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Vitigni B

Vitigni di tutto il mondo dalla A alla Z

Bacchus:Origini:Incrocio ottenuto in Germania da un incrocio di Sylvaner e Riesling con il Müller-Thurgau. Si tratta di un vitigno che matura precocemente e dà rese pari a quelle del Müller-Thurgau, inoltre può essere coltivato in zone dove il Riesling non è in grado di maturare; tutti vantaggi molto apprezzati dai viticoltori. E' presente in grande quantità in Assia Renana, dove fra l'altro è utilizzato nell'uvaggio dei Qualitätswein bestimmter Anbaugebiete (QbA), cioè quei vini di qualità media la cui legislazione tedesca consente l'aggiunta di zucchero. E' presente anche nei Kabinett. In Franconia è utilizzato
come monovitigno dove dà vini molto interessanti.

Baco Blanc:Chiamato anche Baco 22a, e' un ibrido creato nel 1898 da Francois Baco per contrastare il fenomeno della fillossera. E' costituito da un incrocio tra Folle Blanc (vedi) e Noah. Quest'ultimo e' a sua volta un incrocio di due specie americane (Vitis riparia e Vitis labrusca) ed e' pertanto immune alla malattia della fillossera, anche se il suo impiego diretto nella produzione di vino e' proibito. Il Baco Blanc ha sostituito il Folle Blanc negli uvaggi dell'Armagnac, ma in tempi piu' recenti il suo impiego e' andato calando a vantaggio dell'Ugni Blanc.

Baco Noir: Ibrido creato nel 1902 da Francois Baco, incrociando Folle Blanche con una varieta' Vitis riparia, resistente alla fillossera.E' presente in Bourgogne, Anjou e nelle Landes, ma anche in Canada e negli Stati Uniti dell'Est. Ha la particolarità di dare vini fumé, ricchi di estratto e senza aromi "foxy", capaci anche di un buon invecchiamento.

Barbarossa: Presente in passato nella zona di Reggio Calabria e di Messina, quest’uva ha il colore della terracotta, da cui il nome, ed era talvolta chiamata Barbarussa. I suoi grappoli hanno la particolarità di essere molto allungati (arrivano fino a 40-50 cm.) e gli acini sono di forma ovale con buccia sottile. Generalmente impiegata come uva da tavola a maturazione tardiva, era in passato confusa con la Cimiciattola, antica varietà toscana con foglie cotonose, così chiamata per il colore rossigno, simile a quello delle cimici. Nell’800 essa era coltivata in Piemonte ed in Liguria, ma il biotipo calabrese, attualmente presente soltanto in collezione, si differenzia rispetto ad esse sia per la forma che per le caratteristiche fenologiche.

Barbera d'Avi: Malgrado il suo nome, questa antica varietà a bacca nera condivide con la Barbera solo la forma ovale del’acino, senza avere con essa nessun legame genetico.
Attualmente essa è coltivata nelle zone di Cumiana, Cantalupa e Frossasco del Pinerolese, e, sporadicamente, nella Bassa Val di Susa, in provincia di Torino, dove mostra una buona resitenza alle muffe ed al marciume, soprattutto grazie al grappolo spargolo ed alla buccia spessa dei suoi acini.
Non si conoscono le caratteristiche organolettiche del vino che si ricava dalla sua vinificazione in purezza, poiché normalmente essa viene mescolata ad altre varietà locali, apportando ad esse colore e morbidezza.

Barbera bianca: Origini:Varietà piemontese a bacca bianca, coltivata prevalentemente nella zona compresa tra Ovada e Acqui Terme, in particolare nei comuni di Cremolino, Morsasco e Strevi. Demaria e Leardi (1875) attribuiscono l'origine del nome alla somiglianza, nella forma del grappolo e dell'acino, con la Barbera nera. Le prime citazioni risalgono al 1825, ad opera dell'Acerbi, che la
nomina come vitigno coltivato intorno a Valenza; in seguito viene citata anche dal Rovasenda(1877), dal Giudetti (1884) e dal Molon (1906), che la descrivono come varietà coltivata nell'Oltrepo Pavese. Sebbene sia idonea all'allevamento in Piemonte è quasi del tutto abbandonata. E' chiamata anche Bertolino (Bertulìn), Peisìn (a Cassinelle), Martinella,
Lardera Bianca o delle Langhe, Uva ovata.
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: ha foglia media, da cuneiforme a orbicolare, quinquelobata; grappolo medio o medio-grande, cilindrico-conico, leggermente allungato, con ali brevi, compatto; acino medio, ellissoidale con buccia pruinosa, spessa e consistente, di colore bianco verdastro, che tende al giallo dorato-ambrato con sfumature rosa se ben esposta al sole. Ha produzione abbondante e costante. Predilige terreni collinari argilloso-calcarei.
Malattie e avversità: resiste molto bene alle gelate, ha buona tolleranza alle avversità climatiche e sopporta abbastanza bene la peronospora , mentre è molto sensibile all'oidio , alla muffa grigia e al marciume del grappolo nelle annate piovose; a volte può presentare fenomeni di acinellatura ed è soggetta a fenomeni di distacco degli acini dal rachide a maturazione.

Barbera nera: Origini:Si presume sia originaria del Monferrato, come testimoniano i testi del Gallesio(1839) e dell'abate Milano (1839) che la descrivono come Vitis vinifera montisferratensis. Le prime notizie certe risalgono alla fine del XVIII secolo, ad opera del Conte Nuvolone (1799), anche se è presumibile che quella citata come Grisa o Grisola dal Pier de Crescenzi (1495) potesse essere proprio la Barbera. E' diffusa ampiamente in Piemonte e Lombardia, ma anche nel centro Italia; recentemente ha iniziato a diffondersi in alcune zone dell'Appennino Tosco-Emiliano, della Campania e più
sporadicamente nel resto del meridione. Insieme al Sangiovese è il vitigno a bacca rossa più utilizzato in Italia. I suoi sinonimi sono numerosi: Barbera Grossa, Barbera Fina, Barbera Nera, Barbera Nostrana, Barberone, Barbera Dolce, Barbera a raspo verde, Barbera a raspo rosso ecc.
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: Ha foglia media, pentagonale e pentalobata, di colore verde chiaro; grappolo medio, piramidale, tendenzialmente compatto, alato; acino medio, ellissoidale, con buccia molto pruinosa di colore blu intenso, sottile ma consistente, dal sapore neutro. Si adatta senza particolari difficoltà ai climi siccitosi e ventosi,
mentre teme le gelate. I terreni migliori sono quelli argillosi, profondi e di fertilità contenuta. E' molto sensibile alla carenza di boro e potassio, soprattutto se allevata in suoli leggeri e sabbiosi.
Malattie e avversità: Può andare soggetta a colatura  nelle annate sfavorevoli. E' sensibile all'attacco della botrytis e dell'oidio , mentre riesce a tollerare la peronospora . E' soggetta al marciume acido nelle annate con autunni piovosi e in terreni fertili, assai sensibile alla cicalina , ma anche alla tignola  e agli acari.

Barbera sarda: Origini:Le sue origini sembrano accomunarla per molti aspetti alla Barbera piemontese; si differenzia per il portamento eretto dei germogli, il peduncolo corto del grappolo, la presenza di bacche dalla polpa colorata e per una leggera pubescenza delle foglioline basali delgermoglio. In Sardegna ha trovato una sua caratterizzazione morfologica ed ambientale, ma rimane un vitigno secondario poco diffuso e utilizzato prevalentemente in uvaggio per il suo contributo di acidità.
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: ha foglia media, pentagonale, pentalobata; grappolo medio, piramidale, alato e compatto; acino piccolo e sferico, con buccia abbondantemente ricoperta di pruina, di medio spessore, consistente e di colore blu-nero uniforme. L'epoca di germogliamento è molto tardiva, così come la fioritura e la maturazione. Non ha particolari esigenze di clima e di terreno.
Malattie e avversità: ha discreta tolleranza alle avversità climatiche e ai principali
agenti parassitari.

Barbesino: Le prime notizie storiche di questo vitigno a bacca bianca, da non confondersi con l’omonima antica varietà oltrepadana omologa al Grignolino piemontese, lo segnalano coltivato nella media Val Trebbia, dove, in ambienti collinari con buona esposizione, dava in passato buoni risultati, fornendo vini apprezzati per la loro finezza ed il loro equilibrio. Sono in corso di valutazione le potenzialità enologiche di questa varietà vinificata in purezza. Mediocre è la sua tolleranza alle principali malattie.

Barbrassa: Chiamato anche Barberaccia, questo vitigno rosso, di cui si ignora l’origine, è stato così denominato da alcuni vivaisti pinerolesi a causa dei suoi acini, simili a quelli della Barbera.
Si tratta di un vitigno vigoroso, di media fertilità e buona produttività, caratterizzato da un grappolo di medie dimensioni, abbastanza spargolo.
Olltre alla zona del Pinerolese, in provincia di Torino, lo si trova, se pure sporadicamente, in altre località pedemontane e nel Roero.
Dà origine ad un vino abbastanza rustico, di acidità bassa, vinificato sempre insieme ad altre varietà locali.

Bervedino: Questa varietà a bacca bianca è chiamata anche Berverdino probabilmente a causa del particolare colore delle sue uve, che assumono un bel colore ambrato alla luce del sole. Un tempo conosciuta e largamente coltivata, questa cultivar ha visto via via ridurre la sua area di diffusione, fino a restringersi in aree limitate della Val d’Arda, nella parte orientale della provincia di Piacenza. Mostra una media tolleranza alla principali malattie crittogamiche ad eccezione della botrite, alla quale è sensibile nonostante lo spessore delle sue bucce. Di norma vinificata insieme ad altre uve bianche locali, produce un vino dal colore dorato chiaro, aroma gradevolmente fruttato e gusto sapido, fresco di acidità, non privo di finezza.

Bardone: Antico e raro vitigno a bacca rossa, di origini sconosciute, coltivato in Liguria.

Baroque: Origini: Varietà a bacca bianca estremamente rara, presente ormai solo a Tursan, in Francia
sudoccidentale. Dà vini con notevole alcolicità, ma con aromi delicati di pere mature.

Basgano bianco: In passato diffusa anche nel Cremonese, nel Mantovano nel Piacentino, da dove si pensa sia originario, con i sininomi di Besegana, Bersegano, Besgan e Colombaia nera, quest’uva è attualmente distribuita sotto forma di ceppi isolati nei vigneti più antichi e marginali dell’Oltrepò Pavese e del Piacentino.
Conosciuta in tre varianti che differiscono per alcuni caratteri ampelografici e fenologici (B. bianco, B. nero gentile e B. nero rustico), manifesta una produttività abbastanza bassa e un’epoca di maturazione medio-tardiva.
Veniva impegata in passato come uva da tavola a consumo locale.
Non si conoscono, se non per alcuni accenni bibliografici, le caratteristiche dei vini che si ricavano dalla sua vinificazione in purezza.

Basgano nera: In passato diffusa anche nel Cremonese, nel Mantovano nel Piacentino, da dove si pensa sia originario, con i sininomi di Besegana, Bersegano, Besgan e Colombaia nera, quest’uva è attualmente distribuita sotto forma di ceppi isolati nei vigneti più antichi e marginali dell’Oltrepò Pavese e del Piacentino.
Conosciuta in tre varianti che differiscono per alcuni caratteri ampelografici e fenologici (B. bianco, B. nero gentile e B. nero rustico), manifesta una produttività abbastanza bassa e un’epoca di maturazione medio-tardiva.
Veniva impegata in passato come uva da tavola a consumo locale.
Non si conoscono, se non per alcuni accenni bibliografici, le caratteristiche dei vini che si ricavano dalla sua vinificazione in purezza.

Bastardo: un vitigno a bacca nera molto resistente che garantisce alte rese per ettaro ma non è certo un vitigno nobile. Il Bastardo, però, ha l'obiettivo di garantire una buona struttura e una buona alcolicità al Porto, che viene poi ingentilito grazie alla presenza di altre uve più eleganti.

Becouet: Probabilmente originario dei versanti occidentale e orientale delle Alpi Cozie e lì un tempo assai diffuso, questo vitigno rosso è oggi presente quasi esclusivamente in Alta Valle di Susa, in provincia di Torino, dove ancora viene considerata uva adatta al taglio con il meno robusto Avanà e dove viene chiamato anche con il nome di Biquet o Berla ‘d crava.
Si tratta di un vitigno fertile e rustico, che si adatta facilmente sia a forme di allevamento contenute che espanse, manifestando però una spiccata sensibilità all’oidio, malattia che, alla sua comparsa, ne ha fatto ridurre la coltivazione.
Sebbene manchino ancora informazioni precise in merito alle sue reali potenzialità enologiche, tradizione vuole che questa varietà apporti ai vini colore, profumo, struttura ed alcool.

Bellone: Origini: Uva bianca, caratteristica del Lazio, soprattutto nella provincia di Roma. Ha molti sinonimi fra cui Cacchione, Pampanaro, Bellobuono, Uva Pane, Zinna vacca, Arciprete, Pacioccone. L'Uva fantastica citata da Plinio, secondo il Bacci (1596) potrebbe essere proprio il Bellone. Nel Bollettino Ampelografico del 1881 era descritta come vitigno con grappoli dalle proporzioni maggiori ma dai caratteri analoghi ai Belli, gruppo di vitigni diffusi intorno a Roma. Osservazioni confermate anche da Mangarino nel 1888 e Mancini nel 1893.
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: Ha foglia grande, pentagonale e pentalobata; grappolo medio-grande, conico-cilindrico, a volte con un'ala, semiserrato o serrato; acino medio, rotondo con buccia spessa, di colore giallastro con screziature marroni, con buona presenza di pruina. Ha un'elevata vigoria e una produttività mediamenteabbondante anche se non costante. Predilige sistemi di allevamento a media espansione e potatura ricca, media o corta. I terreni migliori sono quelli leggeri e profondi, di origine vulcanica, come quelli dei Castelli Romani.
Malattie e avversità: E' leggermente sensibile alla peronospora e al marciume .

Biancame: Sinonimi: bianchello, uva bianca, balsamina bianca, greco bianco, morbidella, biancone, biancuccio, greco, greco bianchello, greco bianco, biacuccio.
Cenni Storici:di origine incerta, anche se diversi studiosi sono propensi ad individuarla inuno dei doni del vecchio vitigno greco. Molto simile anche al trebbiano toscano, con il quale spesso viene confuso.
Zone di coltivazione:è diffuso soprattutto in Romagna, in particolare nel riminese, e nelle Marche, principalmente in provincia di Pesaro-Urbino.
Caratteristiche:foglia di media grandezza o quasi grande, pentagonale, pentalobata, pagina superiore glabra, di colore verde chiaro. Grappolo abbastanza grande, compatto,cilindrico-conico, in alcuni casi piramidale e spesso alato. Acino di media grossezza, rotondo, con buccia sottile di colore giallo, con macchie marroni.
Vigoria: ottima.
Produttività: abbondante e costante.
Maturazione: terza o quarta epoca. Primi venti giorni di ottobre.

Bianca botticino: Questa varietà a bacca bianca di origini sconosciute è stata reperita a livello di singoli ceppi in vecchi vigneti posti nel Comune di Botticino, sulle colline ad est di Brescia, dove veniva in passato utilizzata in uvaggio con altre varietà locali.
Dotata di grappoli grandi e acini grossi, essa preferisce esposizioni soleggiate e i terreni sciolti, dove può raggiungere livelli di maturazioni che le consentono, se vinificata in purezza, di produrre un vino di colore giallo carico, sapido, di buona struttura complessiva.

Bianca gabana: Analogamente alla Bianca Botticino, anche questa varietà è stata isolata in vecchi vigneti situati sulle colline orientali di Brescia, dove era impiegata come uva da taglio per conferire ai mosti una certa struttura. Caratterizzata da una buona resistenza alle comuni crittogame, richiede comunque esposizione soleggiate e terreni ricchi di scheletro. Vinificata da sola, dà vini di colore giallo carico, leggermente aromatici, di acidità media e di buon corpo.

Bianchetta genovese: Il termine fa riferimento al colore chiaro della bacca. In passato questo termine è stato spesso usato in maniera generica per molti vitigni, anche dissimili tra loro. Dunque sull’origine di questo vitigno mancano notizie certe. Viene coltivato in Liguria, esclusivamente nella provincia di Genova. Entra a far parte, in purezza o assemblato ad altri vitigni, nella Doc Golfo del Tigullio. Il Golfo del Tigullio si stende a est del capoluogo ligure fino al confine con la provincia di La Spezia. I terreni sono ricchi di argilla e di calcare, mentre le brezze marine mitigano dolcemente il clima.

Bianchello: Il nome Bianchello (o Biancame o Biancuccio o Greco di Bianchello) si riferisce al colore scarico delle uve e del vino che se ne ottiene. Il Bianchello contende all’altro vino bianco delle Marche, il Verdicchio, il merito di aver salvato Roma dall’esercito di Asdrubale, fratello di Annibale, che trovò la morte tra le colline del Metauro in una storica sconfitta, facilitata forse dal troppo vino bianco bevuto dai suoi soldati. Come Bianchello, questo particolare biotipo di Greco è diffuso solo in 18 comuni della provincia di Pesaro-Urbino.

Bianchetta trevigiana: Origini: Citata fin dal '500 e da alcuni autori ritenuta indigena del Trevigiano, dato che maturava più precocemente, veniva utilizzata per "ingentilire" il Prosecco, soprattutto nelle annate fredde. Coltivata spesso in zone alte e difficili, insieme al Verdiso. In realtà Bianchetta è una denominazione generica, con la quale sono state indicate uve con caratteristiche ampelografiche diverse. E' con il XVII secolo che si arriva a riconoscere unaBianchetta coltivata nel trevigiano, probabilmente ad opera del Caronelli (1788); successivamente troviamo una dettagliata descrizione di
Zava (1901) e del Dalmasso (1937), che confermano la sua presenza antica nell'areale di Treviso. In passato era molto diffusa anche nella regione atesina, in Valsugana e in Valdadige, e nel Bolzanese con la denominazione Vernaccia bianca o Pavana.Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: Ha foglia media, pentagonale e trilobata; grappolo medio, cilindrico o piramidale, corto, con un'ala, molto compatto; acino medio, sferoidale con buccia pruinosa di colore verde giallastro, spessa e consistente. Ha produttività abbondante e costante. Predilige terreni profondi e calcarei, forme di allevamento a controspalliera con potatura lunga o a pergola trentina.
Malattie e avversità: Ha buona resistenza al freddo ma è sensibile alle principali malattie crittogamiche, con forte tendenza al disseccamento del rachide.

Bianco d'Alessano:Origini:Vitigno a bacca bianca di origine sconosciuta, la cui presenza nelle Murge Martinesi (Taranto) sembra risalire al 1870. Per molto tempo è stato coltivato insieme ad altre varietà locali, soprattutto con la verdeca, che ha finito per prevalere grazie alla sua colorazione verdolina nei vini, più apprezzata dai consumatori rispetto al giallo paglierino chiaro del bianco
d'Alessano.
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: Ha foglia medio-grande, orbicolare; grappolo medio-grande, cilindrico-conico, semplice o con un'ala, compatto; acino medio, sferico, con buccia spessa ricoperta di abbondante pruina, di colore giallo uniforme. Predilige terreni di medio impasto, abbastanza profondi; i sistemi di allevamento devono essere a media espansione, con potatura ricca. La produzione è abbondante.
Malattie e avversità: Tollera abbastanza le principali malattie crittogamiche, l'oidio e la peronospora. Nelle annate difficili può essere soggetto ad acinellatura. Ha scarsa resistenza alle gelate.
Bianco dritto: Vitigno quasi sconosciuto e presente come ceppi isolati nella provincia di Viterbo, il Bianco dritto è così chiamato per il portamento della pianta e per la forma cilindirca e compatta del suo grappolo. Caratterizzato da una resistenza medio-elevate alle principali malattie della pianta, è stato inserito recentemente in un progetto regionale di selezione clonale allo scopo di individuarne gli esemplari più adatti alla propagazione.
Vinificato in purezza, genera un vino bianco di colore giallo paglierino scarico con aroma delicatamente vinoso e sapore leggermente acidulo, adatto all’uvaggio con altre varietà locali.

Biancolella: Sinonimi:jancolella, janculillo, petit bianche.
Cenni Storici: vitigno probabilmente originario della Corsica, è ora diffuso in Campania soprattutto nei terreni di origine vulcanica e precisamente nelle isole d'Ischia, di Capri e di Procida.
Zone di coltivazione: è diffuso in Campania, soprattutto nei terreni di origine vulcanica e, in particolare, nelle isole di Ischia, Capri e Procida.
Caratteristiche: foglia di media grandezza, orbicolare, tri-pentalobata. Grappolo quasi cilindrico o piramidale, di media grandezza, con la presenza di qualche aletta corta. Acino medio, sferoide, con buccia tenera, colore verde paglierino, pruinosa.
Vigoria: notevole.
Produttività: molto scarsa.
Maturazione: terza epoca, prima quindicina di ottobre.

Bianco Ferruzzano

Nella Locride viene denominato anche «Iancu tundu». È un vitigno a maturazione medio-tardiva (nella terza decade di settembre) che è stato recuperato in provincia di Reggio, lungo la costa ionica. Non sembra presente in altre zone della Calabria.
Come si presenta in vigna. Il grappolo a maturità ha dimensioni medio-grandi o grandi, piuttosto lungo, a forma conica o conico-composta, compatto e con peduncolo medio-corto. L’acino è medio o medio-piccolo, ellissoidale o ellissoidale corto, con ombelico appena visibile. La buccia è piuttosto sottile ma resistente, mediamente pruinosa, di colore giallo verdastro o giallo paglierino carico. La polpa ha media  consistenza, è di sapore gradevole ma non aromatico.
Attitudini per la viticoltura. Il Bianco di Ferruzzano presenta ottima vigoria. La fertilità è moderata ma la produttività è alta per la notevole dimensione dei grappoli.

Bigolona: Varietà a bacca bianca usata in passato per la produzione del Vin Santo locale, la Bigolona, chiamata in qualche caso Smarzirola per la sua sensibilità al marciume causato dalla botrite, è ora una cultivar rara, presente in modo sporadico nei vigneti attorno a Verona. Caratterizzata da un grappolo grosso, compatto, con acini grandi punteggiati di marrone, ha buona vigoria e discreta produzione, ma è poco resistente alle principali crittogame. Il vino che se ne ricava è di colore paglierino leggermente ramato, con odore pungente, spiccatamente acido, con finale amarognolo.

Blanc De Morgex: Sinonimi: blanc de Valdigne, blanc de la Salle.
Cenni Storici: incerta la sua origine, anche se si è propensi ad individuare la sua venuta dal vicino Vallese. Ritenuto attualmente autoctono della Valle d'Aosta, le prime notizie documentate risalgono al 1838. tra i pochi vitigni non intaccati dalla fillossera.
Zone di coltivazione:è diffuso in Valle d Aosta.
Caratteristiche: foglia a grandezza medio-piccola, pentalobata, pagina superiore di colore verde chiaro. Grappolo di media grandezza, abbastanza serrato, a forma cilindrico- conica, quasi sempre con un'ala. Acino medio, rotondo, con buccia sottile, di colore giallo paglierino intenso, lucida e leggermente pruinosa. Il vitigno è molto resistente al freddo ed alle avversità climatiche e si è ben adattato a notevoli altezze, anche oltre i 1000 metri s.l.m.. Questa prerogativa è dovuta ad un ciclo vegetativo molto breve.
Vigoria: media.
Produttività: buona ma incostante.
Maturazione: prima epoca, fine agosto, primi settembre.
Blanchet: Da non confondersi con altri Bianchi e Bianchetti italiani, con i quali non presenta nessuna parentela genetica, questo vitigno a bacca bianca è già citato in epoca pre-fillosserica ed è caratterizzato da una maturazione precoce, vigore moderato e buona fertilità.
Insieme ad un’altra antica varietà, il Preveiral, è alla base della produzione di un vino bianco nelle Valli Chisone e Germanasca del Pinerolese, in provincia di Torino.
I vini che se ne ricavano sono caratterizzati da profumi semplici e acidità contenuta.

Blaterle:
Il Blaterle è un vitigno a bacca bianca , da tempo dimenticato, diffuso principalmente nel quartiere bolzanino dei "Piani" e nella valle Isarco . Presenta acini dorati e rotondi, leggermente appiattiti. Colore giallo paglierino . Aromi floreali e di frutta matura. Sul palato, ben allineato col naso, si presenta strutturato, con una bella acidità, per poi terminare con un lungo finale ricco di frutta.

Blauburger: Origini: Vitigno a bacca rossa di origine austriaca, ideato dal Dr. Zweigelt da un incrocio di Portugieser e Blaufränkisch. Dà rossi leggeri di qualità medio-bassa.

Blaufränkisch: È stato a lungo confuso con il Gamay, anche se nessuno è mai riuscito a dimostrare un grado di parentela tra le due uve. In Germania questo vitigno è conosciuto come Lemberger, in Ungheria come Kékfrankos. Il Blaufränkisch è una delle uve da vino rosso più coltivate in Austria, ed è la varietà indigena nel Burgenland austriaco. I vini ottenuti con il Blaufränkisch sono scuri, tannici, hanno una delicata acidità e un aroma di ciliegia matura.

Boal:Nome che raggruppa una serie di varieta' a bacca bianca coltivate in Portogallo, principalmente sull'isola di Madeira dove attualmente e' presente quasi soltanto la varieta' Boal Cachudo. Utilizzata negli uvaggi per produrre il famoso vino Madeira, quest'uva e' spesso chiamata anche Bual, che e' il nome usato dagli inglesi che furono tra i primi
a investire nella produzione e nella esportazione del Madeira.

Bobal:Vitigno a bacca rossa, largamente diffuso in Spagna, soprattutto nelle regioni sudorientali.
Caratterizzato da uve assai colorate, non da origine a vini di grande qualita' ma e' piuttosto utilizzato per le produzioni elevate. Esiste anche un Bobal Bianco, coltivato nella zone di Valencia.

Bombino Nero: Sinonimi: bambino, buon vino.
Cenni Storici: introdotto in Puglia in epoca imprecisabile ma molto remota.
Zone di coltivazione:è diffuso principalmente in provincia di Bari.
Caratteristiche: grandezza media, pentalobata, pagina superiore lucida, glabra, di colore verde cupo. Grappolo grosso, compatto, con due ali. Acini grossi, sferoidi, con buccia spessa, consistente, di colore blu, pruinosa.
Vigoria: buona.
Produttività: spesso abbondante e quasi sempre costante.
Maturazione: primi quindici giorni di ottobre.

Bombino Bianco: Sinonimi: bonvino, campolese, straccia cambiale, trebbiano di Teramo, trebbiano d'Abruzzo e uva castellana.
Cenni Storici: di origine incerta, anche se si pensa provenga dalla Spagna. Caratteristiche: foglia di media grandezza, tri-pentalobata, pagina superiore glabra, di colore verde chiaro,opaca. Grappolo abbastanza grande, conico o cilindrico-conico, spesso alato e piramidale, semi spargolo. Acino medio-grande, di forma rotonda, con buccia spessa consistente e di colore giallo verdolino, con macchie marroni.
Zone di coltivazione: è diffuso soprattutto in provincia di Foggia, nella zona di San Severo, ma anche in altre province pugliesi, come quella di Bari, e in altre regioni adriatiche del centro Italia, dove spesso viene confuso con altre varietà.
Caratteristiche: abbastanza vigoroso.
Vigoria: abbastanza vigoroso.
Produttività: abbondante e costante.
Maturazione:  prima decade di ottobre.
Bonarda Piemontese: L’etimologia sembra derivare dall’aggettivo “buono”. È un antico vitigno piemontese, da non confondersi con il soprannome di Bonarda dato nell’Oltrepo’ Pavese lombardo alla varietà Croatina. Il primo utilizzo del nome fu impiegato nel 1799 dal Conte Nuvolone, vicedirettore della Società Agraria di Torino, per indicare un vitigno delle colline torinesi. Più tardi invece viene descritto tra i vigneti dell’Alessandrino. In Piemonte questo vitigno è particolarmente diffuso sulle colline della provincia di Torino e di Asti.

Bonarda: In Piemonte, viene talvolta cosi' chiamata la Bonarda Piemontese (vedi Bonarda Piemontese), la quale rappresenta comunque un vitigno diverso rispetto ad altre omonime varieta' locali. E' infatti sinonimo della Croatina (vedi Croatina) nell'Oltrepo' Pavese, nei Colli Piacentini ed in alcune zone dell'Astigiano e del Roero; nel Biellese e nei territori di Novara e Vercelli e' invece sinonimo dell'Uva Rara (vedi Uva Rara). Esiste una Bonarda coltivata in Sud America che e' a sua volta diversa dalle precedenti e forse corrispondente al Charbono californiano.
Sinonimi:bonarda di Chieri, bonarda di Gattinara, balsamina.
Cenni Storici: vitigno di origine piemontese; é noto e diffuso fin dal 1700 sui colli torinesi ed in quelli circostanti.
Zone di coltivazione: è diffuso sulle colline torinesi ed in quelle circostanti.
Caratteristiche: foglia di grandezza media e grande, orbicolare, tri o pentalobata; pagina superiore glabra, colore verde cupo. Grappolo dal medio al grande, piramidale o conico, alato, mediamente compatto, ma tendente allo spargolo. Acino medio, rotondo, buccia ben pruinosa, spessa, resistente, di colore nero-violaceo.
Vigoria: notevole.
Produttività: costante ed abbastanza abbondante.
Maturazione: ottobre.
Bonda:
In passato confusa con un’altra antica varietà valdostana, la Premetta, questa cultivar a bacca rossa è attualmente presente solo in pochi esemplari in alcuni vecchi vigneti dislocati da Chatillon a Quart, in provincia di Aosta. Mostra una predilizione per potature medio corte e manifesta una particolare sensibilità alla botrite, mentre nella norma è la tolleranza alle altre crittogame. Quando le sue uve giungono a piena maturità, assumono una forte tinta blu nerastra, rendendo questa varietà utile a conferire colore agli uvaggi. Se vinificata da sola, dà luogo ad un vino di colore rosso violaceo carico tendente al granata, profumo delicato, gusto leggermente aspro, sottile, di moderata alcolicità.

Barsaglina: Conosciuta anche con il nome di Bersaglina, Massaretta o Massareta, questa varietà a bacca nera dall’acino medio-piccolo, con buccia spessa e molto pruinosa, è presente solo nella provincia di Massa Carrara, dove occupa una superficie complessiva di circa 33 ettari. In tale zona essa entra a far parte dell’uvaggio per la DOC Colli di Luni Rosso e l’IGT Val di Magra Rosso e Rosato.
Di produzione buona e costante, presenta una discreta resistenza ai principali parassiti ad eccezione dell’oidio, nei confronti del quale risulta sensibile.
Le caratteristiche del vino che produce sono molto interessanti: colore rubino molto carico, intensi profumi di frutta rossa e nera, media struttura, tannini equilibrati.

Boschera: Origini:Originario della zona di Vittorio Veneto, nei colli trevigiani, ha avuto in passato un buon successo grazie alla sua forte resistenza al marciume e al suo gradevole sapore dolce. Nel 1870 la Commissione Ampelografica della Provincia di Trento lo descrisse dolce e serbevole. Viene citato anche da Dalmasso e Dall'Olio nel 1936-37, come vitigno tra i più coltivati nella provincia di Treviso. Attualmente è utilizzato prevalentemente in percentuali variabili nella produzione del passito Torchiato di Fregona.Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: Ha foglia grande, pentagonale e pentalobata; grappolo medio, piramidale, alato e di media compattezza; l'acino è di dimensioni medie ma irregolari, di forma ellittica, con buccia spessa e consistente, di colore verde-giallastro, con macchie marroni e leggera pruina sulla buccia. La polpa ha un sapore particolare, dolce. La sua elevata vigoria sconsiglia di collocarlo in terreni particolarmente fertili.
Malattie e avversità: ha buona tolleranza alle malattie parassitarie, si difende molto bene dal marciume acido, mentre teme la siccità.

Bosco: Sinonimi: bosco bianco, bosco bianco del genovesato, uva bosco, madea.
Cenni Storici: sulla sua origine mancano notizie certe, ma dovrebbe essere vitigno autoctono ligure e sarebbe stato coltivato a Riomaggiore, da un certo Bonfiglio che aveva preso i tralci in un bosco dei marchesi Durano a Genova.
Zone di coltivazione: è diffuso in provincia di La Spezia.
Caratteristiche: foglia medio-grande, pentagonale, nettamente pentalobata, pagina superiore glabra di colore verde chiaro, opaco. Grappolo di grandezza media, per lo più cilindrico, abbastanza spargolo. Acino medio-grosso, di forma regolare, sferoide tendente all ellissoide, buccia consistente di colore giallo paglierino che, nelle parti soleggiate diventa giallo-ambrato.
Vigoria: notevole.
Produttività: abbondante e costante.
Maturazione: terza epoca, fine settembre.

Bourboulenc: Varieta' a bacca bianca coltivata soprattutto nel sud della Francia. Probabilmente di origini antiche, viene raramente vinificata da sola, ma e' utilizzata in molti degli uvaggi che caratterizzano i vini prodotti nella Valle del Rodano, in Provenza e nella Linguadoca-Roussillon. Bouvier: Varieta' minore a bacca bianca coltivata soprattutto come uva da tavola nel Burgenland austriaco ed in alcune
zone dell'Ungheria. E' usata anche per la produzione di mosti semifermentati.

Bovale: Sinonimi: bovaleddu, bovale piticco, muristellu, muristeddu, cardinissia.
Cenni Storici: introdotto in Sardegna, quasi con certezza, dalla Spagna.
Zone di coltivazione: è diffuso in Sardegna.
Caratteristiche: foglia di media grandezza, pentalobata, in qualche caso trilobata.
Vigoria: media.
Produttività: media.
Maturazione: fine settembre.

Bracciola nera: In Toscana questa cultivar a bacca nera occupa una superficie ridotta quasi tutti situati in provincia di Massa-Carrara, dove è compresa nell’elenco dei vitigni “autorizzati”.
Caratterizzata da una produzione costante ed abbondante, anche grazie alla generosa dimensione dei supo grappoli, consente, se vinificata in purezza, di ottenere un vino rosso intenso, dai profumi semplici, ricco di aciità.
Proprio per queste sue prerogative, essa viene prevalentemente ricercata per la produzione locale di vino rosso da taglio ed entra a far parte della DOC Colli di Luni Rosso.

Brachetto: Origini:Potrebbe essere originario dei colli astigiani o monferrini, non vi sono descrizioni accertate ma piuttosto vaghe, come quella del Rovasenda (1877) che suppone ve ne esistano due versioni con lo stesso nome, una "del Piemonte", dal sapore aromatico, l'altra "di Nizza Marittima" dal sapore semplice. Non è un caso che spesso vengono chiamate erroneamente brachetto uve di moscato rosso o nero aromatiche atte alla produzione di vini dolci. I sinonimi corretti sono sicuramente bracchetto e borgogna, mentre brachetto a grappolo grande o brachettone, coltivato nel Roero, brachetto migliardi o di Montavone nelle zone di Acqui e Nizza Monferrato, il brachét del canavese, il brachetto della Valsusa (Lambrusco di Alessandria) e il braquet di Nizza Monferrato
sono tutti errati.
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: Ha foglia media, orbicolare intera o più di rado trilobata accennata; grappolo medio, allungato, cilindrico o piramidale, alato e mediamente compatto; acino medo, ellissoidale, con buccia consistente di colore nero-violaceo scuro, mediamente pruinosa; sapore aromatico terpenico. La separazione tra acino e pedicello è difficoltosa. Ha produzione regolare ma contenuta, molto variabile per via della sua sensibilità ai virus. Viene allevato generalmente a controspalliera (Guyot), ma anche a cortina centrale e casarsa.
Malattie e avversità: ha uno sviluppo limitato dei germogli nel periodo primaverile, accompagnato da fenomeni di carenza. E' sensibile all'accartocciamento fogliare e ad altre infezioni virali, tollera abbastanza la muffa e il marciume, grazie anche alla precoce maturazione dell'uva.

Bruciapagliaio: Origini: Cultivar a frutto bianco (detta in dialetto Brusapajà), presente nelle Cinque Terre (Liguria),resistente alle crittogame, dall'acino color bianco-giallastro. E' fra quei vitigni destinati a scomparire, di cui si conservano alcune piante, proprio con lo scopo di salvaguardare il materiale genetico e storico della vite in Liguria.Brugnola: Chiamato Fortana in Emilia, in Valtellina deve probabilmente il suo nome alle dimesioni ed alla forma ellittica dell'acino che richiamano la prugna. Il vino che si ottiene e' acido e non molto corposo, ma assai colorato. L'uva e' utilizzata,
in basse percentuali, per la produzione del Grumello.

Brunello:Origini:variante "nobile" del Sangiovese, detta, in Toscana, Sangiovese Grosso o Brunello nella zona di Montalcino (SI), Prugnolo Gentile nella zona di Montepulciano (SI) e Sangiovese di Lamole presso Greve in Chianti (FI). E' di qualità molto elevata, ha caratteristiche spiccate ed è in grado di dare vini di pregio elevatissimo, fra i migliori d'Italia e del mondo. Da un censimento dei vigneti effettuato nel '90, risultava che di questa varietà di Sangiovese ne esistevano in tutto 1.100 ha contro gli oltre 86.000 del Sangiovese comune. Oggi le cose stanno diversamente, tant'è che solo nell'areale di Montalcino sono stati dichiarati oltre 2.000 ettari di vigneto atto alla produzione di Brunello di Montalcino. Inoltre le ricerche più recenti hanno rivelato, nell'infinito mondo delle varietà di sangiovese, due tipologie fondamentali, ilSangiovese grosso, al quale corrispondono i principali biotipi coltivati in Toscanae in Romagna, e un Sangiovese piccolo al quale corrisponde il Sanvicetro coltivato nel Casentino. Ovviamente all'interno di questi due biotipi esistono numerose varianti fenotipiche. Generalmente si può dire che le forme ad acino piccolo sono accompagnate da un minor vigore, foglia più piccola, quinquelobata, e dànno mosti più acidi e meno zuccherini.Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: generalmente la varietà "Sangiovese grosso" ha foglia media, trilobata o pentalobata, di colore verde chiaro; grappolo medio, compatto, cilindrico-piramidale, alato; acino medio-grande, ovoidale di forma regolare, con buccia di colore nero-violaceo e ricca di pruina, non
particolarmente spessa,di sapore semplice. Predilige terreni collinari di media o scarsa fertilità, argilloso-calcarei con abbondante scheletro, asciutti in fase di maturazione. Secondo le diverse altitudini
(che possono variare mediamente dai 250 ai 500 metri s.l.m. con punte oltre i 600 nella zona chiantigiana intorno a Lamole) e climi cambia considerevolmente le sue caratteristiche espressive. La potatura più adatta è quella mista, ma offre ottimi risultati anche con quella corta del tipo cordone speronato. Uno dei talloni d'Achille di questa varietà è il rischio gelate primaverili, che portano sempre danni considerevoli, mentre tollera meglio siccità e vento.
Malattie e avversità: ha una certa sensibilità alla peronospora , maggiore per l'oidio  e il marciume, è particolarmente sensibile agli acari, meno a tignole  e cicaline , può essere colpita dal mal dell'esca .
Brunetta di Rivoli: Curiosa è la diffusione di questa antica varietà a bacca nera, che, anche se sotto forma di singoli ceppi, si estende curiosamente a tutto il Piemonte, prendendo via via il nome di Rosa nera (nel Biellese), Valmasia (nell’Astigiano) e Tibaldi (nei dintorni di Alba). La sua zona di maggiore presenza è comunque registrabile nei dintorni di Rivoli, in provincia di Torino.
Si tratta di una cultivar dal notevole vigore vegetativo, piuttosto sensibile alle avversità climatiche e dalla fertilità non eccessiva, in passato apprezzata dai viticoltori per le caratteristiche dei vini che se ne possono ricavare: colore intenso, finezza dei profumi, buon equilibrio gustativo.
Bucalò: Presente in pochi ceppi nell’alta Val Trebbia, tra Cortebrugnatella ed Ottone, questa cultivar a bacca bianca è probabilmente omologa al Vermentino, con il quale condivide alcune caratteristiche ampelografiche ed organolettiche.
Vitigno vigoroso ma poco produttivo, richiede terreni abbastanza fertili e ben esposti per portare le uve a completa maturazione.
Non evidenzia particolare sensibilità né tolleranza alle malattie della pianta.
Vinificato in purezza, genera un vino di colore giallo paglierino carico, con spiccati aromi fruttati e vegetali, buona struttura complessiva e fin di bocca piacevolmente amarognolo.