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Barleywine

Con barleywine si intende un particolare stile di birre di stampo anglosassone e di alto

tenore alcolico, di solito intorno a 10 gradi e più. Tradizionalmente, è la birra a più alta gradazione prodotta dal birrificio e necessita una lunga maturazione per essere messa sul mercato all’inizio dell’inverno. Nobile, complessa e costosa, probabilmente ha questo nome – letteralmente “vino d’orzo” – per il suo essere “come un vino”. E’ uno stile particolarmente adatto all’invecchiamento e spesso esprime il meglio di sé dopo aver riposato qualche anno in cantina. I barleywine, dopo un periodo di oblio, stanno vivendo una seconda giovinezza anche grazie alla nuova spinta allo stile proveniente da oltreoceano.

Questa tipologia raggruppa una gran varietà di birre abbastanza eterogenee quindi non c’è una vera e propria linea-guida per riconoscerle. In generale, i barleywine inglesi sono caratterizzati da un aroma fortemente maltato con note di frutta secca. Le note alcooliche non sono mai pungenti al naso. Con l’invecchiamento le note di melassa e toffee si arricchiscono di un buquet quasi da sherry, con note ossidative e vinose. In bocca è presente una certa dolcezza di base ed un corpo pieno con caratteristiche tipicamente vinose e vellutate. L’alcolicità è presente, ma non dovrebbe essere ruvida o troppo “calda” ma quasi nascosta. L’utilizzo di luppolo è di solito generoso, ma in amaro e non in aroma e con l’invecchiamento tende a scemare; in bocca, ben supportato dal malto, tende a dare una piacevole lunghezza alla birra.

Negli Stati Uniti veniva chiamata “barleywine” qualsiasi birra ad alta gradazione alcolica (indicativamente sopra il 10%) per il semplice fatto che non si sapeva (ancora) come catalogare queste birre. I barleywine americani, a differenza di quelli inglesi, sono caratterizzati da una forte presenza del luppolo, spesso anch’esso statunitense, anche in aroma; con le sue note agrumate o/e resinose “stampa” questo stile rendendolo inconfondibile mantenendo comunque una grande enfasi anche sulla parte maltata, ricca e complessa, che dona alla birra un gran persistenza in bocca.

Fra le prime birre commercializzate in Inghilterra sotto questo stile ricordiamo la Bass No.1, che una famosa quanto vecchia pubblicità britannica definiva la “birra raccomandata dai medici”, probabilmente per la capacità di scaldare e rinvigorire (10,5% alc.) e per le sue sensazioni balsamiche. Parlando di questo stile è pressoché impossibile non citare l’inglese Thomas Hardy’s Ale, storico Barley Wine nato nel 1968 su richiesta della fondazione Thomas Hardy per celebrare il quarantesimo anniversario dalla morte del celebre scrittore. Birra complessa, ama sostare in cantina per lunghi anni, anche oltre i trenta, regalando emozioni intense e complesse simili a quelle di un pregiato cognac.

Da diversi anni ormai anche in Italia, merito soprattutto dei birrifici artigianali, è possibile degustare ottimi esempi di Barley Wine, a volte rivisitati e personalizzati dall’estro creativo dei nostri mastri birrai. Tra i molti esempi autorevoli di “vin d’orzo” italiano ricordiamo la Draco del birrificio piemontese Montegioco (AL), una birra di undici gradi complessa e pericolosamente fresca grazie ad una aromatizzazione con sciroppo di mirtillo. In Abruzzo il birrificio Almond’22 produce un  Barley Wine molto apprezzato prodotto con l’aggiunta di una piccola percentuale di malti torbati, gli stessi utilizzati per i whisky scozzesi. La Torbata è una birra dai profumi affumicati e terrosi, intensi ma mai arroganti, ben ingentiliti dalle note fruttate e mielate, ottima sposa di un cioccolato fondente. In Toscana, nel grossetano, il birrificio Amiata stupisce invece con la sua Cinabro, birra dal color rosso mattone ricca al naso di profumi di frutta matura dolce, prugna e uva passa, ottimamente bilanciati dalla lunga corsa del piacevole amaro. Una birra da invecchiamento, alla stregua dei grandi barley wine, la propone il birrificio laziale Birra del Borgo con la sua Sedicigradi, così chiamata per l’inusuale quanto sostenuta alcolicità. In questo caso la birra si avvicina sfacciatamente al mondo del vino grazie ad una fermentazione con lievito di champagne in botti di legno francese per ben 12 mesi. Il risultato è una birra scura, piatta e complessa dai profumi speziati e vinosi. Come dire, non di sole “bionde” è popolato il mondo della birra.