www.vinocibo.it

I liquori - Creme - Amari - Bitter-Vermouth

Liquori - Creme - Amari - Bitter-Vermouth

Spesso non si fa attenzione nel definire i distillati dai liquori. Si pensa che siano la stessa cosa e a volte e davvero difficile distinguere gli uni dagli altri.
Le differenze però ci sono e si devono al modo in cui sono preparati e alle loro caratteristiche organolettiche.
I liquori derivano dalla miscelazione di alcol, zucchero, sostanze aromatizzanti e coloranti.
Nei liquori il contenuto di zucchero minimo è pari a 100 gr/l.
I liquori si differenziano quindi dai distillati per la presenza di zuccheri e di diverse sostanze aromatizzanti.
Quindi possiamo dire che:
Il liquore è una bevanda spiritosa a base di zucchero (contenuto minimo pari a 100gr/lt), alcol e sostanze aromatiche che lo caratterizzano.
La storia dei liquori affonda le sue radici nel Medioevo quando l'uomo ancora non conosceva le moderne medicine e per curarsi usava soltanto le sostanze vegetali. Non c'è un inventore preciso ma un'evoluzione di alcuni preparati magici che servivano per guarire. Nacque così la grande tradizione liquoristica italiana. Quando Caterina De Medici andò in sposa al Re Enrico II di Francia, portò con sé oltre ai cuochi ed ai pasticceri, anche i liquoristi italiani che fecero conoscere ed apprezzare i segreti dei liquori italiani. Con la scoperta delle Indie occidentali (il nuovo mondo) arrivarono nuovi frutti ed aromi da aggiungere alle ricette dei liquori che intorno alla seconda metà del 1800 cominciarono ad essere considerati non solo un toccasana, ma una bevanda da bere per il piacere del palato e dell'animo. Anche i monaci, come spesso accade, diedero un forte impulso alla produzione di liquori che tutt'oggi sono ancora bevuti (Benedectine, Charteuse, ecc). Grazie ai più approfonditi studi sulla fermentazione e ai miglioramenti ottenuti nella produzione dello zucchero, l'industria liquoristica ebbe un' ulteriore spinta portando l'Italia, la Francia e l'Olanda ad essere i principali produttori di liquori.
ALCOL+ZUCCHERO+SOSTANZE AROMATIZZANTI+COLORANTI = LIQUORE
Dopo aver miscelato tutti gli ingredienti, i liquori vengono lasciati riposare per un certo periodo che varia da 1-2 mesi a 1-2 o più anni.
Per ottenere gli aromi che caratterizzano i liquori ci sono varie tecniche, in base alle sostanze da trattare e ai risultati che si vogliono raggiungere: macerazione, distillazione, infusione o percolazione.
I prodotti che si posso usare sono numerosi: erbe, semi, piante, foglie, fiori, frutta, succhi di frutta, caffè, cioccolato ed anche uova e panna.
I liquori si dividono in:
  • liquori fantasia: sono quelli in cui l'insieme degli aromi dà un sapore indefinibile (Galliano, Strega)

  • liquori naturali: sono quelli in cui è possibile individuare un aroma ben definito (Grand Marnier, apricot brandy)

  • liquori creme: sono caratterizzati da una bassa gradazione alcolica rispetto agli altri e dall'aggiunta di zucchero fino alla massima concentrazione oltre alla quale si verificherebbe la cristallizzazione dello zucchero (min 200-max 500 gr/lt).(crema di cacao, di menta)

I Liquori vengono
bevuti solitamente dopo i pasti, di pomeriggio o a tarda sera.
Lisci: serviti in bicchieri a stelo piccoli e di forma allungata o in coppette da cocktails.
Con ghiaccio in tumbler basso od old fashioned. Salvo altre indicazioni si servono a temperatura ambiente.
Dose 4 cl.
Liquori italiani Liquori esteri creme Bitter-Vermut
Agrumio      
Alchermes Apricot Brandy Crema cacao bianca Campari
Almaraush      
Amaretto Benedictine Crema Cacao scura Vermut
Cordiale   Crème de violette  
Galliano      
Genepy      
Limoncello Kahlua    
Mandarino      
Mirto Maraschino    
Millefiori      
Mistrà      
Nocino      
Ratafia      
Rosolio Triple sec    
Sambuca      
Strega      
Uovo (liquore all')      

 

Agrumio Rossi d'Angera

L’Agrumio proposto dalla  Rossi d’Angera, la terza distilleria più antica d’Italia, è un prodotto innovativo che esce abbastanza dagli schemi classici della proposta dei liquori agrumati e che ha pertanto meritato una sua recensione singola. L’Agrumio è di recente concezione e nasce per rispondere alle esigenze mutate del dopo pasto del consumatore che richiedeva prodotti freschi a base di scorze di agrumi. La Rossi d’Angera, che ha in portfolio ottime grappe e liquori di tradizione, come genepy o amari, ha risposto con questo prodotto che voleva in qualche modo differenziarsi dal resto della proposta. La sua particolarità risiede nel fatto di essere il frutto dell’infusione di tre diverse scorze di agrume, da cui il nome, che donano una maggior complessità al naso. Qui abbiamo gli oli essenziali di arancia, limone e mandarino, praticamente una summa fragrante delle più importanti proposte della tipologia, dal Mandarine Napoleon al Grand Marnier, passando per il Limoncello… Non era pertanto possibile immetterlo nelle tre classi create su questo sito… Il liquore piacevole al naso è ottimo se bevuto liscio o sul gelato alla crema, mentre risulta più difficile in miscelazione classica, in sostituzione di qualche altro prodotto a base di scorze di arancio, per via della sua “importanza” a livello di gusto.

Alchermes

Questo liquore è stato utilizzato in tempi recenti in pasticceria, sminuendone in parte la storia secolare ed il ruolo di prestigio che aveva assunto nelle corti nobiliari europee. Il suo compito attuale è inzuppare e rendere morbidi Pan di Spagna e Savoiardi per il confezionamento di splendidi dolci.  Il più famoso di tutti è la Zuppa Inglese, preparata con crema pasticcera e biscotti leggermente ammorbiditi a bagno nello speziato liquore rosso. Molti però non sospettano che la sua origine si perda nella notte dei tempi e che il suo originale utilizzo fosse completamente diverso. Le origini dell’Alchermes si perdono nel mondo arabo a cavallo del XV secolo, dove probabilmente aveva uno scopo curativo per le infezioni dello stomaco. Il liquore venne elaborato dagli alchimisti arabi per scopi medici vista la sua ricchezza di spezie, come anice, cardamomo e cannella, presumibilmente come disinfettante dello stomaco. Il nome è la conferma della sua origine infatti deriva da “Al qirmiz” che significa sia “insetto” che “scarlatto” in lingua araba, per via dell’uso che ne derivò. Nonostante la proibizione al consumo d’alcol, proclamata da Maometto, questo rimedio, fu sempre tollerato ed utilizzato. Vi sono infatti testi di molti medici ed alchimisti arabi che spiegano come distillare cannella, petali di rose, chiodi di garofano ed altre spezie che vengono tuttora utilizzate per il confezionamento del liquore. Non esiste comunque una menzione ufficiale della sua preparazione e del suo uso e si può pertanto solo intuirlo in base ai documenti. Il liquore sarà conosciuto dagli spagnoli a seguito della dominazione musulmana della penisola iberica e successivamente in Italia. Le prime notizie certe del liquore ci arrivano da Firenze, dalle suore del convento dell’Ordine di Santa Maria dei Servi, fondato nel 1233 che lo definiscono “Elisir di lunga vita”. Per almeno tre secoli la sua preparazione sarà esclusiva di abbazie e conventi, per un uso ben lontano dal consumo voluttuario. Nel 1500 si hanno notizie della sua preparazione in un altro convento di frati, all’interno di Santa Maria Novella, che tutt’ora lo produce, come vedremo più avanti. A seguito dell’ascesa della dinastia dei Medici a Firenze, l’Alchermes diventa il favorito a corte, ingentilito e zuccherato per renderlo adatto all’uso di liquore di benvenuto. Quando Caterina de Medici andò in sposa ad Enrico II di Orleans, l’Alchermes diventò conosciuto alla corte francese come il “Liquore dei Medici”. La principale curiosità legata al liquore è che fu l’unico di origine animale mai prodotto, anche se questo si limitava al colore. Il colore rosso carminio proveniva dall’infusione in alcol del carapace di un piccolo insetto, una cocciniglia appartenente al genere Kermes Vermilio, da sempre utilizzata per l’estrazione di coloranti naturali, per tingere stoffe. Si ritiene che questo fu uno dei motivi del progressivo declino del prodotto, poichè quando si venne a sapere questo particolare, molti consumatori preferirono cambiare liquore. Inoltre non è dato a sapersi del perchè dell’utilizzo di tale principio colorante, unico nel suo genere in campo liquoristico. Nella sua versione attuale il liquore è ampiamente cambiato nel profilo organolettico a partire dal colorante. Per salvaguardare il piccolo insetto, l’attuale tintura è data da coloranti alimentari. Il metodo produttivo è sostanzialmente identico all’originale con le spezie, fra cui si contano, cannella, anice, cardamomo, vaniglia e chiodi di garofano messe a macerare in alcol a cui si aggiunge una dose importante di zucchero e la distillazione di petali di rosa, scorze e fiori d’arancio. La produzione attuale si divide in commerciale e di nicchia. Un bel esempio di prodotto industriale ben curato è della calabrese Bosco fondata a Cosenza nel 1864 da Raffaele Bosco e l’altra è la Caffo di Limbadi, in provincia di Vibo Valentia, la cui storia è ben trattata nel paragrafo amari. La diffusione al sud di questo liquore nasce anche dalla credenza popolare che l’Alchermes fosse un rimedio efficace per i vermi dello stomaco. Veniva utilizzato e somministrato in piccoli cucchiaini ai bambini che avevano subito uno spavento a seguito di piccoli incidenti di gioco, nella credenza che ciò potesse far insorgere i vermi intestinali. Un prodotto artigianale ci arriva dalla Pelino di Sulmona, nota pasticceria famosa per i confetti tradizionali. In questo caso la sua expertise nel confezionamento dei dolci ci regala un prodotto corretto e ben calibrato. Molto bella anche l’etichetta, decisamente vintage e ben curata. Per avere un Alchermes originale fiorentino occorre invece recarsi alla storica Officina Farmaceutica di Santa Maria Novella , il famoso convento dove i frati dominicani confezionano fin dal 1600 deliziosi liquori, per volere del Granduca di Toscana. La formulazione di questo liquore speziato e caldo grazie ai suoi 35 gradi alcolici, si fa risalire al frate Cosimo Bucelli, che nel 1743 ne perfezionò la ricetta, quando era direttore dell’Officina. Il prodotto, per via della sua artigianalità è incluso nel panel fra i prodotti tradizionali della Regione Toscana. Un’interessante curiosità gastronomica legata a questo liquore proviene da Prato, dove l’Alchermes veniva e viene tuttora utilizzato per la produzione della locale mortadella, recente presidio Slow Food. Questo insaccato povero, simile ad un salame cotto e pertanto diverso dalle altre della tipologia, per dimensione e grana, veniva prodotto con le carni scartate per la produzione della pregiata finocchiona. Queste venivano macinate con aglio e spezie ed insaccate in budello naturale. I botanici utilizzati erano gli stessi utilizzati per il liquore, pertanto si decise di aggiungerlo alla ricetta, anche perchè il colore rosso aiutava a mantenere un colore vivo alla carne. Il prodotto sta tornando in auge in questo periodo dopo un lungo oblio, dovuta alla preferenza accordata alle mortadelle pregiate prodotte in altre regioni. Un prodotto meno pregiato del precedente, ma comunque di nicchia che esula dai prodotti di pasticceria classici è l’Alchermes di Firenze che oggi viene prodotto dal liquorificio San Giorgio di Paratico, in provincia di Brescia. In precedenza questo liquore nella sua formulazione originale era prodotto dalla Magnoberta di Casale Monferrato che ne abbandonòla produzione intorno agli anni 80, mantenendo soltanto quella da pasticceria.

Almraush

Originale liquore della Distilleria Psenner, caposaldo della produzione di acquaviti di frutta in Alto Adige. L’azienda fu fondata nel 1920 da Ludwig Psenner nei pressi di Termeno, area fortemente vocata alla produzione vitivinicola di splendidi vini bianchi con i vitigni tipici della zona. Nel 1947 il titolare decide di iniziare a produrre grappe e liquori, sfruttando l’enorme quantità di materia prima di ottima quantità disponibile nell’area. E’ il periodo d’oro della liquoristica italiana che sfrutta il successivo boom economico del dopoguerra e nascono una serie di fortunati distillati e liquori. La distilleria si specializza anche nella produzione di distillati di frutta, come pere e prugne e liquori tipici a base di erbe alpine e miele. L’Almraush, dal tipico colore rossastro, è uno di questi. Per la sua produzione sono usate le gemme e gli strobili (pigne) di Cirmolo, un pino montano e il rododendro, un fiore il cui habitat preferito sono i laghi prealpini, di cui l’Alto Adige è ricco. Le proprietà digestive del Cirmolo sono note, mentre il rododendro ha doti lenitive della tosse ed antireumatiche, che fanno del liquore un toccasana per il rigido clima della regione. Al gusto il liquore è ben equilibrato, con note balsamiche e dolcezza misurata, ideale per un consumo liscio o con ghiaccio e scorza d’arancia.

Apricot brandy

(in inglese: acquavite di albicocca) è un liquore all'aroma di albicocca di colore arancio e con un gusto dolce. Viene ottenuto attraverso la fermentazione del frutto spappolato con parte dei noccioli.
Diffuso soprattutto nel nord Europa, ha una gradazione alcolica generalmente tra il 24% e il 29%% in volume (dipende dalle tipologie e dalle Case: ad esempio la Bols lo produce a 24%.
Può essere degustato da solo oppure nella miscelazione dei cocktail, come il Paradise, Angel Face.
Viene proposto da molte aziende: le più conosciute sono Bols, De Kuyper e Marie Brizard.

Bénédictine

è una bevanda alcolica digestiva fabbricata a Fécamp in Normandia. Inizialmente l'élixir de santé dell'abbazia di Fécamp era stato messo a punto da un monaco veneziano, Bernardo Vincelli, nel 1510. Alchimista ed erborista, Egli distillava alcune piante medicinali che si trovavano in abbondanza nel Pays de Caux, Zona della Normandia. Esso era molto apprezzato dal re di Francia Francesco I. Durante la rivoluzione francese vennero svuotati conventi e monasteri, e così si interruppe la fabbricazione del prodotto, perdendosi le ricette medicinali. Nel 1863 tuttavia la ricetta fu inventata da un negoziante di vini, certo Alexandre Legrand, nelle cui mani era capitato un antico documento. Il Legrand intraprese quindi la produzione di un nuovo elisir che chiamò Bénédictine e che era costituito da 27 spezie orientali e molte piante locali come l'Angelica, l'Issopo, il Ginepro, la Mirra, lo Zafferano, il Macis, le foglie di Abeti, l'Aloe, l'Arnica, la Melissa, il , il Timo, il Coriandolo, i Chiodo di garofano, il Limone, la Vaniglia, le scorze d'Arancia, il Miele e la Cannella. Esso veniva prodotto in un palazzo-fabbrica di stile gotico e rinascimentale, costruito per Legrand dall'architetto Camille Albert. Il successo del Bénédictine fu immediato e la produzione raggiunse quasi le 150.000 bottiglie all'anno, fin dal 1873, costringendo il suo produttore a lottare contro le contraffazioni. Per distinguere il proprio prodotto dalle imitazioni, ogni bottiglia di Bénédictine fu munita di un tappo che portava l'iscrizione: Véritable Bénédictine (Vero Bénédictine) tutto intorno, con sotto l'iniziale D.O.M. (Deo Optimo Maximo, dal latino: A Dio, il più grande, il più forte), ed un'ampia legatura di piombo attorno al collare delle bottiglie con l'iscrizione: Véritable Bénédictine. La ricetta attuale è ancora tenuta segreta e ne esistono tre copie, nascoste in tre posti diversi del pianeta.La morbidità del prodotto finito richiede molti processi di distillazione e circa due anni d'invecchiamento. In Normandia il Bénédictine molto utilizzato nella preparazione di confetterie come i tartufi al Bénédictine o di dessert come le crespelle e il soufflé al Bénédictine.
Il Bénédictine viene usato in numerosi cocktail, fra cui i seguenti: Crazy Ben, Gypsy Variation, Kentucky Colonel, Moonstar, Orient Express, Rolls Royal Cocktail, Singapore Sling, Sunny day, Tarantula, Toothfull, Winters Moon.

Il Bénédictine entra anche nella composizione del B & B (Bénédictine & Brandy), con il 40% di cognac (brandy) e il 60% di Bénédictine: questo cocktail è stato inventato da un barman New Yorkese ed è soprattutto venduto in exportazione per i paesi anglosassoni, giustificando così il nome del prodotto in lingua inglese.

Campari

è la bevanda di punta del Gruppo Campari. Si tratta di un bitter alcolico ottenuto dall'infusione di erbe amaricanti, piante aromatiche e frutta in una miscela di alcool e acqua, dall'aroma intenso e dal colore rossorubino.Campari è distribuita in oltre 190 paesi ed è tra i marchi più famosi al mondo. L'azienda inizia in un piccolo bar di Novara: il Caffèdell'Amicizia, acquistato da Gaspare Campari nel 1860 e dove, in quegli anni, nascerà e si perfezionerà la ricetta di Campari, rimasta invariata da allora. Le sue origini risalgono all’arrivo di Gaspare Campari a Milano nel 1862. Dopo anni di alterne vicende economiche tra Torino e Novara, apre il "Caffè Campari", prima sotto il "Coperto dei Figini" (oggi lato destro della piazza del Duomo,) poi all’angolo tra piazza Duomo e Galleria Vittorio Emanuele II. Nel retro bottega Gaspare allestisce un laboratorio in cui crea gli elisir che lo avrebbero reso famoso, primo fra tutti il Bitter all'uso d'Hollanda e successivamente il Cordiale. E mentre nel laboratorio Campari nascono amari ed elisir, nel bar sulla piazza si incontrano politici, intellettuali, musicisti, attori e la borghesia più illuminata. Il Caffè Campari diventa un luogo alla moda in cui si afferma il rito dell'aperitivo. Gaspare alla ricerca di nuove opportunità, nel 1881 chiede di essere ammesso all’Esposizione Industriale Italiana con alcuni dei suoi prodotti. Al termine della manifestazione la Giuria gli assegna la medaglia di bronzo. Venticinque anni dopo, nel 1906, Davide Campari fa parte della Giuria e del comitato organizzatore per l’Esposizione Internazionale al Parco d’Armi, organizzata in occasione dell’inaugurazione del traforo del Sempione. La moglie di Gaspare Campari, Letizia Galli, alla morte del marito, nel 1882, non curante delle formalità sociali dell’epoca, prende le redini dell’attività di famiglia e la conduce senza indugi per poi consegnarla al figlio. Davide Campari, figlio di Letizia e Gaspare, nel 1915 apre il Camparino, sull’angolo opposto rispetto al Caffè Campari. Nel 1919 cede il Campari e il Camparino. L’azienda si concentra sulla produzione di Campari e Cordial, i prodotti con la maggior penetrazione di mercato. Campari è entrata in borsa nel 2001 al prezzo di 31 euro per azione. Il 3 settembre 2012 Campari acquista l'81,4% di Lascelles de Mercado, un'azienda giamaicana produttrice di rum. Il 15 aprile 2014 viene acquistata, per 103,75 milioni di €, la Fratelli Averna S.p.A.

Crème de violette
noto anche come liqueur de violette, è un termine generico per un liquore  naturale  fatto con  aromi di fiori di viola con aggiunta di brandy , o  di un alcol neutro oppure  con una combinazione dei due. Il gusto e l'aroma sono decisamente floreale e dolce, ed a molti ricorda le caramelle viola popolari della prima metà del 20 ° secolo. La sua produzione nota risale al 19 ° secolo quando fu servito con vermouth dry o solo come un cordiale .
Un marchio più noto è Benoît Serres Liqueur de Violette . Comunque si tratta di un prodotto non facile da reperire. Benoit Liqueur de Violette è realizzato con una base neutra  con una porzione più piccola di Armagnac . Crème de Violette è il precursore di liquori Parfait d'Amour e la variazione americano, Creme Yvette , entrambi i quali sono decisamente differenti con vaniglia pronunciata e sapori di agrumi. Quando crème de Violette non è disponibile, è possibile utilizzare il Parfait Amour o crema Yvette per replicare il colore viola in una bevanda, anche se il profilo di gusto è molto diverso. E 'considerato un ingrediente fondamentale nella Aviation cocktail . La rarità di crème de Violette è apparso come un elemento della trama in un episodio di The Avengers nel 1965 dal titolo "Due di A Crowd"

Crema Di Cacao Bianca

Marchio predominante nel settore delle creme è sicuramente  la bols:
BOLS Crème de Cacao White è un liquore chiaro al delizioso gusto del cioccolato al latte, accompagnato da toni leggeri di vaniglia e albicocca.
Bols Crème de Cacao White fu sviluppato specificamente per i consumatori e i barman che volevano un liquore che rappresentasse il popolare gusto del latte al cioccolato, invece di quello al cioccolato fondente di liquori come Bols Crème de Cacao Brown.
Gusto
Cioccolato al latte accompagnato da tocchi di vaniglia e albicocca.
Aroma
Leggero al cacao aromatico.
Colore
Chiaro.
Uso
Perfetto nei cocktail e nei drink misti e delizioso versato sul caffè o sui dessert.

Crema di Cacao Scura

Marchio predominante nel settore delle creme è sicuramente  la bols:
BOLS Cacao Brown è un liquore scuro dal gusto intenso del cioccolato amaro fondente, con tocchi di arancia e vaniglia. Siccome il gusto cacao (cioccolato) si ottiene dalla percolazione delle fave di cacao, il gusto del cioccolato fondente nel Bols Crème de Cacao Brown è più intenso rispetto al distillato-non-percolato Bols Crème de Cacao White, che invece ha il sapore del cioccolato al latte.
Il liquore Crème de Cacao esiste da molto tempo e Bols è sempre stato il marchio predominante in questo settore, presente sia nell’Alexander originale che nella popolarissima variante, il Brandy Alexander. Negli anni ’80, Bols Crème de Cacao era usato principalmente nei drink cremosi e con gelato, ma successivamente si è mostrato molto adatto anche a vari cocktail dopo-cena come il Mulata Daiquiri e l’After Eight.
Gusto
Gusto ricco del cioccolato amaro fondente con toni di arancia e vaniglia.
Aroma
Cacao.
Colore
Lo stesso colore del cioccolato marrone scuro.
Uso
Liscio, con ghiaccio, perfetto nei cocktail e nei drink misti. Delizioso versato sul caffè e su altri drink caldi.

Galliano

Grande liquore della tradizione italiana, anticamente prodotto a Livorno, dalle distillerie Vittorio Vaccari che intitolò il suo liquore a Giuseppe Galliano, eroe d’Etiopia, nell’anno della morte avvenuta nel 1896. Il maggiore dell’esercito italiano, decorato con due medaglie d’oro per le sue gesta, a cui il colore del liquore rende omaggio, resistette all’assedio del forte di Makallè per 40 giorni. Si arrese alle truppe abissine di Menelik dopo aver combattuto eroicamente vinto solo dalla fame,dalla sete e dalla mancanza di munizioni. Il Governo Italiano negoziò la resa ed evitò così l’estremo sacrificio, già pianificato da Galliano che voleva far saltare l’avamposto. Ma lo scontro decisivo e la sua morte furono solo rimandati ed avvennero il primo marzo 1896 nella battaglia di Adua, quando ben 7.000 italiani rimasero uccisi da forze soverchianti dell’esercito abissino. Tornando al liquore il Galliano viene prodotto in Francia su licenza e appartiene al pacchetto di prodotti di Lucas Bols. Alla base del prodotto ci sono erbe e spezie, fra queste sono facilmente riconoscibili la vaniglia, l’ anice, la liquirizia e lo zafferano. Quest’ultimo compare molto di frequente nella liquoristica di fine 800, poichè la sua presenza, visto il costo, era sintomatica di un prodotto ricercato e di qualità. Il liquore per il suo bouquet e il suo intrigante colore, è ingrediente aromatizzante fondamentale di decine di cocktail, molti dei quali codificati come internazionali IBA, creati negli anni 60 e 70 da abili barman, fra questi ricordiamo il Golden Cadillac e il Golden Dream, dedicati all’epoca d’oro di Holliwood. Alcuni ritengono che il nome dello storico cocktail Harvey Wallbanger derivi proprio dalla caratteristica bottiglia allungata che era solita essere messa vicina al muro nelle bottigliere, per non ingombrare la presa delle altre con la sua altezza. Appoggiata di fretta dai baristi molto impegnati nella miscelazione era solita oscillare e battere contro il muro. La bottiglia dalla foggia particolare, caratterizzata dal lungo collo, potrebbe essere ancora una volta un omaggio all’Africa, per via della sua somiglianza con il collo della giraffa. Una curiosità di consumo: in Svezia è uno degli alcolici più diffusi e viene bevuto liscio con ghiaccio. Recentemente ha visto la luce un interessantissimo Galliano Balsamico, aromatizzato con il famoso aceto di Modena, ottimo per la miscelazione di cocktail al di fuori degli schemi, mentre risulta decisamente più scontato quello al caffè, ideale per il consumo liscio.

GENEPY

Liquore della tradizione alpina, prodotto sulle Alpi che circondano il Piemonte fino ad arrivare in Valle d’Aosta. Il metodo produttivo prevede un’infusione alcolica dei fiori della pianta, le cui varietà si dividono in Artemisia genepy o spicata, detta anche Genepy maschio o nero, con un’inflorescenza piccola, giallo grigia e l’Artemisia Mutellina, detto anche Genepy femmina o bianco, con fiori più grandi di colore giallo. Il Genepy maschio ama i terreni pietrosi e soleggiati e raramente cresce sotto i 2000 metri, adattandosi anche ad altitudini superiori ai 3000. Il Genepy femmina, di dimensioni maggiori, è più adatta alla coltivazione, e si adatta maggiormente a suoli diversi.
Un discorso a parte merita l’Artemisia Glacialis, amante dei ghiaioni montani, che non ha profumi ed aromi nelle sue parti aeree, ma solo concentrate nei semi, e che, pertanto, mal si presta alla realizzazione di liquori.
Il Genepy maschio è di gran lunga il più aromatico ed ha il maggior numero di principi attivi che attivano nell’uomo la funzione neurotonica delle vie digestive, nonchè un’azione cardiotonica. Il Genepy era usato nella tradizione montanara anche come diuretico, febbrifugo, vermifugo ed antisettico, in grado anche di alleviare la fatica dell’alpeggio dovuta alla rarefazione dell’ossigeno e alle lunghe camminate.
L’infusione varia a seconda della qualità della materia prima e dal gusto che vorremo dare al nostro liquore, e dura normalmente dai 20 ai 27 giorni, così come la percentuale di zucchero, che cambia da produttore a produttore.
In molti casi per concentrare i profumi si usa distillare una parte dell’infusione, che verrà miscelata con la restante.
Il Tujone, il famigerato alcaloide contenuto nelle artemisie di cui il Genepy fa parte, in questa varietà montana è molto al di sotto della soglia di rischio e l’altitudine a cui viene raccolto, ha una diretta influenza sulla sua percentuale.
Nelle piante raccolte intorno ai 2700 metri spesso è praticamente assente anche nelle foglie. Inoltre, qualora cifossero dei problemi in tal senso, distillando una parte dell’infusione si riporterebbe il tutto al di sotto della soglia di rischio per la salute, stabilita in 35 milligrammi litro. La raccolta avviene normalmente al di sopra dei 2.000 metri e può arrivare, come detto, anche ai 2.700 in alcune vallate vocate.
La raccolta viene regolamentata da leggi severe, tanto che in alcune aree protette solo i produttori ne hanno la facoltà. Per ovviare a tale problema alcuni di essi hanno avviato piccole coltivazioni in altitudine, in terreni vocati e ben esposti.

Kahlúa

è un liquore messicano al gusto di caffè, che gli conferisce un gusto deciso ma dolce. Kahlua contiene anche zucchero, sciroppo di mais e vaniglia.
Storia
Allied Domecq, che fu creata nel 1994 dalla fusione tra Allied Lyons and Pedro Domecq, iniziò a produrre il Kahlúa dal 1996 finché l'azienda non fu parzialmente assorbita nel 2005 da Pernod Ricard, leader nella distribuzione di liquori nel mondo dalla fusione con la svedese "Vin & Sprit" nel marzo 2008.
Nome
Kahlúa significa "Casa del popolo Acolhua" nella Lingua nahuatl, parlata a Vecienz o Nuceres prima della conquista spagnola.
Usi
Kahlúa è usato per la preparazione di cocktail e come salsa o ingrediente in molti dessert, inclusi gelati, torte e cheesecake.
Alcuni famosi cocktail, come il B-52, Baby Guinness, Mudslide, White Russian e il Black Russian, sono fatti con il Kahlua.
Può essere anche bevuto mischiato nel caffè caldo, nel latte o sul gelato.

LIMONCELLO

è un liquore dolce ottenuto dalla macerazione in alcol etilico delle scorze del limone ed eventualmente di altri agrumi, miscelata in seguito con uno sciroppo di acqua e zucchero. Generalmente, si utilizza per l'infusione alcol etilico a gradazione di almeno 90%, in cui vengono macerate le scorze (solo la parte gialla) di dieci grossi limoni per ogni litro di alcol. Il periodo di macerazione varia a seconda delle ricette ma mediamente si aggira sui venti giorni, dopodiché viene aggiunto lo sciroppo, in cui le porzioni sono sommariamente di 600-700 grammi di zucchero per litro d'acqua. Il liquore viene quindi filtrato e imbottigliato. Mediamente dopo almeno un mese di maturazione (ma per certe ricette la durata è molto minore) in bottiglia, diviene il classico liquore giallo da gustare sia come aperitivo che come digestivo dopo i pasti.
La buccia di colore giallo citrino, ottenuta dai migliori limoni di forma ellittica, simmetrica e di dimensioni medio-grandi, è l'ingrediente principale del limoncello contenente oli essenziali che conferiscono al liquore un aroma molto deciso nonché un gusto molto forte.
Secondo la tradizione il limoncello nasce agli inizi del Novecento e la sua paternità viene contesa tra sorrentini, amalfitani e capresi: molto rinomato infatti è quello prodotto in Campania utilizzando il limone di Sorrento (il "femminello") o lo sfusato amalfitano IGP. In seguito alla popolarità raggiunta dal Limoncello in Italia, anche gli Stati Uniti hanno iniziato a produrre limoncello usando i limoni della California che equivalgono al 90% della produzione nazionale.

Maraschino

è un liquore d'origine dalmata, dolce e incolore a base di un tipo particolare di ciliegia il Prunus cerasus, (conosciuto anche con il nome di visciolina o amarena), avente un contenuto alcolico del 30% circa, e tradizionalmente commercializzato in tipiche bottiglie impagliate a mano. Il liquore deve il suo nome alle varietà del frutto usato in Dalmazia la marasca (cerasus acidior), dove il maraschino è nato.
Storia
La produzione del "rosolio maraschino" ebbe inizio a Zara, nella Dalmazia veneta, fin dal medioevo. La più antica ricetta fino ad oggi pervenuta, risalente al XVI secolo, la si deve ai farmacisti di un monastero domenicano della città.
La prima produzione industriale di maraschino venne avviata nel 1759 da Francesco Drioli (Fabbrica di Maraschino Drioli). Successivamente, nel 1821, il console del Regno di Sardegna a Zara, il patrizio genovese Girolamo Luxardo, aprì l'omonima distilleria, ottenendo otto anni dopo il privilegio imperiale (da cui il nome della Privilegiata Fabbrica Maraschino Excelsior). Nel giro di breve tempo il maraschino di Zara si guadagnò una notevole fama e, grazie all'intraprendenza dei produttori, divenne il primo prodotto dalmata ad essere esportato oltreoceano.
La produzione del maraschino, proseguita in seguito all'annessione della città al Regno d'Italia, venne gravemente compromessa dagli eventi bellici della seconda guerra mondiale: in seguito ai tragici bombardamenti alleati (che distrussero gran parte della città e con essa le storiche distillerie) e alle rappresaglie dei partigiani titini (dei quali rimasero vittime anche gli industriali Pietro e Nicolò Luxardo, quest'ultimo affogato assieme alla moglie), gli imprenditori zaratini cercarono rifugio in altre regioni d'Italia, seguiti dalla stragrande maggioranza dei dalmati italiani che presero la strada dell'esodo in vista della cessione di Zara alla Jugoslavia (1947).
Nella penisola italiana il maraschino trovò tuttavia una patria d'adozione: Giorgio Luxardo dell'omonima industria Luxardo, stabilitosi a Torreglia nei pressi di Padova, già nel 1947 aprì una nuova distilleria ancor oggi in attività, mentre i Drioli ne fondarono una a Mira, vicino a Venezia (chiusa però negli anni Settanta); ripresero l'attività anche i Vlahov, altra storica famiglia di produttori di maraschino, per poi cederla alle distillerie Casoni di Modena, che tuttora producono il liquore. A Zara le autorità jugoslave ricostruirono invece la distilleria Luxardo, riprendendo la produzione di maraschino col medesimo nome finché, in seguito ad un'azione legale, la denominazione di fabbrica mutò il suo nome in "Maraska", che rappresenta tuttora il più diffuso marchio di fabbrica di maraschino croato.
Gastronomia
In cucina il maraschino viene sovente impiegato per la preparazione di dolci oppure per la correzione di macedonie di frutta o di gelati. Si presta inoltre nella preparazione di cocktail (es. Aviation cocktail).

Strega

Il liquore Strega è un liquore a base di erbe prodotto dal 1860 dalla Strega Alberti di Benevento. Il suo colore giallo è dovuto a uno degli ingredienti, lo zafferano. Lo Strega ha una gradazione alcolica del 40%. È composto da circa 70 erbe, fra cui la menta e il finocchio. Lo Strega è considerato un digestivo, da bere dopo i pasti.
Il nome
La denominazione "Strega" si ricollega alle leggende sulla stregoneria a Benevento che risalgono ai tempi dell'antichità classica.
La ricetta
La ricetta per la produzione dello Strega è, come per molti liquori, segreta.
È conosciuta solo da poche persone che preparano gli ingredienti numerandoli e riponendoli in cassetti di legno, gli operai che poi preparano la miscela delle 70 erbe sanno solo i quantitativi degli ingredienti numerati ma non ne conoscono la natura.
In tal modo la ricetta può essere preparata da chiunque senza rivelare il segreto.
Alcuni ingredienti, preziosi e costosi, come appunto lo zafferano, vengono invece conservati sotto chiave.
Sapore
Lo Strega ha un aspetto simile al Galliano (anche se il suo giallo è meno brillante). È piuttosto dolce, semiviscoso, ed ha un gusto pronunciato e complesso, con forti note di camomilla, conifere, noce moscata e cannella.
Utilizzi in cucina
Il liquore Strega è utilizzato per insaporire molti dolci.

Triple Sec

è un liquore incolore aromatizzato all'arancia con una gradazione alcolica intorno ai 25°, ma viene prodotto anche in versioni a gradazione alta che raggiungono i 40-45 gradi, tra cui il più famoso triple sec Cointreau (che è a 40°). Fu prodotto per la prima volta in Francia nel 1834 da Jean Baptiste Combier a Saumur. Elemento essenziale in moltissimi cocktail, il triple sec è fatto con bucce di arance di Haiti essiccate al sole e poi immerse nell'alcool per ventiquattr'ore. L'infuso così ottenuto si filtra e successivamente si distilla. La distillazione avviene in alambicchi di rame. In base al tipo di arance utilizzate, esistono varietà più o meno dolci.
Esistono inoltre alcune varianti, tra cui il blu curaçao (di colore blu e gusto più dolce), il bitter orange (di colore ambra/arancione, e gusto più secco). Queste varianti derivano dal Curaçao, un distillato molto simile al Triple sec, sempre ricavato dalle arance.

Vermouth o Vermut

(bianco - rosso - dry) è un tipico vino speciale aromatizzato. La sua origine risale al 1786 quando il torinese Antonio Benedetto Carpano ne preparò per primo la ricetta. La mistura registrò immediatamente una grande diffusione, sia per la gradevolezza del gusto che per l'esiguo costo di produzione, e venne subito adottata in gran parte dell'Europa, particolarmente dai vinificatori di Francia, ove nacquero diversi produttori.
Il termine deriva dalla lingua tedesca e significa assenzio.

Come si produce il vermouth?
Il vermouth si ottiene preparando un vino base nazionale avente almeno 10 gradi alcolici complessivi, cui viene poi addizionato un infuso di spezie e di erbe aromatiche, amare o amaro-aromatiche; quelle principalmente utilizzate sono: assenzio, genziana, maggiorana, zenzero, vaniglia, melissa, timo, salvia, luppolo, sambuca, camomilla, finocchio, zafferano, melograno e chiodi di garofano.
Si prosegue con l'alcolizzazione, ossia all'aggiunta di alcol oppure di acquavite di vino per raggiungere la gradazione sancita dalla normativa. L'alcol utilizzato per la realizzazione dei vermouth è definito «buon gusto» ossia fine, rettificato, esente da impurezze di qualunque natura.
Ulteriori correzioni vengono infine effettuate tramite l'utilizzo del saccarosio per attenuare il sapore eccessivamente amaro di certe sostanze.
Per legge il vermouth deve avere almeno 16 gradi alcolici svolti e il 14 per cento di zuccheri (espressi come zucchero invertito), mentre il tipo secco o dry deve avere almeno 18 gradi alcolici svolti e il 4 per cento di zuccheri.
Il Vermouth è un aperitivo costituito per il 75% da un vino bianco; per la sua produzione il trebbiano (della Romagna) è uno dei vini bianchi maggiormente utilizzati.
Il vermouth rosso è l’unico a cui, oltre agli ingredienti descritti, viene addizionato il caramello, il quale conferisce al liquore la colorazione rossa.
Sul mercato esistono svariati tipi di vermouth e ogni casa produttrice custodisce gelosamente la propria ricetta.