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Vitigni M

I Vitigni di tutto il mondo dalla A alla Z

Macabeo: vitigno bianco, conosciuto come Viura nella regione della Rioja, è tra i bianchi più coltivati, con un aroma neutro e buona resistenza all’ossidazione. Anche per questo è utilizzato per la produzione del Cava, lo spumante spagnolo, assieme al Parellada e allo Xarel-lo.
Maceratino:Origini:Vitigno a bacca bianca, coltivato da secoli nelle Marche e, in particolare, nel maceratese, fa parte con molta probabilità del gruppo dei Greci. Ha numerosi sinonimi, fra cui montecchiese, ribona, uva stretta, greco maceratino, matelicano, verdicchio marino, bianchetta montecchiese, greco castellano, verdicchio tirolese, montecchiana bianca. Nella zona più antica è allevato ancora maritato all'acero a tralciaia, spesso con tirelle, questo perché predilige un allevamento a media e grande espansione con potatura lunga.

Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: Ha foglia piuttosto grande, orbicolare e pentalobata; grappolo medio-grande, cilindrico-conico, serrato; acino medio, sferoidale, di medio spessore, consistente, con buccia abbastanza pruinosa, di colore giallo-dorato con screziature marroni e ombelico molto appariscente. Presenta una produzione abbondante e abbastanza costante, non ha particolari esigenze rispetto alla natura del terreno né al clima o all'esposizione. Secondo i biotipi selezionati può avere maggiore o più contenuta produttività e diverso grado zuccherino.
Magliocco:Vitigno nero di antica coltivazione ora in via di estinzione, questo Magliocco, da non confondersi con il più diffuso Magliocco canino, appartiene alla famiglia dei Magliocchi, vitigni dal grappolo piccolo come un pugno o maglio (da cui il nome), dai quali differisce però per diversi caratteri. Si adatta bene ai climi caldi ed asciutti, specialmente in terreni sciolti e profondi che garantiscano un’adeguata riserva idrica, dove manifesta un elevato vigore vegetativo ed una media tolleranza alla principali malattie crittogamiche. Generalmente mescolata ad altre varietà calabresi quali l’Arvino e la Marsigliana nella composizione della DOC Donnici e dell’IGT Val di Neto, se vinificato in purezza produce un vino di colore rosso rubino non molto carico, spiccati aromi di frutta secca, gusto armonico e morbido, buona alcolicità, bassa acidità ed una discreta attitudine all’invecchiamento.
Magliocco canino: Sconosciute sono le ragioni per cui il Magliocco canino possiede il suo singolare nome. Vitigno di antica coltivazione in Calabria, Marche e in parte della Sicilia, il Magliocco canino appartiene alla vasta famiglia dei Magliocchi tipici della viticoltura calabrese, ma dai quali differisce per diversi caratteri, primo fra tutti il grandissimo potenziale enologico che questo possiede al confronto con gli altri. Il Magliocco canino è coltivato ormai da pochissimi produttori sulla parte tirrenica delle coste della Calabria, nelle provincie di Cosenza e Catanzaro. La Valle di Neto, da cui proviene questo vino, si trova nel cuore del Marchesato, zona caratterizzata dal susseguirsi delle dolci colline poste ai piedi della Sila, digradanti fino alle coste centrali del Mar Ionio. Con l'avvento dei greci, la viticoltura locale, già prospera, si arricchì di nuove superfici vitate che iniziarono a colorare le colline intorno a Cremissa, antica Cirò, e contribuirono ad affermare la vocazione vinicola di quel territorio. Da quel momento la cultura del vino diventò parte integrante della storia di quest'angolo di Calabria, al punto che i vigneti di Cremissa divennero tra i più noti dell'intera Magna Grecia.
Maiolica:Di origini sconosciute, sebbene risulti coltivata in Abruzzo da lungo tempo, questa varietà a bacca nera è ora diffusa sporadicamente in provincia di Pescara e Chieti, ma è presente anche in piccolissime aree della provincia di Macerata, nelle Marche. Dal punto di vista viticolo, è caratterizzata da una produzione abbondante, media resistenza alle crittogame e scarsa resistenza al freddo. Quando vinificata in purezza, e non nel consueto uvaggio con il locale Montepulciano, dà luogo ad un vino rosso carico con riflessi violacei, profumo di viola e spezie, sapore intenso, non molto tannico, di bassa acidità.
Maiolina: Secondo alcuni Autori lontanamente imparentato con il Tempranillo spagnolo, questo vitigno a bacca nera di origine incerta è attualmente presente in Franciacorta ed in altre aree limitate della provincia di Brescia, dove predilige terreni magri ed esposizioni soleggiate. Buona la sua resistenza alle principali patologie della pianta.
Tradizionalmente utilizzato in mescolanza con altre uve per il suo apporto di colore, se vinificato da solo produce un vino di colore rosso carico, delicatamente profumato, di media struttura ed acidità tendenzialmente bassa.
Malbech: Origini:Vitigno a bacca nera di origine francese, molto diffuso nel bordolese. Anche in Italia, era molto coltivato, fino all'aumento di interesse nei confronti del Cabernet e del Merlot, che ne hanno ridotto
notevolmente l'utilizzo. Il Malbech è giunto in Italia intorno alla metà del secolo scorso, ma date sicure le ritroviamo solo nel 1881, quando il Conte Provana di Collegno (Torino) illustra il suo Malbech all'esposizione ampelografica di Pinerolo. Attualmente è coltivato nel Veneto e in Friuli, e scarsamente in altre regioni italiane. Secondo alcuni studiosi della vite, molto spesso il Malbech viene confuso con delle selezioni clonali particolari di Merlot. Ha molti sinonimi: Cahors, Costa Rossa, Pressac, Auxerrais, Balouzat, Côt, Noir Doux, Pied de perdrix, Pied Rouge, Grifforin, Piperdy, Jacobin, Malbec, Malbeck, Monrame.

Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali:
Ha foglia di grandi dimensioni, orbicolare, intera o trilobata; grappolo medio o grosso, piramidale, alato, mediamente compatto; acino medio-grosso, sferico, con buccia consistente, di colore nero-blu, con discreta quantità di pruina. La produttività risente degli andamenti stagionali; si adatta facilmente a potature sia lunghe che corte e rende al meglio con sistemi di allevamento espanso con portinnesti deboli. I terreni ideali sono argilloso-calcarei, compatti e asciutti.
Malattie e avversità:
in primavera umida, è facilmente soggetta a colatura e acinellatura, anche gravi; soffre le gelate, anche se la sua capacità di fruttificare sui germogli secondari ne riduce i danni. E' sensibile all'oidio, alla peronospora, alla botrytis, al marciume acido e all'escoriosi.
Malbo Gentile:
Maligia:
Di questo vitigno bianco, conosciuto anche con il nome di Malisia o Malisa, Malixia o Malixa, Malese, Malige, Malixe o Malise e probabilmente facente parte della famiglia delle Malvasie, si hanno alcune notizie che risalgono al Medio Evo, periodo nel quale già si citavano uve di questa famiglia diffuse nella zona di Dozza, in provincia di Bologna.
Attualmente presente solo in ridottissime estensioni nei Comuni di Imola, Castel S. Pietro, Dozza, Castelbolognese e Faenza, non superiori ai 2-3 ettari complessivi, possiede una resistenza medio-bassa alle crittogame maggiori.
Origina vini leggermente aromatici, di elevato grado alcolico, ottimi come vini da taglio per arricchire di struttura i mosti ricavati da altre varietà locali.
Malmsey:
La Malvasia è anche uno dei molti tipi d'uva usato per fare il vino fortificato di Madeira (dove il vitigno è chiamato Malmsey) ed è usata anche per la produzione del Porto bianco.
Malvasia bianca lunga: Con il nome Malvasia vengono indicati molti vitigni, la maggior parte a bacca bianca, geograficamente distribuiti un po' in tutta Italia. Sebbene di origini diverse, tutti questi vitigni condividono alcune caratteristiche di base: infatti presentano tutti, anche se con diversi gradi di intensità, una fragranza piccante di muschio e di albicocca e residui zuccherini piuttosto alti. Queste caratteristiche rendono i vitigni del gruppo delle Malvasie particolarmente adatti alla produzione di spumanti e di passiti. Il loro nome "Malvasia" deriva da una variazione contratta di Monembasia, roccaforte bizantina abbarbicata sulle rocce di un promontorio posto a sud del Peloponneso, dove si producevano vini dolci che furono poi esportati in tutta Europa dai Veneziani con il nome di Monemvasia. Il vino fatto con questa varietà era divenuto estremamente popolare, tanto che Venezia pullulava di osterie, chiamate Malvase, consacrate al suo consumo. Il vitigno Malvasia Bianca Lunga esiste in Toscana da secoli e ha fatto parte della ricetta originale del Chianti, completata da Benito Ricasoli nel 1870: infatti veniva coltivata in vigneti misti con il Trebbiano, il Sangiovese e il Canaiolo. Il vitigno Malvasia Bianca Lunga è anche largamente diffuso in Veneto, Abruzzo, Puglia e Lazio e viene spesso vinificato in uvaggio col Trebbiano Toscano, per fare vini bianchi secchi e dolci, il più famoso dei quali è l’Orvieto. Caratteristiche varietali: Il vitigno Malvasia Bianca Lunga ha le seguenti caratteristiche varietali: Foglia: medio-grande, pentagonale, pentalobata. Grappolo; grande, piramidale, allungato, con due ali, compatto. Acino: medio-piccolo, rotondo Buccia: pruinosa, di colore verdognolo-giallo paglierino dorato. Caratteristiche produzione: Il vitigno Malvasia Bianca Lunga ha abbondante vigoria e maturazione medio-tardiva.
Caratteristiche vino: Il vitigno Malvasia Bianca Lunga dà un vino giallo paglierino, sapido, con buona acidità e lievemente aromatico. Viene utilizzato anche per la produzione di Vin Santo.
Malvasia bianca di Basilicata
:
È di colore paglierino chiaro o bianco carta con spuma bianca intensa e naturale, profumo spiccato, sapore gradevolmente morbido e tendente all'amabile.

Malvasia di Candia aromatica: La Malvasia di Candia aromatica, come tutte le Malvasie, deve il suo nome alla località del Peloponneso “Monemvasia”, chiamata così per il suo porto ad una sola entrata da cui si ritiene siano arrivati tutti gli esponenti di questa grande famiglia di vitigni. Da non confondersi con la Malvasia bianca di Candia, molto meno aromatica, questa varietà è certamente di origine greca e si è diffusa in Italia a partire dal Trecento, grazie agli scambi commerciali di Venezia con il resto del Mondo. Coltivata soprattutto in Emilia, è riscontrabile anche nel vicino Oltrepò Pavese e in Lazio, dove dà origine ad alcuni bianchi locali.
Malvasia bianca di Candia: Vitigno a bacca bianca della famiglia numerosa delle malvasie. Si distingue dall'altra Malvasia di Candia per l'assenza di aromaticità nella bacca. Ha vari sinonimi, fra cui Malvasia Rossa dei Castelli Romani e Malvasia Candida. Nel 1868 il Mendoza e nel 1877 il Di Rovasenda la menzionavano come Malvasia Rossa (per il colore caratteristico del germoglio giovane). E' coltivata prevalentemente nella zona dei Castelli Romani e nel Lazio, ma la si trova anche in Lombardia, Umbria, Campania, Toscana e Abruzzo. Ha foglia di grandi dimensioni, pentagonale, pentalobata o, più raramente trilobata; grappolo grande, conico, spesso con due ali, semi-spargolo; acino medio, sferoidale; buccia sottile ma consistente, con poca pruina, di colore giallo-dorato con possibili punteggiature marroni nel caso di buona esposizione al sole. Ha vigoria piuttosto elevata, produzione buona e costante; rende bene su terreni collinari e ben esposti, ma si adatta bene anche a terreni argillosi e siccitosi. Tollera bene le gelate primaverili e i periodi di siccità, può andare soggetta all'oidio e al mal dell'esca.
Malvasia bianca lunga: 
Con il nome Malvasia vengono indicati molti vitigni, la maggior parte a bacca bianca, geograficamente distribuiti un po' in tutta Italia. Sebbene di origini diverse, tutti questi vitigni condividono alcune caratteristiche di base: infatti presentano tutti, anche se con diversi gradi di intensità, una fragranza piccante di muschio e di albicocca e residui zuccherini piuttosto alti. Queste caratteristiche rendono i vitigne del gruppo delle Malvasie particolarmente adatti alla produzione di spumanti e di passiti.Il loro nome "Malvasia" deriva da una variazione contratta di Monembasia, roccaforte bizantina abbarbicata sulle rocce di un promontorio posto a sud del Peloponneso, dove si producevano vini dolci che furono poi esportati in tutta Europa dai Veneziani con il nome di Monemvasia. Il vino fatto con questa varietà era divenuto estremamente popolare, tanto che Venezia pullulava di osterie, chiamate Malvase, consacrate al suo consumo. Il vitigno Malvasia Bianca Lunga esiste in Toscana da secoli e ha fatto parte della ricetta originale del Chianti, completata da Benito Ricasoli nel 1870: infatti veniva coltivata in vigneti misti con il Trebbiano, il Sangiovese e il Canaiolo. Da qui il sinonimo di Malvasia del Chianti. Il vitigno Malvasia Bianca Lunga è anche largamente diffuso in Veneto, Abruzzo, Puglia, Umbria e Lazio e viene spesso vinificato in uvaggio col Trebbiano Toscano, per fare vini bianchi secchi e dolci, il più famoso dei quali è l’Orvieto doc.

Colore bacca: Bianca
Caratteristiche varietali: Il vitigno Malvasia Bianca Lunga ha le seguenti caratteristiche varietali:

  • Foglia: medio-grande, pentagonale, pentalobata.
  • Grappolo; grande, piramidale, allungato, con due ali, compatto.
  • Acino: medio-piccolo, rotondo Buccia: pruinosa, di colore verdognolo-giallo paglierino dorato.

Caratteristiche produzione: Il vitigno Malvasia Bianca Lunga ha abbondante vigoria e maturazione medio-tardiva.
Caratteristiche vino: Il vitigno Malvasia Bianca Lunga dà un vino giallo paglierino, sapido, con buona acidità e lievemente aromatico. Viene utilizzato anche per la produzione di Vin Santo.

Malvasia del Lazio: Origini:Varietà a bacca bianca appartenente alla famiglia numerosa delle malvasie. A volte è stata confusa erroneamente con la malvasia di Candia e quella del Chianti. Diffusa prevalentemente nella zona dei Castelli Romani, è stata descritta come malvasia dal Mengarini nel 1888, ma potrebbe essere stata già individuata dall'Acerbi nel 1825. E' conosciuta anche come malvasia puntinata, malvasia gentile, malvasia nostrale e malvasia dal puntino. La sua notevole sensibilità alla maggior parte delle malattie della vite, ha spinto molti produttori a sostituirla con la più resistente malvasia di Candia, ma dalla qualità decisamente inferiore. Oggi si sta progressivamente procedendo ad un reimpianto di questo importante vitigno, con l'obiettivo di elevare la qualità dei vini bianchi laziali. Non è ormai raro trovare ottimi vini ottenuti esclusivamente con la malvasia del Lazio. Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali:
Ha foglia medio-grande, orbicolare, trilobata o pentalobata; grappolo medio-grande, piramidale e alato, a volte conico, serrato o semi-spargolo in caso di colatura; acino medio, sferoidale, con buccia mediamente pruinosa e consistente, di colore giallastro con punteggiature e macchie marroni; la polpa ha sapore semplice. Predilige terreni collinari, ben esposti, sistemi di allevamento di media espansione, con potatura normale. Ha produzione buona e costante.Malattie e avversità:
E' molto sensibile all'oidio e alla peronospora, ma tollera poco le malattie crittogamiche in genere. Può essere soggetta a colatura.
Malvasia di Casorzo: Il vitigno Malvasia di Casorzo, come le altre Malvasie a bacca nera, apparteine a quella famiglia di vitigni Il cui nome "Malvasia" deriva da una variazione contratta di Monembasia, roccaforte bizantina abbarbicata sulle rocce di un promontorio posto a sud del Peloponneso, dove si producevano vini dolci che furono poi esportati in tutta Europa dai Veneziani con il nome di Monemvasia. Il vino fatto con questa varietà era divenuto estremamente popolare, tanto che Venezia pullulava di osterie, chiamate Malvase, consacrate al suo consumo. Un altro documento di quegli anni si trova citato vino “malvaticus”, era la Malvasia a bacca nera, prodotta a Cipro e commercializzata anche in Piemonte.Nel 1468 nel comune di Mondonio si rileva la prima citazione di un vigneto di Malvasia. Il vitigno Malvasia di Casorzo viene coltivato nel comune di Casorzo in provincia di Asti. Le uve di questo vitigno concorrono per il 90% alla composizione di un vino rosso dolce ed aromatico, chiamato appunto Malvasia di Casorzo. Il resto possono essere varietà di Freisa, Grignolino e Barbera. Il colore del vino va dal rosso ciliegia al rosso rubino e viene anche fatto nella versione frizzante e in una vellutata versione passito.
Malvasia di Lipari
: L’ampia famiglia dei vitigni Malvasia trae il nome dal porto di Monemvasia, nel Peloponneso. I commercianti veneziani nel 1248 ottennero la licenza esclusiva di esportare in Europa diverse varietà di vitigni greci e i vini prodotti in quella zona. È uno dei vitigni più antichi di Sicilia. A differenza delle altre varietà di Malvasia, questa sembra essere giunta in Sicilia portata da coloni greci tra il 588 e il 577 a.C. L’immagine di un tralcio di vite compare su monete di Lipari datate al IV secolo a.C. Si coltiva esclusivamente nell’arcipelago delle isole Eolie o Lipari (Alicudi, Filicudi, Lipari, Panarea, Salina, Stromboli e Vulcano), in provincia di Messina.
Malvasia di Sardegna: Origini:Di origine greca, questo vitigno a bacca bianca è giunto in Sardegna nel periodo della dominazione bizantina, tesi sposata dal Mameli (1933) e dal Cettolini (1893-95). La sua diffusione è limitata alla zona di Campidano di Cagliari e alle colline costiere della Planagia, mentre è piuttosto scarsa nelle altre aree dell'isola.
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: ha foglia media, orbicolare e pentalobata; grappolo medio, cilindrico-conico, spesso alato e piramidale, semi-spargolo a causa di una leggera colatura; acino medio, sub-ovale, con buccia mediamente pruinosa, sottile e consistente, con epidermide di colore giallo dorato. Polpa a sapore semplice o leggermente aromatico. Ha media vigoria produzione costante ma non elevata, predilige sistemi di allevamento a media espansione con potatura medio-corta. Si adatta bene a terreni calcareo-silicei e ai climi caldi-aridi.
Malattie e avversità: ha scarsa tolleranza all'oidio mentre sopporta abbastanza bene gli attacchi di peronospora; mal sopporta le gelate primaverili. 
Malvasia di Schierano
: Il vitigno Malvasia di Schierano, come le altre Malvasie a bacca nera, apparteine a quella famiglia di vitigni Il cui nome "Malvasia" deriva da una variazione contratta di Monembasia, roccaforte bizantina abbarbicata sulle rocce di un promontorio posto a sud del Peloponneso, dove si producevano vini dolci che furono poi esportati in tutta Europa dai Veneziani con il nome di Monemvasia. Il vino fatto con questa varietà era divenuto estremamente popolare, tanto che Venezia pullulava di osterie, chiamate Malvase, consacrate al suo consumo. Un altro documento di quegli anni si trova citato vino “malvaticus”, era la Malvasia a bacca nera, prodotta a Cipro e commercializzata anche in Piemonte.Nel 1468 nel comune di Mondonio si rileva la prima citazione di un vigneto di Malvasia. Il vitigno Malvasia di Schierano si trova principalmente in Piemonte, con coltivazioni concentrate in provincia di Torino ed è la componente principale della Malvasia di Castelnuovo Don Bosco doc. Nella produzione del vino si possono aggiungere piccole quantità di Freisa. Il colore del vino tende al rosso ciliegia ed è generalmente dolce. Viene anche fatto nella versione leggermente frizzante e spumante.

Malvasia Istriana: L’ampia famiglia dei vitigni Malvasia trae il nome dal porto di Monemvasia, nel Peloponneso. Questa varietà è detta anche Malvasia Friulana o Malvasia del Carso. La Malvasia è di origine greca. Furono poi i marinai veneziani a diffonderne i vitigni nell’alto Adriatico. In Friuli la Malvasia Istriana è presente dal 1300, dopo essere comparsa in Istria. È coltivata in tutta la fascia collinare del Friuli, nella pianura delle Grave e lungo il litorale. Una piccola percentuale è presente anche nel Veneto, tra Padova e Verona.
Malvasia nera di Basilicata:
  Il vitigno Malvasia Nera di Basilicata, come le altre Malvasie a bacca nera, apparteine a quella famiglia di vitigni Il cui nome "Malvasia" deriva da una variazione contratta di Monembasia, roccaforte bizantina abbarbicata sulle rocce di un promontorio posto a sud del Peloponneso, dove si producevano vini dolci che furono poi esportati in tutta Europa dai Veneziani con il nome di Monemvasia. Il vino fatto con questa varietà era divenuto estremamente popolare, tanto che Venezia pullulava di osterie, chiamate Malvase, consacrate al suo consumo. Un altro documento di quegli anni si trova citato vino “malvaticus”, era la Malvasia a bacca nera, prodotta a Cipro e commercializzata anche in sud Italia. Il vitigno Malvasia Nera di Basilicata si ritiene sia arrivato in Basilicata dalla Puglia. Ha molte caratteristiche in comune con la Malvasia Nera di Brindisi.
Malvasia nera di Brindisi: Questo vitigno a bacca rossa appartiene alla composita famiglia dei Malvasia. Nel Catalogo Nazionale delle Varietà di Vite appare registrato accanto al Malvasia Nera di Lecce, anche se le analogie genetiche tra i due vitigni sono strettissime. Certa è l’origine greca di questo vitigno, come la derivazione del nome dal porto del Peloponneso di Monemvasia, italianizzato dai mercanti veneziani. In Italia le varie tipologie di Malvasia sono citate già nel Cinquecento dallo studioso Andrea Bacci nella sua monumentale opera sui vini. Nonostante l’indicazione geografica che accompagna il nome, questo vitigno appare diffuso in tutta la Puglia, dove viene consumato anche come uva da tavola. Si trova anche nella vicina Calabria e in Toscana.
Malvasia nera lunga di piemonte:
Il vitigno Malvasia Nera Lunga, come le altre Malvasie a bacca nera, apparteine a quella famiglia di vitigni Il cui nome "Malvasia" deriva da una variazione contratta di Monembasia, roccaforte bizantina abbarbicata sulle rocce di un promontorio posto a sud del Peloponneso, dove si producevano vini dolci che furono poi esportati in tutta Europa dai Veneziani con il nome di Monemvasia. Il vino fatto con questa varietà era divenuto estremamente popolare, tanto che Venezia pullulava di osterie, chiamate Malvase, consacrate al suo consumo. Un altro documento di quegli anni si trova citato vino “malvaticus”, era la Malvasia a bacca nera, prodotta a Cipro e commercializzata anche in Piemonte.Nel 1468 nel comune di Mondonio si rileva la prima citazione di un vigneto di Malvasia. Il vitigno Malvasia Nera Lunga sta soppiantando la 'Malvasia di Schierano' in quanto dotato di maggiore vigore e produttività. Infatti, la 'Malvasia di Schierano' si presenta spesso notevolmente indebolita, anche per malattie (da virus e simili), tanto da non essere in molti casi più utilizzata nel rinnovo di piante morte. La Malvasia nera lunga è oggi la Malvaisa più diffusa a nella zona di Castelnuovo Don Bosco: in alcune aziende rappresenta il 100% della Malvasia.
Malvasia nera Toscana:
rientra nel grande gruppo delle Malvasie al quale appartengono diversi vitigni dalle caratteristiche differenti. Il nome che li accomuna deriva dal fatto che nel Medioevo, venivano utilizzati per produrre vini dai caratteri organolettici simili, con un'importante aromaticità, elevati residuo zuccherino e alcolicità. Di origine greca, si pensa che sia meno antica della Malvasia Bianca. I suoi caratteri morfologici sono simili alla Malvasia nera di Brindisi. Caratteristiche ampelografiche foglia medio-piccola, pentagonale, tri o penalobata - grappolo medio-piccolo, conoco o cilindrico, talvolta alato, mediamente compatto - acino piccolo, ovale con buccia spessa e consistente di colore nero-blu.
Malvasia rosa
Mammolo:
In passato molto diffuso, questo vitigno a bacca nera conosciuto anche come Uva mammola, deve il suo nome al delicato odore di viola mammola che il vino da esso ricavato sviluppa con l’invecchiamento.
Attualmente, nonostante appaia fra i vitigni raccomandati ed autorizzati in numerose provincie della Toscana, esso, dopo un progressivo abbandono iniziato negli anni ’60, è a reale rischio di estinzione.
Dotato di una media tolleranza alla maggior parte dei patogeni, risulta invece sensibile al marciume, forse a causa della buccia non molto spessa.
Quando viene vinificato da solo, genera vini dal colore rosso rubino non molto intenso, di profumo floreale, non molto alcolico, di media struttura.

MANDILARIA: Vitigno coltivato a Creta e in Grecia. Alcuni sinonimi di questo vitigno tardivo sono Amorgiano, Dombrena Mavri, Mandelaria e Mavri Kountour. È raramente vinificato in purezza. A Creta si usa come vino da taglio per il Kotsifali, a Paros per il Monemvasia. È anche un ingrediente dei famosi vini Retsina.

MANSENG: Esistono sono due varietàdi questo vitigno proveniente dal sud-ovest della Francia: il Petit Manseng di qualità superiore – l'uva principale per i vini di Jurançon e Pacherenc du Vic-Bilh – e il Gros Manseng. Negli ultimi decenni entrambi i vitigni sono stati fortemente promossi in Francia.
Manzoni bianco: Origini:I.M. 6-0-13. Con questa fredda sigla l'illustre botanico della vite Giovanni Manzoni, per molti anni preside della Scuola Enologica di Conegliano, indicò uno dei più riusciti incroci della sua lunga carriera di ampelografo. Sarebbe più semplice e più giusto chiamarlo Manzoni, così come si fece per il Müller Thurgau, ma si potrebbe incorrere in confusione con altri incroci, figli dello stesso Manzoni, anche se non altrettanto famosi. Il Pinot bianco e il Riesling fungono da madre e da padre a questo figlio eccezionale. Discretamente diffuso nel Veneto, specie in provincia di Treviso, bistrattato dalla regolamentazione CEE che non lo include fra i raccomandati in Friuli, questo vitigno ha preso una certa diffusione nella zona del Medio Friuli, fra le grave del Tagliamento e del Meduna. È stata chiesta l'ammissione fra i vitigni raccomandati, in quanto vitigno degno della più alta considerazione.
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali:
Ha foglia medio-piccola, pentagonale e pentalobata; grappolo piccolo, corto, conico-cilindrico, con un'ala, mediamente compatto. Peduncolo visibile, erbaceo; acino medio-piccolo, regolare, seroide, con buccia molto pruinosa, di medio spessore, consistente. Colore giallo tendente al verde, con regolare distribuzione del colore, succo incolore. Polpa succosa a sapore neutro. Pedicello lungo, verde, cercine verde evidente. Pennello corto e leggermente giallo. Stacco facile. Vinaccioli in media di uno per acino. Si adatta bene ai climi e terreni diversi, anche se dà il meglio di sé su terreni collinari e fertili.
Malattie e avversità:
Ha una buona tolleranza alle avversità climatiche, è mediamente sensibile alla peronospora, come alla botrite, mentre è meno attaccabile dal mal dell'esca e dall'oidio. La consistenza della buccia garantisce un'ottima difesa dal marciume.
Marsanne:
Il vitigno Marsanne è stato introdotto in Italia ad opera delle truppe Napoleoniche ed è coltivato nella zona di Piacenza e in Toscana. Assomiglia molto alla varietà Roussanne, assieme alla quale è tradizionalmente coltivato e anche spesso confuso.
Colore bacca: Bianca
Regione: Emilia-Romagna, Toscana
Caratteristiche varietali:
Il vitigno Marsanne ha le seguenti caratteristiche varietali:

  • Foglia: grande, pentagonale, pentalobata.
  • Grappolo: medio-grande, piramidale, alato e spargolo.
  • Acino: piccolo, sferico Buccia: di medio spessore, tenera, di colore giallo ambrato.

Caratteristiche produzione: Il vitigno Marsanne ha vigoria elevata ed epoca di maturazione media. Dà una produzione abbondante e regolare.
Caratteristiche vino: Il vitigno Marsanne dà un vino giallo paglierino, intenso al naso con sentori di mandorla. Al palato è fresco e di buon corpo.
Marsigliana:
In passato confusa con il Greco Nero, questa varietà a bacca nera, chiamata anche Marcigliana, è presente da tempi remoti nei vigneti situati sulla costa tirrenica delle provincie di Cosenza e Catanzaro, dove viene da sempre utilizzata soprattutto in uvaggio per l’intensità colorante che apporta ai mosti. Caratterizzata da un’elevata produttività, la Marsigliana mostra un’alta variabilità intravarietale, un’elevata resistenza alla peronospora ed alla botrite, una media tolleranza all’oidio ed alle avversità climatiche. Vinificata in purezza, produce vini di colore rosso granato carico con riflessi violacei, aromi di frutta rossa, media gradazione alcolica e buon equlibrio complessivo fra le componenti acide e morbide. Entra nella composizione della DOC Lamezia.
Marsigliana nera
Marzemina bianca

Marzemino: Nome sotto il quale erano conosciuti molti vitigni a bacca nera diversi fra loro. Il più noto è quello originario del Veneto, oggi presente anche in Trentino, Lombardia, Friuli ed Emilia. Non a caso ha molti sinonimi: Bassamino, Barzemin Berzamino, Berzemino, Marzemina, Marzemino Gentile, Marzemino d'Istria, Capolico ecc. L'Acerbi, nel 1825, indicava 8 biotipi di Marzemino. Attualmente i biotipi esistenti sono raccolti in due grandi gruppi, le cui differenze sono rilevabili grazie alla presenza o meno di tomento (peluria) nella pagina inferiore della foglia, per le caratteristiche del rachide (erbaceo o legnoso), dalla consistenza della bacca e dallo spessore dell'epidermide. I due gruppi sono rappresentati dal Marzemino Gentile o Comune e dalla Marzemina o Marzemina Padovano. Ha foglia media, pentagonale e trilobata, più raramente con 5 lobi accennati; grappolo lungo, cilindrico-piramidale con una o due ali, mediamente compatto; acino medio, sferoidale, buccia sottile ma consistente, con molta pruina, di colore blu-nerastro. Durante il periodo estivo, tutta la vegetazione assume una colorazione rosso violacea. E' un vitigno che trova il suo habitat naturale in terreni calcarei argillosi o basaltici, ben esposti e riparati, non molto fertili; è molto sensibile all'oidio, alla botrite e al marciume acido, mentre resiste abbastanza alla peronospora.
Maruga: Vitigno a bacca nera di antica coltivazione nel Senese, il Marugà o Marrugà è ora diffuso a livello di poche piante nel Comune di Gaiole in Chianti, in provincia di Siena.
Varietà vigorosa, con produzione abbondante e costante negli anni, è caratterizzato da un grappolo piuttosto spargolo, con acini di medie dimensioni con buccia molto consistente di colore rosato-bluastro.
Non si conoscono le caratteristiche organolettiche dei vini che si ricavano dalla sua vinificazione in purezza.
Massaretta: Il nome Massaretta fa riferimento alla provincia di Massa Carrara, della quale questa varietà è originaria. È anche conosciuta come Barsaglina o Bersaglina. La prima citazione è del Di Rovasenda (1877), mentre ampie notizie sono riportate da Marzotto (1925), Breviglieri e Casini (1964). Presente nel territorio da secoli, la Massaretta sta conoscendo solo ora una fase di riscoperta ad opera di pochissimi produttori che puntano sulle sue grandi potenzialità qualitative. La Massaretta è presente nella provincia di Massa Carrara, dove entra a far parte della Doc Colli di Luni.
Mauzac: vitigno francese coltivato nella Linguadoca principalmente nella zona di Limoux. 

Mavrodaphne:

in greco significa «alloro nero». I vini ottenuti da queste uve hanno un colore intenso, molto sapore e un alto tenore di tannini.
È spesso usato per produrre vini da dessert fortificati simili al Porto, come il famoso Mavrodaphne av Patrasso. Questo vitigno autoctono è vinificato anche secco ed è l'uva predominante nei vigneti intorno a Patrasso.

Mayolet: Vitigno autoctono valdostano, di maturazione precoce; anche se in ristretto numero di piante, il Mayolet occupa un areale di coltivazione piuttosto ampio, che si estende da Saint-Vincent ad Avise, sulla destra e sulla sinistra orografica della Dora Baltea, e raggiunge la ragguardevole altitudine di 800 metri sul livello del mare, in associazione con altre varietà.
Attualmente non esistono vigneti di Mayolet a coltura specializzata ma le sue uve concorrono alla produzione di alcuni pregiati rossi.Il vino del Mayolet, rosso rubino da giovane e con riflessi granata quando giustamente affinato, è di profumo fine, gentile, delicato e di gusto morbido, ben equilibrato e di buona struttura.
Il riconoscimento della VDA DOC Mayolet è in corso.
Mazuelo: spesso chiamata anche "Cariñena", secondo alcuni deve il suo nome alla parola basca "mats", mentre secondo altri deriva dalla parola spagnola "mazo" (in italiano "mazzo"), proprio per la sua caratteristica forma. La mazuelo, probabilmente originaria di Aragona, è una delle uve più coltivate in tutto il mondo. In Catalogna è conosciuta con il nome di Samsó mentre in Italia è nota come "Carignano". Vi sono sue presenze sia nei Paesi Baschi che nella Rioja, dove ha la "Denominación de Origen Calificada"; rimanendo sempre in ambito spagnolo, le regioni in cui è autorizzata la sua coltivazione sono: Castilla-La Mancha, Estremadura e Navarra.
Mazzese
Melara: Noto anche con il sinonimo Merlara, questo vitigno a bacca bianca deve il suo nome alle marcate note aromatiche di miele sviluppate dal vino ricavato dalle sue uve appassite, pratica resa possibile grazie allo spessore delle sue bucce.
Normale è la sua tolleranza alla malattie, ma alta è la sensibilità alle gelate primaverili.
Attualmente diffuso in pochissimi esemplari in alcuni Comuni della provincia di Piacenza, esso viene generalmente vinificato con altri vitigni bianchi locali.
Se vinificato in purezza origina un vino di color giallo carico con profumi di fiori bianchi, spezie e miele, di sapore pieno, equilibrato e di buona persistenza, con debole gusto di moscato.
Melon
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Mencìa: è un vitigno rosso spagnolo che dà vini leggeri, fruttati, freschi e tannici. Ha un carattere simile al Marzemino o al Cabernet Franc, con note fruttate (lampone) e vegetali (foglia di peperone) che col tempo si arricchiscono di aromi evoluti. Le Do del Mencìa sono Bierzo, Valdeorras, Ribeiro, Ribeira Sacra.
Merlina: partire dalla fine del ‘700 si hanno notizie della coltivazione di questa uva nera in Valtellina, dove ancora oggi è presente in forma assai sporadica, nelle zone viticole più marginali.
Caratterizzata da un’ottima resistenza alle condizioni ambientali più difficili, la Merlina, quasi certamente omologa al Teroldego trentino, mostra però una certa sensibilità alle muffe, fenomeno aggravato dalla maturazione anticipata dei suoi grappoli.Curioso era in passato il suo utilizzo, insieme alla Chiavennasca, come uva appassita per la produzione del “panone”, tipico dolce della tradizione povera valtellinese, nel quale essa apportava piacevoli profumi floreali. Non si conoscono le caratteristiche organolettiche dei vini ricavati dalla sua vinificazione in purezza.
Merlot: Questo vitigno a bacca nera, il cui nome deriva dalla particolare predilezione che ha il merlo per le sue bacche, è originario della Gironde, nel Sud-Ovest della Francia, e in particolare della zona di Bordeaux da cui nascono (in uvaggio con il Cabernet) alcuni dei più prestigiosi vini al mondo (Saint-Émilion, Pomerol). Si parla del Merlot sin dal 1700, ma la prima descrizione dettagliata appartiene al Rendre (1854). Nella maggior parte delle zone vitivinicole del mondo, il Merlot è compagno inseparabile del Cabernet Sauvignon; i due vitigni si integrano perfettamente: il primo donando al vino il suo frutto pieno e precoce, il secondo una maggiore aristocraticità e longevità. Nel bordolese è consuetudine, secondo le zone, aggiungere nella composizione del vino una percentuale di Cabernet Franc che, oltre ad una componente fruttata, gli dona piacevoli sensazioni erbacee e vegetali. In Italia il Merlot ha trovato condizioni ambientali ideali in Friuli, Trentino e Veneto sin dalla fine dell'ottocento, ma è ormai diffuso in molte altre regioni, con risultati a volte sorprendenti, anche senza l'apporto di altre uve.
Ha foglia media, pentagonale, trilobata e quinquelobata; grappolo medio, piramidale più o meni spargolo, con una o due ali e peduncolo legnoso di colore rosato; acino medio, rotondo di colore blu-nero con buccia di media consistenza ricoperta da abbondante pruina. Predilige terreni collinari, freschi, con buona umidità durante l'estate in quanto soffre la siccità. I sistemi di allevamento più adatti sono il Cordone speronato e il Guyot che assicurano un buon ombreggiamento dei grappoli al fine di evitare repentini abbassamenti dell'acidità fissa. É sensibile alla peronospora, al marciume acido, alla cocciniglia, mediamente alla botrite e poco all'oidio. Può presentare, in annate sfavorevoli ed in zone fredde e umide, fenomeni di colatura e acinellatura.
Merseguera
Meunier
Minella bianca: Le origini di questa cultivar a bacca bianca, chiamata anche Minedda o Eppula, sono sconosciute, ma non c’è motivo di ritenere che essa non sia autoctona siciliana. Il suo nome deriva da “minna” o “zinna”, mammella, per la forma e dimensioni degli acini.
La sua diffusione è limitata ad alcuni Comuni alle pendici dell’Etna, dove viene coltivata in vigneti promiscui insieme ad altre varietà tra cui il Nerello mascalese, il Carricante ed il Catarratto, ma se ne ritrova qualche individuo anche nella provincia di Enna.
Il vino che si ottiene dalla sua vinificazione in purezza è di colore giallo paglierino, lievemente aromatico, di corpo leggero e buon equilbrio.
Mollar:

Molette

Molinara: L'abbondante presenza di pruina sugli acini gli ha attribuito il nome Mulinara, cioè "da mulino". E' un vitigno a bacca nera coltivato nella bassa pianura veronese, di cui si hanno notizie agli inizi del 1800, dal Pollini (1824) all'Acerbi (1825), dall'Alberti (1824) fino al Di Rovasenda (1877) e al Perez (1900). I principali sinonimi sono Rossara, Mulinara, Scavolegno, Uva salà, Molinara dal sangue di lumaca, Rossanella gentile, Breppion, Breppon molinaro, Rossara della forcella, Vespone ecc. Ha foglia medio-grande, leggermente allungata, trilobata, a volte intera; grappolo medio, piramidale allungato, con una o due ali corte, piuttosto spargolo; acino medio, sferoidale o leggermente allungato, buccia di colore rosso-violaceo, consistente e leggermente spessa, ricoperta di abbondante pruina. Ben si adatta a terreni collinari, ben esposti e ventilati; viene allevata con la pergola veronese. Non sopporta bene la botrite e il marciume acido, mentre resiste all'oidio e alla peronospora. L'umidità e la carenza di potassio sono fra i suoi punti deboli.

Monastrell: Il vitigno è coltivato in molti luoghi della Spagna ma lo si trova molto spesso anche in altre parti del mondo. Si addice perfettamente alle zone calde e asciutte. È sia vinificato in purezza che usato in assemblaggi, e produce vini con molto tannino ad alta gradazione alcolica.
Mondeuse noir

La Mondeuse è un vitigno autoctono francese molto antico. Si presume sia un discendente della varietà Allobrogica menzionata già da Plinio il Vecchio (23-79). Cresce anche in Australia e in Svizzera.

Vitigno alpino. Cresce in Savoia e nelle Alpi italiane sotto il nome Refosco. Produce vini aromatici, pepati, dal colore intenso con un'elevata acidità. Il refosco dal pedulcolo rosso in california prende il nome di mondeuse.

Monica:Origini:Vitigno a bacca rossa di probabile provenienza spagnola, anche se in Spagna è attualmente sconosciuta. Alcuni ampelografi ne riconoscono il gemellaggio con la Mission, uva nera impiantata per scopi religiosi dai missionari francescani in Messico, Stati Uniti sudoccidentali e California tra il XVII e il XVIII secolo. Anche la coltivazione del Monica sembra avere origini religiose, infatti, nell'XI secolo i monaci Camaldolesi la impiantarono attorno ai conventi. Attualmente è ampiamente utilizzata in Sardegna, in particolare nella provincia di Sassari (è considerato, per diffusione, il terzo vitigno a bacca rossa dell'isola). Ha molti sinonimi, fra cui Monaca, Munica, Munica niedda, Pascale sardu, Pascali, Passale, Pansale nieddu, Niedda mora, Pansaleddu, Pascasalò, Mora o Monica di Spagna.
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali:
Ha foglia media, orbicolare, pentalobata; grappolo medio-grande, cilindrico o cilindrico-conico, a volte alato, semi-spargolo; acino medio, rotondo o sub-rotondo, con buccia mediamente spessa e consistente, ricoperta di pruina, di colore nero o nero-violaceo. E' adatta a sistemi di allevamento di media espansione e potatura corta; normalmente viene allevata ad alberello con speroni di una o due gemme. Predilige terreni calcareo-silicei o calcareo-argillosi, profondi ma non molto umidi e fertili, clima caldo ma è un vitigno che sopporta bene sbalzi o contrarietà climatiche. Ha produzione elevata e costante.
Malattie e avversità:
Resiste molto bene alle freddate primaverili, ha elevata tolleranza all'oidio, scarsa alla peronospora.
Montagna: Di origine sconosciuta, questa cultivar a bacca bianca deve con tutta probabilità il suo nome all’ambiente nel quale ha trovato le migliori condizioni di sviluppo: la montagna trentina.
Attualmente presente in un numero ridotto di individui, se vinificata in purezza produce un vino giallo paglierino scarico, con marcate note aromatiche fruttate e floreali che ricordano la fragranza del moscato. In bocca è mediamente strutturato e caratterizzato da scarsa acidità.
Montepulciano: L'origine di questo vitigno a bacca nera è sempre stata incerta, spesso lo si è confuso con il Sangiovese, probabilmente a causa dell'esistenza del comune toscano di Montepulciano. Anche gli studiosi come il Molon (1906) lo classificavano tra i Sangioveti. Oggi è certo che i due vitigni non hanno nulla in comune. Viene coltivato prevalentemente in Abruzzo e nelle altre regioni del centro-sud. Ha molti sinonimi, fra cui Montepulciano d'Abruzzo, Uva abruzzese, Morellone, Primaticcio, Cordisco ecc. Oggi, grazie al lavoro accurato di alcuni produttori ed enologi, il Montepuciano è uscito alla ribalta come uno dei vitigni rossi di più elevata qualità.

Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali:
Ha foglia media, pentagonale e quinquelobata; grappolo medio, di forma conica o cilindro-conica, con una o due ali, mediamente compatto; acino medio, di forma sub-ovale, con buccia ricoperta di abbondante pruina, spessa e consistente, di colore nero-violaceo. Predilige terreni a medio impasto, profondi e con buona esposizione, clima caldo e asciutto. Le forme di allevamento più comuni sono quelle a media espansione, con potatura medio-corta.
Malattie e avversità:
Sopporta bene le gelate primaverili, è abbastanza sensibile all'oidio, meno alla peronospora e alla botrite; è soggetto all'acinellatura verde.
Montonico bianco: Origini:Le origini di questo vitigno a bacca bianca sono tuttora sconosciute. Viene descritto nel Bollettino Ampelografico del 1875 e lo ricorda il Di Rovasenda nel 1877. Per il
Sannino (1892) è il più importante vitigno della provincia di Teramo. E' presente in molte regioni dell'Italia centrale, soprattutto sul versante adriatico, ma sta progressivamente perdendo importanza, pur essendo ancora menzionato nell'uvaggio di alcune doc. E' erroneamente confuso con il Montonico bianco della Calabria e con il Montonico Pinto di Rogliano. Ha molti sinonimi, fra cui Trebbiano montanaro o Montanaro, Caprone, Uva racciapoluta o Roccipoluta, Ciapparone, Uva regno, Uva fermana, Bottato, Racciapollone e Trebbiano marchigiano. Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali:

Ha foglia di dimensione medio-grande, orbicolare o pentagonale, pentalobata; grappolo grande, cilindrico allungato o cilindrico-conico, a volte biforcato, serrato o semi-serrato; acino medio o medio-grande, sferoidale con buccia pruinosa, spessa e consistente, con l'epidermide giallastra frequentemente screziata di marrone. Predilige terreni collinari asciutti e ben esposti. Si adatta a sistemi di allevamento espansi con potatura medio lunga.Malattie e avversità:
Resiste bene ai freddi invernali, tollera la peronospora e l'oidio. Nelle annate particolarmente piovose il grappolo è facilmente soggetto a marciume.MontùMoroneMoscatello selvatico.
Montonico bianco di calabria:Il nome Mantonico deriva dal greco “Manteuticos‘”, che significa profetico, ad indicare il potere di divinazione che il vino dolce ricavato da questo vitigno sembrava conferire a chi lo consumava. Il Mantonico, da non confondersi con il Montonico, vitigno diffuso prevalentemente nell’Italia centrale (Abruzzo), è una varietà anticamente coltivata in Magna Grecia ed in seguito diffusasi sulle coste ioniche della Calabria ad opera dei coloni greci. Considerabile a tutti gli effetti una vera e propria “reliquia” viticola, mantenuta in vita da pochissimi produttori, il Mantonico dello Ionio è una varietà diffusa esclusivamente in Calabria. La Valle di Neto, da cui proviene questo vino, si trova nel cuore del Marchesato, zona caratterizzata dal susseguirsi delle dolci colline poste ai piedi della Sila, digradanti fino alle coste centrali del Mar Ionio. Con l'avvento dei greci, la viticoltura locale, già prospera, si arricchì di nuove superfici vitate che iniziarono a colorare le colline intorno a Cremissa, antica Cirò, e contribuirono ad affermare la vocazione vinicola di quel territorio. Da quel momento la cultura del vino diventò parte integrante della storia di quest'angolo di Calabria, al punto che i vigneti di Cremissa divennero tra i più noti dell'intera Magna Grecia.
Montonico pinto: Da non confondersi con il Montonico bianco, diffuso in diverse Regioni dell’Italia Centro-Sud, o con il Montonico di Rogliano, questo vitigno a bacca bianca è chiamato anche Montonico Ciarchiarisi ed è diffuso in alcuni vigneti dei Comuni di Frascineto, Civita, Castrovillari e Cassano Ionico, in provincia di Cosenza. Mostra una scarsa resistenza alle principali malattie della vite Se vinificato in purezza, dà origine ad un vino giallo paglierino, con aroma caratteristico e struttura gustativa sorretta da una buona acidità. Concorre alla realizzazione della DOC Pollino.
Montù: Il nome potrebbe derivare dall’espressione dialettale bolognese “molt’ ù”, che significa “molta uva”. È noto anche come Montuni o Montuno nel Bolognese, Bianchino o Bianchetto in Romagna. Nel bollettino ampelografico del Ministero dell’Agricoltura (1879) si trova con il nome di Montoncello. È un vitigno di antica tradizione della piana bolognese. Alcuni studiosi sostengono un’origine spagnola (Mantùa o Montua castigliano), mentre per altri va sottolineata la somiglianza con il Montonico bianco dell’Ascolano. Il Montù è diffuso in provincia di Bologna e Modena, in particolare a nord di Bologna dove è presente nella Doc Reno con la denominazione Montuni. Dopo Ferrara va progressivamente scomparendo.
Moradella: Considerata nel’800 la varietà più importante della provincia di Pavia (dove veniva coltivato in ben 96 Comuni), la Moradella è una cultivar a bacca nera caratterizzata da una buona resistenza alle avversità climatiche, ormai ridotta a livello di pochi filari. Il suo progressivo abbandono è iniziato infatti con l’arrivo dell’oidio, malattia alla quale esso è particolarmente sensibile, e con la successiva introduzione, al suo posto, della Barbera. Molto interessanti sono le caratteristiche organolettiche dei vini che produce: colore rosso rubino carico, intensi aromi fruttati e speziati, struttura considerevole con buon contenuto polifenolico, morbido, alcolico e persistente. Le denominazioni “Buttafuoco”, “Barbacarlo” e “Sangue di Giuda”, almeno nelle loro espressioni originarie, dovevano gran parte della loro qualità al fatto che provenivano da vigneti molto vecchi, in cui era presente una forte percentuale di Moradella.
Moretto: Le prime notizie di questo vitigno a bacca nera, in passato molto diffuso in nell’Alessandrino e nel Pavese ed ora presente solo in ceppi isolati, indicano una sua probabile origine selvatica, come testimonia il sinonimo, molto usato, di Lambrusco di Alessandria. Vitigno rustico, si adatta a tutte le esposizioni ed a diversi tipi di terreno, mostrando inoltre una grande resistenza ai freddi invernali, alle brinate ed ai geli tardivi ed è caratterizzato da uve con buccia molto spessa e scura, da cui il nome. Vinificato in purezza, produce un vino di colore rosso rubino carico, aromi semplici, discretamente alcolico e di media acidità.
Morettone: Secondo alcuni studiosi assimilabile alla varietà Ciliegiolo, dal quale però differisce per numerosi caratteri ampelografici, questo vitigno a bacca nera è diffuso molto sporadicamente in provincia di Ascoli Piceno.
Dotato di un alto potenziale enologico, questo vitigno genera vini dal colore rosso rubino carico, con un intenso patrimonio di aromi fruttati e speziati che trovano riscontro in una struttura gustativa di rilievo, dove alcol, acidità e tannini risultano ben dimensionati.
Morio-Muskat
Morio-Muskat: è tendenzialmente un vitigno ad alta resa. Se la resa è controllata e gli acini arrivano a maturare completamente, quest'uva può fornire vini di buona qualità.
Incrocio tedesco fra Sylvaner x Weissburgunder. Anche se ha quasi lo stesso sapore dei moscati, non è legato a questa famiglia di vitigni.
Vinificato in purezza il Morio-Muskat ha un effetto troppo dominante, ma usato come vino da taglio in assemblaggi senza carattere porta una nota aromatica particolare.
Moscato bianco: Origini:Varietà a bacca bianca diffusa in quasi tutta la penisola italica ed è la quarta uva bianca per superficie vitata. Corrisponde al vitigno francese "muscat blanc à petit grains". Il nome deriva probabilmente da muscum, muschio, il cui aroma caratteristico si ritrova nell'uva (musquè per i francesi) e, molto probabilmente corrisponde all'anathelicon moschaton dei Greci e all'uva apiana dei Romani. La quantità di sinonimi è lunghissima e varia da regione a regione, da Stato a Stato. Alcuni fra i più conosciuti sono moscatello di Montalicino, moscato di Canelli, moscadello giallo, moscato di Trani, moscato d'Asti, moscato dei Colli Euganei, moscato di Siracusa, moscato di Orso Sennori, moscato reale, biblina, muscat blanc o à petit grains e muscat de Frontignan in Francia, gelber musckateller, grüner muskateller, weisser musckateller, weisser muscatel traube (in Germania), moscatel menudo blanco in Spagna, White Frontignan in Gran Bretagna. Non va confuso, invece, con il moscato giallo, il moscato d'Alessandria (zibibbo) e il moscato fior d'arancio.
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali:
Ha foglia media, pentagonale, trilobata o pentalobata; grappolo medio, cilindrico-piramidale, alato, da compatto a semi-spargolo; l'acino può essere medio o medio-grande, sferoidale o leggermente appiattito, con buccia sottile, di colore giallo-verdastro, tendente al dorato se ben esposto al sole; è ricoperto da uno strato leggero di pruina; la polpa ha il caratteristico sapore dolce e aromatico. Predilige terreni marnoso-calcarei, non eccessivamente argillosi e umidi, clima asciutto e ventilato. Ha produzione buona e costante e tollera bene la siccità estiva. I sistemi di allevamento devono essere non troppo espansi e con potatura ricca.
Caratteristiche vino: Il vitigno Montonico bianco dà un vino di colore giallo più o meno carico, a volte con riflessi verdognoli, di gradazione medio-bassa, con lievi profumi di frutta e spezie, lievemente astringente e di buona struttura.

Malattie e avversità:
E' molto sensibile all'oidio, alla peronospora, al mal dell'esca e all'escoriosi, teme anche la botrite e il marciume acido. Tollera abbastanza il freddo. La sua ricchezza di zuccheri nella fase matura favorisce l'attacco di insetti e vespe.
Moscato di Scanzo: Origini: Vitigno di antiche origini (secondo il Calvi era già presente a metà del Trecento), probabilmente portato sui colli di Scanzo dai coloni romani. La sua zona di produzione tipica è situata intorno al comune di Scanzorosciate (BG) in Valcalepio; il vino Moscato di Scanzo è diventato doc (prima era sottozona Valcalepio) il 14 maggio 2002. E' stato iscritto al catalogo nazionale delle varietà di vite per uva da vino, solamente nel 1981. In passato è stato erroneamente confuso con l'Aleatico e la Negrara trentina.

Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali:
Ha foglia media, quinquelobata e pentagonale; grappolo medio, di forma allungata piramidale-conica, alato, piuttosto spargolo; acino medio, di forma obovale, con buccia ricoperta di abbondante pruina, consistente, di colore blu-nero. Predilige terreni collinari asciutti e ben esposti, suolo magro e ricco di scheletro. Ha produzione discreta ma incostante.
Malattie e avversità:
Non ha nemici particolari, resiste abbastanza bene alle principali malattie crittogamiche.
Moscato di Terracina: Vitigno bianco originario della provincia di Latina, ha una parentela con il Moscato di Alessandria, meglio conosciuto in Sicilia come Zibibbo, ed è stato in passato impiegato prevalentemente come uva da tavola, sebbene sia in grado di dare luogo a vini delicatamente aromatici, di struttura esile, leggeri di alcool e di notevole finezza, dal particolare sapore speziato, oltre che muschiato, sicuramente da valorizzare per le loro caratteristiche organolettiche.
Per questo motivo, la sua coltivazione, fino alla fine del secolo scorso limitata a pochi ceppi, sta ultimamente mostrando cenni di ripresa.
Fra i suoi pregi, un’ottima adattabilità a varie condizioni ambientali e una buona resistenza alle principali malattie.
Moscato giallo: È conosciuto anche come Moscatel, Moscat, o Moscatello, oppure come Moscato Sirio e della Siria. A Padova è chiamato Fior d’Arancio, mentre a Bolzano prende il nome tedesco di Goldenmuskateller. Costituisce una delle tre varietà della famiglia dell’uva Moscato (bianco, giallo e di Alessandria o zibibbo), ma ha caratteristiche peculiari, per esempio l’origine, non greca come gli altri, bensì medio-orientale. Viene coltivato in Trentino Alto Adige, dove compare nelle Doc Trentino e Alto Adige in versione secca, dolce e passita. Nel Veneto è presente sui Colli Euganei nella Doc Colli Euganei Fior d’Arancio in versione spumante.
Moscato nero di Acqui
Moscato rosa:
Il Moscato rosa deve il suo nome, più che al colore delle sue uve, all’intenso profumo di rosa dei vini che se ne ricavano. Le origini del Moscato rosa sono certamente molto antiche. Come per gli altri Mocati, infatti, si ipotizza un’origine greca ed una successiva diffusione in Dalmazia e in Istria e, da qui, sul finire del secolo scorso, nel Sud Tirolo. Attualmente il Moscato rosa è diffuso esclusivamente in alcne zone dell’Alto Adige e, in piccola misura, in Veneto ed in Piemonte.
Mostarino:
Una volta molto diffusa nel Bobbiese, dove dava un vino dolce ottenuto attraverso la filtrazione del succo in sacchi, detta “olandese”, ora questa cultivar a bacca nera, così chiamata per la buona resa del mosto in vino, è presente solo in pochi esemplari a Coli, Cagnolo, Bobbio e Cortebrugnatella, in provincia di Piacenza.
La sua produttività contenuta e i parametri analitici dei mosti, fanno supporre una buona potenzialità enologica, comunque ancora da valutare.
Media è la sua resistenza alle crittogame principali.
Mostosa:

Mourvèdre: Pare che il vitigno provenga dai dintorni di Valencia, in una località chiamata Murviedro. Gli acini rossi sono piccoli con la buccia spessa e producono un vino tannico scuro, spesso utilizzato per assemblaggi. Diffuso in Provenza, a Bandol, nel sud della Francia e nella Linguadoca-Rossiglione. Il Mourvèdre è inoltre un «vitigno di miglioramento» che conferisce più struttura ai vini. Pertanto è spesso usato come vino da taglio. Produce vini robusti, pesanti, tannici e adatti all'invecchiamento, caratterizzati da un profumo di more. Recenti scoperte hanno dimostrato che la varietà è identica al Monastrell coltivato in Spagna.

‘Mparinata:

Sinonimo. Mparinata.
Denominato anche Balbino nero ad Altomonte (CS), è stato recuperato anche a Cirò, dove è attestato dalla metà del 1800. È un vitigno a maturazione tardiva (nella prima e seconda decade di ottobre).
Come si presenta in vigna. Il grappolo a maturità ha dimensioni medio-grandi, di forma conica, abbastanza lungo, è compatto ma talora spargolo e con peduncolo medio-corto. L’acino è medio-piccolo, ellissoidale o ellissoidale corto. La buccia è spessa, molto pruinosa e di colore blu-nero. La polpa è poco consistente, gradevolmente dolce e giustamente acida.
Attitudini per la viticoltura.
‘Mparinata predilige forme di allevamento poco espanse come l’alberello ed è un vitigno rustico, non molto sensibile ad avversità e a parassiti.

Müller Thurgau: Vitigno a bacca bianca, ottenuto nel 1882 dallo svizzero Hermann Müller, nativo di Thurgau, durante un lavoro di miglioramento genetico della vite effettuato tra il 1976 e il 1891. Fino a poco tempo fa si riteneva che fosse derivato dall'incrocio fra Riesling e Sylvaner, mentre da una recente ricerca sul DNA, sembra che il secondo vitigno sia lo Chasselas. Non ha praticamente sinonimi se non Riesling x Silvaner. La foglia ha medie dimensioni, è pentagonale e pentalobata, a volte trilobata; grappolo piccolo, cilindrico-piramidale, mediamente compatto e con ala molto sviluppata; acino medio, ellissoidale con buccia sottile e ricca di pruina, di colore giallo verdognolo. Ha notevole vigoria, maturazione precoce e predilige terreni collinari, soleggiati e ventilati, mediamente siccitosi. La sua produzione abbondante richiede la necessità di intervenire con la potatura corta. Tollera l'oidio e la peronospora, può essere attaccata dalla botrite, ma è resistente alle gelate invernali e alla brina primaverile. Il vitigno è molto diffuso in Europa, in particolare in Germania, Svizzera, Italia, ma ha riscosso un notevole successo anche in Nuova Zelanda.

MUSCADELLE: Questo vitigno rustico ad alta resa dalle pronunciate note di moscato è coltivato anche in California e in Australia. Qui è spesso vinificato anche come vino dolce.È il vitigno meno conosciuto delle tre uve da vino bianco (insieme al Sémillon e al Sauvignon Blanc) usate per produrre i vini bianchi dolci del sud-ovest della Francia e del Bordolese. Il Muscadelle proviene dal Bordolese e probabilmente non appartiene alla famiglia dei moscati.

Mazzese: Diffuso in maniera estremamente sporadica anche in Sardegna, in provincia di Cagliari, questo vitigno rosso dall’origine sconosciuta e conosciuto anche con il nome di Rinaldesca, è caratterizzato da un grappolo grande, abbastanza spargolo e di forma allungata, con acino piccolo dalla buccia pruinosa e dalla polpa consistente, con succo di colore rosa.
Sconosciute sono le caratteristiche organolettiche del vino che si ricava dalla sua vinificazione in purezza, in quanto esso è presente solo in esemplari isolati nei vigneti più vecchi.