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I Cocktails Y

Yellow Bird

  • 3 cl Rum chiaro
  • 1,5 cl  Galliano
  • 1,5 cl Triple sec
  • 1,5 cl Succo di lime

Procedimento: versare gli ingredienti nello shaker e servire in una  coppetta a cocktail.

Alcuni autori sostengono che questo cocktail sia stato ideato per celebrare un disco dei Mills Brothers: si tratta di un gruppo vocale jazz e pop statunitense, nato nel 1928 e tuttora in attività attraverso i suoi eredi musicali. Ad oggi conta più di 2.000 incisioni, 50 milioni di dischi venduti e almeno tre dozzine di dischi d’oro. Nel 1998 è stato ammesso alla Vocal Group Hall of Fame.


I Cocktails V

VAMPIRO

  • 5 cl Tequila
  • 7 cl Succo di pomodoro
  • 3 cl Succo d’arancia fresco
  • 1 cl Succo di lime fresco
  • 1 cucchiaino da tè di miele chiaro
  • Mezza fettina di cipolla, tritata finemente.
  • Qualche pezzettino di peperoncino rosso fresco
  • Alcune gocce Worchestershire sauce
  • Sale

Procedimento: versare gli ingredienti in uno shaker, con ghiaccio. Shakerare bene per far rilasciare un po’ di aroma dal peperoncino. Filtrare in un highball con ghiaccio e guarnire con fettina di lime e peperoncino (verde o rosso).

Questo drink è tipicamente messicano e rende omaggio ad uno dei mostri più affascinanti della letteratura e della filmografia: il vampiro. Si tratta di un essere mitologico o folkloristico che sopravvive nutrendosi dell’essenza vitale (generalmente sotto forma di sangue) di altre creature.

Il termine “vampiro” divenne popolare solo all’inizio dell’Ottocento, in seguito all’influenza delle superstizioni presenti nell’Europa dell’est e nei Balcani, dove le leggende sui vampiri erano molto diffuse. Nello stesso periodo nacquero altri termini, come vrykolakas in Grecia e strigoi in Romania. La superstizione nei confronti dei vampiri crebbe a tal punto da far nascere una grave isteria collettiva che portò alla morte di numerose persone accusate di vampirismo.

I folkloristici vampiri dell’Europa dell’est presentavano una notevole varietà di rappresentazioni, dal simile agli umani al cadavere putrefatto. Uno dei primi romanzi in tema, fu Il vampiro di John Polidori (1819) che contribuì a circondare di un alone carismatico la figura del vampiro nelle arti che influenzò le opere vampiresche del XIX secolo e ispirò personaggi come Varney il vampiro e il Conte Dracula.

 

 

 

 

Vesper

  • 6 cl Gin
  • 1,5 cl Vodka
  • 0,75 cl Lillet Blonde
  • Twist di limone (guarnizione)

Procedimento: versare gli ingredienti nello shaker e servire in una  coppetta a cocktail, aggiungendo la twist di limone.

Vesper o Vesper Martini è un cocktail aperitivo preparato con Gin, Vodka e originariamente Kina Lillet (oggi viene chiamato Lillet Blanc). Fa la sua comparsa nel 1943 nel romanzo Casino Royale di Ian Flaming, nel quale l’agente segreto James Bond ordina e dà il nome a questo drink in memoria di Vesper Lynd, bondgirl di cui l’Agente 007 era innamorato.

E qui troveremo anche la famosa frase «Shaken, not stirred», ovvero «Agitato, non mescolato» .

Il Vesper Martini si differenzia dal solito cocktail Martini per la presenza della Vodka insieme al Gin e dal Kina Lillet al posto del Vermouth dry. Così compare anche all’interno del drink, una scorzetta di limone anziché la consueta oliva verde. Il Vesper compare una sola volta in tutti i romanzi di Fleming e la ricetta originale è la seguente:

 Un bicchiere di Dry Martini

3 parti di Gordon’s Gin

1 parte di vodka

1/2 di Kina Lillet

Il tutto shakerato finché non è ben ghiacciato, con sottile scorza di limone alla fine.

Granatina

 

La granatina

(anche detta sciroppo di granatina) è una bibita analcolica a base di melagrana, utilizzata per la preparazione di granite e cocktail sia alcolici sia di tipo soft drink. Il suo nome deriva dalla denominazione granato con cui è anche nota la melagrana. Per estensione impropria può essere intesa anche come bibita a base di ghiaccio e sciroppo.

Preparazione

Tradizionalmente la granatina era preparata mediante bollitura del succo ricavato dai chicchi delle melagrane con il miele o lo zucchero, in parti pressappoco uguali. Gli sciroppi di granatina industriali odierni sono invece composti in massima parte da succo di altri frutti come agrumi, ribes, lampone addizionati ad aromi e solo raramente a vero succo di melagrano. In Francia, Belgio ed altri paesi del nord, la granatina è soltanto una bibita di acqua, zucchero ed aromi, non contiene frutto.

Utilizzi

La granatina può essere servita come bibita dissetante, diluita con acqua o succo d'arancia e cubetti di ghiaccio, o per la preparazione di granite al melograno; questi impieghi sono in Italia molto meno diffusi che in passato.

L'impiego principale dello sciroppo di granatina resta a tutt'oggi la sua aggiunta nella preparazione di bevande, ed in particolare cocktail e long drink, per il sapore dolce e soprattutto l'aspetto scenografico del colore rosso rubino. Lo sciroppo viene usato in cocktail analcolici molto famosi come per esempio il Roy Rogers o lo Shirley Temple.

Alcuni cocktail internazionali IBA contenenti sciroppo di granatina:

I Cocktails E

 

 

ESPRESSO MARTINI

Cocktail I.B.A. (International Bartenders Association) del 2011
After Dinner
5 cl Vodka
5 cl Sciroppo di zucchero
1 cl Kahlua
1 Espresso corto
Versare tutti gli ingredienti nello shaker con ghiaccio.
Shake. Filtrate in coppetta cocktail ben fredda.

 

Variante:

 

cocktail

 

Un cocktail
è una bevanda ottenuta tramite una miscela proporzionata ed equilibrata di diversi ingredienti alcolici, non alcolici e aromi. Un cocktail ben eseguito deve avere struttura, aroma e colore bilanciati; se eseguito senza l'uso di componenti alcoliche viene detto cocktail analcolico.
Il cocktail può presentare all'interno del bicchiere del ghiaccio, non presentarlo affatto (come alcuni cocktail invernali quali i grog), oppure può essere solo raffreddato con del ghiaccio.
Una classe particolare di cocktail è costituita dagli shot, piccoli cocktail che possono avere tutte le caratteristiche di un normale cocktail e sono serviti in 2 tipologie di bicchieri, gli shot e i bite.
Per prevenire l'abuso sia di nomi fittizi di cocktail sia di modifiche arbitrarie a cocktail conosciuti, l'International Bartenders Association ne ha codificati al 2011- 75 a cui ogni anno si aggiungono o vengono eliminati altri cocktail.
Etimologia:

Cocktail "flambé"

L'etimologia del termine cocktail non è chiara, esistono tuttavia diverse ipotesi sulla sua - origine:
- potrebbe derivare dai termini inglesi cock (gallo) e tail (coda), forse dovuto al fatto che verso il 1400 nelle campagne inglesi si beveva una bevanda
variopinta ispirata ai colori della coda del gallo da combattimento
- potrebbe derivare dal termine francese coquetier, un contenitore francese per uova che veniva usato a New Orleans per servire liquori durante il XIX
secolo
- potrebbe essere una distorsione dal latino [aqua] decocta, cioè acqua distillata.
- potrebbe derivare dalla leggenda che narra di una nave di ricchi inglesi che approdando in Sud America, festeggiavano bevendo liquori europei e succhi tropicali mescolati con una colorata piuma di gallo.
- Nel 1600-1700 i marinai inglesi approdavano nel porto di Campeche in Messico, dove veniva loro servita una bibita mista con all'interno una radice o erba che i locali in lingua spagnola chiamavano "coda da gallo" (cola de gallo). Da li cock-tail.

Storia:
La parola cocktail appare per la prima volta nell'edizione del 13 maggio 1806 del Balance and Columbian Repository che ne dava la seguente definizione:

(EN)
« "Cocktail" is a stimulating liquor composed of spirits of any kind, sugar, water, and bitters. »

(IT)
« Il "Cocktail" è una bevanda stimolante composta da superalcolici di vario tipo, zucchero, acqua e amari. »

La prima pubblicazione di una guida che includesse ricette di cocktail è del 1862: How to Mix Drinks; or, The Bon Vivant's Companion, del professor Jerry Thomas. Oltre alla lista delle solite bevande con mix di liquori, vi erano scritte 10 ricette che erano chiamate "Cocktails". L'ingrediente che differenziava i "cocktails" dalle altre bevande in questo compedio era l'uso degli amari, anche se questo tipo di ingrediente non si trova oramai quasi più nelle ricette moderne. Durante il Proibizionismo negli Stati Uniti (1919-1933), quando il consumo di alcool era illegale, i cocktail erano comunque bevuti negli "speakeasies". Durante questo periodo la qualità dei liquori era scadente rispetto ai periodi precedenti, per questo motivo i baristi tendevano a mescolare i liquori con altri ingredienti. Proprio durante questo periodo si fanno risalire le prime vere raccolte di ricette per cocktail dell'era moderna, soprattutto in Europa, con le 900 recettes de cocktail di Torelli nel 1927 a cura di Torelli (un barista di Parigi) e il The Sailoy Cocktail inglese del 1931. Anche cinema e letteratura hanno contribuito al successo dei cocktail.
Classificazione:
La classificazione viene fatta in base a:
- Struttura
- Capacità
- Temperatura di servizio
- Momento di consumo
Quest'ultima risulta la più utilizzata ed è divisa in:
- Pre dinner
- After dinner
- Long drink
- Any time
La classificazione risulta necessaria per garantire la realizzazione dei cocktails secondo regole precise, indipendentemente dal luogo e dall'operatore che lo realizza, preservando le caratteristiche organolettiche e di dosaggio.
Pre dinner:
Vengono serviti come aperitivi, dal latino aperire (aprire); molti sono caratterizzati dalla proprietà di stimolare la salivazione e, di riflesso, l'appetito. Salvo eccezioni, sono caratterizzati dalla prevalenza di aromi amareggianti. In Italia vengono spesso supportati da stuzzichini di contorno.
After dinner
Serviti dopo cena, non devono essere confusi come dei digestivi, ma come finale morbido a un pasto. Sono caratterizzati da:
- Presenza decisa di alcool
- Presenza di liquori e creme
- Presenza olfattiva e gustativa complessa
Long Drinks
Sia alcolici che analcolici, sono generalmente dissetanti e caratterizzati da:
- Presenza di grande varietà di distillati e liquori
- Utilizzo importante di succhi di frutta e bevande gassate, spremute e centrifughe di verdure
- Accompagnati da decorazioni voluminose e molto colorate
Any Time
Si servono in ogni momento, sono caratterizzati da:
- Presenza di base alcolica
- Aggiunta di soft drink
- Utilizzo di addolcitori (glucosi o saccarosi)
Tipologie
Le tipologie di cocktail che troviamo sono:

- Short se serviti nelle coppette da cocktail
- Medium se serviti in tumbler bassi o old fashioned
- Long drinks se serviti in tumbler alti o altri bicchieri di alta capacità
Categorie
Sono riconosciuti diversi tipi di categorie tra cui:
-After dinner (digestivo)
-Pre dinner (aperitivo)
-Analcolici
-Cobbler
-Collin
-Cup
-Dark drink
-Egg-nogg
-Exotic
-Fizz
-Flip
-Grog
-Linno Linno
-Julep
-Short drink
-Sour
-Sparkling
-Mist
-Pousse-caffè
Preparazione
Tre sono le fasi di preparazione di un cocktail
1. La base
2. Il colorante
3. L'aromatizzante
La base
La base è l'elemento intorno al quale si costituisce il cocktail, di solito si tratta di un distillato bianco che dà struttura alla bevanda.

Struttura Distillato

 

Neutra

  • Vodka
  • Rum light
  • Rum Industriale

 

 

Parzialmente Caratterizzata

  • Bourbon Whisky
  • Scotch Whisky
  • Cachaça
  • Rum Agricolo

 

Fortemente Caratterizzata

  • Gin
  • Tequila
  • Rum Invecchiati


Il Colorante
Il colorante è l'elemento che arricchisce il ventaglio olfattivo e gustativo, liquori o creme sono generalmente quelli più usati che danno profumo e gusto. I coloranti in realtà non colorano il cocktail, ma lo aromatizzano.

Grado zuccherino          Liquore

 

180 g/l

  • Vermut
  • Cointreau
  • Bénédictine
  • Galliano
Grado zuccherino
      Crema

 

220 g/l

  • Baileys
  • Rum cream
  • Tia Maria
  • Crema limone

L'aromatizzante
L'aromatizzante migliora il colore e la piacevolezza della bevanda, è un soft drink come cola, tonica, sciroppi, frutta. Nel cocktail ne influenza l'aspetto visivo e il gusto.
Ricette
Fino ad un decennio fa, gli ingredienti erano indicati in decimi (alcuni anche in terzi, come l'Alexander): ciò permetteva di realizzare le quantità necessarie in base al numero dei consumatori. Poi si è passato ai centilitri (cl), che permette un dosaggio preciso. Nella tecnica definita "American Bartending" utilizzata dal bartender, gli ingredienti sono indicati in once (oz), rispetto al barman classico le misure sono quantizzate, non sono possibili dosi molto piccole, dovuto proprio all'uso di attrazzature nate per permettere al bartender di lavorare in velocità, per cui le ricette dei cocktails internazionali sono approssimate a valori possibili dell'american bartending. Nell'ambito del Barman classico l'AIBES ha iniziato ad usare la linea di ricette indicate in centilitri affiancata a quella decimale. I motivi del lento abbandono della notazione decimale vanno ricercati nella sua imprecisione e nel fatto che ogni bicchiere ha una capacità differente, e senza conoscerla a priori è impossibile realizzare un cocktail perfetto utilizzando il sistema in decimi, mentre il sistema in once e in cl non crea problemi di questo tipo. Inoltre con il sistema in decimi bisogna sempre indicare anche dove il cocktail verrà servito, mentre con il sistema in cl o in oz non è necessario indicare il bicchiere (anche se viene fatto comunque lo stesso nel ricettario). Le diverse associazioni di barman, tra cui l'Associazione Italiana Barman e Sostenitori (AIBES) e l'Associazione Italiana Bartender & Mixologist (AIBM) utilizzano nei loro libri di testo e in corsi le misure indicate in cl, in linea con le ricette internazionali dell'International Bartenders Association (IBA).