasione della visita di alcuni amici da Tahiti. Una di loro, Carrie Guild, dopo averlo assaggiato esclamò "Maita'i roa ae!" ("molto buono!"), da cui il nome.

Cultura
Il Mai Tai divenne popolare tra gli anni 1950 e gli anni 1960, fu d'aiuto al suo successo anche la sua apparizione nel film Blue Hawaii interpretato da Elvis Presley.

Ingredienti:
Ne esistono diverse varianti. Secondo la International Bartenders Association, che lo include nella sua lista di cocktail ufficiali, la ricetta è la seguente:

  • 4 cl (8 parti) di rum bianco
  • 2 cl (4 parti) di rum scuro
  • 1,5 cl (3 parti) di orange curaçao
  • 1,5 cl (3 parti) di sciroppo di orzata
  • 1 cl (2 parti) di succo di lime fresco

Tutti gli ingredienti tranne il rum scuro vengono agitati nello shaker con il ghiaccio. Si versa nel bicchiere, vi si aggiunge il rum scuro facendolo stratificare in superficie.

Viene servito on the rocks in un bicchiere Highball.

 

 

 

 

Il Margarita

è il più comune cocktail messicano a base di tequila, ed appartiene ai sour. In latino "margarita" significava perla, in spagnolo è la traduzione della parola margherita.
Secondo quanto afferma William Grimes, autore di Straight Up or On the Rocks: The Story of the American Cocktail, molte persone affermano di aver bevuto Margarita in Messico già negli anni trenta, da cui si deduce che il margarita non fu inventato dopo il 1940.

Proporzioni

Le proporzioni più usate per il margarita sono;

  • 2:1:1 (50% tequila, 25% Triple sec, 25% lime fresco o succo di limone)
  • 3:2:1 (50% tequila, 33% Triple Sec, 17% lime fresco o succo di limone)
  • 3:1:1 (60% tequila, 20% Triple Sec, 20% lime fresco o succo di limone)
  • 1:1:1 (33% tequila, 33% Triple Sec, 33% lime fresco o succo di limone)

sebbene lo standard IBA (Cocktail ufficiali IBA) sia

  • 7:4:3 (7 parti tequila, 4 parti Triple Sec, 3 parti lime fresco o succo di limone)

Il drink è normalmente servito shakerato con ghiaccio, "on the rocks", o mescolato con ghiaccio (il "frozen margarita"); nella ricetta classica è servito nella tipica coppetta detta Sombrero. Il cocktail viene frequentemente servito con sale sul bordo del bicchiere ("Crusta").
Sebbene i margarita più comuni contengano tequila, liquore all'arancia, succo di lime o di limone, e qualche volta un dolcificante aggiuntivo, molte variazioni stanno diventando sempre più comuni. Usare succo di lime imbottigliato (che contiene zucchero) è un altro modo usato per dolcificare il cocktail.

Varianti alla frutta del Margarita

È possibile aggiungere anche succhi di frutta al margarita. Esempi classici sono le seguenti combinazioni:

  • succo di lime con mirtillo;

  • fragola o pesca, con succo di limone;
  • banana, con succo di banana.

Comunque, è bene segnalare che i margarita a base di frutta non fanno parte della definizione di un classico "Margarita".

La storia
Tra i tanti candidati per il titolo di "creatore del margarita", se ne possono citare tre:

  • Daniel Negrete (1936), con una combinazione di un terzo di Triple Sec, un terzo di tequila ed un terzo di succo di lime. Il drink non era mescolato ed era servito con ghiaccio tritato.Proporzioni 1:1:1 (33% tequila, 33% Triple Sec, 33% succo di lime).
  • Carlos Herrera (1947), mischiando tequila bianca con succo di limone e Triple Sec, aggiungendo ghiaccio tritato e shakerando il tutto. Proporzioni 2:1:1 (50% tequila, 25% Triple Sec, 25% succo di lime).
  • Margaret Sames (1948), con una parte di Cointreau, tre parti di tequila ed una parte di succo di lime. Sapendo che molte persone bevevano la tequila dopo aver leccato del sale, decise di guarnire il suo cocktail con una crosta di sale. Proporzioni 3:1:1 (60% tequila, 20% Triple Sec, 20% succo di lime).

La classificazione IBA

Fino al 25 novembre 2011 il Margarita era presente nella lista dei cocktails internazionali stilata dall'IBA, poi è scomparso. È però riapparso a fine dicembre 2011. Oltre al classico Margarita, troviamo anche una variante così definita, il Tommy's Margarita con la seguente ricetta:

  • 4.5 cl Tequila
  • 1.5 cl Succo di lime fresco
  • 2 cucchiaini di nettare di Agave

Shakerare e filtrare il cocktail in una coppetta a cocktail.

 

 

 

 

Il Mimosa
è una variante dei cocktail Bellini, Rossini e Tintoretto. Chiamato anche Buck's fizz. fa parte della categoria dei medium drink. Anche se quando si prepara il Buck's fizz viene messo una percentuale minore di champagne o prosecco e più spremuta d'arancia.
Invece il Mimosa viene preparato con spremuta d'arancia fresca e prosecco, ha un sapore fresco e rinfrescante.
Il cocktail è composto da
7,5 cl di spremuta d'arancia e
7,5 cl di prosecco.
Si prepara direttamente nel bicchiere.
Il periodo ideale per gustarlo sono i mesi invernali, quando appunto maturano i frutti. Il Buck's fizz è stato creato da Mr McGarry, barista al Buck's Club di Londra nel 1921

 

 

 

 

 

Il Mojito


è un famoso cocktail di origine cubana composto da rum, zucchero di canna bianco, succo di lime, foglie di menta (hierba buena a Cuba) e acqua gasata.

Storia

Si narra che il primo esecutore conosciuto sarebbe Attilio De La Fuente, un barman che lavorava a La Bodeguita del medio un bar a L'Avana capitale dell'isola di Cuba. Entrambi (Attilio e La Bodeguita) divennero famosi in tutto il mondo, proprio perché il Mojito iniziò a essere proposto commercialmente in quei luoghi e in quell'epoca.

Il periodo era quello del proibizionismo dal 1920 al 1933, quando negli U.S.A. era vietato consumare alcolici cosicché diveniva comodo per i turisti statunitensi recarsi nella vicina, ospitale e mondana (all'epoca) città dell'Avana separata dalla Florida da sole 90 miglia. Esistono diverse teorie riguardo l'incerta origine del termine "Mojito". Secondo alcuni, esso sarebbe legato al "mojo", un condimento tipico della cucina cubana a base di aglio e agrumi, usato per marinare. Un'altra teoria lo lega alla traduzione della parola spagnola mojadito, che significa "umido". Un'ultima ipotesi, considerata comunque la meno attendibile, fa risalire l'etimologia della parola al termine vudù mojo, che significa "incantesimo".

Preparazione

Ricetta originale

  • Rum bianco cubano (5cl.)
  • lime;
  • 2 cucchiaini di zucchero di canna raffinato bianco
  • un rametto di menta (6-8 foglie)
  • ghiaccio a cubetti
  • acqua gasata (o acqua di Seltz o soda). Usare un bicchiere del tipo tumbler alto.

Si prepara ponendo sul fondo del bicchiere due cucchiaini di zucchero di canna bianco e il succo di mezzo lime. Gli ingredienti vanno amalgamati insieme e a questo punto si aggiunge la menta che non deve essere pestata ma solo leggermente premuta e mescolata insieme al succo e allo zucchero (questo accorgimento fa sì che dalla menta non si sprigionino le note amare), successivamente si unisce il ghiaccio, il rum bianco (o Havana Club 3 anni) e infine l'acqua gasata. Il composto ottenuto viene poi servito con una cannuccia e un rametto di menta decorativo.

L'unica opzione permessa a Cuba è l'aggiunta finale di Angostura, si ottiene così un "Mojito criollo".

(Nota): la hierba buena a Cuba è un'erba spontanea che si trova facilmente, il suo aroma è più delicato e meno persistente della menta selvatica o mentuccia che si trova in Italia.

Ricetta europea

Al di fuori di Cuba il Mojito si è ormai diffuso in una variante non corretta conosciuta come "versione europea" o "Mojito sbagliato" oppure "Mojito pestato". Si prepara ponendo sul fondo del bicchiere il lime a pezzi e lo zucchero di canna grezzo. A questo punto si amalgama il tutto schiacciando vigorosamente con il pestello (muddler) aggiungendo poi la menta premuta delicatamente, il ghiaccio tritato e infine il Rum bianco. Tecnicamente dunque il cocktail che si ottiene con questo sistema non è un Mojito, bensì una Caipirissima alla menta.

Ricetta analcolica

Esiste anche una versione analcolica del Mojito che generalmente è denominato "Virgin Mojito". Si prepara nella versione del Mojito sbagliato e il rum è sostituito dalla gassosa (sprite, seven-up) o dal ginger-ale.

Ricetta "Baxeichito"

Questa variante nata a Genova a fine anni '90 nella Ostaia de Banchi riprende la formula classica del "Mojito pestato", ritrattandola usando il basilico (rigorosamente genovese) anziché la menta, conferendo quel gusto tipicamente ligure. Va servito con ghiaccio 5 o 6 foglie di basilico, meglio se dentro a un coccio. Per moltissimi il baxeichito (dal genovese baxeicou = basilico) surclassa in modo evidente per gusto e freschezza il normale mojito.

Ricetta Mojitaly

Il Mojitaly è un'altra variante del Mojito, che prevede l'utilizzo (al posto del rum) della Branca Menta. Un cocktail rinfrescante, presentato come long drink, da bere idealmente dalla primavera in avanti. Al posto del lime si può prevedere anche l'utilizzo del mapo, un agrume ibrido tra il mandarino e il pompelmo.

Curiosità

La leggenda racconta che il primo mix di menta e alcool sia stato utilizzato dai pirati dei Caraibi. Costretti a stare per mesi sulle navi, soffrivano spesso di dolori addominali.

"El Drake" (o Draque) in onore del famoso corsaro era una miscela di tafia (primitivo distillato di canna) limone o limetta e Hierba Buena, ovvero una menta particolare con gambo relativamente grosso e succoso, donato secondo la leggenda dalla Vergine Maria, e considerata rimedio ad alcuni malanni.

Il Mojito era uno dei cocktail preferiti da Ernest Hemingway, insieme al Daiquiri ("Mi mojito en La Bodeguita, mi daiquiri en El Floridita").

 

 

 

 

Moscow Mule

 

 

Letteralmente "Mulo di Mosca", il Moscow Mule appartiene alla categoria dei "Buck's", quei drink miscelati che nella loro ricetta prevedono l'uso di ginger-ale o ginger-beer. Il Moscow Mule è stato inventato nel 1941 da John G. Martin, il barman della taverna Cock 'n' Bull, lungo il Sunset Boulevard di Los Angeles, luogo molto frequentato dalle celebrità. Il Moskow Mule ebbe il suo maggior periodo di successo negli anni Cinquanta quando la vodka venne sdoganata ed esportata in grandi quantità dalla Russia. La gente impazziva per il Moscow Mule tanto che gli venne dedicato anche un bicchiere ideale per berlo, come operazione promozionale dalla casa produttrice di vodka Smirnoff, simile ad una tazza con manico e fatto di rame.

 

 

 

Moscow Mule

 

Caratteristiche del Moscow Mule

 

Tipo di cocktail: after dinner, long drink.

 

Grado alcolico: 12° alcolici.

 

Categoria alcolica: mediamente alcolico

 


Ricetta IBA del Moscow Mule

 

  • 3 cl vodka
  • 8 cl ginger-ale o ginger-beer
  • 1 cl succo di limone
  • qualche fogliolina di menta fresca 
  • qualche fettina di cetriolo
  • una fettina di lime come decorazione

 

Si prepara direttamente nel suo bicchiere, il copper mug, o in alternativa in un tumbler alto, riempito di ghiaccio. Alla fine si aggiungono le fettine di cetriolo, le foglioline di menta e la fettina di lime.

 

 

 

 

 

Il mint julep

è un cocktail degli Stati Uniti del Sud a base di menta e whisky di tipo Bourbon. Mint significa appunto menta e julep è un termine che deriva dall'arabo gulab e significa acqua (ab) di rose (gul) e per estensione indica uno sciroppo acquoso dolce e profumato, in italiano giulebbo o giulebbe alla menta. Quindi mint julep è uno sciroppo dolce di menta, con l'aggiunta di ghiaccio tritato e Bourbon. Si può pensare il mint julep verosimilmente come ad una granita di menta con Bourbon e con una guarnizione di foglioline di menta, allo scopo di stimolare anche l'olfatto.

Preparazione

Lo sciroppo di menta viene preparato in diversi modi:

  • può essere preparato al momento a freddo, macerando delle foglioline di menta in un mortaio con un poco di zucchero, e diluendo con acqua oppure
  • può essere preparato a caldo un infuso di menta, mettendo delle foglioline di menta in acqua bollente e zuccherando un poco e che dura circa due settimane. Infine
  • può essere usato direttamente lo sciroppo di menta in commercio. La quantità di zucchero è a piacere, meglio che sia il meno possibile o anche niente, al massimo un cucchiaino a persona. La quantità di acqua, una tazza da , circa 200 millilitri (ml.) a persona.

La quantità di Bourbon varia da 60 a 100 ml. circa a persona. Riguardo al potere dissetante si beve circa 300 ml. di liquido considerando anche il ghiaccio dei quali in media 80 di alcool. Essendo una bevanda dissetante e non un cocktail la quantità di alcool dovrebbe essere minima per avere un grado alcoolico totale circa come la classica bevanda dissetante italiana, a base di molta acqua e poco vino. È chiaro che potendo variare a piacere la quantità di menta, acqua e Bourbon, esiste una preparazione classica ma poi ognuno fa il mint julep variando la quantità degli ingredienti a seconda del proprio gusto. Tradizionalmente il mint julep veniva servito in bicchiere d'argento oppure peltro ma oggi si usano bicchieri di vetro del tipo "vecchio stile" (Old Fashioned glass, lowball glass, o rocks glass) bassi e larghi oppure in un bicchiere tipo tumbler chiamato Collins glass, alto e largo o in un Highball glass una via di mezzo fra i due precedenti.

Storia

Si vuole che l'origine del mint julep sia oscura e mai definitivamente conosciuta. La prima apparizione del mint julep in un libro appare nell'autore John Davis pubblicato a Londra nel 1803 ed è descritto come una dracma di liquore con della menta, bevuto al mattino dagli abitanti della Virginia, negli Stati Uniti.

Non è specificato da Davis che il liquore sia proprio Bourbon. Dunque questa è la conferma che il mint julep origina nel 1800, negli Stati Uniti del Sud. La diffusione della bevanda fu dovuta al Senatore americano Henry Clay del Kentucky che la introdusse a Washington D.C. al bar Round Robin del famoso Willard Hotel, durante la sua permanenza in città. Il termine julep, negli Stati Uniti, propriamente indicava un po' d'acqua zuccherata che si dava per inghiottire meglio le compresse di qualche farmaco. Gli americani durante il secolo 1900 gustarono non solo il julep a base di Bourbon ma anche il julep a base di gin, fatto con il ginepro e il gin, una bevanda dissetante di cui si sta perdendo memoria

Il Kentucky Derby

Negli Stati Uniti il mint julep dal 1938 è più rinomato come bevanda del Kentucky Derby, una corsa di cavalli. Ogni anno circa 120 000 mint julep sono serviti al Churchill Downs durante i due giorni della Kentucky Oaks e del Kentucky Derby. Per più di 18 anni, il dissetante mint julep dei primi tempi (Early Times Mint Julep Cocktail) è stato designato come la bevanda ufficiale del derby del Kentucky. Al derby del Kentucky del 2006, Churchill Downs ha servito dei mint julep fatti in proprio al costo di 1000 dollari l'uno. I mint julep furono serviti in bicchieri dorati con fregi in argento e fu usato un Bourbon speciale, della riserva Woodford, la menta importata dall'Irlanda, il ghiaccio dalle Alpi Bavaresi e lo zucchero australiano. Il ricavato fu devoluto ai cavalli da corsa in pensione. Nel maggio 2008 Churchill Downs ha fatto costruire il più grosso bicchiere per mint julep. Churchill Downs assieme a Early Times ha ordinato al gruppo Weber di fabbricare un bicchiere largo 1,8 metri (6 foot) e alto 2,3 metri (7,5 foot). Il bicchiere è stato costruito in plastica acrilica per alimenti approvata dalla Food and Drug Administration (FDA), l'ente americano di controllo dei cibi e dei farmaci, su disegno della coppa ufficiale del derby del 2008. Ha una capacità di 780 litri (206 galloni americani) e distribuì il mint julep al derby per mezzo di un elaborato sistema di pompaggio.

Varianti

Il Kremlin Colonel è un mint julep con vodka al posto del Bourbon; tale drink si differenzia dal Vodka Stinger perché per la preparazione di quest'ultimo si utilizza crème de menthe al posto delle foglie di menta.

Notizie curiose

  • Il mint julep divenne noto in Italia grazie al film Agente 007 - Missione Goldfinger del 1963, nel quale il personaggio di Goldfinger, nella sua tenuta di campagna, offre un mint julep a James Bond, l'agente segreto britannico, che lo vuole non troppo dolce.
  • Si vede servire un vassoio di mint julep anche nel film Il grande Gatsby, di Jack Clayton del 1974.
  • Nel film Thank You for Smoking la leggenda dell'industria del tabacco, "Il capitano" (Robert Duvall), è un amante del mint julep, i cui segreti gli furono svelati, come afferma lui stesso, da Fidel Castro. Nella scena del suo funerale si vede che alcuni suoi inservienti depositano un bicchiere di mint julep sulla sua tomba.
  • Il mint julep, senza ghiaccio e zucchero ma con un cucchiaio o due di olio, è una mistura che può essere usata con molto successo per condire grigliate di gamberoni, pesce in genere e carni, o per preparare l'antipasto di cocktail di gamberi. Questo tipo di preparazioni negli Stati Uniti prende il nome di "Mint Julep Bistrò" ed è tipica di New Orleans.
  • One Mint Julep è il titolo di una canzone rhythm and blues di Rudy Toombs, ripresa anche da artisti famosi come Sarah Vaughan e Ray Charles.
  • La variante "Georgia-style" del mint julep, viene realizzata sul pianeta Omicron Ceti III dal dottor Leonard McCoy, nell'episodio "Al di qua del paradiso" della prima stagione di Star Trek: Serie Classica.
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