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Stati Uniti d'America

Enografia Internazionale: Stati Uniti

Dopo il periodo cupo degli anni venti, seguito dalla rinascita dalle ceneri del proibizionismo, grazie anche a giuste scelte e strategie, questo paese produce oggi interessanti viniSe si pensa agli Stati Uniti d'America, è molto probabile che il vino non sia fra i principali pensieri che vengono associati a questo paese, in realtà la produzione di vino di questo paese è la quarta o la quinta del mondo, a seconda delle annate. La produzione di vino negli USA è prevalentemente incentrata in California, circa il 90% della produzione totale, mentre il resto è suddiviso in pochi altri stati. Negli Stati Uniti d'America si coltivano due specie di vite distinte: quelle native, di cui la più comune è la Vitis Labrusca, e la Vitis Vinifera, di origine Europea, cioè la vite più comunemente e ampiamente utilizzata per la produzione di vino in tutto il mondo. La prime specie sono indigene degli Stati Uniti, mentre la seconda fu successivamente importata dagli emigranti o dai viticoltori locali che desideravano produrre vino nello stile “Europeo”.

Anche se la maggioranza del vino prodotto negli Stati Uniti e che viene esportato all'estero è prodotto con uve di specie Europea, la produzione di vino con uve autoctone è abbastanza diffusa, soprattutto negli stati dove la produzione di vino rappresenta un'attività marginale. I vini prodotti con uve autoctone hanno sapori e odori molto caratteristici e particolari, spesso associati ad aromi di “selvatico” o “foxy”, e che in genere non sono molto graditi ai consumatori Europei, probabilmente per l'abitudine e la consuetudine di associare al vino le tipiche caratteristiche di quelli prodotti con viti Europee.

La storia della produzione di vino negli Stati Uniti ha inizio come conseguenza degli insediamenti delle popolazioni Europee, avvenuti nel XVI secolo circa, che si stabilirono in quei luoghi. Questi colonizzatori del “nuovo mondo” furono subito attratti dalle specie di viti americane con lo scopo di produrre vino in modo da riprodurre lo stesso prodotto così famoso e consueto nelle abitudini Europee. Ben presto si accorsero che il risultato che si poteva ottenere con le specie di viti americane era ben diverso e poco accettabile per le aspettative del gusto Europeo, iniziarono quindi ad importare dall'Europa esemplari di Vitis Vinifera con lo scopo di piantarle negli Stati Uniti nella speranza di ottenere un prodotto simile a quello del “vecchio mondo”.

Per questo scopo fu individuato nello stato della Virginia il luogo ritenuto più adatto alla coltivazione della vite e nel 1619 circa venne piantato il primo vigneto di viti Europee. Questo primo “esperimento” fu in realtà ripetuto anche in altre zone degli Stati Uniti orientali piantando specie di viti Europee proveniente dalle più rinomate zone vinicole d'Europa, tuttavia, il risultato fu sempre e desolatamente lo stesso: un fallimento completo. Inspiegabilmente, tutti i tentativi di coltivazione delle specie Europee, portavano alla distruzione dei vigneti e sembrava che fosse praticamente impossibile coltivare specie Europee negli Stati Uniti. Inizialmente gli stessi coltivatori si attribuivano la colpa per non essere capaci a coltivare la vite, e non riuscendo ad individuare le esatte cause e quindi gli opportuni rimedi, dopo una serie di ripetuti e lunghi fallimenti che non portarono a nessun profitto, decisero di porre la propria attenzione altrove. In realtà, la colpa non era dei viticoltori. Le cause, che rimasero ignote per oltre due secoli, erano da ricercarsi nella presenza nel suolo di quelle terre di autentici devastatori della vite, malattie e parassiti, di cui il più temibile era la fillossera, per le quali le specie Europee non avevano sviluppato nessuna forma di difesa e venivano pertanto inesorabilmente distrutte da questi autentici “flagelli” che, purtroppo, due secoli dopo, arrivarono anche a devastare completamente i vigneti d'Europa. L'ingente sforzo di coltivare la vite Europea nelle terre del “nuovo mondo” fu condotto anche da veri e propri esperti Europei che si trasferirono appositamente negli Stati Uniti con questo preciso scopo. Esperti Francesi, Tedeschi, Spagnoli, Greci e Italiani tentarono a più riprese di coltivare la vite Europea in varie zone del paese, spesso portando con loro esemplari di viti dei loro paesi d'origine, ma tutti i loro tentativi ebbero lo stesso destino e fallirono miseramente sotto gli effetti dei parassiti e delle malattie che attaccavano la vite Europea.

A seguito dei risultati che si ottennero in quelle terre, si cominciò ad investire in nuove direzioni e in nuove opportunità. I migliori risultati furono quelli che si ottennero incrociando le specie native americane con le specie Europee, una strada che ha dato origine a numerosi ibridi ancora coltivati negli Stati Uniti d'America. Il primo e più importante risultato fu ottenuto in Pennsylvania con l'ibridazione di una vite a cui venne attribuito il nome di Alexander, grazie alla quale fu possibile creare, all'inizio del 1800, il primo e vero successo commerciale enologico degli Stati Uniti. I risultati ottenuti con l'ibridazione diedero un forte slancio alla viticoltura locale e segnò una nuova rotta per l'enologia del paese dando origine a diversi ibridi tutt'ora ampiamente diffusi nel paese, soprattutto nell'area orientale. A Cincinnati, in Ohio, sorsero le prime industrie enologiche di rilievo degli Stati Uniti, ma furono poi costrette a trasferirsi a nord, in particolare nelle coste del Lago Erie, a seguito delle contaminazioni che ne devastarono i vigneti.

L'inizio del successo della California come produttore vinicolo, ebbe inizio dopo la metà del 1700 ad opera di missionari francescani, dove inoltre si registrarono, a completa insaputa dei viticoltori della costa orientale, i primi successi della coltivazione delle specie Europee. La cosiddetta “corsa dell'oro” spostò progressivamente la gente verso ovest, e con queste, anche la coltivazione della vite e la produzione di vino e questo evento contribuì in modo determinante al successo e allo sviluppo enologico della California. Il fiorente sviluppo dell'industria enologica della California e degli altri stati, fu drasticamente arrestato dall'oramai tristemente noto “diciottesimo emendamento” della costituzione, che segnava l'inizio del periodo del proibizionismo. L'emendamento fu introdotto il 16 gennaio 1920 e rimase in vigore fino al 5 dicembre 1933, per quasi 14 anni. Questo provvedimento vietava di fatto la produzione e la commercializzazione di qualunque bevanda alcolica, un provvedimento che affondò la produzione commerciale ma che diede un forte impulso alla produzione casalinga e clandestina. Le uniche produzioni di bevande alcoliche consentite durante questo periodo furono i vini destinati a scopi sacramentali e liturgici e le bevande che venivano considerate come rimedi farmaceutici o tonici, fra queste specialità era incluso anche il Marsala. Quando il proibizionismo fu revocato, l'industria enologica degli Stati Uniti tentò nuovamente di risollevarsi ed è proprio in questo periodo che furono fondate diverse centinaia di nuove imprese vinicole, tuttavia il periodo di forte recessione economica di quei tempi unita alla negativa esperienza del proibizionismo, faceva considerare il vino come un inutile bene di lusso e quindi poco diffuso.

 Il vero e definitivo slancio della produzione enologica negli Stati Uniti, in particolare della California, iniziò intorno ai primi anni del 1970 e l'interesse per la produzione enologica del paese tornò forte anche in quegli stati della costa orientale dove si condussero i primi esperimenti del 1600. Nonostante la produzione degli Stati Uniti abbia raggiunto un livello di qualità pari a quello dei paesi produttori dell'Europa, il consumo di vino nel paese non è mai riuscito ad occupare un posto di rilievo nelle abitudini della gente, probabilmente per gli effetti del proibizionismo ancora vivo nel paese che non consente al vino una migliore e giusta collocazione. Ancora oggi si trovano nel paese, seppure in forme diverse ma aventi lo stesso scopo pregiudiziale e preventivo, forme di disapprovazione del consumo di vino. Il più noto ed evidente è l'imposizione ai produttori di vino di stampare nelle etichette un avvertimento che ricordi i consumatori circa i rischi per la salute legati al consumo di vino.

Il Sistema di Qualità AmericanoLa definizione e l'introduzione di un sistema di qualità per la produzione di vino negli Stati Uniti d'America risale a tempi piuttosto recenti. Il processo della definizione di regole che consentissero la tutela e la produzione di qualità sono state introdotte a partire dal 1978 e la regolamentazione è affidata al BATF (Bureau of Alcohol, Tobacco and Firearms, Agenzia per l'alcol, tabacco e armi da fuoco) che ha dato origine al sistema denominato AVA, American Viticultural Areas. (Aree Viticolturali Americane) Rispetto ad altri sistemi di controllo legalizzati, come per esempio il sistema AOC Francese o la DOC Italiana, la AVA Americana è molto più generica e permissiva; di fatto il principale fattore garantito dal sistema è la zona di provenienza di un vino. La critica più forte che in genere viene fatta per il sistema di qualità Americano è che, rispetto ad altri sistemi di denominazione, non vengono riportate indicazioni relativamente alle pratiche enologiche, come per esempio le varietà di uve permesse, la resa massima e altre indicazioni che sono invece tipiche nelle regolamentazioni, per esempio, dei paesi Europei. Sembrerebbe che la qualità e la tutela dei prodotti sia largamente lasciata alla discrezione e all'iniziativa dei produttori che, in effetti, possono utilizzare qualunque pratica enologica e qualunque uva purché sia stata coltivata nella zona definita da un'AVA.

 Il numero attuale di AVA previste dal sistema di qualità Americano è di oltre 140 e definiscono aree di produzione divise in diversi stati. Il sistema, oltre alla definizione propria di aree viticolturali specifiche, riconosce anche l'esistenza di altre denominazioni generiche, come riportato di seguito:

  • American or United States, Americano o Stati Uniti - definisce sia vini varietali, cioè prodotti con una sola specie di uva, sia vini assemblati, cioè prodotti dalla miscelazione di più vini, la cui provenienza può essere da qualunque parte della nazione. Questi vini non possono riportare in etichetta l'anno di vendemmia
  • Multi-State Appellation, Denominazione di multi-stato - definisce un vino la cui composizione prevede l'uso di vini provenienti da due o tre stati confinanti. La percentuale di vino proveniente da ogni singolo stato deve essere riportata nell'etichetta
  • State Appellation, Denominazione di Stato - definisce un vino prodotto in un determinato stato e che sia stato prodotto con almeno il 75% dell'uva coltivata nello stato di denominazione, mentre il restante può provenire da qualunque altro stato
  • Multi-County Appellation, Denominazione di multi-contea - definisce un vino la cui composizione prevede l'uso di vini provenienti da due o tre contee confinanti. La percentuale di vino proveniente da ogni singola contea deve essere riportata nell'etichetta
  • County Appellation, Denominazione di Contea - definisce un vino prodotto in una determinata contea e che sia stato prodotto con almeno il 75% dell'uva coltivata nella contea di denominazione, mentre il restante può provenire da qualunque altra contea

 In un vino prodotto in una zona definita da una AVA, almeno l'85% delle uve utilizzate per la sua produzione devono provenire dalla zona di denominazione, mentre i vini mono varietali, cioè i vini prodotti con una singola varietà di uva la cui indicazione è riportata in etichetta, devono essere prodotti con almeno il 75% della specie dichiarata, tuttavia c'è da notare che nello stato dell'Oregon questo valore è stato aumentato al 90% con l'eccezione del Cabernet Sauvignon che richiede l'usuale 75%. Nel caso in cui l'annata del vino è dichiarata in etichetta, almeno il 95% del vino deve appartenere alla vendemmia indicata.

 In tutte le etichette dei vini prodotti e importati negli Stati Uniti deve essere indicato un avvertimento che dovrebbe mettere in guardia i consumatori sui potenziali rischi derivati dall'uso dell'alcol. Gli effetti disastrosi per la salute derivati non dall'uso, ma dall'abuso di bevande alcoliche è noto in tutti i paesi del mondo. Tuttavia questo avvertimento, che in realtà può essere percepito come un autentico deterrente in quanto non viene detto che è l'abuso l'origine di indiscutibili problemi per la salute, ma semplicemente dichiara che è il consumo ad essere causa di potenziali problemi, potrebbe anche fare pensare che anche un semplice sorso di vino sia capace di essere la causa di devastanti problemi per la salute. Quanto indicato nelle etichette di vino Americano sembra in effetti essere in perfetta opposizione con quello che le continue ricerche mediche e scientifiche svolte in tutto il mondo sostengono sugli evidenti benefici che il consumo moderato del vino può portare alla salute. Nelle etichette viene inoltre riportato che il vino contiene solfiti, e questo corrisponde certamente a verità, in quanto sono naturalmente prodotti dalla fermentazione e spesso aggiunti durante le pratiche enologiche, ma andrebbe anche ricordato che la quantità di solfiti presenti nel vino è di gran lunga inferiore a quella che l'industria alimentare aggiunge volontariamente ai cibi che consumiamo tutti i giorni.

Zone di produzioneGli Stati Uniti d'America sono, secondo le annate, il quarto o il quinto produttore del mondo. Lo stato più importante per la produzione vitivinicola è la California che da sola arriva ad oltre il 90% della produzione totale del paese. Nella zona occidentale degli Stati Uniti si trovano, oltre alla California, anche altri stati che negli ultimi anni hanno dimostrato particolare vocazione alla produzione di vino di qualità, in particolare lo stato dell'Oregon e di Washington. Diversa è la condizione della costa orientale dove si coltivano prevalentemente uve autoctone e ibridi dalle quali si producono vini in genere addolciti con zucchero al termine della vinificazione. Tuttavia non mancano piacevoli sorprese anche nella costa orientale dove in alcuni stati si trovano interessanti produzioni di vino prodotto con specie Europee, in particolare negli stati di New York, Virginia, Pennsylvania e Ohio.

 Nonostante gli Stati Uniti d'America siano oramai considerati fra i più importanti paesi produttori di vino del mondo, il consumo interno di vino non è rilevante come invece accade per gli altri paesi Europei. Altre bevande e, non da ultimo, i notevoli pregiudizi sul vino e le bevande alcoliche che ancora sono molti radicati nel paese, con consentono alla bevanda di Bacco di ottenere una migliore e corretta considerazione nelle abitudini alimentari della popolazione. Se si prende come esempio lo stato più importante per la produzione vinicola del paese, la California, il consumo medio pro capite annuo di vino è inferiore ai 10 litri, mentre in Francia o in Italia, i paesi Europei dove si registra il maggiore consumo di vino pro capite, il valore sale ad oltre 50 litri.

 Le varietà di uva Europee prevalentemente coltivate nel paese sono le cosiddette varietà internazionali, come per esempio, il Cabernet Sauvignon, il Merlot, il Pinot Nero, lo Chardonnay e il Sauvignon Blanc, tuttavia negli ultimi anni si sono introdotte anche alcune specie Italiane come il Sangiovese, il Nebbiolo e la Barbera. A queste si aggiunge una specie a bacca rossa, oramai considerata locale, lo Zinfandel, le cui origini non sono molto certe: alcune ricerche sul DNA di questa specie rivelerebbero che si tratti in realtà del Primitivo coltivato in Puglia, altre ricerche ancora evidenzierebbero che si tratta in realtà del Plavac Mali, un'uva coltivata nella Dalmazia. L'unica cosa certa è che si tratta di una specie importata dall'Europa ma che oramai è ben radicata e diffusa nel paese, prevalentemente in California, tanto da considerarla quasi autoctona.

California

 La California è lo stato del paese che per eccellenza è considerato come il più importante per la produzione di vino e qui si produce oltre il 90% di tutta la produzione nazionale. La qualità raggiunta dai vini Californiani è oramai considerata di eccellente livello e questo è principalmente dovuto ai drastici ma necessari cambiamenti che i produttori Californiani hanno apportato all'enologia del luogo a partire dall'inizio del 1980, come proseguimento dei cambiamenti introdotti nei primi anni del 1960. Le specie di uva a bacca bianca principalmente coltivate in California sono lo Chardonnay, il Sauvignon Blanc e il Riesling, mentre fra le principali uve rosse troviamo il Cabernet Sauvignon, Merlot, Pinot Noir, Sangiovese, Syrah e Zinfandel.

 Fra tutte le zone di produzione della California, le più importanti e più note sono la Napa Valley, Mendocino, Sonoma e Carneros. La Napa Valley, la zona vitivinicola più celebre in assoluto di tutta la California, si trova, come le altre tre che abbiamo citato, a nord di San Francisco. L'uva più coltivata in quest'area è lo Chardonnay seguita dal Cabernet Sauvignon, con le quali uve si ottengono eccellenti vini, probabilmente i più rappresentativi di tutta la Napa Valley. Anche i vini prodotti con lo Zinfandel sono molto interessanti, così come quelli prodotti con il Merlot e il Sauvignon Blanc. L'enologia della Napa Valley è inoltre nota per l'uso del legno che viene utilizzato sia per la fermentazione, anche dei vini bianchi, che per l'affinamento, segno dell'ampio successo che la tecnologia della costruzione delle botti ha in questa area.

 L'area di Sonoma dopo avere subito il prestigio e la notorietà della Napa Valley, che si trova poco lontano alla sua destra, è riuscita ad imporsi con produzioni di estremo pregio, soprattutto con vini prodotti da uve Chardonnay, tuttavia si trovano anche eccellenti esempi di vini prodotti con uve Cabernet Sauvignon e con Zinfandel. Buoni esempi di Cabernet Sauvignon vengono prodotti nell'Alexander Valley mentre le zone di Russian River Valley e Green Valley sono particolarmente vocate al Pinot nero. Un'altra zona di sicuro interesse della California è Carneros, distante a poche decine di chilometri a nord di San Francisco, che grazie alle particolari condizioni climatiche favorite dalla vicinanza della baia di San Pablo, si hanno, oltre a piene giornate di sole, anche benefiche correnti di aria fresca e nebbia, fattori che consentono all'uva una lenta maturazione e profumi eleganti. L'uva prevalentemente coltivata in questa zona è lo Chardonnay seguito dal Pinot nero, una combinazione di uve che, oltre a produrre separatamente vini bianchi e rossi, consentono di produrre, grazie anche alle particolari e fresche condizioni climatiche, vini spumanti di interessante qualità.

 Le zone di Mendocino e Lake County, a nord di Sonoma e Napa Valley, producono interessanti esempi di vini prodotti da uve Chardonnay oltre che da Sauvignon Blanc, Gewürztraminer e Riesling. In queste aree sono inoltre interessanti i vini prodotti con uve Zinfandel e Petite Syrah oltre a vini spumanti di eccellente qualità. Altre aree di sicuro interesse della California sono la Sierra Foothills, la Livermore Valley, Monterey County, Carmel Valley e Paso Robles.

Oregon

 Lo stato dell'Oregon, situato a nord della California, ha una produzione decisamente inferiore alla California, come ogni altro stato del resto, tuttavia è qui che si producono i più interessanti vini da uve Pinot nero di tutti gli Stati Uniti d'America. Le condizioni climatiche di questo stato sono più fresche della vicina California e ben si adattano al Pinot nero, l'uva più rappresentativa dell'Oregon. Le uve più coltivate in questo stato sono lo Chardonnay, il Pinot grigio e il Riesling per le uve bianche e, come già detto, il Pinot nero per le uve rosse.

 La zona più interessante dell'Oregon è sicuramente Willamette dove si producono, grazie anche alle sue condizioni climatiche più fresche rispetto alle altre zone dello stato, eccellenti esempi di vini da uve Pinot nero, spesso comparati per qualità a quelli prodotti in Borgogna. Altre zone di interesse sono la Umpqua Valley, Rouge Valley, Columbia Valley e Walla Walla.

 In Oregon le leggi di produzione vinicola sono leggermente diverse rispetto a quelle applicate in tutti gli altri stati. Per legge i vini mono varietali che in etichetta riportano il nome della varietà, devono contenere almeno il 90% della specie indicata anziché il 75%. L'eccezione è costituita dai vini prodotti con Cabernet Sauvignon che seguono gli stessi riferimenti degli altri stati, cioè il 75%. Nel caso in cui un vino riporti in etichetta il nome di provenienza di una determinata area, il vino dovrà essere interamente prodotto nell'area indicata.

Washington Questo stato sta progressivamente ottenendo ottimi risultati con vini prodotti da uve Merlot e Cabernet Sauvignon, fino ad essere considerato fra i più importanti produttori di tutti gli Stati Uniti d'America. Le zone vitivinicole dello stato di Washington, che si trova a nord dell'Oregon, sono situate nella parte orientale, più calda rispetto a quella occidentale e al riparo dalle piogge. Le uve bianche più importanti di questo stato sono lo Chardonnay, il Riesling e il Sauvignon Blanc, mentre fra le uve rosse troviamo il Cabernet Sauvignon e il Merlot che rappresentano, di fatto, la produzione più importante di tutto lo stato. La zona di produzione più importante di Washington è la Yakima Valley, seguita dalla Columbia Valley e da Walla Walla, condivisa con il confinante stato dell'Oregon.

New YorkLo stato di New York, situato nella costa orientale degli Stati Uniti d'America, produce ottimi vini da specie Europee e recentemente si sta affermando fra i più interessanti stati vinicoli della nazione. In questo stato la produzione è divisa fra i vini prodotti da specie Europee e vini prodotti da ibridi e varietà locali, consuetudine che è piuttosto diffusa in tutti gli altri stati della costa orientale. Fra le varietà ibride più importanti dello stato troviamo le uve bianche Cayuga, Niagara, Seyval Blanc, Vidal Blanc e Vignoles, mentre le varietà a bacca rossa includono il Baco Noir, Catawba e il Concord. Le varietà ibride a bacca bianca vengono prevalentemente utilizzate per la produzione di vini dolci da dessert, mentre con il Vidal blanc e il Vignoles si producono interessanti “ice wines”. Le varietà Europee prevalentemente coltivate nello stato di New York includono lo Chardonnay, il Gewürztraminer e il Riesling per le uve a bacca bianca, mentre il Cabernet Franc, il Cabernet Sauvignon e il Merlot rappresentano le uve a bacca rossa più coltivate.

 Le zone più rilevanti dello stato sono la Hudson River Valley, Finger Lakes, Long Island e Lake Erie, quest'ultima condivisa con gli stati della Pennsylvania e dell'Ohio.

Texas

 Il Texas è uno degli stati emergenti dell'enologia Americana e vanta una tradizione storica molto antica; i primi tentativi di viticoltura effettuati in questo stato risalgono alla seconda metà del 1600, ad opera di missionari Francescani. Recentemente l'attenzione dell'enologia Texana si è concentrata, con interessanti risultati, sulle varietà Europee, in particolare in quelle cosiddette “internazionali” e che sono le più coltivate negli Stati Uniti d'America. Le uve bianche principalmente coltivate in Texas sono lo Chardonnay, lo Chenin Blanc, il Sauvignon Blanc e, in minore misura, il Riesling. Fra le uve a bacca rossa troviamo il Cabernet Sauvignon e, in minore quantità, il Merlot.

 Le condizioni climatiche del Texas costringono i viticoltori a vendemmiare il raccolto con molto anticipo, in genere alla fine di Luglio, addirittura due mesi prima della California. Le principali aree vitivinicole del Texas sono High Plains, che si trova a nord dello stato, Trans-Pecos e Texas Hill Country, entrambe a sud.

Virginia

 Lo stato della Virginia può essere considerato l'antesignano di tutta l'enologia degli Stati Uniti d'America. In questo stato si sono svolti i primi esperimenti di coltivazione della vite, con lo scopo di ricavarne vino, agli inizi del 1600. Alla fine diciannovesimo secolo la Virginia era lo stato vinicolo più importante di tutta la nazione, la fiorente industria enologica fu successivamente decimata dal proibizionismo e solo all'inizio del 1970 i produttori locali hanno ripreso ad investire nella produzione di qualità. Attualmente la produzione è prevalentemente orientata allo Chardonnay, con il quale si producono i vini più interessanti di tutta la Virginia. Nello stato si producono anche vini con uve autoctone e ibridi, come accade anche negli altri stati della costa orientale. Fra le specie ibride a bacca bianca più coltivate troviamo il Seyval Blanc, Vidal Blanc, mentre il Norton e il Chambourcin sono gli ibridi a bacca rossa più coltivati. Le specie Europee coltivate in Virginia sono praticamente quelle diffuse in tutta la nazione: Chardonnay, Riesling e, in minore quantità, il Viognier per le specie a bacca bianca, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot e Barbera per le specie a bacca rossa.

 Le aree più importanti di produzione della Virginia sono Eastern Shore, Shenandoah Valley, Northern Neck, North Fork of Roanoke, Rocky Knob e Monticello.

Altre Zone di Produzione

 Quasi tutti gli stati della nazione producono vino, tuttavia fra questi ce ne sono alcuni che meritano una maggiore attenzione rispetto agli altri. L'Arizona è certamente uno di questi e in questo stato si producono buoni esempi di vini prodotti da uve Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc oltre ad altri vini che si rifanno allo stile di quelli della valle del Rodano. In Missouri si producono buoni vini con uve Norton, un ibrido Americano a bacca rossa. Fra gli stati che meritano una particolare attenzione troviamo anche la Pennsylvania dove si producono interessanti vini con uve Chardonnay e Pinot nero. Le stesse uve sono capaci di produrre interessanti vini anche nel Rhode Island, alle quali si aggiunge il Gewürztraminer. Concludiamo questa rassegna con l'Ohio dove, nella zona a nord e precisamente nel Lake Erie, si producono buoni esempi di vini prodotti da uve Cabernet Sauvignon, Chardonnay e Riesling.

 

 

Australia

 

 

 

Viticoltura ed enologia dell'Australia

Nonostante la maggioranza della produzione dell'Australia sia limitata ad una determinata zona, questo paese dimostra, anno dopo anno, di essere uno dei protagonisti dell'enologia mondiale

L'Australia è il paese al quale si pensa piuttosto per la ricchezza della sua particolare fauna e flora, per i suoi suggestivi incontaminati e selvaggi luoghi, piuttosto che per i suoi ottimi vini. Di certo i produttori Australiani si sono dati molto da fare in modo da fare conoscere i prodotti della loro enologia, la cui produzione è prevalentemente esportata all'estero. Lo sviluppo dell'enologia Australiana è stata, forse, fra le più rapide ed efficienti di tutto il mondo, una storia piuttosto recente e un eccellente livello qualitativo raggiunto in poco tempo, non solo, aggiungendo anche un carattere di tipicità ai propri prodotti, sia con l'apporto di tecnologia sia con l'uso della botte, fino ad arrivare a creare una vera e propria impronta unica e, soprattutto, “Australiana”.Forse il segreto del successo del vino Australiano è stata l'adozione, fin dai primi momenti del “rinascimento” della loro enologia, di avanzate tecnologie enologiche e di pratiche all'avanguardia, un passo che ha consentito un rapido sviluppo e un livello elevato; non a caso i più famosi “flying winemakers” (enologi volanti) del mondo provengono appunto dall'Australia e vengono spesso chiamati da aziende vinicole Europee e Americane in modo da avvalersi della loro collaborazione e competenza.L'Australia è attualmente l'ottavo produttore di vino del mondo e ha un consumo pro capite di circa 20 litri, attestandosi al diciottesimo posto fra i consumatori di vino del mondo. Di fatto, in Australia si produce più vino di quanto se ne consumi, una condizione che impone una forte strategia commerciale rivolta in buona misura all'estero, fino al punto ad avere una quota di esportazione di vino verso alcuni paesi occidentali, come per esempio negli Stati Uniti d'America, prossima a quella degli storici produttori Europei come l'Italia e la Francia. Va comunque considerato che uno dei fattori principali per il successo dell'enologia Australiana e che ha contribuito alla loro diffusione e al loro apprezzamento, è senz'altro l'ottima qualità offerta ad un prezzo accessibile e ragionevole. Ovviamente, questo si verifica in termini generali, come in ogni paese vinicolo del mondo, esistono le dovute eccezioni; ci sono vini Australiani il cui costo è elevato tanto quanto quelli delle più blasonate cantine Europee o Americane.

La storia della viticoltura e dell'enologia Australiana è, rispetto agli altri paesi vinicoli d'Europa, relativamente giovane. Si ritiene che la vite fu introdotta in Australia nel 1788 dall'allora governatore, capitano Arthur Phillip, che riportò a Sydney, di ritorno da uno dei suoi viaggi all'estero, degli esemplari di viti provenienti, non dall'Europa, ma da Rio de Janeiro e da Capo di Buona Speranza (Sud Africa). Queste viti furono piantate nelle tenute del governatore che risultarono essere dei buoni terreni per la coltivazione della vite ma non per la produzione di vino. Il governatore non si diede per vinto e decise di ripetere l'esperimento e piantò un nuovo vigneto nel giardino in una proprietà a Parramatta, poco a nord di Sydney. Questo terreno risultò essere molto più adatto del precedente, tanto che incoraggiò Phillip a fare richieste ufficiali al governo inglese perché fossero inviati in Australia degli esperti in viticoltura e in enologia. Per tutta risposta, il governo Inglese inviò due detenuti Francesi, ai quali fu offerta in cambio la libertà, convinti che ogni Francese fosse un esperto di enologia, o che comunque sapesse qualcosa di viticoltura e di enologia. I risultati furono, com'era prevedibile, catastrofici, tanto che uno di loro fu rispedito in Inghilterra, mentre l'altro tentò di produrre sidro, commettendo la “leggerezza” di usare le pesche al posto delle mele. Di certo, l'enologia Australiana non poteva avere un inizio peggiore di questo. Nonostante questo “incidente di percorso”, si hanno notizie che fra il 1820 e il 1840 la viticoltura e l'enologia erano ben diffuse e radicate nel Galles del Sud, in Tasmania, nell'Australia Occidentale, nella Victoria e nell'Australia Meridionale. Le specie di viti coltivate a quell'epoca erano di esclusiva provenienza Europea, non si conoscono specie di viti autoctone Australiane, e la pratica dell'ibridazione, diffusa negli Stati Uniti d'America di quel tempo, non fu mai adottata. In realtà va osservato che il suolo Australiano, a differenza di quello Americano, non era infestato da parassiti, come la temibile fillossera, e quindi la coltivazione delle specie Europee non presentò grosse difficoltà. Tuttavia questo flagello non risparmiò nemmeno l'Australia e fece ufficialmente la sua comparsa nelle terre della Victoria nel 1877. Curiosamente, fu l'unico luogo dove si diffuse la fillossera e non si propagò nemmeno nei territori confinanti che, a tutt'oggi, sono stati risparmiati dalle terribili conseguenze di questo minuscolo parassita della vite. L'arrivo della fillossera alterò, come in tutti gli altri luoghi da questa infestati, sia la produzione sia le strategie produttive, costringendo i produttori ad adottare opportune misure preventive. Nonostante i danni subiti dalla fillossera, la Victoria divenne, verso la fine del 1800, il maggiore produttore dell'Australia e da sola riusciva a produrre quasi il doppio di tutti gli altri stati.

 La comparsa della fillossera modificò comunque lo stile produttivo della Victoria e questo segnò l'inizio, unitamente ad altri eventi, del suo declino. Il mutamento delle preferenze dei consumatori, dal vino secco a quello fortificato, portò agli inizi del 1900, alla ribalta l'Australia Meridionale fino a farla divenire la zona vitivinicola più importante dell'Australia, che di certo, rispetto alla Victoria, non aveva sofferto dei danni provocati dalla fillossera. Nel 1930 l'Australia Meridionale produceva oltre il 75% del vino prodotto in Australia e fu proprio in quel periodo che la “Valle della Barossa” divenne famosa. La produzione era sempre e comunque incentrata sui vini fortificati che venivano prevalentemente esportati, soprattutto in Inghilterra.

 Il rilancio dell'enologia Australiana ha avuto inizio verso la metà del 1950, un processo che ha portato a cambiamenti radicali e che ha riportato l'attenzione dei produttori alla produzione di vini secchi piuttosto che a quelli fortificati; un processo che ha reso l'enologia Australiana quello che è oggi. L'investimento massiccio che si operò in favore delle tecnologie più avanzate, gli innumerevoli esperimenti che si condussero a favore del miglioramento delle tecnologie enologiche, hanno permesso agli enologi Australiani e alla scuola enologica dell'Australia di arrivare ad occupare un posto di rilievo nello scenario enologico di tutto il mondo. Un risultato eclatante che è stato conseguito in un periodo piuttosto breve: circa 30 anni. Un passaggio drastico che ha fatto completamente dimenticare la mediocre produzione precedente agli anni '50 dello scorso secolo, un passaggio che ha condotto l'Australia e i vini Australiani fra le posizioni di primaria importanza di tutto il mondo enologico.

Il Sistema di Qualità Australiano

A differenza degli altri paesi produttori di vino del mondo, l'Australia non prevede alcun sistema di produzione di qualità regolamentato da norme e leggi. Non esistono, al momento attuale, norme che indicano ai produttori quali uve sono permesse per la produzione di determinati vini, delimitazioni geografiche di aree o pratiche enologiche e viticolturali consentite. Per rendere chiaro il concetto, non esistono disciplinari di produzione come sono in vigore, per esempio, in Francia (AOC), in Italia (DOC) o negli Stati Uniti d'America (AVA).

 In realtà, l'esigenza di creare un sistema di produzione di qualità legalmente istituito e riconosciuto emerse circa 40 anni fa, i primi tentativi risalgono al 1963 circa, ma a tutt'oggi non esistono indicazioni e disciplinari che regolamentano la produzione. Tuttavia in Australia è in vigore un sistema che definisce e impone direttive che devono essere applicate nella compilazione delle etichette. Questo sistema, che prende il nome di LIP, (Label Integrity Programme) è regolamentato dall'Australian Wine and Brandy Corporation che ha inoltre il compito di definire e regolamentare, il processo di definizione del sistema è ancora in via di definizione, le zone di produzione vitivinicola dell'Australia. Questo sistema impone ai produttori che le etichette dei loro vini devono essere composte e strutturate in modo tale da fornire delle indicazioni specifiche ai consumatori, relativamente al vino contenuto nella bottiglia. Per la corretta valutazione del vino Australiano si rende quindi necessaria la conoscenza delle indicazioni riportate nelle etichette e il modo in cui queste vanno interpretate.
  • Se nell'etichetta è riportato il nome dell'uva con cui si è prodotto il vino, almeno l'85% dovrà essere prodotto con l'uva indicata
  • Se nell'etichetta è riportato il nome della zona di produzione, almeno l'85% del vino dovrà essere prodotto nella zona indicata
  • Se nell'etichetta è riportato l'anno della vendemmia, la percentuale minima di vino prodotto in quella specifica annata dovrà essere di almeno il 95%
  • Nel caso in cui un vino sia prodotto con più uve, queste vanno indicate nell'etichetta per ordine di quantità e in senso decrescente. Se, per esempio, nell'etichetta si troverà scritto “Cabernet Sauvignon-Shiraz”, significa che il vino è prodotto con le uve indicate, di cui il Cabernet Sauvignon costituisce la percentuale maggiore. L'esatta percentuale di composizione della miscela deve essere inoltre riportata fra le indicazioni dell'etichetta, spesso, viene specificato nel retro etichetta. Lo stesso principio si applica anche a vini che riportano in etichetta più di una zona.

 Va inoltre osservato che nelle etichette dei vini Australiani possono anche apparire dei nomi di fantasia, o aziendali, attribuiti ai vini, spesso si trovano sia nomi di fantasia, sia la composizione delle uve. Un'altra consuetudine che si ritrova nelle etichette dei vini Australiani è la frequenza con cui appare la dicitura “Bin” seguita da un numero. Questa consuetudine, che probabilmente ha avuto inizio nei primi anni del 1930, indicherebbe in realtà il numero del contenitore (bin in inglese ha proprio questo significato) dove è stato conservato il vino prima dell'imbottigliamento. Il sistema di numerare i contenitori era praticato dai produttori in modo da avere traccia dei vini prodotti nelle varie annate, così come dei vari assemblaggi o vinaggi che venivano realizzati nella cantina oltre a particolari vini prodotti in determinate zone o vigneti. Il numero, in pratica, identificava un determinato vino prodotto in un determinato anno e con un determinato metodo. Questo sistema è oramai divenuto consuetudine fra i produttori Australiani tanto da essere ancora utilizzato e, ancora oggi, moltissimi vini Australiani riportano in etichetta la dicitura Bin seguita dal numero con cui sono da sempre conosciuti.

Zone di produzione

La produzione vinicola dell'Australia è praticamente incentrata nella zona meridionale, in particolare nei territori del Nuovo Galles del Sud, Victoria e Australia Meridionale, quest'ultima è da 

considerarsi come la zona più importante e più produttiva del paese. La maggioranza della produzione è realizzata dalle attivissime e fiorenti aziende vinicole che si trovano in prossimità delle città di Sydney, Canberra, Melbourne e Adelaide. Il resto della produzione, con quote decisamente più modeste, è realizzato in Tasmania e nell'Australia Occidentale, nei pressi di Perth. Si registra inoltre una produzione piuttosto marginale anche nelle aree del Queensland e nei territori settentrionali.

 Una delle caratteristiche che contraddistingue l'enologia e la viticoltura Australiana, è il massiccio impiego di tecnologie, dalla vigna fino alla cantina. Le vendemmie, così come gli altri lavori in vigna, sono in genere meccanizzate, raramente i produttori raccolgono le uve manualmente, forse, per mancanza di personale, e i processi di vinificazione sono condotti secondo le più avanzate tecnologie. Quello che emerge è lo spirito di adattamento e di sperimentazione degli Australiani, forse, più che in ogni altro paese, qui si da libero spazio alle idee e alla sperimentazione, sia in vigna sia in cantina, e spesso i risultati vengono perfino adottati dalle industrie vinicole di altri paesi. In Australia si producono sia vini bianchi sia vini rossi, con una maggiore percentuale a favore dei bianchi, oltre ad una discreta quantità di vini spumanti e vini fortificati. Le uve bianche più coltivate in Australia sono lo Chardonnay, il Riesling e il Sémillon (che qui viene scritto some Semillon), mentre le uve a bacca rossa più coltivate sono il Cabernet Sauvignon e il Syrah (che in Australia, oltre che nel Sud Africa, viene chiamato Shiraz). Senza ombra di dubbio i migliori risultati dell'enologia Australiana sono rappresentati dallo Chardonnay, per i vini bianchi, e dallo Shiraz per i vini rossi. Altre uve a bacca bianca coltivate in Australia, seppure in quantità decisamente più modeste, sono il Muscadelle, il Muscat Blanc à Petits Grains, il Muscat Gordo Blanco (nome con cui è noto in Australia il Moscato d'Alessandria), il Palomino e il Pedro Ximénez (utilizzati prevalentemente per i vini fortificati), il Sauvignon Blanc e il Verdelho. Fra le altre uve a bacca rossa troviamo invece la Grenache, Merlot, Mourvèdre e il Pinot Nero.

Australia Meridionale

 L'Australia Meridionale è senza ombra di dubbio la zona più rappresentativa e produttiva di tutto il paese. Più della metà di tutto il vino Australiano è prodotto in questa zona ed è proprio qui che si trovano le aree vitivinicole più prestigiose, come, per esempio, la Barossa Valley, Coonawarra, Adelaide Hills, Eden Valley, Clare Valley, Padthaway e McLaren Vale. La zona più attiva e importante si sviluppa intorno alla città di Adelaide con l'eccezione di Padthaway e Coonawarra che si trovano all'estremità più a sud di questa zona. Fra le aree di produzione dell'Australia Meridionale, Barossa Valley e Coonawarra sono quelle che certamente sono le più famose, non solo di questa zona, ma anche di tutta l'Australia. La Barossa Valley, che si trova in prossimità di Adelaide, è famosa per i suoi potenti e strepitosi vini prodotti con uve Shiraz, mentre Coonawarra per i vini prodotti con uve Cabernet Sauvignon. Oltre che i suoi Shiraz, la Barossa Valley è anche famosa per lo Chardonnay, nella maggior parte vinificato facendo uso della botte, ed è proprio in questa zona che si trova le più importanti e produttive aziende che fabbricano botti, un evidente segno di quanto la botte e il legno sia utilizzato sia nella Barossa Valley sia in Australia. Fra gli altri vini di interesse prodotti nella Barossa Valley troviamo buoni esempi di Riesling, Sémillon e Cabernet Sauvignon. La Clare Valley, a nord della Barossa Valley, produce vini raffinati ed eleganti fra cui, probabilmente fra i più noti, sono quelli di uve Riesling e Cabernet Sauvignon. Un'altra zona di eccellenza dell'Australia Meridionale è certamente Coonawarra, che produce eccellenti vini sia rossi sia bianchi. Inizialmente, fu lo Shiraz a primeggiare in questa zona e, nonostante rimanga ancora una delle uve di primaria importanza in questa area, si è scoperto successivamente che il suo territorio era particolarmente adatto per il Cabernet Sauvignon. Fra i vini bianchi si producono il Riesling, che si esprime in questa zona in modo superbo, oltre allo Chardonnay, fra i migliori di tutta l'Australia. Poco a sud di Adelaide si trova un'altra zona di sicuro interesse, denominata Southern Vales, e che comprende l'area di McLaren Vale, dove si producono eccellenti esempi di vini da uve Shiraz, Cabernet Sauvignon e Chardonnay.

Nuovo Galles del Sud

 Il Nuovo Galles del Sud rappresenta, di fatto, la seconda zona di produzione dell'Australia. Fra le sue aree più note troviamo la Hunter Valley, Mudgee e Riverina. Senza ombra di dubbio, la più celebre area di questa zona è la Hunter Valley, a nord di Sydney, nota per l'eleganza dei suoi Chardonnay, non da ultimo, per i suoi sorprendenti vini da uve Sémillon. I vini prodotti con Sémillion della Hunter Valley posso apparire, in gioventù, come dei vini ordinari e poco entusiasmanti, in realtà quando si concede loro il giusto tempo di affinamento in bottiglia, di almeno 5 anni, ma spesso anche 10, diventano straordinariamente complessi ed avvincenti: intensi e netti aromi e sapori di miele, nocciola e frutta secca esplodono dal bicchiere in modo sorprendente. Un'altra zona di interesse del Nuovo Galles del Sud è Mudgee, che si trova ad ovest della Hunter Valley, dove si producono, probabilmente, i migliori vini da uve Cabernet Sauvignon di tutta la zona. Nella parte centrale di questa zona troviamo l'area di Riverina, che è prevalentemente nota per la sua produzione di vini fortificati oltre ad una vasta produzione di vini da tavola e di largo consumo.

Victoria

La zona di Victoria è stata, fino alla fine degli anni 1960, la più importante zona di produzione di tutta l'Australia, tuttavia, quando l'enologia Australiana riprese slancio verso quel processo di trasformazione che l'ha resa una solida realtà, Victoria ha ceduto il suo scettro all'Australia Meridionale. Attualmente la Victoria è la terza zona vinicola più importante dell'Australia ed è la zona più a sud dell'Australia, se si esclude ovviamente l'isola di Tasmania, nei pressi di Melbourne.

Le aree in prossimità dell'oceano, come per esempio Yarra Valley, Geelong e Mornington Valley, sono caratterizzate da un clima piuttosto fresco e quindi vocate alla produzione di vini da uve Chardonnay e Pinot Nero. Nelle aree più interne di questa zona, Central Victoria, Goulburn Valley, Pyrenees e Grampians, il clima è più adatto alla produzione di vini da uve Shiraz e Cabernet Sauvignon. Da notare che nella Victoria si rileva inoltre una buona produzione di vini spumanti prodotti con metodo classico e, nelle aree di Rutherglen e Glenrowan, un'interessante produzione di vini da dessert da uve moscato. Tasmania La Tasmania, un'isola a forma triangolare che si trova a sud dell'Australia, è fra le aree vinicole emergenti e che stanno conquistando un posto di interesse fra quelle del paese. La produzione è prevalentemente incentrata nelle coste settentrionali e nelle coste meridionali dell'isola. Il clima particolarmente fresco dell'isola è adatto all coltivazione di uve rosse, in particolare il Cabernet Sauvignon e Pinot nero, tuttavia troviamo un'interessante produzione di vini bianchi da uve Chardonnay e Riesling. I vini della Tasmania sono famosi per la loro delicatezza e la loro eleganza e in questa isola si producono inoltre vini spumanti metodo classico da uve Chardonnay e Pinot nero.

Australia Occidentale

Distante dalla zona vinicola principale dell'Australia, a migliaia di chilometri a ovest, troviamo l'Australia Occidentale che si sviluppa intorno a Perth. Pur essendo così distante dall'Australia Meridionale e producendo una quantità piuttosto modesta, se confrontata con l'altra zona, tuttavia qui si trovano interessanti vini prodotti con uve Chardonnay, Sémillon e Sauvignon Blanc per quelle a bacca bianca, Cabernet Sauvignon e Merlot per le uve a bacca rossa. L'area più famosa di questa zona è certamente la Margaret River, a sud di Perth, prevalentemente nota per i suoi vini da uve Cabernet Sauvignon, oltre che da uve Chardonnay e Pinot nero. Un'altra area che va ricordata in questa zona è la Swan Valley, ad est di Perth, che è stata prima l'area dell'Australia Occidentale a divenire famosa. Ancora oggi si distingue per la produzione di un vino bianco prodotto con uve Chenin Blanc, Muscadelle e Chardonnay. In quest'area si rileva inoltre una discreta produzione di vini da uve Verdelho. Infine, un'altra area che ha mostrato buone potenzialità è Great Southern Region, all'estremità sud della zona, che, grazie al suo clima fresco, produce buoni vini da uve Pinot nero e Riesling.

 

Enografia Portogallo

  Gastronomia del Portogallo

Viticoltura ed enologia del Portogallo

Il paese dei grandi Porto e Madeira, eccezionali e magnifici vini fortificati, è capace di offrire anche un'interessante produzione di vini da tavola bianchi e rossi. Il Portogallo, se considerato come paese produttore di vino, è tradizionalmente e indissolubilmente legato ai suoi due più famosi vini, il Porto e il Madeira, che hanno reso celebre il paese in tutto il mondo. Nonostante il Portogallo sia molto legato alle sue tradizioni di produzione vitivinicola e ai suoi due principali vini, a partire dagli anni 1990, ha ampiamente dimostrato il suo indiscusso valore anche come produttore di vini fermi da tavola, in particolare di vini rossi, affermandosi a livello internazionale fra i paesi vinicoli più importanti d'Europa. Attualmente il Portogallo è, in termini di quantità, il quattordicesimo produttore di vino del mondo e il consumo di vino interno è di circa 47 litri pro capite. La viticoltura del paese è fortemente legata alla tradizione e, addirittura, per la produzione di certi vini, le uve sono ancora pigiate con i piedi nelle tradizionali vasche dette “lagares”. In diverse zone del paese, soprattutto nelle zone collinari del nord e nell'isola di Madeira, le caratteristiche del terreno, fatto di pendii scoscesi e scomodi, consentono solamente lo svolgimento di vendemmie manuali e piuttosto faticose. La produzione vinicola è praticamente basata su uve autoctone; qui le cosiddette uve “internazionali” non sembrano avere fortuna, probabilmente a causa della solida tradizione vinicola del paese, tuttavia va riconosciuto al Portogallo il grande e indiscusso merito di creare grandi vini, non solo il Porto e il Madeira, utilizzando esclusivamente le uve che da sempre sono presenti nelle sue terre.

 La storia della viticoltura in Portogallo è, per certi aspetti, almeno nell'antichità, legata alle vicende che consentirono la diffusione nella penisola Iberica della vite e del vino. La vite e la viticoltura furono probabilmente introdotta dai Fenici e, in epoche successive, lo sviluppo continuò attraverso i Greci e i Romani. Nel periodo di dominio dei Mori, la viticoltura subì un periodo di recessione senza essere comunque abbandonata, soprattutto per i vantaggi economici che questa poteva offrire. Il primo sviluppo dell'enologia e del commercio del paese si ebbe dopo la sua indipendenza, nel 1385, grazie anche ai fiorenti e proficui rapporti commerciali con l'Inghilterra. Tuttavia fu molto più tardi, nel 1693, che l'enologia del Portogallo conobbe un lungo periodo di splendore, soprattutto a causa delle pesanti tasse che Re Guglielmo III impose sui vini Francesi, principalmente a causa della guerra, costringendo così i commercianti Inglesi a reperire vino a prezzi competitivi altrove, trovando nel Portogallo, da sempre in buoni rapporti con l'Inghilterra, un buon fornitore di vino: iniziò così la grande fama del vino Porto.

 Dall'inizio del 1700, la storia dell'enologia del Portogallo è praticamente segnata dalle vicende legate ai vini Porto e Madeira, soprattutto per la spiccata preferenza degli Inglesi al consumo di questi eccellenti vini. Fu soprattutto grazie al Methuen Treaty, un accordo firmato nel 1703 fra Inghilterra e Portogallo che consentiva l'importazione dei vini Portoghesi in Inghilterra a costi minori e a scapito di tutti gli altri vini Europei, primo fra questi la Francia, un accordo commerciale che favorì lo sviluppo del vino Porto e del Madeira. Al largo dell'Oceano Atlantico, l'isola di Madeira rappresentava un porto di sosta importante per tutte le navi in rotta verso il Nuovo Mondo, e qui caricavano le stive del vino dell'isola favorendo così la larga diffusione. L'invasione dei Francesi della penisola Iberica nel 1803 segnò l'inizio di un nuovo conflitto con l'Inghilterra e, di conseguenza, nuove pesanti tasse sul vino Francese, consentendo invece a quello Portoghese di potere essere importato e venduto a prezzi più bassi. Questi avvenimenti favorirono la diffusione in Inghilterra di alcuni vini Portoghesi, in particolare del bianco Bucelas, del fortificato Carcavelos e di un vino rosso semplicemente detto Lisbon.

 Il periodo di splendore dell'enologia Portoghese iniziò il suo declino, seguendo lo stesso destino degli altri paesi Europei, verso la fine del 1800 quando fece la sua comparsa la temibile fillossera che devastò i vigneti del paese, con ingenti danni tanto che in certe zone del Portogallo la viticoltura non fu mai ripresa. Qui, come altrove, si tentò di risollevare le sorti della viticoltura piantando specie ibride, tuttavia la ripresa dell'enologia Portoghese subì dei forti rallentamenti, anche a causa delle vicende politiche dello scorso secolo. Nel 1937, fu fondata la Junta Nacional do Vinho con lo scopo di istituire cooperative di produttori in modo da dare un nuovo impulso all'enologia del paese. I risultati furono buoni: in circa 20 anni furono avviate più di 100 cooperative vinicole, tuttavia le restrizioni imposte dal governo centrale non consentirono lo sviluppo sperato. Con l'ingresso del Portogallo nell'Unione Europea, avvenuta nel 1986, l'enologia del paese, anche aiutata da investimenti economici, ha iniziato un nuovo sviluppo e un nuovo corso e a partire dagli anni 1990, il paese sta dimostrando di avere grandi potenzialità nella produzione di vino, certamente il Porto e il Madeira continuano ad essere grandi protagonisti dello scenario Portoghese, tuttavia è la produzione dei vini da tavola a sorprendere il mondo per la sua innegabile qualità.

Il Sistema di Qualità Portoghese

La produzione vinicola del Portogallo è regolamentata da un sistema piuttosto simile al Francese AOC (Appellation d'Origine Contrôlée) e che prende il nome di Denominação de Origem Controlada (Denominazione di Origine Controllata), abbreviato in DOC. Le norme e i requisiti che costituiscono i disciplinari di produzione sono stabiliti dall'Instituto da Vinha e do Vinho (Istituto della Vite e del Vino) coadiuvato dalle diverse commissioni locali che controllano e stabiliscono le norme di produzione delle singole zone a denominazione d'origine.

 I parametri su cui si basano i disciplinari di produzione Portoghese prevedono in genere, oltre alla definizione geografica della zona, anche la superficie totale che può essere coltivata a vite, la varietà delle uve permesse, le rese massime dei raccolti, le modalità di vinificazione, i periodi minimi di maturazione del vino prima di potere essere rilasciato sul mercato e le indicazioni generali da riportare nelle etichette. Va osservato che le DOC di Porto e Madeira hanno organi di governo propri e che stabiliscono specifiche norme di produzione per questi vini.

 Le categorie previste dal sistema sono le seguenti, dal livello di qualità più basso al più alto:

  • Vinhos de Mesa - Vini da tavola
  • Vinhos Regionales - Vini regionali. Corrispondono, in termini generali, ai Vin de Pays Francesi
  • Indicação de Proveniencia Regulamentada, IPR - Indicazione di Provenienza Regolamentata. Corrispondono, in termini generali, ai vini ad Indicazione Geografica Tipica Italiani
  • Denominação de Origem Controlada, DOC - Vini a Denominazione d'Origine Controllata. Questa categoria è la più utilizzata del Portogallo e la produzione dei vini DOC superano, da soli, in termini di quantità, le produzioni di tutte le altre categorie.

 Le norme che regolano l'etichettatura dei vini prevedono l'indicazione del nome della zona DOC e nel caso di vini monovarietali, cioè prodotti con una sola varietà d'uva e espressamente indicata in etichetta, il vino deve essere prodotto con almeno l'85% di quella varietà. Nelle etichette dei vini Portoghesi possono inoltre essere riportate le seguenti indicazioni:

  • Verde - Utilizzato per i vini giovani e che si consigliano di bere non appena terminata la loro produzione
  • Maturo - Utilizzato per i vini che hanno subito un certo periodo di affinamento e che possono essere ulteriormente affinati
  • Garrafeira - Questo termine è utilizzato per i vini che possiedono particolari qualità e lungamente affinati in botte oppure in bottiglia. Equivale alla dizione riserva. I garrafeira bianchi devono essere affinati per almeno 6 mesi nel contenitore di produzione e per almeno 6 mesi in bottiglia. I garrafeira rossi devono maturare per almeno 2 anni nei contenitori di produzione e per almeno un anno in bottiglia. I vini di questa tipologia devono avere un titolo alcolico più alto delle equivalenti DOC di almeno mezzo grado

Zone di produzione

 La produzione vinicola del Portogallo è storicamente divisa fra i vini da tavola, in prevalenza rossi, e i suoi due famosi vini fortificati, il Porto e il Madeira. Il paese è prevalentemente conosciuto per questi ultime due vini, in realtà la produzione dei vini da tavola è estremamente interessante e sta guadagnando, in particolare negli ultimi dieci anni, una qualità elevata di indiscusso pregio. Un altro vino famoso del Portogallo è il cosiddetto Vinho Verde, prodotto sia bianco, sia nella meno famosa versione rossa, da essere apprezzato nella sua gioventù. In Portogallo si coltivano centinaia di specie diverse di viti e nel solo Douro, la celebre regione del Porto, se ne coltivano oltre 80. La maggior parte delle uve Portoghesi vanta origini antiche e si ritiene che la maggior parte di queste sia stata introdotta nel paese dai Fenici.

 La coltivazione della vite in Portogallo non è certamente fra le più agevoli. Il torrido clima estivo e le critiche condizioni fertili del suolo di certe zone, rendono la coltura della vite piuttosto difficoltosa, inoltre, nella zona orientale del nord del paese, in particolare nel Douro, la conformazione del terreno è piuttosto scoscesa, caratterizzata da scomodi pendii dove la coltivazione della vite si può praticamente definire “eroica”. Il fenomeno della diffusione delle cosiddette uve “internazionali”, non sembra avere avuto effetti in Portogallo, qui la produzione di vino è tradizionalmente e fortemente legata alle uve autoctone, un ricco patrimonio di questo paese, che per secoli, a partire dai vini Porto e Madeira, hanno dimostrato di avere eccezionali potenzialità. Fra le uve a bacca bianca più diffuse del paese troviamo l'Alvarinho, Bual, Códega, Encruzado, Gouveio, Loureiro, Malvasia Fina, Pedernã, Rabigato, Sercial, Trajadura, Verdelho e Viosinho. Vista la vocazione del paese alla produzione di vini rossi, incluso il Porto, la coltivazione della vite riguarda in modo particolare le uve rosse di cui le più importanti sono il Alfrocheiro Preto, Aragonez, Azal Tinto, Baga, Bastardo, Jaén, Periquita, Tinta Barroca, Tinta da Barca, Tinta Negra Mole, Tinta Roriz, Tinto Cão, Touriga Francesa, Touriga Nacional, Trincadeira Preto e Vinhao.

DouroLa regione del Douro è certamente la più famosa del Portogallo, in particolare per la produzione del celebre vino Porto. La regione si estende lungo il corso del fiume omonimo e qui la coltura della vita è resa difficile dalle condizioni del terreno collinare e i vigneti sono piantati in terrazze ricavate negli scoscesi pendii. La regione produce anche interessanti vini da tavola, in prevalenza rossi, ricchi e strutturati, che riscuotono grandi consensi da parte dei consumatori di tutto il mondo. Parlare della regione del Douro significa parlare in prevalenza dell'eccellente Porto, il famoso vino fortificato protagonista della storia enologica del Portogallo.

 In genere le uve utilizzate per la produzione del Porto vengono pigiate con i piedi in grandi vasche, qui dette lagares, secondo la secolare tradizione con cui si è da sempre prodotto questo vino. Il mosto viene in genere lasciato macerare sulle bucce per un giorno circa e quando circa la metà dello zucchero è stato trasformato in alcol, la fermentazione viene bloccata aggiungendo alcol etilico, o brandy, che provoca la neutralizzazione dei lieviti. Il risultato di questa operazione è un vino dolce, con circa il 10% di zuccheri residui, con un grado alcolico di circa 20 gradi. A questo punto inizia il processo più delicato e importante della produzione di Porto, la maturazione, che ne determina anche lo stile. I Porto si dividono essenzialmente in due categorie, quelli maturati in botte e quelli maturati in bottiglia. Le tipologie di Porto sono circa una decina di cui si riportano brevemente le caratteristiche principali.

 Il Porto bianco è il più semplice e anche il meno apprezzato e rappresenta una minima percentuale della produzione di Porto. Viene prodotto con uve bianche, generalmente Códega, Gouveio, Malvasia Fina, Rabigato e Viosinho. I Porto bianchi sono in genere dolci e maturano brevemente in legno. I Porto rossi sono in genere prodotti con le uve Tinta Barroca, Tinta Roriz, conosciuta in Spagna con il nome di Tempranillo, Tinto Cão, Touriga Francesa e Touriga Nacional. Il Porto Ruby è la tipologia più semplice dei Porto rossi e viene in genere affinato in botte per due o tre anni, ha un gusto semplice e fruttato ed è in genere prodotto con le uve meno pregiate provenienti dalla parte meridionale del Douro. I Porto Tawny si dividono in due categorie, molto diverse fra loro. I Tawny giovani, semplici e diretti come i Ruby, vengono fatti maturare in botte per due o tre anni, hanno un colore rubino chiaro e sono destinati ad un consumo immediato. I Tawny invecchiati sono invece di qualità elevata e sono prodotti con con vini lasciati maturare nelle botti per 10, 20, 30 anni e spesso anche per periodi più lunghi, sono vini di straordinaria complessità e qualità. I Vintage Character, da non confondere con i più pregiati Vintage, sono prodotti con Porto di diverse annate e di qualità diverse, in genere affinati in botte per quattro o sei anni. I Late Bottled Vintage, abbreviati in LBV, sono Porto maturati da quattro a sei anni in botte e quindi imbottigliati, sono vini interessanti e di buona qualità. I Traditional Late Bottled Vintage sono prodotti in buone annate, fatti maturare in botte per quattro anni e quindi imbottigliati. Sono vini adatti per il lungo affinamento in bottiglia anche per venti anni.

 Di sicuro i Porto più ricercati e pregiati sono i Vintage, contraddistinti dal millesimo e prodotti solamente in annate favorevoli, vengono fatti maturare in botte per due anni e quindi imbottigliato. Questo genere di vini sono destinati a lunghi affinamenti, anche per decine di anni, e sono in assoluto i Porto più costosi ma anche i più straordinari. Questi vini si possono bere anche giovani, tuttavia la loro indiscussa classe e complessità si rivelerà solamente dopo il paziente lavoro del tempo di almeno dieci anni. Non molto diversi i Single Quinta Vintage, con la differenza che le uve provengono esclusivamente da una specifica Quinta, il nome con cui in Portogallo si indica una tenuta o una proprietà. I Crusted Port sono prodotti con vini di diverse annate nella cui etichetta viene indicata l'età media di tutti i vini. In genere questi vini, come i Vintage, non sono filtrati e pertanto presentano discrete quantità di sedimenti e necessitano di decantazione. I Garrafeira sono da considerarsi dei Porto riserva, prodotti unicamente in annate favorevoli, maturati in legno per circa due anni e per qualche decina in bottiglia.

 Nel Douro si producono anche eccellenti vini da tavola rossi, da molti considerati come i migliori vini da tavola rossi di tutto il Portogallo. Le uve utilizzate per la produzione dei vini rossi da tavola sono essenzialmente le stesse utilizzate per il Porto con l'aggiunta di Tinta da Barca. Questi vini sono generalmente robusti e corposi, complessi nell'aroma e nel gusto, tuttavia esistono anche Douro rossi leggeri e fruttati. Nella regione si producono anche vini bianchi con le uve Gouveio, Malvasia Fina e Viosinho.

Madeira

 La produzione vinicola di questa suggestiva isola dell'Atlantico è unicamente legata al suo prestigioso e famoso vino fortificato. L'isola si trova a circa 850 chilometri a sud del Portogallo, ad ovest della costa del Marocco. La vendemmia delle uve per la produzione del Madeira è resa difficoltosa dalla posizione dei vigneti, collocati in pendii scoscesi e scomodi. La storia del Madeira è piuttosto singolare. Verso la fine del 1500, l'isola era un porto di sosta per le navi mercantili dirette verso il nuovo mondo e qui si rifornivano del vino prodotto nell'isola. A quell'epoca il Madeira non era fortificato e le botti venivano sistemate nelle stive delle navi che, a causa delle alte temperature, al termine del viaggio il vino era completamente ossidato e “cotto”. Con lo scopo di prevenire questo inconveniente, si pensò di aggiungere brandy al vino in modo da fargli sopportare le insidie del lungo viaggio. Il vino rimaneva nelle botti a maturare per mesi al caldo equatoriale delle stive delle navi, e l'azione conservante dell'alcol restituiva, alla fine del lungo viaggio, un vino delizioso e ricco: era nato il mito del Madeira. La pratica di fare “cuocere” il Madeira al caldo equatoriale divenne consuetudine e parte integrante del processo di produzione, tanto che i migliori Madeira erano proprio quelli che avevano viaggiato per mesi nelle stive di navi e che per questo venivano chiamati Vinhos de Roda, cioè vini che avevano compiuto un viaggio fino a tornare, arricchiti e impreziositi, nell'isola.

 Come per la produzione di Porto, si aggiunge al mosto ancora in fermentazione dell'alcol di vino, neutralizzando i lieviti e lasciando una discreta quantità di zuccheri residui al vino. Oggi i Madeira non vengono più caricati nelle stive delle navi e affidati al torrido caldo equatoriale, tuttavia il processo di “cottura” viene svolto mediante l'uso di estufas da cui prende il nome il processo estufagem. Il vino viene messo in un contenitore, in genere una botte di legno, e riscaldato ad una temperatura di circa 40-45° per un periodo compreso fra i tre e i sei mesi. Si deve comunque osservare che il processo di riscaldamento per i Madeira più pregiati viene svolto senza l'ausilio delle estufas, e si svolge in modo naturale lasciando le botti in appositi locali posti sottotetto dove il torrido caldo dell'isola fa raggiungere temperature elevate. In queste condizioni, le botti vengono in genere lasciate per lunghi periodi di tempo, spesso anche per decine di anni, al termine del quale il vino viene trasferito in ambienti più freddi e quindi imbottigliato.

 Le uve utilizzate per la produzione del Madeira sono bianche e includono Bual, Malmsey, Sercial e Verdelho. Nei Madeira di minore pregio, spesso si utilizza anche il Tinta Negra Mole, un uva a bacca rossa. Le botti in cui il vino matura sono deliberatamente lasciate scolme in modo da favorire il processo di ossidazione che conferisce al vino la sua caratteristica complessità. Il Madeira viene prodotto in diversi stili, ognuno dei quali possiede specifiche qualità. I Madeira più semplici si producono in genere con l'uva Tinta Negra Mole, vengono scaldati rapidamente per un periodo di circa 18 mesi e il loro colore è tipicamente dovuto dall'aggiunta di caramello. Anche i Madeira di tre anni, detti anche Finest o Choice, sono prodotto con lo stesso metodo di quello precedente e sono affinati in vasche d'acciaio o cemento per circa tre anni. I Madeira di cinque anni, detti anche Reserve, subiscono invece un affinamento in botte vengono in genere prodotti con uve bianche. I Madeira di dieci anni, detti anche Special Reserve, si producono in genere con uve bianche e maturano in botte. Le stesso metodo di produzione è riservato ai Madeira di quindici anni, detti anche Extra Reserve. Esiste inoltre un Madeira, la cui produzione sta diventando sempre più rara, prodotta con lo stesso metodo dello Jerez Spagnolo e che prende il nome di Solera Madeira. Il livello più elevato di qualità è espresso dal Vintage Madeira, prodotti unicamente con uve del millesimo indicato in etichetta e che matura in botte per almeno venti anni dopo avere subito il classico processo estufagem. I Vintage si producono unicamente con uve bianche.

Minho

 La regione, al confine con la Spagna, nella zona occidentale del nord, è principalmente famosa per la produzione dei Vinhos Verde, i celebri vini bianchi del Portogallo. Il nome Vinho Verde, letteralmente vino verde non ha nessun legame con il colore del vino, che peraltro è prodotto anche rosso, ma indica semplicemente che si tratta di un vino giovane, non adatto all'affinamento, e che va consumato non appena viene rilasciato nel mercato. Per questa ragione, la maggioranza dei produttori non indica nemmeno l'anno della vendemmia sull'etichetta.

 I Vinhos Verde sono dei vini semplici, leggeri, poco alcolici e leggermente frizzanti, generalmente caratterizzati da aromi fruttati e floreali, e possono essere prodotti da una o più uve, fino anche a venticinque. In genere questi vini bianchi sono prodotti con uve Alvarinho, Trajadura, Loureiro e Pedernã. La leggera effervescenza di questi vini è normalmente dovuta all'aggiunta di anidride carbonica poco prima di essere imbottigliati. I Vinhos Verde rossi sono molto popolari in Portogallo e raramente vengono esportati, sono prodotti con diverse uve a bacca rossa di cui Azal Tinto e Vinhão sono le due principali.

Altre Zone di Produzione

 Fra le regioni vinicole di maggiore interesse del Portogallo va ricordato Dão, considerata fra le più promettenti del paese, che si trova a sud del Douro e produce prevalentemente vini rossi. Le uve a bacca rossa più coltivata di questa regione sono la Touriga Nacional, Tinta Roriz, Alfrocheiro Preto, Jaée e Bastardo, mentre per l'uva a bacca bianca più coltivata è l'Encruzado. I vini di qualità superiore riportano in etichetta la menzione Dão Nobre (Dão Nobile). La regione di Bairrada, che si trova nella zona centrale del Portogallo, non molto distante dall'oceano Atlantico, è nota per la produzione di vini rossi, in cui è spesso presente l'uva Baga, e per i suoi vini spumanti rossi. Un'altra regione di interesse enologico del Portogallo è Alentejo, a sud del paese, dove si producono prevalentemente vini rossi con uve Periquita, Aragonez, il nome con cui qui è nota l'uva Tempranillo, e Trincadera Preta.

 

Argentina

 

Viticoltura ed enologia dell'Argentina 

La produzione del vino in Argentina può essere definita in due modi diversi: il primo è quello caratterizzato da una produzione in grandi quantità senza o poca attenzione per la qualità, il secondo è quello svolto da alcune cantine che cercano, seppure a piccoli passi, di dare una svolta decisiva al paese ponendo il massimo dell’attenzione sulla qualità. Nonostante la maggior parte del vino prodotto in Argentina appartenga al primo caso, diretto principalmente al mercato interno e venduto anche in confezioni di cartone, l’esempio del vicino Cile, che ha saputo imporre i propri vini in tutti i mercati del mondo guadagnando pure una buona reputazione, ha suscitato non poca attenzione in Argentina. Del resto le condizioni ambientali e climatiche sono piuttosto simili e non rimane che sfruttarle a proprio favore. Non a caso, l’Argentina viene spesso definita come il gigante del vino che dorme, nell’attesa che qualcosa o qualcuno cerchi di svegliarlo.Si deve inoltre osservare che in tempi recenti l’Argentina sta suscitando anche l’interesse di investitori esteri, in particolare di cantine degli Stati Uniti d’America, del Cile e di alcuni paesi Europei, proprio con lo specifico scopo di produrre vino in quel paese. Anche la tecnologia e le apparecchiature moderne per la produzione di vino stanno progressivamente facendo la loro comparsa nel paese e l’orientamento attuale della produzione di qualità si concentra principalmente sulle varietà cosiddette internazionali, in particolare il Cabernet Sauvignon e lo Chardonnay, tuttavia nel paese la diffusione e l’importanza del Malbec, un’uva che probabilmente più di ogni altra rappresenta l’Argentina, continua a svolgere un ruolo di primaria importanza e che spesso è capace di produrre pregevoli e interessanti vini.

 

I vigneti dell’Argentina possono considerarsi fra i più alti del mondo, situati in diverse zone ai piedi delle Ande, possono anche raggiungere i 1.500 metri di 

argentina vinicolaaltitudine. A causa delle nevi che si sciolgono dalle pendici delle Ande, la disponibilità di acqua nei vigneti non costituisce mai un problema, tuttavia questa eccessiva quantità, come in Cile, spesso diventa un problema, in particolare quando si cerca di produrre vini di qualità. L’abbondanza di acqua nei vigneti ha favorito una resa elevatissima e pertanto una produzione in grandi quantità di vino, purtroppo di qualità discutibile, e si è reso necessario attuare vere e proprie strategie di irrigazione e adottare sistemi opportuni per controllare i copiosi flussi d’acqua, proprio con lo scopo di favorire una minore resa di produzione e aumentando, per contro, la qualità del vino. Un fatto storico che merita di essere citato è che in Argentina, come in Cile, la temibile fillossera, che arrecò danni ovunque nel mondo, non ha mai fatto la sua comparsa.Le varietà di uve coltivate in Argentina sono state nella maggior parte introdotte dagli immigranti che nelle varie epoche storiche si trasferivano nel paese. Le due varietà più diffuse nel paese sono la Criolla Grande e la Cereza. Queste due uve, che si ritiene derivino direttamente dalle prime uve introdotte dai missionari Spagnoli nella metà del 1500, hanno una buccia colore rosa e vengono utilizzate prevalentemente per la produzione di ingenti quantità di vino bianco mediocre, spesso anche miscelate ad altre uve, destinato per uso interno del paese e spesso venduto in confezioni di cartone. Fra le uve a bacca bianca coltivate in Argentina troviamo lo Chardonnay, l’uva principalmente utilizzata nei bianchi esportati, Chenin Blanc, Moscatel de Alejandria, nome con cui è noto il Moscato d’Alessandria, e il Torrontés, probabilmente l’uva bianca che meglio di ogni altra è capace di produrre vini interessanti in questo paese. Il Torrontés è certamente l’uva a bacca bianca più interessante del paese di cui gli Argentini vanno, giustamente, orgogliosi. Nonostante quest’uva sia conosciuta anche in altri paesi, in prevalenza nei paesi in cui si parla Spagnolo, è proprio qui che raggiunge il suo apice: i suoi vini sono aromatici e piacevoli, spesso comparati al Gewürztraminer. Fra le uve a bacca rossa del paese troviamo la Barbera, Bonarda e Sangiovese, introdotte nel paese dagli immigranti Italiani, e la Tempranilla, nome con cui è noto in Argentina l’uva Tempranillo introdotto dagli Spagnoli, Cabernet Sauvignon, Merlot e Malbec, quest’ultima da considerarsi come l’uva a bacca rossa più promettente e interessante del paese. Non a caso circa il 60% della produzione totale riguarda appunto i vini rossi.La produzione di vino in Argentina è prevalentemente concentrata sulle regioni che storicamente si sono sempre occupate di questa attività e che si trovano nella parte occidentale del paese a ridosso delle Ande. Le regioni vinicole più importanti del paese sono Mendoza, San Juan, La Rioja e Salta, di cui Mendoza rappresenta quella più importante e più conosciuta. A queste regioni si aggiungono altre zone minori, fra cui Jujuy e Catamarca, vicino a Salta, e il Río Negro, la regione vinicola più a sud del paese. Mendoza è la regione vinicola più importante dell’Argentina e circa il 70% della produzione totale del paese proviene da questa regione. Mendoza include due importanti sottozone: Luján de Cuyo e Maipú. L’uva più celebre della regione, ma anche dell’Argentina, è il Malbec, un’uva tipica di Bordeaux, e che in questa zona è capace di produrre eccellenti vini. La zona che ricopre maggiore importanza dopo Mendoza è San Juan, tuttavia il suo clima più caldo non favorisce una buona qualità delle uve. La Rioja è la regione che si considera come la più antica del paese ed è qui che si producono i migliori vini d’Argentina da uva Torrontés, probabilmente l’uva a bacca bianca che produce i migliori vini bianchi del paese. Fra le altre zone, Salta ricopre un posto di rilievo per la produzione dei suoi vini bianchi, sempre prodotti con Torrontés. Più a sud troviamo la regione di Río Negro, che grazie al suo clima più fresco, produce prevalentemente vini bianchi e vini spumanti.

 


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