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Vitigni Q-R

Vitigni di tutto il mondo dalla A alla Z

Quebranta:
Quagliano:
Chiamato localmente anche Caian o Quaian, il Quagliano ha un’etimologia dubbia, anche se esistono alcune ipotesi in merito all’origine del suo nome. Conosciuto e ampiamente consumato già nel '700, il Quagliano è una varietà autoctona della provincia di Cuneo, in particolare del Saluzzese. Esso viene citato già in documenti del '600, che lo descrivono "negro dolce, leggero e frizzante", e poi ripreso nei Bandi di Busca del 1721. Il Quagliano è diffuso esclusivamente nella zona delle colline saluzzesi dove dà origine all’omonima DOC.
Raboso Piave: Il nome pare richiamare le caratteristiche ruvide del vino, “rabbioso” al palato, ma potrebbe derivare anche da un affluente del Piave. Questa antica varietà, citata da Carpenè (1873) e da Di Rovasenda (1877), detta un tempo Friulara, era presente sia nel Friuli storico, che comprendeva l’area dall’Istria fino al Piave, sia nella regione attuale del Friuli. La coltivazione di questo vitigno interessa l’intera pianura bagnata dal Piave, fino alla costa adriatica, a Iesolo. Comprende dunque le province di Treviso, di Vicenza, di Venezia e di Padova. Oggi purtroppo la sua diffusione sta registrando un forte calo: sempre più spesso viene infatti sostituito con il Raboso Veronese, dal gusto più delicato.
Raboso veronese: Deve il suo nome alla reazione “rabbiosa” che l’uva ha sul palato, per la sua astringenza e acidità. Il termine Veronese, che non identifica la zona di produzione, pare invece essere legato a un signor Veronesi che avrebbe promosso la diffusione di questo vitigno. Poco si sa sull’origine di questo vitigno. Di sicuro è presente nella provincia di Treviso fin dagli inizi dell’Ottocento. Da non confondere con il Raboso Piave. A dispetto del nome, è coltivato nella parte orientale della pianura trevigiana, nelle province di Venezia, Vicenza, Rovigo, e anche a Ferrara e Ravenna.

Ramisco

La particolarità di questo vitigno autoctono è che fu risparmiato dalla fillossera – e pertanto non fu mai innestato –, perché questo parassita non ama i terreni sabbiosi profondi. Diffuso solo a Colares (nei pressi di Lisbona). I terreni sabbiosi offrono le condizioni ideali per questo vitigno che ripaga alla fine con vini che si prestano a un lungo invecchiamento.
Rastajola:
Diffusamente coltivato nel Novarese, questo vitigno a bacca nera chiamato anche Durera nel Novarese, interessava in passato un’area vasta che comprendeva tutto il Nord Piemonte.
Oggi è presente in forma alquanto sporadica soprattutto nei Comuni di Sizzano, Ghemme, Fara e Romagnano Sesia, ma qualche pianta è stata rinvenuta anche nel Canavese, dove viene chiamato Erbaluce nero.
Si tratta di un vitigno piuttosto rustico, ma soggetto in certe annate ed in certi ambienti ad acinellature ed attacchi di peronospora sul grappolo.
Essendo le sue uve sempre vinificate in mescolanza con altre varietà, tra cui la Vespolina ed lo Spanna, le sue reali potenzialità enologiche rimangono tuttora sconosciute.
Rebo:
Refosco:Origini:Vitigno a bacca rossa di origine friulana che fa parte della numerosa famiglia dei Refoschi, ma della quale è sicuramente il più noto ed apprezzato. Era già conosciuto nel 1700, il Canciani lo cita nelle sue memorie (1773). E' particolarmente diffuso in Friuli Venezia Giulia e nel Veneto. Negli anni Ottanta ha suscitato un notevole risveglio d'interesse: la maggiore attenzione alla coltivazione e ai sistemi di vinificazione, la sperimentazione con le piccole botti, hanno permesso un forte aumento qualitativo dei vini prodotti con questo vitigno. Secondo Burton Anderson, Cagnina è il sinonimo romagnolo. In California é conosciuto come Mondeuse.

Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali:Ha foglia grande, pentagonale tondeggiante, trilobata; grappolo medio-grande, piramidale, con un'ala, mediamente spargolo, con peduncolo di colore rossastro, vinoso (da cui il nome); acino medio, sferoidale con buccia mediamente pruinosa spessa e di buona resistenza, di colore blu-nero Ha produzione buona e costante; viene allevato prevalentemente a controspalliera con potatura lunga. Predilige terreni argillosi e calcarei, ricchi di scheletro e ben esposti.
Malattie e avversità:Resiste abbastanza bene al freddo invernale, tollera la siccità e la clorosi; è sensibile alla peronospora ed all'escoriosi, mediamente sensibile all'oidio, mentre tollera piuttosto bene la botrite e il mal dell'esca.
Refosco nostrano:
Regner:
Reichensteiner:
Retagliado bianco:Origini:La sua presenza fin dai tempi antichi in Sardegna ne fa supporre l'origine autoctona. Il Retagliado è stato inserito ne Bollettino Ampelografico nel 1877, ma è sempre stato citato da numerosi autori. Attualmente è presente solo in una piccola zona a coltivazione promiscua nella provincia di Sassari e in Gallura. Ha molti sinonimi fra cui Redaglàdu, Retagliàdu, Retagliada, Arretallau, Rotogliàdu, Mara bianca, Bianca lucida, Arba luxi, Erbaluxi, Ritelau, Retazzadu, Coa de Brebéi, Rechiliàu, Co 'e Erbei, Rittadatu.

Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: ha foglia media, orbicolare, pentalobata, a volte trilobata; grappolo medio, conico o cilindrico-conico, a volte alato, semi-serrato; acino medio o medio-grande, sferoidale, con buccia mediamente pruinosa,  sottile ma consistente, con epidermide di colore giallo-dorato. Ha elevata vigoria e produzione elevata e abbastanza costante. Predilige terreni calcareo argillosi, di buona esposizione, non umidi e dal clima caldo asciutto nel periodo estivo. Preferisce forme di allevamento non espanse con potatura corta.
Malattie e avversità: ha buona tolleranza alle principali malattie crittogamiche e alle avversità climatiche, media alla peronospora e scarsa all'oidio.
Ribolla gialla: Il termine “Ribolla” sembra derivare da “Evola”, nome con il quale gli antichi Romani indicavano questo tipo di uva. Identico alla Rebula delle isole Ionie e della costa dalmata, diffuso dai Veneziani in epoca medioevale, la Ribolla Gialla è un antico vitigno autoctono friulano ed è apprezzato nella zona del Goriziano e della vicina Slovenia a partire dal XII secolo, quando veniva chiamato “Rabiola”. La Ribolla Gialla è diffusa in Friuli, dove interviene nella composizione delle DOC Collio e Colli orientali del Friuli, e in Slovenia, dove se ne ricavano vini altrattanto validi e prestigiosi.
Rieslaner:
Riesling Italico: l vitigno Riesling Italico, nonostante il nome, si dice sia di origine francese, e da qui in seguito approdato in Germania ed in molti altri paesi del centro Europa. Il suo nome in tedesco è Welschriesling, (sinonimi del Welschriesling sono Riesling Italico, Laski Riesling e Olaszriesling). dove il prefisso "Welsch-" , letteralmente "di origine latina", può essere estensivamente interpretato come "italiano" (da cui Riesling Italico) ma anche "francese", e stava a sottolineare la differenza con il Riesling originario, ossia quello Renano. La sua diffusione in Italia è decisamente posteriore, probabilmente in epoca postfilosserica, ma comunque non prima dell'inizio del '900, in quanto anteriormente a tale periodo non si trova alcuna testimonianza relativa alla presenza di questo vitigno nella penisola. Si dice sia stato importato nelle regioni del nord-est d'Italia durante il dominio austroungarico, proveniente dalla zona della attuale Repubblica Ceca. Notevoli sono le differenze tra il Riesling renano e il Riesling italico, sia dal punto di vista ampelografico (grappolo e foglia) che per quanto riguarda il vino ottenuto, che nel caso del Riesling italico è più beverino, se confrontato con i toni più aristocratici del Riesling renano. L'uvaggio dei due, in qualsivoglia proporzione, dà sempre risultati di gran classe.

Colore bacca: Bianca

Caratteristiche varietali:
Il vitigno Riesling Italico ha le seguenti caratteristiche varietali:

  • Foglia: media, orbicolare, trilobata o intera
  • Grappolo: piccolo, tozzo, cilindrico, spesso alato, compatto
  • Acino: medio-piccolo, sferoidale Buccia: sottile, consistente, pruinosa, di colore giallo dorato

Caratteristiche produzione:
Il vitigno Riesling italico ha vigoria media ed epoca di maturazione media. E' particolarmente resistente alle gelate tardive, ma abbastanza sensibile alla siccità. Dà una produzione media, non molto regolare.
Caratteristiche vino:
Il vitigno Riesling Italico dà un vino di colore gialo paglerino con riflessi verdognoli. Al naso è fruttato, con note di mela cotogna ed albicocca, e spesso lievi sentori minerali. Al palato è fresco e asciutto di medio corpo, con leggero retrogusto amaarognolo, adatto alla produzione di vini sia tranquilli, che frizzanti o spumanti.

Riesling renano: sinonimi sono Johannisberg Riesling e Riesling bianco.  Il vitigno Riesling renano origina, come è evidente dal nome, dalla valle del Reno, in Germania. In queste zone, e soprattutto nell'area della Mosella, il vitigno è diffusamente coltivato e produce vini dai risultati sorprendenti, anche se non soprattutto come vendemmie tardive e passiti, anche con contributo delle muffe nobili, fino ai famosi "Eiswein".  Il Riesling è il più importante vitigno tedesco e rappresenta per la Germania ciò che lo Chardonnay è per la Francia. Il suo nome potrebbe derivare dall'espressione "Reissende Tiere" ossia "animali selvatici", per la sua derivazione da vitigni selvatici addomesticati. E' ampiamente diffuso in tutta l'Europa centrale, in Austria, Ungheria, Slovenia e Croazia. In Francia è coltivato nelle zone confinanti con la Germania, in Alsazia in particolare. In Italia il Riesling renano viene coltivato principalmente nel Trentino Alto Adige, nell'Oltrepò Pavese, in Veneto e in Friuli-Venezia Giulia. Predilige le zone fresche e su suolo sassoso. La sua diffusione nel nostro paese è relativamente recente, tra la fine dell'800 e l'inizio del '900. Notevoli sono le differenze tra il Riesling renano e il Riesling italico, sia dal punto di vista ampelografico (grappolo e foglia) che per quanto riguarda il vino ottenuto, che nel caso del Riesling italico è più beverino, se confrontato con i toni più aristocratici del Riesling renano. L'uvaggio dei due, in qualsivoglia proporzione, dà sempre risultati di gran classe.

Colore bacca: Bianca
Caratteristiche varietali: 

Il vitigno Riesling renano ha le seguenti caratteristiche varietali:

  • Foglia: media, tondeggiante, trilobata, a volte intera
  • Grappolo: piccolo, leggermente tozzo, di forma cilindrico-piramidale, alato
  • Acino: piccolo, sferoidale   Buccia: mediamente consistente, talvolta ambrato con punteggiature marroni

Caratteristiche produzione:
Il vitigno Riesling Italico ha vigoria elevata, con maturazione tardiva. La sua produzione è buona ma non molto costante.

Caratteristiche vino:
Il vitigno Riesling Italico dà un vino giallo paglierino con riflessi verdognoli. Al naso è lievemente aromatico, con note minerali più o meno evidenti anche in funzione delle zone in cui viene coltivato. Al palato è asciutto, freco, di medio corpo. E' adatto alla produzione di vini tranquilli ma anche di spumanti e soprattutto di passiti e vendemmie tardive.

Riesling x Silvaner

La coltivazione di questo vitigno ad alta resa tende in tutto il mondo a diminuire. Il vino ottenuto dalle sue uve contiene poca acidità, è fruttato ed ha un certo sapore di moscato. Il vitigno creato nel 1882 dal Dott. Hermann Müller è oggi la seconda varietà più diffusa in Germania. Per oltre un secolo si è pensato che si trattasse di un incrocio tra Riesling x Sylvaner. Nel 1996, in seguito ad alcune analisi del DNA, si pensò dapprima che fosse un incrocio tra Riesling x Chasselas, ma poco dopo questa affermazione è stata corretta: i suoi veri genitori sono Riesling e Madeleine Royale. Questo vitigno ad alta resa ha bisogno di terreni ricchi di sostanze nutritive e climi freddi; nella maggior parte dei casi è vinificato secco. I vini freschi e fruttati, a basso contenuto di acidità, vanno bevuti giovani e hanno un colore giallo chiaro pallido. Nella Nuova Zelanda, i vini hanno un tipico carattere floreale aromatico, che deriva dalla bassa resa del vitigno. Il nome Rivaner si riferisce a un tipo di vinificazione (macerazione a freddo) delle uve Müller-Thurgau e, da quando è stata corretta la genitorialità, non è più utilizzato come sinonimo per il Müller-Thurgau – Ri(esling) x (Syl)vaner.

Ripolo:

I primi indizi storici sul Ripolo, detto anche Ripoli o anche Uva Ripola, si cominciano a trovare nella seconda metà dell'Ottocento. Il vitigno citato da De Rovasenda 1877, è successivamente inserito nella raccolta Ampelographie da Viala e Vermorel 1901-1910. Per tutto quel periodo l'unica descrizione disponibile è stata quella di Arcuri e Casoria del 1883, in precedenza Semmola nel 1848, studia e descrive un Uva Soricella che mostra caratteri ampelografici simili al Ripolo. Non è possibile affermare un'identità certa tra le due varietà.

Un tempo diffuso soprattutto alle pendici dei Monti Lattari, nei comuni di Gragnano, lettere e Castellammare di Stabia in provincia di Napoli, attualmente il Ripolo risulta quasi esclusivamente coltivato in alcuni comuni della costiera amalfitana: Furore, Amalfi e Positano. È usato in assemblaggi dei vini Doc d'Amalfi Bianco, sottozona Furore.

Si tratta di una varietà di media vigoria, dalla fertilità contenuta, con produzione ridotta e poco costante. Il grappolo, di forma conico piramidale è abbastanza piccolo, spargolo, occasionalmente acinellato, per difetti di morfologia floreale, e spesso munito di due ali.

Piccolo e di forma arrotondata, ha colore giallo e buccia sottile mediamente pruinosa. Giunge a maturazione nella seconda metà di settembre.


Rkatsiteli:
Rollo: Già dalla fine dello scorso secolo questo vitigno a bacca bianca era diffuso nella zona del Genovesato e nel circondario di Porto Maurizio, mentre risultava pressochè sconosciuto nella Riviera di Levante.
In passato ritenuto imparentato con il Vermentino, alla luce delle ultime analisi esso risulta invece una varietà a sé stante, benchè condivida con la famiglia del Vermentino, Pigato e Favorita alcuni caratteri morfologici salienti.
Molto resistente ai venti marini, risulta mediamente tollerante alla peronospora, oidio e marciume dell’uva.
Sempre in uvaggio con altre varietà locali, quando vinificato da solo produce vini bianchi da tutto pasto, senza caratteristiche organolettiche particolari.
Rondinella: Si è ipotizzato che l’origine del nome sia da legare al colore molto scuro e intenso della bacca, simile al piumaggio nero delle rondini. Le sue origini sono ancora sconosciute. Le prime notizie risalgono al 1882, quando viene citato da Paronetto in un’opera incentrata sull’agricoltura della provincia di Verona. Probabilmente si tratta di un vitigno autoctono veronese. È particolarmente diffuso in provincia di Verona, nelle zone di produzione del Bardolino e Valpolicella. Rientra infatti negli uvaggi dell’Amarone, a cui dona sapidità e struttura.

Roscetto: Nel territorio di Montefiascone, comune della provincia di Viterbo, si sta assistendo alla rinascita di una piccola risorsa importante per lo sviluppo vitivinicolo, l’identificazione ed il riconoscimento dell’intera zona, il Roscetto. Da circa un decennio, questo antico vitigno inizia a distinguersi per la realizzazione di vini strutturati, eleganti e dal ricco profilo aromatico. È una varietà a bacca bianca presente principalmente nel Lazio, qualcosa in Umbria, Puglia e poi nel nord, in regioni come Veneto e Lombardia. Poco considerato fino a qualche tempo fa, vista la scarsa produzione per pianta e la bassa resa in vino, lo ritroviamo, in primo luogo, nella zona nord laziale al confine con l’Umbria, diffuso su una modesta superficie di territorio. Le sue origini, pare, derivino dalla Francia e strettamente legate al periodo in cui Viterbo, nel 1257, fu sede pontificia. Da allora è presente in zona, come testimoniano, appunto, alcuni documenti dell’epoca e dei secoli successivi, che elencano alcuni vini laziali realizzati proprio con le uve Roscetto. Studi effettuati sul Dna del vitigno hanno dimostrato, comunque, che le sue origini derivano da una famiglia di uve Greco, ed il suo nome sembra sia legato al colore della sua buccia che, in fase di maturazione, passa dal verde, al giallo fino ad assumere una singolare tonalità di rosa. Dalla metà degli anni Ottanta sono cominciate le prime vere sperimentazioni sulle caratteristiche ampelografiche del vitigno, esaminando le foglie, il grappolo e gli acini di una ventina di genotipi selezionati. Assai significativi sono stati i risultati ottenuti, da cui poi sono state realizzate varie schede descrittive e individuati quattro differenti biotipi nell’ambito della stessa varietà. Il Roscetto ha un grappolo di medie dimensioni, dotato di una foglia media e di grandi dimensioni, dalla buccia spessa e molto pruinosa, di colore giallo intenso che, come dicevamo, con la maturazione tende ad un colore leggermente più scuro. È un vitigno che subisce l’attacco della muffa nobile, la botritys cinerea, capace di dare in particolari annate vini dolci di grande intensità e freschezza. 

Rossara trentina: Come per molte altre varietà (Rossana, Rossola, Rossetta, Rossese etc.), anche il nome di questo vitigno prende spunto dalla colorazione della buccia che a maturazione diviene rossastra.
Varietà vigorosa e produttiva, ha un grappolo grande e compatto, spesso soggetto a marciumi. E’ inoltre particolarmente sensibile alla Flavescenza dorata.
Attualmente coltivata solo in vecchi vigneti, spesso insieme alla Schiava (con la quale condivide quasi certamente l’origine genetica), quando vinificata in purezza genera un vino di scarso colore, media alcolicità ed un caratteristico sentore di rosa e di spezie.
Rossese bianco:
Difficile è ricostruire la storia di questa antica varietà a bacca bianca, della quale si hanno notizie frammentarie legate alla sua presenza in territori distanti fra loro: a partire da S. Biagio della Cima, nell’imperiese, arrivando fino allo Riomaggiore, nello Spezzino, passando per Albisola, nel Savonese.
Tutti i vitigni omonimi fino ad oggi esaminati hanno in comune il grappolo più o meno spargolo ed il colore della bacca giallo verdastro con sfumature ambrate, a seconda della maturità e dell’esposizione dei vigneti.
Quando vinificato in purezza genera un vino di intenso profumo fruttato e floreale, marcato da note dolci di vaniglia. In bocca esso appare pieno e corposo, con acidità viva ma ben assemblata alle altre componenti.
Rossese:Vitigno a bacca rossa, di probabili origini liguri, anche se alcuni studiosi affermano che sia stato importato dai Doria, che possedevano in Dolceacqua un castello sin dal 1270. Ha foglia medio-grande, pentagonale eptalobata; grappolo di medie dimensioni o medio-grande, piramidale con 1-2 ali, più o meno spargolo; acino da medio a medio-piccolo, ellissoidale corto, con buccia di medio spessore, di colore blu-nero-violetto, con buona presenza di pruina. La produzione è condizionata da fenomeni di colatura e acinellatura.
Rossignola: È ricordato anche con i sinonimi Rossetta, Groppello, Rossiola, Rossola. Vitigno autoctono della Valpolicella, in provincia di Verona, dove risulta coltivato da tempi remoti. Le prime notizie risalgono ai primi decenni dell’Ottocento. È infatti citato dal Pollini nel 1824 e da Giuseppe Acerbi l’anno successivo. È particolarmente diffuso in provincia di Verona, sia in Valpolicella, sia sulle rive del Garda veronese. Compare, più limitatamente, anche nel Vicentino.
Rossola:Uva a maturazione tardiva, a grappolo cilindrico e acino sferoide di color violetto; la produzione è regolare, con una potenzialita alcoolica di circa 11 gradi. Si ottiene un vino color rubino, di buona fragranza, fresco di acidità, un po' tannico, mediamente di corpo, sapido. Viene coltivata quasi esclusivamente in Valtellina (Lombardia).
Roussanne:ll
vitigno Roussane è una varieta' a bacca bianca coltivata nella Valle del Rodano ed in altre zone del Midi francese. Viene spesso usato negli uvaggi con il Marsanne,con la quale spesso è stato confuso,ed e' una delle varieta' autorizzate per la produzione dello Chateauneuf-du-Pape bianco. In Italia entrambi questi vitigni sono coltivati in alcune aree della Toscana e della Liguria, e vengono utilizzati per la produzione del vino DOC Montecarlo bianco.
Roussin:
Praticamente scomparso dalla viticoltura valdostana, all’infuori di una piccolissima presenza nel Comune di Arnad, questo vitigno a bacca rossa è capace, se vinificato da solo, di generare un vino di colore rosso cerasuolo tendente al granato con l’invecchiamento, profumo gradevolmente vinoso, gusto asciutto e buona alcolicità.
Dal punto di vista agronomico, il Roussin si dimostra particolarmente esigente: necessita infatti di terreni con buona esposizione e di un’altitudine non troppo elevata per portare a termine la maturazione.
Media è la sua tolleranza ai principali parassiti ed alle avversità climatiche.
Nel Comune di Morgex è coltivata una varietà con la stessa denominazione che differisce per alcuni caratteri ampelografici.

Ruby Cabernet

L'incrocio riuscì nel 1936 al Dott. Harold P. Olmo presso l'Università della California a Davis. Lo scopo era, tra l'altro, di riuscire a produrre vini in stile Bordeaux anche in un paese caldo come la California.Una nuova varietà nata dall'incrocio di Cabernet Sauvignon x Carignan. L'obiettivo di questo incrocio era di unire l'eleganza del Cabernet e la resistenza al calore del Carignan. Il Ruby Cabernet è coltivato soprattutto nella Central Valley, dove il calore impedisce la produzione di vini eleganti.
Rubired:
Ruché:Origini:Pur non conoscendone con certezza le origini, si può dire che la varietà è da tempi remoti coltivata sulle colline a nord-ovest della provincia di Asti, nel territorio di Castagnole Monferrato. Il suo nome potrebbe derivare da "roncet", degenerazione infettiva di origine virale, per le sue capacità di resistenza alla virosi rispetto agli altri vitigni della zona; per altri, invece, potrebbe essere dovuto alla sua predilezione per le rocche più scoscese e assolate. Si dice, infine, che potrebbe averlo portato nel Monferrato la confraternita dei frati di San Rocco. Fra i sinonimi più noti, Roché e Rouchet.

Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: ha foglia media, pentagonale, spesso trilobata ma anche quinquelobata; grappolo medio o medio-grande, allungato e alato (da 1 a 3 ali), mediamente spargolo; acino medio, sferoidale, con buccia leggermente pruinosa e  spessa. Ha vigoria medio-elevata e produzione media e abbastanza regolare, anche se risente dell'andamento del tempo durante la fioritura. Necessita di terreni collinari, leggeri, non molto fertili, per evitare un eccessivo vigore e l'emissione di abbondanti femminelle.
Malattie e avversità: ha media resistenza alla peronospora e alla botrite, mentre è più sensibile all'oidio. Ha buona resistenza ai fenomeni virali di arricciamento e tollera poco il freddo. I germogli, per la loro fragilità, sono facilmente danneggiati dal vento. Può subire con frequenza danni dovuti all'attacco di calabroni, vespe e api.
Ruggine: A Rubbiara di Nonantola, in provincia di Modena, si coltivano ancora alcuni rari esemplari di Ruggine, un’antica varietà a bacca bianca dal grappolo spargolo, così chiamata per il colore marrone che gli acini esposti al sole raggiungono nelle ultime fasi di maturazione, che avviene precocemente alla fine di Agosto.
Il vino che si ottiene dalla sua trasformazione è di colore giallo paglierino, con forte aroma ammandorlato, gusto sapido e fin di bocca nettamente amarognolo.