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vitigni dalla u-v

I Vitigni di tutto il mondo dalla A alla Z

Ucelut: Il vitigno Ucelut è un bianco autoctono friulano la cui origine, come spesso succede nelle piccole realtà enologiche italiane, rimane poco chiara . Appartierne alle uve cosiddette uccelline,  cioè caratterizzate dalla loro crescita spontanea ai margini dei boschi e particolarmente apprezzate uccelli che ne vanno ghiotti. La coltivazione del vitigno Ucelut è presente da secoli in tutto il Friuli, dove una volta era molto diffuso, anche se al giorno d'oggi trova pochissimi estimatori a Castelnovo del Friuli e Pinzano, in provincia di Pordenone.
Colore bacca: Bianca
Regione: Friuli-Venezia Giulia
Caratteristiche varietali:

Il vitigno Ucelut ha le seguenti caratteristiche varietali:
-Grappolo: medio grande e di forma tronco piramidale, piuttosto compatto e provvisto di più ali piccole e corte.
-Acino: medio grande, sferico e regolare
-Buccia: spessa e pruinosa di colore giallo dorato.
Coltura ed allevamento: Il vitigno Ucelut preferisce i terreni argillosi e sassosi, con sistemi di allevamento a cordone speronato.
Caratteristiche vino: Il vitigno Ucelut dà un vino di colore giallo paglierino, più o meno intenso; limpido e con buona trasparenza. Al naso è fruttato e floreale, con note di fiori di campo ed acacia. Al palato è equilibrato con gusto pieno e di corpo. Il sapore è morbido e vellutato con piacevole retrogusto ammandorlato.
Ugni blanc:Detto anche Saint-Emilion. Rappresenta il vitigno base nella produzione del Cognac e dell'Armagnac.

E' il corrispondente del nostro Trebbiano Toscano.
Uva della cascina: Vitigno a bacca nera presente ormai a livello di reliquia in vecchi vigneti dell’Oltrepò pavese in via di abbandono, deve il suo nome al luogo di ritrovamento di alcuni suoi esemplari.
Caratterizzato da un’epoca di germogliamento molto precoce, mostra un forte vigore vegetativo ma una produttività contenuta, probabilmente a causa delle virosi che affliggono i pochi esemplari esaminati. Le sue uve si distinguono per la forma leggermente appiattita degli acini e per il loro tenue aroma moscato. La sua vinificazione in purezza produce un vino rosso abbastanza fruttato, con evidenti note speziate.
Uva di mornico: Questa varietà, identificata in alcuni vecchi vigneti di Mornico Losana, nel cuore dell’Oltrepò Pavese, è di origine sconosciuta e presente ormai in maniera assai sopradica nei dintorni di Broni. Due sono i biotipi finora individuati, che differiscono per la forma del grappolo e per le epoche di sviluppo e maturazione delle uve.
Dal punto di vista aromatico, il vino che se ne ricava mostra una marcata espressione fruttata, non privo di componenti speziate e vegetali.
Ussolara: Questa varietà, che viene ricordata in un indagine di fine ‘800 tra quelle maggiormente diffuse nella zona di Gambellara in provincia di Vicenza, è di origine incerta, sebbene il suo nome faccia pensare ad una sua lontana provenienza ussara, ovvero austriaca.
Attualmente a rischio di scomparsa, mostra per contro delle buone potenzialità enologiche, oltre ad una discreta produttività ed una buona resistenza alla principali crittogame.
Il vino che si ricava dalla sua vinificazione in purezza è di colore rosso rubino con delicati sentori di viola e frutta rossa, di struttura leggera, morbido e giustamente alcolico.
Uva di Troia:Origini: Il nome di questo vitigno a bacca nera lascia facilmente immaginare una sua provenienza dalla città di Troia, molto probabilmente fondata in Puglia dai coloni greci provenienti dalla città omonima, anche se non si può non considerare l'ipotesi di una provenienza albanese dalla città di Cruja. E' abbondantemente coltivato lungo la zona litoranea pugliese, nella zona di Barletta e nella provincia di Bari. Fra i sinonimi più comuni: Nero di Troia, Uva di Canosa, Vitigno di Barletta, Uva di Barletta, Troiano, Tranese, Uva della Marina.

Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: ha foglia media, pentagonale, pentalobata; grappolo grosso, piramidale, semplice o alato, mediamente compatto; acino medio, sferoidale, con buccia abbondantemente ricoperta di pruina, spessa e consistente, quasi coriacea, di colore violetto; ha polpa poco carnosa e l'acino si separa con difficoltà dal pedicello. La produzione è media, si adatta con facilità ad ogni forma di allevamento e potatura e non ha particolari esigenze di terreno nei climi caldi.
Malattie e avversità: ha tolleranza media all'oidio , scarsa alla peronospora . Grazie all'elevata consistenza della buccia, resiste bene alle intemperie mentre ha difficoltà con il vento caldo, tipico delle zone meridionali.

Uva raggia: Sembra una delle cultivar più antiche della Calabria, le prime attestazioni storiche risalgono al 1600. La denominazione Uva rúggia o Roggia (ruggine) si riferisce alla colorazione grigio-rossastra dell’uva. Un tempo molto diffusa, oggi è stata recuperata nella Locride e nel Cirotano ed ha una coltivazione sporadica. È un vitigno a maturazione molto tardiva (nella seconda e terza decade di ottobre).
Come si presenta in vigna. Il grappolo a maturità ha dimensioni medio-grandi, la lunghezza è variabile, di forma conica allungata o conica-troncata, mediamente spargolo o spargolo e con peduncolo medio-corto e robusto, di colore verde. L’acino è grande, di forma tronco-ovoide o ellissoidale corto. La buccia è media, molto pruinosa, di colore dal verde chiaro al grigio rossastro tendente al bruno. La polpa è molto consistente, ha sapore neutro e poco acido.
Attitudini per la viticoltura.
Uva rúggia è un vitigno resistente alle avversità climatiche e molto sensibile all’oidio, che predilige sistemi di allevamento ad elevata espansione, come i pergolati.
Impiego.
Le uve vengono coltivate come uva da tavola per il valore estetico dei grappoli e le caratteristiche degli acini. Viti di questa varietà si trovano spesso nei centri storici dei paesi calabresi, allevate a pergola presso le case o nelle campagne circostanti. Raccolta tardivamente, l’Uva rúggia veniva conservata fino a Natale dentro sacchetti di tela o nelle caratteristiche pignate o graste di coccio.

Uvalino: Questo vitigno a bacca nera, conosciuto nel Roero con il nome di Lambrusca o Lambruschino e nel Canavese come Curnaiola, non ha in realtà parentele con altri “Lambruschi” extra-regionali, mentre mostra delle marcate analogie con il Neretto di Marengo, vitigno tradizionale dell’Alessandrino.
Sporadicamente presente in tutto il Piemonte, è diffuso un po’ più estesamente solo nell’Astigiano e nell’Alessandrino e nel Tortonese.
Caratterizzato da una forte rusticità (da cui forse deriva il nome di Lambrusca), presenta una maturazione tardiva che può generalmente condurre a termine grazie alla sua resistenza alle principali crittogame.
Vinificato in purezza, produce un vino rosso ricco di estratto, dal profumo vinoso e dal gusto tendenzialmente tannico, con finale amarognolo.
Uva Longanesi:Il vitigno Uva Longanesi è originario di Boncellino (Bagnacavallo, in provincia di Ravenna), dove è stata rinvenuta la pianta madre nel podere della famiglia Longanesi (soprannominata “Bursòn”), che la vinifica ancora ai giorni nostri.  La vite venne trovata arrampicata ad una quercia, ed inizialmente si pensò che fosse un biotipo del Negretto. L’Uva Longanesi è stata riconosciuta ufficialmente nel Registro Nazionale Varietà di Vite da Vino nel 2000, e la sua coltivazione si è da allora espansa poi con rapidità nelle province di Ravenna, Forlì-Cesena e Bologna.
Colore bacca: Nera
Regione: Emilia-Romagna
Il vitigno Uva Longanesi ha le seguenti caratteristiche varietali:

-Foglia: foglia media, pentagonale, pentalobata
-Grappolo: conico-cilindrico, allungato, alato, mediamente compatto o spargolo
-Acino: medio-grande, sferico  Buccia: consistente di colore blu-nero
Caratteristiche vino: Il vitigno Uva Longanesi dà un vino rosso rubinodai riflessi violacei; al naso è piacevolmente fruttato con note di piccoli frutti rossi; al palato è di sapore leggermente amarognolo, fresco, tannico e di buona struttura.
Uva per colore:Questo vitigno a bacca nera, così chiamato per l’aspetto rosseggiante di tutta la pianta, apici dei germogli e foglie comprese, appartiene al gruppo delle uve “tintore” o “tintiglie”, diffuse un tempo in tutta la Campania come cultivar da impiegare per arricchire di tinta i mosti ricavati da uve poco colorate o di annate poco favorevoli, ed è caratterizzata da acini piccoli e, caso raro fra le varietà di vite, da polpa colorata.
E’ attualmente diffuso nella zona di Gragnano e Lettere, in provincia di Napoli, dove entra nell’uvaggio della DOC Penisola Sorrentina Rosso.
Uva Rara:Origini: E' uno di quei vitigni che dimorano da secoli nella zona dell'Alto Piemonte, tra le province di Novara e Vercelli, e nella provincia di Pavia, di cui non è stato facile ottenere i caratteri identificativi a causa di una errata sinonimia con la Bonarda piemontese e la Croatina. Lo stesso Di Rovasenda, nel 1877, indentificava la Bonarda di Gattinara con l'Uva Rara di Voghera, mettendo però in evidenza come il secondo nome fosse più adatto a rappresentare l'aspetto del grappolo, mentre il Molon, nel 1906, considerava l'Uva Rara un sinonimo del vitigno Bonarda. Oggi è stato ormai appurato che non c'è alcuna parentela fra i due genotipi, pertanto gli unici sinonimi corretti sono: Bonarda di Cavaglià, Bonarda di Gattinara, Balsamina, Balsamea nera, Oriana, Orianella, Oriola e Rairone.

Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: ha foglia grande, pentagonale con lobo mediano frequentemente allungato, quinquelobata o a volte, alla base del tralcio, eptalobata o enalobata; grappolo di dimensione variabile, medio o medio-piccolo, conico, piuttosto corto e molto spargolo; acino medio, sferico o leggermente appiattito, con buccia pruinosa di colore blu scuro. Viene coltivata con forme di allevamento espanse e ben si adatta alla controspalliera, con potatura lunga o mista. La fase di fioritura è eccessivamente vigorosa e il grappolo, già tendenzialmente spargolo, è facilmente soggetto a colatura , con conseguente riduzione della produzione.
Malattie e avversità: oltre al fenomeno della colatura, più frequente nelle annate sfavorevoli, tollera poco l'oidio, ma ha una scarsa sensibilità alla muffa grigia e al marciume acido, ha media sensibilità alla peronospora e tollera abbastanza i danni da grandine.
Uva Tosca: Semplicemente chiamata Tosca o Tosco, quest’uva nera dall’origine sconosciuta deve probabilmente il suo nome ad una lontana somiglianza con il Sangiovese grosso, con il quale non ha invece alcun legame di parentela.
In passato essa veniva coltivata in alta collina ed in montagna grazie alla sua predilezione per i climi freschi e le esposizioni dirette; oggi è diffusa in alcuni Comuni delle provincie di Reggio e Modena, dove mostra una media sensibilità all’oidio e una discreta tolleranza alle altre crittogame.
Il vino che se ne ottiene è di colore rosso scarico, acidulo, piuttosto sapido, non particolarmente alcolico.
Uvina:

Valentino:
Vega:Vitigno nato nel 1937 ad opera del prof. Dalamsso attraverso l'incrocio tra Furmint e Malvasia Istriana. Foglia media, pentagonale, pentalobata - grappolo piccolo, cilindrico e corto, mediamente compatto e raramente provvisto di un'ala - acino piccolo, sferico con buccia consistente di colore verde-giallo. Se ne ricava un vino dal colore giallo paglierino, semplice e leggermente frizzante.
Veltliner: Il vitigno Veltliner, noto in Austria e Germania come "Grüner Veltliner", è un vitigno molto antico, le cui prime citazioni risalgono al XVI secolo. Nel 1884 Goethe ne riportava il sinonimo "Weissgipfel", ossia "Cima bianca", e nella bassa Austria era anche noto come "Grünmuskateller" ossia "Moscato verde". In Italia si è diffuso molto sporadicamente e solamente nella Val d'Isarco (Bolzano)ha trovato un terroir d'elezione. E' sorprendentemente varietà autorizzata per l'Abruzzo e per la provincia di Caserta.
Colore bacca: Bianca
Regione: Trentino-Alto Adige, Veneto, Campania
Il vitigno Veltliner ha le seguenti caratteristiche varietali:

-Foglia: media, pentagonale, pentalobata
-Grappolo: medio, piramidale, con una o due ali, compatto
-Acino: medio-grande, sferoidale o obovoidale Buccia: pruinosa, consistente, di colore giallo dorato. Alcuni biotipi hanno colorazioni della buccia che possono tendere al rosa o rossastro.
Caratteristiche produzione: Il vitigno Veltliner ha vigoria elevata ed epoca di maturazione media.
Coltura ed allevamento: Il vitigno Veltliner predilige i terreni più profondi, fertili e caldi e in pendenza. La fioritura è sensibile alle perturbazioni e l’uva neccessita in autunno di lunghi periodi di sole per raggiungere la completa maturazione.
Caratteristiche vino: Il vitigno Veltliner dà un vino giallo paglierino con riflessi verdognoli. Al naso è fruttato, con note speziate e alcune sensazioni floreali. In bocca è fresco, sapido, complessivamente equilibrato ed armonico.
Verdea:Origini:Vitigno a bacca bianca di probabili origini toscane. Il Dalmasso (1937) ricorda la citazione del novelliere trecentesco Francesco Sacchetti di un'uva sancolombana che suppone sia la verdea. In effetti si ritrova tutt'ora in Toscana come colombana. Anche il Pier de Crescenzi nel 1945 già ne parlava come verdea, mentre il Soderini la citava nel 1806. Secondo la tradizione locale si racconta che fu il santo irlandese San Colombano a diffonderla. Essendo ideale per l'appassimento in fruttaio non è raro trovarla nei vini dolci anche da sola. E' fra i vitigni raccomandati nella provincia di Milano. Attualmente è ancora abbastanza diffusa nella provincia di Pisa e nel piacentino. Fra i sinonimo più noti colombana bianca, dorée d'Italia e colombana di Peccioli.
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali:
Ha foglia media, pentagonale, trilobata o pentalobata; grappolo medio, conico-piramidale, corto e tozzo, con una o due ali, non compatto; acino medio, subrotondo, con buccia leggermente ricoperta di pruina, spessa e consistente, di colore verde-giallastro. Ha produzione costante e abbondante, predilige potature lunghe ma non eccessivamente ricche, pena una produzione troppo elevata con conseguente calo della qualità.
Malattie e avversità: L'ottima tolleranza al marciume gli consente una buona conservazione dei grappoli, sia in pianta che nei fruttai. Resiste bene anche alle altre malattie crittogamiche mentre ha scarsa resistenza alla siccità. E' sensibile alla carenza di magnesio e al disseccamento del raspo.
Verdealbara: Il nome di questa varietà, analogamente all’Erbaluce piemontese, fa riferimento allo speciale colore che la buccia delle sue uve assume alla prime luci dell’alba.
Diffusa in pochi esemplari nella zona di Avio, in provincia di Trento, essa è caratterizzata da grappolo piccolo e compatto e dalla leggera aromaticità delle sue uve.
Una volta vinificata, produce un vino dagli aromi floreali e leggermente agrumati, di marcata acidità e basso grado alcolico.

Verdeca: Il vitigno Verdeca, che deve il suo nome al colore verdolino delle bacche, viene ritenuto autoctono della Puglia, in particolare delle zone della Valle d'Itria, nella zona di Gravina  e nelle zone del Tarantino e del Barese. E' il vitigno a bacca bianca più diffuso nell’intera regione. Come moltissimi vitigni del sud, anche la Verdeca molto probabilmente ha la sua origine nella vicina Grecia. Alcuni pensano vi siano affinità, e non solo nel nome, con il  vitigno Portoghese Alvarinho, coltivato nella zona del Vinho Verde. Nel passato il Verdeca veniva usato soprattutto come base per vini dolci o per vermouth, da vendere alle grandi cantine. Negli ultimi anni, grazie anche alla lungimiranza di alcuni viticoltori locali, si è registrato un notevole aumento di interesse per il vitigno Verdeca, che vinificato in purezza seguendo rigorose pratiche di cantina, permette di ottenere risultati molto promettenti.
Colore bacca: Bianca
Regione: Basilicata, Campania, Puglia
Il vitigno Verdeca ha le seguenti caratteristiche varietali:

-Foglia: medio-grande, intera, tri-o quinquelobata
-Grappolo: medio, conico, con una o due ali
-Acino: medio, sferoidale Buccia: di spessore medio, pruinosa, tenera, di colore giallo-verdastro
Caratteristiche produzione: Il vitigno Verdeca ha buona vigoria ed epoca di maturazione medio-precoce.
Caratteristiche vino: Il vitigno Verdeca dà un vino di colore giallo paglierino tendente al verdolino. Al naso è delicato e gradevole, fruttato, con note di ananas e gradevole sfumatura agrumata con ricordi di bergamotto. In bocca è asciutto, fresco, sapido armonico e con buona persistenza.
Verdejo: vitigno bianco spagnolo, produce un vino molto profumato al naso, con aromi di mela renetta, pera che si evolvono in sentori di nocciola e miele. In genere dà vini strutturati ed equilibrati che, col tempo, tendono ad ossidare. In questi ultimi anni, ha avuto il maggiore rilancio produttivo grazie ad investimenti economici consistenti e innovative tecniche di cantina (iperiduzione e iperossidazione). E’ prodotto nelle DO Rueda, Toro e Clades.
Verdello:Il vitigno Verdello, come nel caso di altri vitigni, prende il nome dal colore giallo-verdastro delle sue bacche. Le sue origini non sono note, la prime menzione certa è molto recente, del 1949 in occasione del Convegno Vitivinicolo e Mostra dell’Uva di Perugia. Viene coltivato nell' Orvietano ed in alcuni territori limitrofi in Toscana. Sembra assomigliare per certi aspetti al Verdelho coltivato nell'isola portoghese di Madera
Colore bacca: Bianca

Regione: Umbria, Toscana
Il vitigno Verdello ha le seguenti caratteristiche varietali:
-Foglia: media, orbicolare, pentalobata
-Grappolo: medio-grande, piramidale, alato, compattoAcino: medio-piccolo, sferico
-Buccia: pruinosa, di colore giallo-verdastro e striature brune
Caratteristiche produzione: Il vitigno Verdello ha vigoria buona, epoca di maturazione tardiva, produzione abbondante e regolare.
Coltura ed allevamento: Il vitigno Verdello è molto sensibile ad oidio e botrite, soffre la siccità e predilige i terreni collinari, ventilati e dotati di media fertilità.
Caratteristiche vino: Il vitigno Verdello dà un vino di colore giallo paglierino, intenso al naso, con note fruttate. Al palato è fresco, mediamente sapido, con finale di bocca amarognolo. Abitualmente, non viene mai vinificato in purezza, ma in uvaggio con altre varietà della zona.
Verdicchio
Verdiso:Probabilmente originario della zona dei Colli Euganei, viene citato già nel '700 come presente nella zona di Conegliano; nel XIX secolo è così diffuso da superare per produzione qualsiasi altro vitigno a bacca bianca della zona. Impiegato nella produzione del Prosecco, per aumentarne l'acidità e la sapidità, è importante per equilibrare la componente acida nelle annate calde e nelle esposizioni più favorevoli. Oggi si cerca di valorizzarlo utilizzandolo in purezza, per ottenere un vino gradevole ed armonico. Ha grappolo di media grandezza, con peduncolo molto lungo ed erbaceo; acino di colore giallo citrino. Le nervature delle foglie rimangono verdi più a lungo della lamina ed in autunno, l'aspetto è quello di un reticolo verde disteso sul giallo del vigneto
.

Verdelho: Uva bianca portoghese coltivata, ormai raramente, sull'isola di Madeira, che produce vini di elevata acidita'. Trapiantata in Australia, ha dato vita a vini piu' corposi e dai caratteristici aromi citrini.
Verdese:
Il vitigno Verdese risulta iscritto al Registro nazionale varietà di vite da vino dal 1996. E' un vitigno a bacca bianca che prende il suo nome con ogni probabilità dal colore degli acini, tendente al verdognolo. E' varietàper le province di Como e Lecco, e rientra nella IGT Terre Lariane. Pochissimi produttori vinificano in purezza il Verdese, ed è molto più facile ritrovarlo negli uvaggi delle denominazioni delle aree in cui il vitigno è autorizzato.
Colore bacca: Bianca
Regione: Lombardia

Verdicchio:

Il vitigno Verdicchio è presente soprattutto nelle Marche, sulle colline tra Jesi e Matelica, fin dalll'VIII secolo. Il suo nome, come avviene anche in moltri altri casi (Verdeca, Verduzzo) deriva dal colore delle sue bacche. Recenti studi sul DNA hanno confermato la sua identità col Trebbiano di Soavee il Trebbiano di Lugana, cosa che ha aperto l'ipotesi che il Verdicchio introdotto nelle Marche da viticoltori veronesi attorno al 1400. Il Registro nazionale varietà di vite stabilisce l'identità di questi due trebbiani, ma li classifica autonomamente rispetto al Verdicchio, che in effetti se ne differenzia abnbastanza, soprattutto dal punto di vista olfattivo. Anche il Trebbiano verde, diffuso nel Lazio, sembra coincidere col Verdicchio, non avendo tra le altre cose, una menzione autonoma nel Registro nazionale varietà di vite. Comunque il Verdicchio laziale è caratterizzato da maggiore produttività e minore qualità rispetto al suo antesignano marchigiano.
Colore bacca: Bianca
Regione: Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Abruzzo, Lazio, Puglia
Il vitigno Verdicchio ha le seguentri caratteristiche varietali:
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Foglia: media, pentagonale, tri o pentalobata
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Grappolo: medio, compatto o semicompatto, conico, alato
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Acino: medio, sferico Buccia: consistente, leggermente pruinosa di colore verde-giallastro
Caratteristiche produzione: Il vitigno Verdicchio ha vigorie elevata, epoca di maturazionemedio-tardiva, produttività buona e costante.
Coltura ed allevamento: Il vitigno Verdicchio predilige zone collinari ben esposte e terreni prevalentemente argillosi. Richiede forme di allevamento medio-lunghe, e quindi di difficile meccanizzazione. E' molto sensibile all'oidio e alla botrite.
Caratteristiche vino: Il vitigno Verdicchio dà un vino di colore giallo paglierino con riflessi verdognoli. Al naso è fruttano, con note decise di mandorla amara. Al palato è fresco, sapido, di corpo, adatto anche a brevi invecchiamenti.
Verdiso:
Il vitigno Verdiso sembra essere originario della zona dei Colli Euganei, dove però è ai nostri tempi non più presente in modo significativo. E' presente fin dall'inizio del '700 nella zona di Conegliano-Valdobbiadene, dove a quei tempi venne prefefrito ad altre varietà grazie alla sua elevata produttività (anche se a scapito della qualità dei mosti). Oggigiorno è ancora presente in zona e concorre agli uvaggi sia col Prosecco (Glera) che con altre varietà. La sua importante componenete acida lo rende adatto all'appassimento, e viene infatti utilizzato nella produzione del Colli di Conegliano Torchiato di Fregona DOCG.
Colore bacca: Bianca
Regione: Veneto
Il vitigno Verdiso ha le seguenti caratteristiche vareitali:
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Foglia: media, pentagonale, intera, trilobata
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Grappolo: medio, piramidale, a volta con un'ala
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Acino: medio-grande, elissoidale   Buccia: sottile, pruinosa, di colore giallo-verdastro
Caratteristiche produzione: Il vitigno Verdiso ha vigoria buona ed epoca di maturazione tardiva. La sua produttività è abbondante e regolare.
Caratteristiche vino: Il vitigno Verdiso dà un vino dal colore giallo paglierino. Al naso è poco intenso, fruttato. Al palato si presenta fresco, di poco corpo, armonico anche se con debole persistenza. Viene vinificato prevalentemente in uvaggio, soprattutto con il Prosecco (Glera) nella zona di Coengliano-Valdobbiadene.

Verduschia: vitigno a bacca bianca di origine incerta coltivato nelle cinque terre. Genera vini modesti destinati ad uso locale.
sinonimi:verdusca, verdina, verdurella e verdella
Verduzzo friulano:Origini:Vitigno a bacca bianca, citato dall'Acerbi (1825) col nome "Verduz", coltivato nel Friuli in provincia di Udine da oltre cento anni. Già inserito nel Bollettino Ampelografico del 1879 tra le uve bianche del Friuli, viene successivamente distinto in due tipi dal Poggi (1939), uno "verde" ormai scomparso e uno "giallo", derivato molto probabilmente dal precedente. Sempre in provincia di Udine, nella zona di Ramandolo, esiste il Verduzzo raçsie a grappolo semispargolo, citato dal Perusini nel 1935. Coltivato nelle Grave, in terreni pianeggianti, dà vini secchi, caratterizzati da freschezza e profumi fruttati, mentre nei Colli Orientali è utilizzato prevalentemente per la produzione di vini dolci, capaci anche di un buon invecchiamento.

Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: ha foglia media, trilobata o quasi intera, orbicolare; grappolo piccolo, piramidale, alato e leggermente compatto; acino medio, tendente a una forma ellissoidale, con buccia pruinosa, spessa, coriacea e consistente, con epidermide di colore giallo verdastro o dorato nella parte esposta al sole. Ha buona vigoria, produzione buona e costante. Predilige terreni collinari ben esposti, scarsamente fertili e clima asciutto. La forma di allevamento più adatta è quella a media espansione, con potatura medio-lunga. Grazie alla sua buccia molto resistente, sopporta meglio di altri gli attacchi di grandine.
Malattie e avversità: è leggermente sensibile alla peronospora  e all'oidio , soffre gli attacchi della tignola , tollera bene la botrite sempre grazie alla buccia resistente.
Verduzzo trevigiano: vitigno a bacca bianca di presunte origini sarde, coltivato in fruili. Occorre precisare che in sardegna non risulta nessun vitigno simile, almeno tra quelli codificati. In purezza genera vini profumati, secchi, di contenuta acidità. Solitamente viene utilizzato in uvaggi misti col verduzzo friulano entrando in diverse doc della regione.
Vermentino:Vitigno di origini discordanti; taluni ritengono che sia nato in Spagna e poi si sia diffuso sulle coste tirreniche settentrionali dove ancora oggi è ampiamente coltivato: Francia (Languedoc-Roussillon), Liguria, Sardegna, Corsica e Toscana. In varie regioni della Francia è noto come Malvoisie Précoce d'Espagne o Malvoisie à gros Grains. In Lunigiana prende il nome di Vermentino Reale. In Corsica è l'uva bianca più coltivata. In Sardegna viene vendemmiato abbastanza precocemente per mentenerlo più ricco di acidità. Per molti studiosi è affine al Pigato e alla Favorita. Ha foglia di media grandezza o medio-grande, orbicolare o pentagonale, pentalobata o, più spesso eptalobata; grappolo medio, conico o cilindrico alato, talvolta con un'ala lungamente peduncolata, tra spargolo e mediamente compatto; acino medio o medio-grande, da rotondo a ellissoidale molto corto, con buccia di medio spessore, di colore giallo-verdastro che, se ben esposta al sole, tende al giallo-dorato o ambrato; in questo caso, sulla superficie si formano delle macchie caratteristiche di color ruggine, dette 'piggie' o 'pigghe', come per il Pigato.

Vermentino nero: Pochissime sono le notizie precise in merito a questo vitigno a bacca nera, probabilmente originario delle colline costiere dell’alta Toscana (zona di Massa ed bassa Lunigiana), dove ha lunga tradizione ed è tuttora diffuso.
Secondo alcuni Autori deriverebbe da una mutazione del Vermentino bianco, con il quale condivide diversi caratteri ampelografici.
Il vino che da esso si ricava è rosso rubino, piacevolmente fragrante e fruttato, di media struttura e discreta persistenza.
Esso compare come vitigno complementare della DOC Colli di Luni Rosso ed a a far parte dell’uvaggio delle IGT Toscana Rosso (per la provincia di Massa-Carrara) e Val di Magra Rosso e Rosato.
Vernaccia di Oristano: La denominazione “Vernaccia" viene spiegata come derivante dal latino "vernaculus", che significa "del posto", oppure "locale". Secondo l’ipotesi più accreditata, l’introduzione di questo vitigno in Sardegna sarebbe dovuta ai Fenici che l’avrebbero introdotta attraverso il porto di Tharros. La Vernaccia di Oristano, da non confondersi con la Vernaccia di San Gimignano, è diffusa e coltivata esclusivamente in Sardegna, nella Valle del Tirso. La Valle del Tirso, compresa tra Cabras e Baratili S. Pietro, è generalmente caratterizzata da terreni ciottolosi ed un clima caldo e asciutto, grazie al contributo dei venti che provengono dall'Africa. La Valle del Tirso è da sempre famosa per la coltivazione pressoché esclusiva di uno dei più straordinari vitigni sardi (uno dei pochi a potersi definire realmente autoctono): la Vernaccia di Oristano, da cui si ricava l’omonimo vino-aperitivo, realizzato con una tecnica enologica ossidativa che non ha uguali nel resto d’Italia.
Vernaccia di S.Gimignano: Origini:
Questo vitigno appartiene ad un gruppo che comprende varietà molto diverse fra loro, come collocazione territoriale, ma simili nelle caratteristiche organolettiche. Il nome Vernaccia potrebbe provenire da Vernazza, la località delle Cinque Terre (Liguria) famosa per l'omonimo vino bianco, oppure da Garnacha o Grenache, vitigni spagnolo e francese. Ma potrebbe derivare anche da vernaculus, dal tardo latino, che definiva tutto ciò che proveniva da un dato luogo, autoctono, non importato. La Vernaccia di S.Gimignano ha origini antichissime, se ne parla già nel 1276, negli archivi comunali di S. Gimignano, infatti il vino omonimo era utilizzato per gli scambi commerciali o per donazioni a ricchi principi come i Medici. Una descrizione dettagliata del vitigno viene fatta dal Fregola nel 1932. Di fatto viene coltivato quasi esclusivamente nella provincia di Siena.

Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: Ha foglia media, orbicolare e quinquelobata o trilobata; grappolo grosso e allungato, piramidale, con possibilità di un'ala, semi-compatto; acino medio, discoide, con buccia pruinosa, di medio spessore, di colore variabile da verde-giallastro ad ambrato, a seconda dell'esposizione solare. Predilige terreni argilloso-calcarei e silicio-tufacei; le forme di allevamento più utilizzate sono il Guyot modificato e l'archetto toscano senza sperone; necessita di potatura medio-lunga, ha produzione costante e abbondante.
Malattie e avversità:
E' un vitigno con ottime capacità di resistenza alla maggior parte dei parassiti tipici della vite, si adatta bene a qualsiasi clima e non ha bisogno di particolari attenzioni dal punto di vista nutrizionale.
Vernaccia nera: Il termine Vernaccia, dal latino tardo vernaculum, identifica numerosi vitigni italiani autoctoni, con i quali si sono sempre prodotti i vini “del popolo”. La Vernaccia nera, geneticamente identica al Tocai rosso e al Cannonau, è in realtà derivante dalla Grenache francese o Garnacha spagnola, ed è un vitigno importato in Italia durante la dominazione spagnola dal XV al XVIII secolo. Come Vernaccia nera, questo vitigno è diffuso esclusivamente nella zona di Serrapetrona, mentre come Cannonau è presente in tutta la Sardegna e come Tocai Rosso è coltivato esclusivamente nella ristretta area dei Colli Berici.
Vernazzola: Come per le altre Vernacce italiane, con le quali questa varietà non ha però legami di parentela, anche in questo caso il nome del vitigno deriva probabilmente dal termine latino “vernaculus”, che significa “proveniente da un dato luogo, non importato, autoctono”.
Presente ormai in pochissimi esemplari a forte rischio di estinzione, questa antica varietà trentina era in passato apprezzata per l’aroma fragrante, leggermente erbaceo e balsamico, nonché per la struttura che si riscontrava nei vini da essa ricavati.
Vespaiola: Come per altre varietà caratterizzate da nomi analoghi (Vespolina, Vespera, Vespaia), il nome Vespaiola fa riferimento all’attrazione che quest’uva esercita sulle vespe nei periodi vicini alla vendemmia, quando è elevato il tenore zuccherino degli acini. Non si sa molto sulle origini di questa varietà e a quale epoca risalga la coltivazione. L’Acerbi segnala la sua presenza nella zona di Bassano e Marostica nel 1825. Il vitigno Vespaiola è coltivato nella provincia di Vicenza. In purezza è presente nelle Doc Breganze Vespaiolo e Breganze Torcolato. Per la produzione del Torcolato le uve sono lasciate appassire per qualche mese in grappoli appesi e annodati, i “torcolati” appunto, da cui deriva il nome.
Vespolina:Origini:Coltivato già alla fine del '700 in Oltrepo Pavese, questo vitigno a bacca rossa è molto diffuso nelle province di Como, Pavia (in particolare intorno a Voghera), Novara (Ghemme e Gattinara), Piacenza (Bobbio), nel Biellese e nell'Alto Vercellese. Il suo nome è dovuto al fatto che l'uva è molto dolce e attrae le vespe. L'avvento della fillossera in Oltrepo e la successiva diffusione della Barbera, più tollerante alle malattie, ne hanno ridotto fortemente l'utilizzo, anche per la sua difficoltà a maturare su piede americano. Diversa invece è la situazione nel Novarese, dove sta subendo una vera e propria rinascita. La prima descrizione della Vespolina risale al 1825 (Acerbi), poi ad opera del Gallesio (che la chiamò V. circumpadana). Fra i sinonimi ricordiamo ughetta e uvetta di Canneto in Oltrepo, balsamina in Val d'Ossola, nespolina o nespolino (nespoulìn), inzaga o inzagre, massana, solenga, novarina, uva cinerina, vispavola, vespolino.

Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: ha foglia piccola o medio-piccola, pentagonale o cuneiforme, quinquelobata o eptalobata; grappolo medio, cilindrico o conico, allungato, mediamente compatto, di solito con un'ala piuttosto allungata e sviluppata, peduncolo lungo, erbaceo e sottile; acino medio, ellissoidale regolare, con buccia pruinosa di colore blu tendente al nero, .piuttosto sottile e poco consistente. Predilige terreni freschi e ben soleggiati, non soggetti a siccità, profondi e poveri di materia organica.
Malattie e avversità: è sensibile alla peronospora, specialmente sui grappoli, tollera abbastanza l'oidio ed è discretamnte resistente alle brinate. Soffre di colatura; a fine maturazione il rachide appassisce rapidamente provocando possibili attacchi di botrite.
Vidal blanc
Vien de Nus: insieme al Petit rouge , il vitigno autoctono a bacca rossa più coltivato e diffuso sul comprensorio viticolo della Valle d'Aosta.

Conosciuto dai "vignerons" anche come Gros vien o Gros rodzo, il Vien de Nus occupa un areale di coltivazione molto ampio, che si estende da Donnaz a Avise, su entrambi i versanti orografici della Dora Baltea, fino ad altitudini di circa 750 metri.
E' uva base di alcuni vini rossi Valle d'Aosta DOC.Le uve di Vien de Nus, vinificate in purezza, originano un vino dal colore rosso violaceo carico, tendente al granato con la maturazione; il profumo esprime vinosità persistente; al palato si rivela di corpo leggero eppure morbido.
E' vino da non affinare oltre i due anni dalla raccolta.Viognier: Origini:Vitigno a bacca bianca introdotto nella valle del Rodano, in Francia, dall'imperatore Probo, originario di Smirnium in Croazia. Tornato in auge dagli inizi degli anni Novanta, soprattutto per la produzione del caratteristico Condrieu, un bianco costoso e raro, da bere giovane per via dell'acidità contenuta e per la notevole forza aromatica. In passato il vitigno era molto coltivato a sud di Lione, ma la produttività molto bassa ne ridusse enormemente l'utilizzo, fino ad arrivare nel 1968 a soli 14 ettari, tutti concentrati nel Rodano settentrionale. Attualmente è coltivato nell'isola di Vis sotto il nome di Vugava o Bugava, ma è in forte espansione nelle regioni a clima caldo (in Italia se ne trova in Toscana, Emilia Romagna, Umbria, Lazio ecc.). Viene preferito in assemblaggio con altre uve, ma non è raro trovare vini ottenuti esclusivamente da questo vitigno.
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: Ha foglia piccola o media, orbicolare, pentalobata; grappolo medio-piccolo, tronco-conico, semplice o alato, talvolta compatto; acino piccolo, sferoidale o leggermente ovale, con buccia spessa di colore giallo ambrato. Ha una produzione regolare ma non elevata, preferisce ambienti caldi, ideali per estrarne l'aromaticità; necessita di potatura lunga, per la bassa fertilità delle gemme basali, e du un'elevata densità di impianto (anche oltre i 5.000 ceppi/ha.
Malattie e avversità: E' poco sensibile a peronospora e botrytis, mentre soffre molto l'attacco dell'oidio. Tollera la siccità ed è sensibile al vento.
Viogner: vitigno a bacca bianca di propavile origine croata giunto e diffuso in Francia nella valle del rodano e regioni limitrofe, in Italia è presente in piccoli appezzamenti in sicilia. Genera vini intensamente profumati, secchi e autorevoli quali coindrieu e chateaux grillet.
Sinonimi:viogné, vionnier, viognier, petit vionnier
Vissanello: Da considerarsi a tutti gli effetti un biotipo del vitigno Pecorino, da cui si distingue per lievi differenze ampelografiche, questo vitigno a bacca bianca chiamato anche Moscianino è presente sporadicamente nella provincia di Ascoli Piceno, dove viene generalmente usato in uvaggio con altre varietà locali per conferire loro grado alcolico ed acidità.
Se vinificato in purezza, genera un bianco paglierino con riflessi verdognoli, profumo fragrante e struttura solida, supportata da un’acidità e morbidezza in equilibrio fra loro.
Vitovska:Il vitigno Vitouska è una autoctono sloveno presente in tuta la zona del Carso, sia nel Friuli-Venezia Giulia che nel versante sloveno. Il suo nome sembra provenire dalla località di Vipacco, oggi in Slovenia (Vitovlje), Al di là del confine è conosciuto come Vitovska Gargania, ed è presente in questo areale da tempo immemore. E' conosciuto soprattutto col sinonimo di Vitovska. Fino a pochi anni or sono veniva vinificato quasi esclusivamente in uvaggi, ma recentemente la tendenza alla riscoperta dei vitigni autoctoni e dimenticati e le qualità enologiche di questa varietà hanno fatto si che sempre più produttori la propongano vinificata in purezza.

Colore bacca: Bianca
Regione: Friuli-Venezia Giulia
Caratteristiche varietali:
Il vitigno Vitovska ha le seguenti caratteristiche varietali:

  • Foglia: grande, pentagonale, quinquelobata
  • Grappolo: grande, piramidale, alato, compatto
  • Acino: medio, sferico, poco allungato Buccia: mediamente pruinosa, di colore verde

Caratteristiche produzione: Il vitigno Vitovska ha vigoria media ed epoca di maturazione medio-precoce. A dispetto di una certa tendenza all'acinellatura, la sua produzione è generalmente buona e regolare.
Caratteristiche vino: Il vitigno Vitovska dà un vino di colore giallo paglierino chiaro. Al naso è fruttato e leggera balsamicità, con note di pera e di salvia. Al palato è secco, fresco e sapido, di buona stuttura.
Vranac
Vuillermin:
Attualmente coltivato in un limitatissimo numero di individui, nei Comuni di Chambave e Chatillon in provincia di Aosta, questo antico vitigno a bacca nera era una volta chiamato Eperon o Spron, nomi ormai non più utilizzati. Riconoscibile in vigna per l’intensa colorazione rosseggiante dei bordi delle sue foglie, esige posizioni molto soleggiate ed esposte a sud per poter maturare correttamente, mostrando una buona tolleranza sia alle avversità atmosferiche che alle più diffuse malattie della vite.
Vinificato da solo, il Vuillermin produce un vino di colore rosso violaceo carico, profumo vinoso ed intenso, gusto pieno, di buona tannicità ed ottima struttura.

Wildbacher
Wurzer


Vitigni W-X-Z

I vitigni del mondo dalla A alla Z

Xarel-lo: Insieme al Macabeo e al Parellada fa parte delle tre uve per l'assemblaggio dei Cava. La caratteristica dei vini bianchi aromatici con elevata acidità è la nota vegetale di cavolo. È ampiamente diffuso nella regione Penedès.

Xynomavro:

Si presume che il vitigno provenga dalla Macedonia. È anche utilizzato per produrre rosati e spumanti. È l'uva a bacca rossa più diffusa e più conosciuta della Grecia. Il nome significa «nera acidula», una descrizione che combacia con quella del pesante vino rosso ottenuto con lo Xynomavro: scuro e concentrato con buon potenziale di invecchiamento.

Wildbacher:Il vitigno Wilbacher è originario dell’Austria più precisamente conosciuto nella regione della Bassa Stiria con il nome di  Blauer Wildbacher; in Austria con questo vitigno si produce un rosato di pronta beva  chiamato “Schilcher” ovvero brillante.Sempre in Austria  ad oggi troviamo i cloni di questo vitigno; mentre a Col Sandago si è fortemente voluto conservare il vitigno per quello che era all’originl Wildbacher arrivò in Italia tra il 1600 ed il 1700; un'ipotesi potrebbe essere per la sua resistenza al freddo (gelata del 1709) e alla filossera (fine 800). Il vitigno è rimasto radicato solo nella zona di Pieve di Soligo e non si è diffuso altrove. In Italia la sua registrazione risale al 1903. E’ un vitigno rustico, forte, resistente, di produzione regolare. Fino alla metà del secolo scorso non è mai stato vinificato in purezza ma, serviva solamente per dare ai vini maggiore acidità. E’ conosciuto da tutti i contadini della zona ed è affettuosamente appellato “bacher” La vinificazione in purezza inizia negli anni ’50 a Col Sandago producendo un vino IGT.
E’ un vitigno che in passato ha rischiato di scomparire; fortunatamente, invece, ad oggi fa ormai parte a tutti gli effetti del patrimonio dei vitigni italiani ed è considerato AUTOCTONO (biotipo della zona di Col Sandago)Wuerzer: vitigno a bacca biancaXarel-lo:Sinonimi Xarello
Colore bacca bianca
Vigoria Media
Maturazione Seconda metà di settembre
Produttività Buona
Zone di coltivazione: Vitigno di origine spagnola, è un vitigno rustico di medio vigore, adattabile ad ogni terreno fino a 400 metri di altitudine, caratterizzato da buona produttività.
Caratteristiche ampelografiche: Vitigno di media vigoria, a germogliamento precoce, maturazione media, produzione buona e costante. Predilige forme di allevamento relativamente espanse e potature medio lunghe o lunghe. Grappolo di grandezza media, molto compatto, con acino rotondo a buccia spessa.
Caratteristiche del vino che si ottiene con questo vitigno: Da questo vitigno si ottiene un vino dal colore giallo paglierino di buona alcolicità e fine aroma.
Zalema: vitigno spagnolo a bacca bianca, genera vini modesti.

Zinfandel:

In California, oltre il 10% dei vigneti è coltivato con lo Zinfandel. Gli acini crescono in modo irregolare, per cui l'uva matura in tempi diversi: è pertanto possibile che nello stesso periodo vi siano acini completamente maturi e altri ancora acerbi sullo stesso ceppo – una vera sfida per qualsiasi viticoltore. Vitigno tradizionale della California. È da più di cento anni che è coltivato sulla costa occidentale degli Stati Uniti. Malgrado i vini bianchi siano lì molto di moda, è il vitigno più coltivato negli Stati Uniti. Nel 1820 George Gibbs, proprietario di una scuola di enologia, importò dall'Austria diversi vitigni, tra cui lo Zinfandel. Per molto tempo si è pensato che il responsabile fosse l'ungherese Agoston Haraszthy. Anche le origini sono state a lungo molto controverse. Le più recenti analisi hanno dimostrato che lo Zinfandel è identico al vitigno italiano Primitivo, ma anche all'uva croata Crljenak Kaštelanski (Okatac). Lo Zinfandel ha molte facce: si trova come vino rosato dolciastro da picnic – il cosiddetto White Zinfandel –, come vino rosso scuro e rigido, di grande complessità e adatto a decenni di invecchiamento, o come vino in stile Beaujolais. Vinificate in bianco, ossia senza la buccia, le uve Zinfandel servono come base secca per gli spumanti e come vino di fondo per il Porto californiano, un vino da dessert fortificato. In California è richiesto oggi un particolare stile di vino: scuro, vigoroso con un pronunciato carattere fruttato e speziato. Un numero sempre maggiore di produttori seguono questo tipo di vini Zinfandel, e il risultato è notevole. Riscuotono molto successo e sono molto particolari i cosiddetti Old Vine Zinfandel che provengono da vecchie vigne. Anche in Sudafrica e in Australia si coltivano ora vigneti di Zinfandel, ottenendo in parte ottimi risultati. Le caratteristiche organolettiche dello ZinfandeI rosso sono: speziato, pepato con aromi di mora, rosa canina e prugne cotte.
Zilavka:
Zibibbo:Varietà di uva da tavola a bacca bianca proveniente dall'Egitto e successivamente diffusa dai Romani nel bacino del Mediterraneo; è nota infatti anche come moscato d'Alessandria e moscato romano. Il nome  zibibbo, ricorda invece il nordafricano zibibb, che significa uva secca. Coltivato intensamente come uva da tavola e da essiccare, oggi è molto amato come vitigno per vini passiti, in particolare a Pantelleria e in alcune zone della Sicilia. E' un'uva diffusa in molti Paesi esteri, fra cui l'Australia (muscat gardo), la Francia (muscat d'Alexandrie, muscat romain e panse musqué). Viene utilizzata anche in Cile e in Perù per la produzione del distillato Pisco. Altri sinonimi sonomoscatellone, salamonica, salamanna o seralamanna.

Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: ha foglia media, trilobata o pentalobata; grappolo grosso, leggermente allungato, conico-piramidale, con una o due ali, mediamente compatto o tendente allo spargolo; acino grosso, subrotondo tendente all'ovoide; ha buccia pruinosa,  consistente e spessa, di colore verde-giallastro; la polpa è croccante e ha sapore dolce e caratteristico. La produzione è regolare ma non abbondante; predilige forme di allevamento non molto espanse con potatura corta. E' molto resistente alla siccità.
Zweigelt:Il vitigno Zweigelt è stato sviluppato nel 1922 presso l'Istituto federale per la viticoltura a Klosterneuburg in Austria dal professor Fritz Zweigelt incrociando il St. Laurent con il Blaufränkisch (Franconia), ed è il vitigno rosso più coltivato in Austria. In Italia è varietà autorizzata per la provincia di Bolzano.
Colore bacca: Nera
Vitigni Parentali: Saint Laurent x Franconia
Regione: Trentino-Alto Adige
Il vitigno Zweigelt ha le seguenti caratteristiche varietali:

-Foglia: media, trilobata
-Grappolo: grosso, conico, alato
-Acino: medio-grosso, ovoidale Buccia: consistente, di colore blu-nero
Caratteristiche produzione:Il vitigno Zweigelt ha epoca di maturazione media, vigoria elevata e produzione abbondante e regolare.
Caratteristiche vino: Il vitigno Zweigelt dà un vino di colore rosso rubino molto intenso. Al naso è fruttato con sentori di marasca e piccoli frutti rossi. Al palato è sapido, fresco per acidità, leggermente tannico e di medio corpo.



Vitigni S

Vitigni di tutto il mondo dalla A alla Z

S.Lunardo:
S.Martino:
S.Michele:
Sagrantino:Vitigno a bacca nera importato probabilmente dai monaci bizantini dalla Grecia nel Medioevo. Il nome potrebbe derivare da sacrificio o da sacrestia. Viene nominato dalla Commissione Ampelografica di Foligno nel 1879 e dal Baldeschi nel 1893 come vitigno coltivato in Umbria sin da tempi antichi. La zona privilegiata per la coltivazione è Montefalco, ma sono coinvolti anche Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano dell’ Umbria, tutti in provincia di Perugia. Ha foglia media, orbicolare, trilobata e raramente quinquelobata; grappolo medio o piccolo, cilindrico o cilindrico-conico, alato, semi-spargolo; acino medio, sferoidale, con buccia di colore nero piuttosto spessa e ricoperta da più o meno abbondante pruina. Predilige terreni a medio impasto, siliceo-argillosi; ha una produzione irregolare. Resiste molto bene ai freddi invernali e primaverili, tollera abbastanza bene l'oidio e il marciume, mentre è facilmente attaccabile dalla peronospora, soprattutto sulle foglie. Negli ultimi anni il Sagrantino è prepotentemente salito alla ribalta, grazie all'intenso lavoro di Marco Caprai, che ne ha esaltato al massimo le proprietà organolettiche e "domato" i tannini potentissimi (superiori a quelli del Nebbiolo). E' considerato uno dei più grandi vitigni rossi d'Italia.   
Saint Laurent:
Sangallina:
Questa varietà a bacca nera di origine sconosciuta deve il suo nome a San Gallo, località di ritrovamento situata sulle colline a est di Brescia, dove è rappresentata da pochissimi ceppi.
Dotata di un buona resistenza alle avversità climatiche ed agli agenti parassitari, necessita di buone esposizioni per garantire una maturazione adeguata, con la quale riesce a produrre in vino di colore rosso rubino intenso, leggermente aromatico, mediamente corposo e tannico.
Sanginella bianca:
Ecco un’altra antica varietà bianca sull’origine della quale, come per la Catalanesca, non esistono dubbi: si tratta di un’antica varietà campana, citata a partire dall’800.
Un tempo diffusa ed apprezzata in tutto il meridione come uva da tavola, è ora presente solo in pochi esemplari nelle vigne più vecchie prossime alla città di Salerno e nella Valle del Calore Salernitano.
E’ in corso su di essa un progetto di recupero e valorizzazione.
Sangiovese:E' uno dei vitigni italiani più antichi ("sangue di Giove"), per alcuni era già noto agli Etruschi. E' senz'altro l'uva a bacca rossa più diffusa in Italia, soprattutto in Toscana, Umbria, Emilia Romagna. Vi sono molte tipologie di Sangiovese, ma vengono comunque divise in due categorie: Sangiovese Grosso, il più pregiato, del quale viene coltivata una quantità limitata, quasi totalmente nella zona di Montalcino (SI), dove viene chiamato Brunello (ne parliamo in una scheda apposita) e nella zona di Montepulciano (SI), dove prende il nome di Prugnolo Gentile; Sangiovese Piccolo, il più comune, che prende vari sinonimi, a seconda delle zone, fra cui Morellino presso Scansano. Ma il numero di cloni è davvero enorme e c'è una netta differenza fra un Sangiovese romagnolo e uno toscano o umbro. All'estero viene coltivato in California (Napa Valley e Sonoma County), con buoni risultati; è molto conosciuto anche in Argentina, specialmente nella provincia di Mendoza, ma il vino che se ne produce è sostanzialmente diverso.
Santa Maria:
Saperavi:
Sauvignon blanc: è senz'altro la varietà a bacca bianca più importante e popolare, insieme allo Chardonnay, dalla quale si ricavano alcuni fra i migliori vini bianchi del mondo. E' bene specificare Blanc, in quanto ne esistono altre varietà fra cui, a seconda del colore degli acini, il Sauvignon Gris o Rosé (che dà vini di maggior corpo), apprezzato nel bordolese e in Loira, il Sauvignon Jaune, Noir e Violet; infine il Sauvignon Vert o Sauvignonasse, da alcuni considerato parente stretto del Tocai Friulano, molto diffuso in Cile, con caratteristiche inferiori al più noto Sauvignon Blanc (minore estratto, maggior rusticità, ridotta capacità di invecchiamento ecc.). E' un'uva dall'aroma penetrante che ne consente l'immediato riconoscimento; fra i sentori tipici: uva spina, ortiche, muschio e pipì di gatto (qualità che si esprimono al meglio nel Sancerre e nelle zone centrali della Loira). In California, Australia e Nuova Zelanda, è stata sperimentata la fermentazione e la maturazione in rovere, dando luogo a vini dal gusto decisamente più complesso, ma con la perdita di quelle caratteristiche di freschezza e aromaticità che lo hanno giustamente reso famoso. Ciò nonostante, con questo metodo sono stati prodotti, grazie ad accurate selezioni in vigna e a dosaggi sempre più calibrati del legno, grandissimi Sauvignon capaci di lungo invecchiamento. Accompagnato dal Sémillon e in minor misura dal Muscadelle, produce, nel Sauternes, uno dei più grandi vini dolci al mondo, di grande longevità. Pianta molto vigorosa, necessita di una buona potatura verde, per evitare un eccessivo rigoglio vegetativo. In Italia, ancora oggi, i migliori Sauvignon sono prodotti in Friuli e in Alto Adige, nella quasi totalità maturati in acciaio.

Ha foglia media, tondeggiante, trilobata o pentalobata, di colore verde intenso; grappolo medio-piccolo, cilindrico, alato, compatto; acino medio-grosso, sub-rotondo, con buccia spessa, verde-dorata e punteggiata, con abbondante pruina.
Sausao: vitigno coltivato nella valle del Douro in Portogallo. N
on ha una grande reputazione nel Douro, dove lo si considera piuttosto rustico e produttivo, ma viene, invece, impiegato nella produzione di Porto in California e in Sud Africa, dal momento che è un cosiddetto tinturier, ovvero un'uva con la polpa moto colorata

Savagnin

Tutte le analisi del DNA – indipendentemente dai paesi in cui sono state eseguite – dimostrano che il Savagnin Blanc, le uve svizzere Heida, Heida rosso e Païen, così come il Traminer Aromatico in Italia sono identiche. È uno dei vitigni più antichi d'Europa.L'unica uva da vino bianco per la produzione del famoso Vin Jaune del Giura francese. Il Savagnin produce un vino simile allo Sherry, che può essere conservato molto a lungo. Dalle sue uve si ottengono vini molto aromatici. Il Savagnin è spesso assemblato anche insieme allo Chardonnay per produrre il vino semplice Côtes-du-Jura.

 

Scheurebe

Per crescere questo vitigno ha bisogno di ampie superfici, ma a causa della resa mediocre la coltivazione è in declino. Produce però vini molto raffinati, con un sapore di moscato e un vigoroso bouquet di Riesling.Per molto tempo si pensò che il vitigno fu creato da Georg Scheu da un incrocio tra Sylvaner x Riesling. Oggi si sa che il Riesling è effettivamente il padre ma che la madre è invece un vitigno selvatico. È coltivato soprattutto nelle regioni vitivinicole tedesche dell'Assia Renana e del Palatinato. Produce vini dall'aroma pungente e speziato con una vivace acidità; il mosto può raggiungere pesi specifici elevati e fungere da base per creare vini raffinati con il predicato Beerenauslese (acini raccolti manualmente) e Trockenbeerenauslese (vendemmia di acini appassiti sulla pianta). In Austria si chiama Sämling 88.
Schiava gentile: Due sono le ipotesi sull’etimologia del nome: secondo alcuni si riferisce all’origine slava di questa famiglia di varietà, secondo altri invece rimanda a un antico sistema di allevamento in cui l’uva era legata a un palo e quindi “schiava” di questo. È chiamata anche Schiava Piccola, Rothervernatsch o Edelvernatsch. La Schiava Gentile è una varietà autoctona del Trentino Alto Adige, dove è coltivata da tempo immemore e citata fin dal 1300 nei documenti notarili e nei trattati di agricoltura. Questa varietà è diffusa prevalentemente sulle colline in provincia di Trento e in Alto Adige, ma è presente anche in Veneto e in Lombardia, insieme ad altri rappresentanti della stessa famiglia di vitigni. Solo nella Doc Alto Adige è prevista la Schiava Gentile in purezza.
Schiava grigia: L’aggettivo è, con buona probabilità, da attribuirsi alla patina grigia (pruina) che ricopre la buccia violetta degli acini. È nota anche con i nomi tedeschi Grauvernatsch o Grauervernatsch. Vitigno originario dell’Alto Adige. Nel XIII secolo con il termine “schiava” si indicavano i vitigni coltivati a basso ceppo, legati fra loro, per distinguerli dai “maiores”, allevati alti. È particolarmente diffusa in Trentino, Alto Adige e Lombardia e rientra nella composizione di numerose Doc. Solo la Doc Alto Adige prevede una Schiava Grigia in purezza.
Schiava grossa: Nel XIII secolo con il termine “schiava” si indicavano i vitigni coltivati a basso ceppo, legati fra loro, per distinguerli dai “maiores”, allevati alti. Con l’aggettivo si sottolineano, in questa varietà, le maggiori dimensioni dell’acino, che si presenta grande, cilindrico, piuttosto allungato, e dell’intero grappolo. È detta anche Grossvernatsch. Si tratta di un vitigno originario dell’Alto Adige. Compare in letteratura nelle opere ampelografiche di Molon (1906) e di Rigotti (1932), che ne sottolineano anche la similitudine genetica con alcune varietà di Moscato. È particolarmente diffuso in Trentino, Alto Adige e Lombardia. La Doc Alto Adige prevede una tipologia con Schiava Grossa in purezza, ma questo tipo di uva rientra anche in numerose altre Doc.
Schioppettino: Al nome si fanno risalire due origini: secondo la prima deriverebbe dall'usanza di imbottigliare il vino a fermentazione non completata, provocando così lo scoppio del tappo. Altri pensano invece alla croccantezza della bacca che 'scoppietta' in bocca quando viene addentata, o all?effetto schioppettante del vino al palato (in passato era solitamente un vino frizzante). Varietà autoctona del Friuli, originaria della zona di confine con la Slovenia,
viene citata per la prima volta nel 1282 a proposito di una cerimonia nuziale. Trascurata dopo l'invasione della fillossera, è stata salvata dall'estinzione grazie agli abitanti del comune di Prepotto (in provincia di Udine), insorti contro una legge che proibiva l'impianto del vitigno. È presente per lo più nella zona dei Colli Orientali del Friuli, specialmente nelle province di Udine e Gorizia, benché compaia anche in altre Doc friulane. Si trova anche nella confinante Slovenia.
Schoenburger:
Sciaglin: Le prime notizie di questa varietà a bacca bianca risalgono addirittura al ‘400, quando dei vini che da essa si ricavavano si parlava in termini estremamente positivi, sia in merito alla loro qualità che alla loro longevità.
Il suo nome, così come i sinonimi con i quali è conosciuta, ovvero Scjarlin, Schiarlina, Schiglin ed altri ancora, deriva da “s’ciale”, ovvero “terrazzamenti”, ad indicare le posizioni nelle quali essa dava i risultati migliori.
Mediamente sensibile alle principali crittogame, predilige forme di allevamento contenute, con le quali consente di ottenere un vino di colore giallo paglierino, con un ampio repertorio di profumi che vanno dal fiore di sambuco a quello di acacia, dalla frutta esotica al peperone giallo. Al palato, esso si mostra pieno, armonico, di buona persistenza.

SCIASCINOSO

Il vitigno Sciascinoso è di origini incerte, così come incerta è la questione della sua corrispondenza o meno al vitigno Olivella nera. In realtà la situazione confusa è dovuta al fatto che il nome Olivella è stato di volta in volta attribuito a numerosi vitigni, a causa della rassomiglianza del loro acino, per il colore e per la forma allungata che poteva ricordare, appunto, un'oliva. Il vitigno Sciascinoso si trova in Campania, ed è presente nel Registro nazionale varietà di vite a partire dal 1970 (G.U. 149 17/06/1970). L'Olivella nera risulta iscritto nello stesso registro, a partire dall'anno successivo (G.U. 71 del 22/03/1971). Nei disciplinari di tutte le denominazioni campane è presente il solo Sciascinoso (eventualmente con la dicitura "localmente detto Olivella"), mentre l'Olivella in quanto tale è presente nel disciplinare della IGT Frusinate (Lazio) .
Colore bacca: 
Nera
Caratteristiche varietali: 
Il vitigno Sciascinoso ha le seguenti caratteristiche varietali:
  • Foglia: media, pentagonale con sette lobi
  • Grappolo: medio, conico, mediamente compatto, alato
  • Acino: medio-piccolo, ovoidale Buccia: consistente di colore rosso-nero
Caratteristiche produzione: 
Il vitigno Sciascinoso ha vigoria media e maturazione medio-precoce
Caratteristiche vino: 
Il vitigno Sciascinoso nera dà un vino dal colore rosso rubino intenso con riflessi violacei. Al naso è vinoso, fruttato con note di prugna, ciliegia e mirtillo. Al palato si presenta fresco, tannico e consistente.

Semidano:
Sémillon:
è un vitigno a bacca chiara dai riflessi dorati, è uno dei grandi protagonisti della viticoltura bordolese, dove, mescolato con il Sauvignon Blanc dà vita ad uno dei grandi vini di Francia, ovvero il  Sauternes oltre ai vari bianchi di Bordeaux. È coltivato anche in altre aree della Francia meridionale, dove, data la tendenza a produrre vini pieni ma abbastanza neutri, è utilizzato spesso come base per bianchi sia secchi che dolci. È una vite vigorosa, a foglia scura, resistente e non soggetta a colatura ma, fortunatamente, sensibile al prezioso attacco del marciume nobile che fornisce il valore aggiunto a quest'uva, che pure negli ultimi anni ha subito un certo declino in popolarità a favore del già citato Sauvignon.
All'estero è molto diffuso in Australia, dove viene anche vinificato in purezza con eccellenti risultati nella Hunter Valley, e in Sud America, soprattutto Cile ed Argentina. È presente anche in America del Nord, soprattutto negli stati della costa occidentale, in Nuova Zelanda, in Israele, nell'Europa Orientale e in Sud Africa, dove nella prima metà dell'Ottocento era addirittura la varietà più diffusa del Paese.
Sercial: vitigno a bacca bianca coltivato sull'isola portoghese di Madeira. Uva di maturazione tardiva e' utilizzata nella produzione del celebre vino Madeira.
Seyval blanc:
Sgavetta: Le prime notizie di questo vitigno rosso, chiamato anche Sganetta, risalgono alla fine dell’800, quando esso era considerato fra i migliori coltivati nelle provincie di Modena e Reggio Emilia.
Caratterizzata dal grappolo spargolo e dalle scure e spesse bucce, questa varietà predilige le aree pedemontane, dove dà una produzione buona e costante, così come buona è la sua tolleranza alle crittogame principali.
fornisce un vino di un intenso colore violaceo (per questo motivo veniva spesso impegata nel taglio con altre uve di minor colore), aroma fragrante e struttura gustativa dotata di buona acidità e tannini vivi.
Siegerrebe:
Simerara:
Questa uva nera, il cui nome fa probabilmente riferimento al vago odore di cimice della sua polpa, è conosciuta nelle provincie di Verona e Treviso da più di un secolo ed è contraddistinta da una vigoria molto forte, buona produttività e una marcata sensibilità all’oidio ed al marciume, nonostante lo spessore delle sue bucce.
Se ne ricava un vino di colore rosso rubino, con spiccata vinosità, sapore sapido, gradevole, di buon equilibrio gustativo.
Sirio:
Sirica:
Già citato da Plinio nel 75 a.c., questo rarissimo vitigno a bacca nera deve probabilmente il suo nome a Siri, antica città dello Ionio vicina a Metaponto, rinominata Eraclea in seguito alla conquista romana successiva alla seconda guerra punica.
Recenti studi molecolari ne hanno dimostrato una notevole affinità con l’Aglianico, di cui potrebbe rappresentare una sorta di “progenitore”.
Considerabile una vera e propria reliquia, questa straordinaria varietà è attualmente presente in quattro individui superstiti di 250-280 anni situati a Taurasi, in provincia di Benevento, ed è al centro di un programma di recupero di grande importanza scientifica.
Il vino che se ne ricava è rosso rubino, con sentori di frutta fresca e sapore morbido, speziato, di buona persistenza.
S. Maria: Di origine sconosciuta, questa cultivar a bacca bianca veniva in passato coltivata in Val d’Arda, nella parte orientale della provincia di Piacenza, sia per la vinificazione che per il consumo a tavola, mentre è ora presente in provincia in maniera molto sporadica.
Mediamente resistente alle principali malattie ed avversità climatiche, questa varietà è adatta all’appassimento in fruttaio ed entra nella composizione della DOC Colli Piacentini Vin Santo di Vigoleno.
Vinificata in purezza, produce un vino giallo paglierino scarico, con un profumo marcato di nocciola tostata, alcolico, sapido, abbastanza elegante.
Soperga:

 

St. Laurent

L'origine del St. Laurent non è stata ancora chiarita. Ancora non è chiaro se fa parte della famiglia dei Pinot o se si tratta di un vitigno indipendente. Nella Repubblica Ceca e in Slovacchia quest'uva gode di una certa popolarità ed è conosciuta con il nome di Svatovavřinecké.Originariamente la patria di questo vitigno era l'Alsazia, ma ora è coltivato in tutta l'Austria, dove sta guadagnando sempre più in popolarità a causa dell'ottima resa. Produce vini scuri fruttati, spesso affinati in botti di rovere.
Susumaniello:Origini:La Dalmazia sembra essere ad oggi la regione da cui con maggiore probabilità è giunto a noi questo vitigno a bacca nera, diffuso da tempo nell'areale brindisino. Il suo nome deriva dalla sua abbondante produttività che, in tempi remoti, "caricava il somaro". Ha numerosi sinonimi fra cui Somarello nero, Cozzomaniello, Uva nera, Ciuccipaniello, Zuzomaniello, Grismaniello, Zingariello. Viene vinificato prevalentemente con altre varietà, ma in purezza può dare vini colorati, molto freschi e profumati, dall'impronta austera.

Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: ha foglia media, pentagonale, quinquelobata; grappolo medio, piramidale, composto, allungato e compatto; acino medio, sferoidale con buccia pruinosa, di medio spessore ma poco consistente, di colore bluastro, con polpa molle dal gusto ruvido e sapore neutro. Nei primi anni ha produzione abbondante, a maturità raggiunta diminuisce notevolmente.
Malattie e avversità: non ha particolari problemi con le avversità climatiche e gli agenti patogeni.
Suppezza:Questo vitigno rosso, il cui nome deriverebbe da una masseria dei Monti Lattari intorno alla quale esso è stato identificato, è diffuso esclusivamente in Penisola Sorrentina, in particolare nei Comuni di Gragnano, Pimonte, Lettere e Castellamare di Stabia.
Recenti studi di caratterizzazione molecolare del DNA delle varietà campane hanno evidenziato la diversità genetica di questa varietà, dal piccolo grappolo conico-piramidale ed acini arrotondati, rispetto agli altri vitigni diffusi nella Regione.
Vitigno piuttosto vigoroso e produttivo, mostra una discreta resistenza alla peronospora, mentre è più sensibile alla muffa grigia.
Concorre come vitigno complementare alla produzione della DOC Penisola Sorrentina, sottozone Gragnano e Lettere.

Silvaner

Fino al 1988 le opinioni sull'origine di questo vitigno erano divergenti. A causa della somiglianza con la parola Transilvania si pensava provenisse dalla Romania. L'analisi del DNA ha confermato alla fine che discende da vitigni austriaci; si tratta infatti di un incrocio tra il Traminer e un vitigno bianco austriaco.Un tempo era il vitigno più importante in Germania, ora è sceso al terzo posto ed è diffuso soprattutto in Assia Renana, Palatinato e Franconia. Il Sylvaner è sinonimo di vini dalla forte acidità a volte un po' pungente e un aroma fruttato.

Syrah:

Origini:Vitigno a bacca nera le cui possibili origini sono ritenute prevalentemente due: potrebbe provenire dal Medio Oriente, in particolare dalla città di Schiraz (Persia), oppure dalla città siciliana Siracusa; di quest'ultima ipotesi è fortemente convinto anche l'enologo Giacomo Tachis. Recenti esami a livello molecolare, lo avvicinano al vitigno albanese Shesh, al campano Siriaca e ad alcuni vitigni altoatesini come il Teroldego e il Lagrein. In Francia è diffuso nella valle del Rodano, in Côte Rotie, nel Châteauneuf-du-Pape, nell'Ardèche e nell'Ermitage (viene chiamato Syrah, ma al femminile). E' uno dei vitigni più coltivati nelle regioni calde del Nuovo Mondo (Australia, California e Sud Africa). In Italia è presente già dalla metà dell'800 e si è diffuso in numerose regioni, in particolare in Toscana e in Sicilia. Ha numerosi sinonimi, fra cui Syrac de l'Ermitage, Sirac, Petit Syrah, Shiras, Shiraz, Blauer Syrah, Sérine noir, Candive, Plant de la Bianne, Sirah Marsanne noir.
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali:Ha foglia medio-grande, pentagonale, trilobata o pentalobata; grappolo medio, allungato, cilindrico a volte alato, semispargolo e dal peduncolo visibile; acino medio o medio-piccolo, di forma ovale; ha buccia ricca di pruina, poco consistente, di colore blu, polpa fondente di gusto dolce e sapido. La produzione è buona e costante, anche se dipende molto dalle selezioni clonali; è sensibile alla clorosi ferrica e allo stress idrico. Dà il meglio di sé in zone molto luminose, con buona fittezza di ceppi per ettaro ma produzione contenuta per pianta. Richiede una potatura medio-lunga.
Malattie e avversità:Ha media tolleranza ai comuni parassiti della vite, ma può essere attaccata dagli acari; in ambienti con autunno piovoso è soggetta al marciume. Non ha particolare sensibilità alle avversità climatiche.

 

Vitigni T

I vitigni di tutto il mondo dalla A alla Z

Tannat: Vitigno molto diffuso nel sud - ovest della Francia, in "Linguadoca" e in "Provenza". Esso è molto coltivato anche in Uruguay e in Argentina, mentre in Italia ha trovato scarsa diffusione. Il "Tannat" fornisce vini molto colorati, ricchi in contenuto polifenolico, per cui molto strutturati e adatti all'invecchiamento.
Tazzelenghe:Origini:Uno dei tanti vitigni recuperati e riportati alla coltivazione, oggi intensa nelle zone collinari intorno a Buttrio e Cividale. E' stato iscritto nel Catalogo Nazionale delle Varietà di Vite nel 1977 e solo alla fine degli anni '80 ha iniziato una vera diffusione. Le sue origini sono ovviamente più lontane, ve ne è traccia già nell'800, infatti fu esposto ad una mostra organizzata dalla Società Agricola Friulana nel 1863, insieme ad altre trecento varietà. Recenti indagini, condotte sul DNA, hanno appurato che ha una forte vicinanza genetica con il Refosco nostrano ed è sinonimo del Refosco del botton, reperito in Friuli nel 2005.

Altri sinonimi usati sono Tàce-Lènghe, Taze-Lenghe, Tazzalingua, Tassalinghe, Tacelenge ecc.
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: ha foglia media, pentagonale, trilobata; grappolo medio, di forma cilindrica, semplice o alato, mediamente compatto; acino medio-grosso, di dimensioni uniformi, sferoidale e leggermente schiacciato, buccia mediamente ricoperta di pruina, consistente e di colore blu-nero, ricca di tannino, polpa acidula. Ha produzione elevata e costante, dà i migliori risultati su terreni pedecollinari e collinari, mentre in pianura cala la qualità e aumenta fortemente la produttività.
Malattie e avversità: si difende abbastanza bene dalle principali malattie crittogamiche e ha media resistenza alle avversità climatiche.

Tempranillo:

Questo vitigno fu probabilmente messo in circolazione dai monaci di Cluny in pellegrinaggio sul Cammino di Santiago di Compostela. Il Tempranillo è noto soprattutto come vino da taglio nei vini Rioja. Poiché possiede poca dolcezza e acidità, raramente è vinificato in purezza.Insieme al Garnacha è il più importante vitigno della Rioja nel nord della Spagna. Cresce nelle parti più fredde della Rioja Alta e Alavesa, e costituisce circa la metà della superficie coltivata a vigneto della regione.Se esposto ad alte temperature, il vitigno produce vini relativamente piatti. Avendo una buccia abbastanza spessa gli acini dell'uva Tempranillo producono nel vino molto tannino, il che favorisce l'invecchiamento. Gli acini maturano presto e hanno poca acidità – «temprano» in spagnolo significa «precoce».I vini sono leggeri ed eleganti. Per ottenere un tempo di conservazione più lungo, il Tempranillo viene assemblato insieme al Garnacha e al Mazuelo. La diffusione geografica è limitata: lo si trova praticamente solo in Spagna e in Portogallo sotto vari nomi. In Catalogna, tra l'altro, Miguel Torres lo taglia con altre varietà come il Monastrell e il Cabernet Sauvignon. Questi vini finiscono poi in commercio sotto il nome catalano Ull de Llebre.Il Tempranillo è diffuso anche nella regione de La Mancha, dove viene assemblato con la varietà Airén bianco.Lo si trova anche in Portogallo, in particolare nelle regioni dell'Alentejo e come uva da vino porto nella Valle del Douro con il nome di Tinta Roriz.Nella Rioja si impiegano tradizionalmente nuovi barili di quercia bianca americana, che conferiscono al vino un gusto speciale e ne determinano la qualità. Il forte carattere di vaniglia che l'affinamento in botti nuove di rovere produce nella maggior parte dei vini della Rioja, spesso nasconde purtroppo le caratteristiche specifiche del vitigno. L'elegante e morbido frutto dell'uva Tempranillo si riscontra pertanto nelle migliori bottiglie che sono una vera delizia.

Teroldego:

Origini:Vitigno a bacca nera forse giunto in Trentino dalla provincia di Verona, dove i vigneti erano presenti attorno al lago di Garda; in quelle zone la varietà era conosciuta come Tirodola, dal sistema di allevamento con le tirelle. Attualmente il Teroldego viene coltivato quasi esclusivamente nella zona del Campo Rotaliano, nella Valle dell'Adige a nord di Trento. Il vitigno apparve negli "Annali dell'Agricoltura del Regno d'Italia" di Filippo Re, nel 1811; successivamente lo si ritrova nella descrizione del Pollini (1819), ripresa poi dall'Acerbi (1825). Ma è nel 1894, ad opera del Mach, che se ne ritrova la descrizione completa. Ha affinità genetiche con il Lagrein, il Marzemino e il Syrah, tutti di probabile origine orientale.
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: Ha foglia grande, pentagonale e trilobata; grappolo medio-grande, allungato e di forma piramidale, raramente cilindrico, a volte con due ali, mediamente compatto; acino medio, sferoidale o subrotondo, con buccia spessa e resistente, di colore blu-nero, ricoperta di abbondante pruina. Predilige terreni permeabili, di impasto leggero, potatura lunga. La produzione è regolare e abbondante.
Malattie e avversità: Ha una discreta sensibilità alla peronospora e all'oidio; nelle annate umide può essere soggetta al marciume. E' molto sensibile al disseccamento del rachide e ai ragnetti.
Terrano:Il prefisso “ter”, di origine tedesca, significa “catrame” ed evoca il carattere ruvido del vino, dalla colorazione nerastra. È chiamato anche Terrano del Carso o Terrano d’Istria, mentre in dialetto è definito semplicemente Teran. La storia di questo vitigno è molto antica. Per alcuni studiosi da qui deriverebbe l’antico Pucinum, uno dei vini più noti in epoca romana. È molto diffuso in Istria e nel Carso, ma è coltivato soprattutto sulle colline triestine (rientra nella Doc Carso Terrano). Fa una piccola comparsa in Emilia Romagna nelle Doc Cagnina di Romagna e Colli di Rimini.
Timorasso:Origini: Al contrario di quanto si potrebbe credere, nonostante sia venuto alla ribalta solo con il nuovo millennio, grazie soprattutto all'impegno e agli ottimi risultati ottenuti dal produttore Walter Massa, questo vitigno a bacca bianca è presente da molto tempo nella zona di Novi Ligure e del Tortonese, e in epoca prefillosserica abbracciava anche la provincia di Genova, dove era utilizzato prevalentemente come uva da tavola, e nell'area fra Pavia e Voghera.

Già nel 1875 due noti ampelografi, C. Leardi e P. P. De Maria, descrissero ampiamente il timorasso nel trattato "Ampelografia della Provincia di Alessandria", e due anni dopo il Di Rovasenda lo cita come "uva bianca buonissima". La duplice attitudine di questa varietà è confermata nel Bollettino Ampelografico dedicato alla "Coltura delle uve da tavola in Italia" (1885); per fortuna, dopo decenni in cui aveva perso completamente interesse, almeno sul piano enologico, è tornato prepotentemente a suscitare l'attenzione dei viticoltori, soprattutto nel Tortonese e, in particolare, nelle valli Grue e Curone, dove la superficie a timorasso è addirittura triplicata negli ultimi cinque anni. Oggi è considerata una delle migliori varietà a bacca bianca del Piemonte. Fra i sinonimi più conosciuti: timoraccio, timuassa, morasso, timorazza
Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: ha foglia di media grandezza, pentagonale o cuneiforme, quinquelobata o trilobata, con una dentatura pronunciata a margine rettilineo o concavo/convesso. Grappolo medio o medio-grande, piramidale, con 2 o 3 ali, da mediamente compatto a compatto. Acino medio-grande di forma sferoidale o ellissoidale nei grappoli più compatti, per effetto della compressione; buccia ricoperta di abbondante pruina, spessa e consistente, di colore verde giallastro con ombelico apparente. Ha polpa leggermente carnosa e ricca di succo dal sapore neutro.
Ha produzione media e regolare, vegetazione abbondante, matura piuttosto precocemente, favorendone la coltivazione anche in zone elevate.
Malattie e avversità: è soggetta ad aborto floreale con possibile acinellatura verde, può subire anche colatura e scottatura di parte del grappolo. Tollera abbastanza bene le principali crittogame e i disagi climatici. In alcuni casi può essere attaccata dalla botrite, più raramente dalla peronospora. In caso di ampie piogge si può assistere ad attacchi di muffe e marciume.
Tinta amarela: vitigno a bacca rossa coltivato nella valle del Douro in Portogallo, concorre nella produzione del Porto.
Tinta barroca: vitigno a bacca rossa coltivato nella valle del Douro in Portogallo, concorre nella produzione del Porto.

 

Tinta Cão

Anche il Tinto Cão fa parte dei più importanti vitigni per il Porto. I vini sono di colore intenso e ad alto contenuto alcoolico, e hanno una fragranza floreale. Un'uva per vini Porto di ottima qualità, ma che non è quasi più allevata a causa della scarsa resa.


Tinta negra mole: vitigno utilizzato nella produzione del vino Madeira.
Tinta Roriz:Ufficialmente riconosciuto fin dal 1800, è l'unico vitigno a bacca nera di alta qualità del Douro che viene coltivato in modo estensivo anche fuori dal Portogallo. Recenti ricerche hanno dimostrato che è simile, se non proprio uguale, al Tempranillo spagnolo. In esso si combinano bene la qualità e la quantità, riuscendo a fruttare quasi due volte e mezzo in più rispetto al Touriga Nacional. I suoi grappoli compatti con gli acini a buccia spessa non rischiano mai di maturare troppo. Il Tinta Roriz rende bene in tutte e tre le zone, ma, essendo molto sensibile alla mancanza di minerali, vegeta meglio in terreni ricchi. La qualità dipende molto dalle annate e dal tipo di terreno. La percentuale di alcol ed il grado di acidità medi sono simili al Touriga Nacional, mentre l'intensità del colore è minore e diminuisce con il passare del tempo. L'aroma, anche se forte, non è così complesso come quello del Touriga Nacional. I sentori predominanti sono di legno, raspo ed erba, ma nelle annate migliori questo vino si arricchisce di fiore di eliantemo e di frutta fresca quale il gelso e il lampone. Risulta aggressivo al palato a causa della preponderanza di un tannino potente e concentrato. Il retrogusto è lungo e fruttato. In generale si presenta spigoloso, allappante e molto intenso, decisamente secco.

Tintilia:

Vitigno a bacca nera di probabile origine spagnola, appartiene al numeroso gruppo delle varietà Tintilia, Mourvedre, Monatrel, che presenta molti sinonimi (Tintillo de Luxor, Negromol, Benicarlo) ed è identificabile con l’ormai scomparsa Tintiglia nera dell’Irpinia, citata dal Di Rovasenda già alla fine dell’800. Offre inoltre qualche analogia con il Bovale di Spagna o Nieddera, con il quale è stato, fino a poco tempo fa, erroneamente confuso.
E’ attualmente oggetto di un rinnovato interesse da parte di alcune cantine molisane ed è stato da poco autorizzato alla coltivazione.
Vinificato in purezza, dà origine ad un vino rosso molto colorato, dall’intenso profumo fruttato e dal gusto corposo, caratterizzato dalla presenza di una tannicità un po’ aggressiva.
Tinto Cao:Varietà già conosciuta nel 1600, il Tinto Cão è stato classificato nel 1791 come uno dei migliori vitigni in Portogallo, che dà vita ad un vino "colorito, forte e generoso". Dopo il Touriga Nacional è la varietà meno produttiva. Crescendo in piccoli grappoli con acini con buccia spessa, risulta resistente al caldo e alla luce diretta del sole ma, poiché il succo tende ad ossidarsi, vegeta meglio in luoghi freschi. Il frutto non ha tanta possibilità di raggiungere la piena maturazione quanto le altre quattro varietà. Quando cresce in luoghi freschi, l'alcolicità si aggira intorno al 12% con un leggero bouquet di fiori che diventa più delicato col passare del tempo. Il suo colore è meno intenso e la sua struttura è più delicata rispetto agli altri vitigni. Inoltre impiega circa cinque anni per mostrare appieno le sue qualità intrinseche. Ha un aroma floreale, abbastanza persistente e di gusto rotondo. Quando cresce in luoghi caldi, l'aroma è molto più speziato ma non risulta né piacevole da giovane, né fine da vecchio. E' stato piantato in via sperimentale anche a Davis in California.
Tocai friulano:Vitigno a bacca bianca, di origini ancora nebulose, il Perusini (1935) riteneva fosse stato importato dall'Ungheria in Veneto e Friuli, ma non presenta alcuna somiglianza con i vitigni di quella
regione. Il Dalmasso (1937) citò documenti che attestavano la coltivazione di un vitigno chiamato "Tocai" in Veneto, risalenti al 1771. Le ultime ricerche lo identificherebbero con il Sauvignonasse, vitigno ormai scomparso in Francia, ma presente in notevole quantità in Cile. I sinonimi più utilizzati sono Tocai Bianco, Tocai Italiano, Trebbianello, Cinquien, Sauvignon Vert, Sauvignonasse, Malaga, Blanc Doux, Sauvignon à gros grains, Sauvignon de la Corrèze. Viene ancora erroneamente confuso con il Tokay, che è il nome di un vino Ungherese. Ha foglia medio-grande, orbicolare o pentagonale, trilobata; grappolo medio, tronco-piramidale, piuttosto compatto, provvisto di due ali, di cui una talvolta molto pronunciata; acino medio, sferoidale con buccia giallo-verde ricoperta di pruina. E' un vitigno molto produttivo e costante, soffre l'umidità, è sensibile al marciume del grappolo, al mal dell'esca, a peronospora e oidio. Viene coltivato prevalentemente a Guyot, Casarsa e Cordone speronato.
La Corte di Giustizia Europea del giugno 2008 ha chiuso l'annosa vertenza con l'Ungheria che vedeva protagonista la denominazione del vino Tokai. il nome Tocai Friulano per il vino è stato perso ed è stato sostituito con “Friulano” o "Tai" nel Veneto. Il DM del 25.09.2008 prevede l'iscrizione nel registro nazionale delle varietà di vite del sinonimo «Friulano» per la varietà di vite «Tocai friulano». La denominazione corretta del vitigno rimane pertanto Tocai Friulano, ed è a questa che facciamo riferimento.

Tocai rosso: Il nome Tocai rosso è stato dato a questo vitigno per la somiglianza della forma del grappolo e della foglia al Tocai friulano. Il Tocai rosso, geneticamente identico al Cannonau ed alla Vernaccia nera, è in realtà derivante dalla Grenache francese o Garnacha spagnola, ed è un vitigno importato in Italia durante la dominazione spagnola dal XV al XVIII secolo. Come Tocai rosso, questo vitigno è diffuso esclusivamente nella zona dei Colli Berici, mentre come Cannonau è diffuso in tutta la Sardegna, mentre come Vernaccia nera costituisce la DOC marchigiana Vernaccia di Serrapetrona. 

Toccarino

È il nome con cui questo vitigno era citato in passato e quello oggi utilizzato nell’area di Lamezia Terme (CZ), dove però è stata rinvenuto come Nerello calabrese. Benchè oggi la coltivazione sia limitata, in passato doveva essere ben presente in Calabria. È un vitigno a maturazione medio-tardiva (nella terza decade di settembre o nella prima decade di ottobre).
Come si presenta in vigna. Il grappolo a maturità ha dimensioni poco più che medie, piuttosto lungo, di forma conica, di media compattezza e con peduncolo medio-corto, di colore debolmente rosato. L’acino è piccolo, ellissoidale corto. La buccia è sottile, ben pruinosa, di colore blu-violetto. La polpa ha media consistenza, sapore neutro e poco acido.
Attitudini per la viticoltura.
Toccarino è un vitigno abbastanza sensibile alle avversità climatiche e parassitarie, che predilige sistemi di allevamento come cordone speronato e alberello.
Impiego.
Le uve vengono usate solo per la vinificazione. Nell’area di Longobardi (CS) le sue uve vengono usate negli uvaggi con la locale Marcigliana (Nocera) per migliorarne le caratteristiche enologiche.

Torbato: Chi sostiene l’origine spagnola di questo vitigno trova una conferma dell’ipotesi nel nome, che deriverebbe dal catalano Trubat. Uno dei suoi sinonimi è proprio Uva catalana. L’origine catalana, datata fra il Trecento e il Quattrocento, non convince all’unanimità gli studiosi. Fa parte della grande famiglia dei Malvasia, dunque potrebbe essere giunto in Catalogna dal bacino dell’Egeo. Oggi comunque è completamente scomparso dalla penisola Iberica. È presente quasi esclusivamente nella zona di Alghero, in provincia di Sassari, previsto quasi in purezza nella Doc Alghero Torbato. I terreni d’elezione per questo vitigno a bacca bianca sono quelli del nord della Sardegna, calcarei e ricchi di argilla, dove il clima è caldo e asciutto. Furono prima i Fenici, poi i Greci a sviluppare la coltivazione della vite nell’isola, mentre i Romani preferirono a questa la coltivazione di cereali. Solo molti secoli più tardi, nel XIII e XIV secolo, la viticoltura torna in auge, destinata a una produzione locale.
Nell’Ottocento i vini sardi sono invece esportati in Francia e Austria.
Torontel:
vitigno a bacca bianca della Galizia
Torrentes Riojano: Vitigno a bacca bianca argentino della La Rioja considerato una varietà di torontel
Torrentes Sanjuanunino: Vitigno a bacca bianca argentino coltivato nella zona di San Juan
Torrentes Mendozino: Vitigno a bacca bianca argentino coltivato nel Rio Negro

Touriga Francesa:Nonostante il nome, Francesa, questo vitigno è rigorosamente del Douro con nessuna connessione con una qualsiasi varietà francese. E' stato menzionato per la prima volta con questa denominazione solo nel 1940. Anche se risulta di alta qualità ed interesse, è meno fine delle altre varietà di Touriga. Il colore è buono e abbastanza duraturo, ma non tanto quanto per il Nacional o il Roríz. Il Touriga Francesa raggiunge presto la maturazione in grappoli di media grandezza e la sua produttività è maggiore del Touriga Nacional e del Tinto Cáo e minore del Tinta Roriz. Anche se abbastanza adattabile a terreni diversi, esso necessita di un clima caldo per ottenere il grado alcolico necessario al Porto: raggiunge circa il 12% di gradazione alcolica, ha un eccellente PH di 3,45 ed è ricco di fenoli. Il suo aroma è il più floreale fra tutti con predominanza di rosa. Nelle buone annate si evidenzia anche il sentore di eliantemo. Meno aggressivo del Roriz, il profumo di frutta e la nota tannica sono ben bilanciati ma non di grande qualità. Nonostante abbia un gusto persistente ed intenso, si sente molto la terra. Malgrado quanto detto, esso risulta un ottimo vino da taglio per la sua struttura e per le sue componenti aromatiche fiorite.
Touriga Nacional: Vitigno a bacca rossa caratterizzato da scarsa produttivita', ma da cui si ricavano vini tannici, concentrati, dai colori e dagli aromi intensi. Caratterizzato da acini molto piccoli con un elevato contenuto zuccherino, e' una importante componente del Porto, soprattutto per le selezioni Vintage.
Viene anche vinificato come comune vino rosso da pasto.
E' coltivato anche in Australia dove e' conosciuto semplicemente come Touriga.
Trajadura: Vitigno a bacca bianca portoghese di notevole nerbo conferisce alcol e corposità al vinho verde.

Trebbiani: I vitigni della famiglia dei Trebbiani sono noti in Italia fin dall'epoca romana. Il loro nome deriva da "Trebula", ossia fattoria (Plinio il vecchio descrive un "Vinum Trebulanum", che secondo questa interpretazione, starebbe per "vino di paese", o "vino casareccio"). Distinguere i vari cloni, che portano un nome che spesso indica la loro prevenienza o l'areale di maggior diffusione, non è sempre così facile. Sotto l'ombrello semantico di "Trebbiano" troviamo vitigni qualche volta simili tra loro dal punto di vista delle caratteristiche organolettiche dei vini, ma anche molto diversi in quanto ad origini e diffusione. Il più noto e diffuso a livello nazionale, dal nord al sud della penisola è il Trebbiano Toscano, noto in Francia come Ugni Blanc, dove si dice sia arrivato al seguito del Papa con lo scisma avignonese del XIV secolo. E' un vitigno caratterizzato più dalla produttività che dalla personalità, e, anche grazie alla spiccata acidità che conferisce ai vini, si presta all'appassimento, dando la sua massima espressione nel Vin Santo del Chianti.

Trebbiano abruzzese: appartiene alla grande famiglia dei Trebbiani ed è molto  simile al Biancame, a sua volta biotipo del Trebbiano Toscano. tra i vitigni a bacca bianca più coltivati nell'Italia centrale (Emilia-Romagna, Marche, Lazio ed Abruzzo). I vitigni della famiglia dei Trebbiani sono noti in Italia fin dall'epoca romana. Il loro nome deriva da "Trebula", ossia fattoria (Plinio il vecchio descrive un "Vinum Trebulanum", che secondo questa interpretazione, starebbe per "vino di paese", o "vino casareccio"). Distinguere i vari cloni, che portano un nome che spesso indica la loro prevenienza o l'areale di maggior diffusione, non è sempre così facile. Il Trebbiano abruzzese dà vini leggeri e non molto strutturati, ma manifesta ben altre qualità se coltivato con basse rese e vinificato con attenzione.

Colore bacca: Bianca
Regione: Abruzzo
Caratteristiche varietali: 

Il vitigno Trebbiano Abruzzese ha  le seguenti caratteristiche varietali:

  • Foglia: media , tri-pentalobata
  • Grappolo: medio-grande, conico o cilindrico-conico, spesso alato, semi spargolo
  • Acino: medio-grande, rotondo Buccia: spessa e consistente, di colore giallo-verdolino, con puntinature marroni.
Caratteristiche produzione: 

Il vitigno Trebbiano Abruzzese ha grande vigoria e produzione abbondante.

Coltura ed allevamento: 

Il vitigno Trebbiano Abruzzese predilige i terreni leggeri, siliceo-calcarici, ricchi di scheletro, ben esposti. Una potatura corta favorisce la costanza nella produzione.

Caratteristiche vino: 

Il vitigno Trebbiano Abruzzese dà un vino dal colore giallo paglierino, legggero al naso con aromi fruttati e floreali e note didi mela e camomilla, spesso accompagnate da note minerali di pietra focaia e grafite. Al palato è secco, morbido, armonico con retrogusto lievemente ammandorlato.
Trebbiano di lugana: Il nome Trebbiano di Lugana deriva dal Comune bresciano dove è maggiormente coltivato. Quasi in ogni zona d'Italia sono diffusi vitigni che portano il nome di "Trebbiano", solitamente accompagnato dal nome del luogo d'origine o di maggior diffusione.  Il Trebbiano di Lugana è diffuso nel Garda bresciano e Veronese, mentre come Verdicchio trova il suo unico areale di coltivazione nelle Marche.
Recenti ricerche ampelografiche, chimiche e molecolari (analisi del DNA), hanno però accertato la identità tra Trebbiano di Lugana, Trebbiano di Soave e Verdicchio. I terreni delle zone viticole adiacenti ai Laghi di Garda e d’Iseo sono in gran parte di origine morenica e si presentano sciolti e permeabili, con presenza di argille biancastre e sabbie. Il Clima è in genere di tipo continentale, più mite nelle vicinanze delle aree lacustri, dove la vegetazione è di tipo mediterraneo.
Trebbiano di Soave:
Il vitigno Trebbiano di Soave (conosciuto anche come Trebbiano di Lugana) ha origini molto antiche, che lo collocano nell'area compresa tra le province di Verona, Brescia e Mantova, cioè la zone del Soave e del Lugana, dove il vitigno era anticamente noto col nome di Turbiana, o Trebbiano veronese.  I vitigni della famiglia dei Trebbiani sono noti in Italia fin dall'epoca romana. Il loro nome deriva da "Trebula", ossia fattoria (Plinio il vecchio descrive un "Vinum Trebulanum", che secondo questa interpretazione, starebbe per "vino di paese", o "vino casareccio"). Questo vitigno sembra avere una identità genetica col Verdicchio Bianco, anche se se ne distigue, soprattutto dal punto di vista olfattivo. Distinguere i vari cloni, che portano un nome che spesso indica la loro prevenienza o l'areale di maggior diffusione, non è sempre così facile. Il Trebbiano di Soave ha comunque caratteristiche di unicità, grazie alla sua freschezza e ai suoi profumi. La sua precocità, che costringono ad anticiparne la vendemmia rispetto agli altri vitigni della zona, e la bassa produttività ne facevano paventare la sostituzione col Trebbiano toscano, ma alla fine la tradizione ha prevalso, ed oggi il Trebbiano di Soave, anche in abbinamento con la Garganega, dà vita ad alcune delle più interessanti espressioni enologiche della regione.

Colore bacca: Bianca
Regione: Veneto, Lombardia, Lazio
Caratteristiche varietali: 

Il vitigno Trebbiano di Soave ha le seguenti caratteristiche ampelografiche:

  • Foglia: media, orbicolare o pentagonale, tri o pentalobata
  • Grappolo: medio-grande, cilindrico-conico o piramidale, con una o due ali, compatto
  • Acino: medio, sferoidale Buccia: sottile ma consistente, pruinosa, di colore verde-giallastro con striature scure nella parte più esposta
Caratteristiche produzione: Il vitigno Trebbiano di Soave ha vigoria medio-elevata ed epoca di maturazione medio-precoce, produzione poco abbandante ma regolare
Coltura ed allevamento: Il vitigno Trebbiano di Soave predilige terreni asciutti, argilloso-calcarei, collinari e possibilmente con buona esposizione.

Caratteristiche vino: l vitigno Trebbiano di Soave à un vino giallo paglierino con riflessi verdognoli. Al naso è intens, con note finemente ammandorlate. Al palato fresco per acidità, fine ed armonico. L'acidità spiccata fa si che il vitigno si presti alla produzione di passiti, e che il vino che ne derivi si presti anche alla spumantizzazione. Se opportunamente vinificato, ha anche una certa predisposizione all'invecchiamento.
Trebbiano giallo: Il vitigno Trebbiano Giallo, come molti altri vitigni della famiglia dei Trebbiani, cioè l'area mediterranea dell'Italia centrale. L'aggettivo giallo è sicuramente dovuto al colore delle sue bacche, anche se uno dei suoi sinonimi, Rossetto, potrebbe ricondursi alle chiazze marroni che gli acini assumono con la maturazione. I vitigni della famiglia dei Trebbiani sono noti in Italia fin dall'epoca romana. Il loro nome deriva da "Trebula", ossia fattoria (Plinio il vecchio descrive un "Vinum Trebulanum", che secondo questa interpretazione, starebbe per "vino di paese", o "vino casareccio"). Distinguere i vari cloni, che portano un nome che spesso indica la loro prevenienza o l'areale di maggior diffusione, non è sempre così facile. Già l'Acerbi, all'inizio dell'800, identificava il Trebbiano giallo come coltivato nella zona dei Castelli Romani. Oggi questo vitigno rientra nell'uvaggio di molti vini dell'Italia centro-settentrionale, soprattuto in Lazio e in Lombardia.

Colore bacca: Bianca
Regione: Lazio, Lombardia, Puglia
Caratteristiche varietali: 

Il vitigno Trebbiano Giallo ha le seguenti caratteristiche varietali:

  • Foglia: medio-grande, pentagonale, tri o quinquelobata
  • Grappolo: medio o medio-grande, cilindrico-conico, talvolta alato, serrato o semiserrato
  • Acino: medio, sferoidale Buccia: di medio spessore e consistenza, molto pruinosa, di colore giallo dorato, frequantemente con macchie marroni.
Caratteristiche produzione: 

Il vitigno Trebbiano Giallo ha epoca di maturazione media e vigoria elevata. La sua produzione è abbondante e regolare.

Caratteristiche vino: 

Il vitigno Trebbiano Giallo dà un vino giallo paglierino più o meno intenso. Al naso è delicato con lievi note fruttate ed ammandorlate. Al palato ha freschezza contenuta, secco, sapido, con finale di bocca lievemente amarognolo.
Trebbiano romagnolo:
Il vitigno Trebbiano romagnolo ha le sue origini nel centro Italia, come quasi tutti gli altri vitigni della famiglia dei Trebbiani. Questi vitigni sono noti in Italia fin dall'epoca romana, ed Il loro nome deriva da "Trebula", ossia fattoria (Plinio il vecchio descrive un "Vinum Trebulanum", che secondo questa interpretazione, starebbe per "vino di paese", o "vino casareccio"). Distinguere i vari cloni, che portano un nome che spesso indica la loro prevenienza o l'areale di maggior diffusione, non è sempre così facile. Il Trebbiano Romagnolo è stato citato da varie fonti già alla fine del medioevo nella provincia di Bologna. Oggi la sua zona di maggiore coltivazione è la Romagna, anche se si può trovare anche nei Castelli Romani o più raramente anche in altre regioni italiane.

Colore bacca: Bianca
Regione: 
Emilia-Romagna, Sardegna
Caratteristiche varietali: 

Il vitigno Trebbiano romagnolo ha le seguenti carateristiche varietali:

  • Foglia: media, pentagonale, tri o pentalobata
  • Grappolo: medio-grande, conico-piramidale, con una o due ali, compatto o semispargolo
  • Acino: medio-grande, sferoidale Buccia: sottile, consistente, pruinosa, di colore giallo verde con sfumature ambrate.
Caratteristiche produzione: 

Il vitigno Trebbiano romagnolo ha vigoria medio-elevata, epoca di maturazione precoce, produttiività abbindante e regolare.

Coltura ed allevamento: 

Il vitigno Trebbiano romagnolo predilige terreni fertili, non molto caldi e siccitosi.

Caratteristiche vino: 

Il vitigno Trebbiano romagnolo dà un vino semplice, di colore giallo paglierino, non molto intenso e complesso al naso, sapido ed abbastanza caldo al palato.

Trebbiano spoletino: Il vitigno Trebbiano spoletino è un autoctono umbro, il cui nome parrebbe derivare dalla città di Trevi, situata nei paraggi di Spoleto, in provincia di Perugia, a differenza dei trebbiani tradizionali (Trebbiano romagnolo, Trebbiano toscano, Trebbiano abruzzese, etc.)  il cui nome deriverebbe invece da "Trebula", ossia fattoria (Plinio il vecchio descrive un "Vinum Trebulanum", che secondo questa interpretazione, starebbe per "vino di paese", o "vino casareccio"). Inoltre il Trebbiano spoletino si differenzia dagli altri trebbiani per i profumi di erbe aromatiche e le note retrolfattive agrumate, che assieme alla spiccata freschezza e sapidità lo rendono particolarmente adatto alla spumantizzazione.

Colore bacca: Bianca
Regione: Umbria
Caratteristiche varietali: 

Il vitigno Trebbiano spoletino ha le seguenti caratteristiche varietali:

  • Foglia: media, pentagonale o cuneiforme, quinquelobata, più raramente trilobata
  • Grappolo: medio, cilindrico o cilindro-conico, serrato, alquanto regolare
  • Acino: medio, sferico, sezione trasversale regolare Buccia: consistente, di colore giallastro, spesso con macchie marrone, mediamente pruinosa, ombelico molto evidente
Caratteristiche produzione: 

Il vitigno Trebbiano spoletino ha vigori anotevole e produzione media o abbondante

Coltura ed allevamento: 

Il vitigno Trebbiano spoletino esige sistemi d'allevamento espansi e potatura di media lunghezza o lunga; non presenta speciali esigenze riguardo al terreno, ma predilige terreni silicei-sassosi e bene esposti.

Caratteristiche vino: 

Il vitigno Trebbiano spoletino dà un vino di colore giallo paglierino con sfumature verdoline; al naso si presenta gradevole e delicato, con note di erbe aromatiche ed agrumi; al palato presenta piacevoli sensazioni di freschezza e sapidità.
Trebbiano toscano:
Il vitigno Trebbiano toscano ha origine comune agli altri vitigni della famiglia dei Trebbiani, noti in Italia fin dall'epoca romana. Il loro nome deriva da "Trebula", ossia fattoria (Plinio il vecchio descrive un "Vinum Trebulanum", che secondo questa interpretazione, starebbe per "vino di paese", o "vino casareccio"). Distinguere i vari cloni, che portano un nome che spesso indica la loro prevenienza o l'areale di maggior diffusione, non è sempre così facile. La storia ha portato il Trebbiano toscano in Francia, col nome di Ugni Blanc, dove costituisce la base per la produzione del Cognac e dell'Armagnac, probabilmente a seguito del trasferimento del Papa a Avignone nel quattordicesimo secolo. Altri datano la sua diffusione oltralpe al matrimonio di Caterina de'Medici con Enrico II di Valois, re di Francia. E' un vitigno caratterizzato più dalla produttività che dalla personalità, e, anche grazie alla spiccata acidità che conferisce ai vini, si presta all'appassimento, dando la sua massima espressione nel Vin Santo del Chianti
.

Colore bacca: Bianca
Regione: Toscana, Liguria, Lombardia, Veneto, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna
Caratteristiche varietali: 

Il vitigno Trebbiano toscano ha le seguenti caratteristiche varietali:

  • Foglia: grande o medio-grande, pentagonale, quinquelobata
  • Grappolo: medio  o medio-grande, cilindrico-conico, con una o due ali, compatto o semispargolo
  • Acino: medio, discoidale o sferoidale Buccia: pruinosa, di colore giallo verdastro
Caratteristiche produzione: Il vitigno Trebbiano toscano ha grande vigoria ed epoca di maturazione tardiva. La sua produttività è abbondente e regolare.
Coltura ed allevamento: Il vitigno Trebbiano toscano predilige terreni non molto feritli e poco caldi, non siccitosi.
Caratteristiche vino: Il vitigno Trebbiano toscano dà un vino giallo paglierino, non molto intenso al naso, non fortemente caratterizzato al palato, fresco per acidità, abbastanza caldo e di medio corpo.

Trevisana nera

Trollinger:

I vini prodotti con il Trollinger vanno bevuti giovani e non richiedono un lungo tempo di conservazione. Quest'uva dagli acini succosi è conosciuta anche come uva tavola sotto il nome Black Hamburg.Il secondo vitigno più importante della Germania; in Alto Adige è conosciuto con il nome di Schiava. Produce un vino rosso pallido, delicato, spesso un po' insipido.
Tschaggele
Turca: Non si hanno notizie storiche di questo vitigno a bacca nera coltivato ora più nella zona del Bellunese, dove viene generalmente impiegato in uvaggi insieme ad altre varietà locali, che in Trentino, da dove esso è originario.  Da un punto di vista genetico mostra una stretta parentela con la Schiava lombarda e con la Pavana.
Sembra comunque che la sua denominazione sia dovuta al carattere robusto dei vini che genera, di colore rosso rubino molto intenso, con marcati profumi di frutta matura, confettura e spezie, tannici, di gusto pieno e di buona acidità, con finale amarognolo.

 

Vitigni Q-R

Vitigni di tutto il mondo dalla A alla Z

Quebranta:
Quagliano:
Chiamato localmente anche Caian o Quaian, il Quagliano ha un’etimologia dubbia, anche se esistono alcune ipotesi in merito all’origine del suo nome. Conosciuto e ampiamente consumato già nel '700, il Quagliano è una varietà autoctona della provincia di Cuneo, in particolare del Saluzzese. Esso viene citato già in documenti del '600, che lo descrivono "negro dolce, leggero e frizzante", e poi ripreso nei Bandi di Busca del 1721. Il Quagliano è diffuso esclusivamente nella zona delle colline saluzzesi dove dà origine all’omonima DOC.
Raboso Piave: Il nome pare richiamare le caratteristiche ruvide del vino, “rabbioso” al palato, ma potrebbe derivare anche da un affluente del Piave. Questa antica varietà, citata da Carpenè (1873) e da Di Rovasenda (1877), detta un tempo Friulara, era presente sia nel Friuli storico, che comprendeva l’area dall’Istria fino al Piave, sia nella regione attuale del Friuli. La coltivazione di questo vitigno interessa l’intera pianura bagnata dal Piave, fino alla costa adriatica, a Iesolo. Comprende dunque le province di Treviso, di Vicenza, di Venezia e di Padova. Oggi purtroppo la sua diffusione sta registrando un forte calo: sempre più spesso viene infatti sostituito con il Raboso Veronese, dal gusto più delicato.
Raboso veronese: Deve il suo nome alla reazione “rabbiosa” che l’uva ha sul palato, per la sua astringenza e acidità. Il termine Veronese, che non identifica la zona di produzione, pare invece essere legato a un signor Veronesi che avrebbe promosso la diffusione di questo vitigno. Poco si sa sull’origine di questo vitigno. Di sicuro è presente nella provincia di Treviso fin dagli inizi dell’Ottocento. Da non confondere con il Raboso Piave. A dispetto del nome, è coltivato nella parte orientale della pianura trevigiana, nelle province di Venezia, Vicenza, Rovigo, e anche a Ferrara e Ravenna.

Ramisco

La particolarità di questo vitigno autoctono è che fu risparmiato dalla fillossera – e pertanto non fu mai innestato –, perché questo parassita non ama i terreni sabbiosi profondi. Diffuso solo a Colares (nei pressi di Lisbona). I terreni sabbiosi offrono le condizioni ideali per questo vitigno che ripaga alla fine con vini che si prestano a un lungo invecchiamento.
Rastajola:
Diffusamente coltivato nel Novarese, questo vitigno a bacca nera chiamato anche Durera nel Novarese, interessava in passato un’area vasta che comprendeva tutto il Nord Piemonte.
Oggi è presente in forma alquanto sporadica soprattutto nei Comuni di Sizzano, Ghemme, Fara e Romagnano Sesia, ma qualche pianta è stata rinvenuta anche nel Canavese, dove viene chiamato Erbaluce nero.
Si tratta di un vitigno piuttosto rustico, ma soggetto in certe annate ed in certi ambienti ad acinellature ed attacchi di peronospora sul grappolo.
Essendo le sue uve sempre vinificate in mescolanza con altre varietà, tra cui la Vespolina ed lo Spanna, le sue reali potenzialità enologiche rimangono tuttora sconosciute.
Rebo:
Refosco:Origini:Vitigno a bacca rossa di origine friulana che fa parte della numerosa famiglia dei Refoschi, ma della quale è sicuramente il più noto ed apprezzato. Era già conosciuto nel 1700, il Canciani lo cita nelle sue memorie (1773). E' particolarmente diffuso in Friuli Venezia Giulia e nel Veneto. Negli anni Ottanta ha suscitato un notevole risveglio d'interesse: la maggiore attenzione alla coltivazione e ai sistemi di vinificazione, la sperimentazione con le piccole botti, hanno permesso un forte aumento qualitativo dei vini prodotti con questo vitigno. Secondo Burton Anderson, Cagnina è il sinonimo romagnolo. In California é conosciuto come Mondeuse.

Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali:Ha foglia grande, pentagonale tondeggiante, trilobata; grappolo medio-grande, piramidale, con un'ala, mediamente spargolo, con peduncolo di colore rossastro, vinoso (da cui il nome); acino medio, sferoidale con buccia mediamente pruinosa spessa e di buona resistenza, di colore blu-nero Ha produzione buona e costante; viene allevato prevalentemente a controspalliera con potatura lunga. Predilige terreni argillosi e calcarei, ricchi di scheletro e ben esposti.
Malattie e avversità:Resiste abbastanza bene al freddo invernale, tollera la siccità e la clorosi; è sensibile alla peronospora ed all'escoriosi, mediamente sensibile all'oidio, mentre tollera piuttosto bene la botrite e il mal dell'esca.
Refosco nostrano:
Regner:
Reichensteiner:
Retagliado bianco:Origini:La sua presenza fin dai tempi antichi in Sardegna ne fa supporre l'origine autoctona. Il Retagliado è stato inserito ne Bollettino Ampelografico nel 1877, ma è sempre stato citato da numerosi autori. Attualmente è presente solo in una piccola zona a coltivazione promiscua nella provincia di Sassari e in Gallura. Ha molti sinonimi fra cui Redaglàdu, Retagliàdu, Retagliada, Arretallau, Rotogliàdu, Mara bianca, Bianca lucida, Arba luxi, Erbaluxi, Ritelau, Retazzadu, Coa de Brebéi, Rechiliàu, Co 'e Erbei, Rittadatu.

Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: ha foglia media, orbicolare, pentalobata, a volte trilobata; grappolo medio, conico o cilindrico-conico, a volte alato, semi-serrato; acino medio o medio-grande, sferoidale, con buccia mediamente pruinosa,  sottile ma consistente, con epidermide di colore giallo-dorato. Ha elevata vigoria e produzione elevata e abbastanza costante. Predilige terreni calcareo argillosi, di buona esposizione, non umidi e dal clima caldo asciutto nel periodo estivo. Preferisce forme di allevamento non espanse con potatura corta.
Malattie e avversità: ha buona tolleranza alle principali malattie crittogamiche e alle avversità climatiche, media alla peronospora e scarsa all'oidio.
Ribolla gialla: Il termine “Ribolla” sembra derivare da “Evola”, nome con il quale gli antichi Romani indicavano questo tipo di uva. Identico alla Rebula delle isole Ionie e della costa dalmata, diffuso dai Veneziani in epoca medioevale, la Ribolla Gialla è un antico vitigno autoctono friulano ed è apprezzato nella zona del Goriziano e della vicina Slovenia a partire dal XII secolo, quando veniva chiamato “Rabiola”. La Ribolla Gialla è diffusa in Friuli, dove interviene nella composizione delle DOC Collio e Colli orientali del Friuli, e in Slovenia, dove se ne ricavano vini altrattanto validi e prestigiosi.
Rieslaner:
Riesling Italico: l vitigno Riesling Italico, nonostante il nome, si dice sia di origine francese, e da qui in seguito approdato in Germania ed in molti altri paesi del centro Europa. Il suo nome in tedesco è Welschriesling, (sinonimi del Welschriesling sono Riesling Italico, Laski Riesling e Olaszriesling). dove il prefisso "Welsch-" , letteralmente "di origine latina", può essere estensivamente interpretato come "italiano" (da cui Riesling Italico) ma anche "francese", e stava a sottolineare la differenza con il Riesling originario, ossia quello Renano. La sua diffusione in Italia è decisamente posteriore, probabilmente in epoca postfilosserica, ma comunque non prima dell'inizio del '900, in quanto anteriormente a tale periodo non si trova alcuna testimonianza relativa alla presenza di questo vitigno nella penisola. Si dice sia stato importato nelle regioni del nord-est d'Italia durante il dominio austroungarico, proveniente dalla zona della attuale Repubblica Ceca. Notevoli sono le differenze tra il Riesling renano e il Riesling italico, sia dal punto di vista ampelografico (grappolo e foglia) che per quanto riguarda il vino ottenuto, che nel caso del Riesling italico è più beverino, se confrontato con i toni più aristocratici del Riesling renano. L'uvaggio dei due, in qualsivoglia proporzione, dà sempre risultati di gran classe.

Colore bacca: Bianca

Caratteristiche varietali:
Il vitigno Riesling Italico ha le seguenti caratteristiche varietali:

  • Foglia: media, orbicolare, trilobata o intera
  • Grappolo: piccolo, tozzo, cilindrico, spesso alato, compatto
  • Acino: medio-piccolo, sferoidale Buccia: sottile, consistente, pruinosa, di colore giallo dorato

Caratteristiche produzione:
Il vitigno Riesling italico ha vigoria media ed epoca di maturazione media. E' particolarmente resistente alle gelate tardive, ma abbastanza sensibile alla siccità. Dà una produzione media, non molto regolare.
Caratteristiche vino:
Il vitigno Riesling Italico dà un vino di colore gialo paglerino con riflessi verdognoli. Al naso è fruttato, con note di mela cotogna ed albicocca, e spesso lievi sentori minerali. Al palato è fresco e asciutto di medio corpo, con leggero retrogusto amaarognolo, adatto alla produzione di vini sia tranquilli, che frizzanti o spumanti.

Riesling renano: sinonimi sono Johannisberg Riesling e Riesling bianco.  Il vitigno Riesling renano origina, come è evidente dal nome, dalla valle del Reno, in Germania. In queste zone, e soprattutto nell'area della Mosella, il vitigno è diffusamente coltivato e produce vini dai risultati sorprendenti, anche se non soprattutto come vendemmie tardive e passiti, anche con contributo delle muffe nobili, fino ai famosi "Eiswein".  Il Riesling è il più importante vitigno tedesco e rappresenta per la Germania ciò che lo Chardonnay è per la Francia. Il suo nome potrebbe derivare dall'espressione "Reissende Tiere" ossia "animali selvatici", per la sua derivazione da vitigni selvatici addomesticati. E' ampiamente diffuso in tutta l'Europa centrale, in Austria, Ungheria, Slovenia e Croazia. In Francia è coltivato nelle zone confinanti con la Germania, in Alsazia in particolare. In Italia il Riesling renano viene coltivato principalmente nel Trentino Alto Adige, nell'Oltrepò Pavese, in Veneto e in Friuli-Venezia Giulia. Predilige le zone fresche e su suolo sassoso. La sua diffusione nel nostro paese è relativamente recente, tra la fine dell'800 e l'inizio del '900. Notevoli sono le differenze tra il Riesling renano e il Riesling italico, sia dal punto di vista ampelografico (grappolo e foglia) che per quanto riguarda il vino ottenuto, che nel caso del Riesling italico è più beverino, se confrontato con i toni più aristocratici del Riesling renano. L'uvaggio dei due, in qualsivoglia proporzione, dà sempre risultati di gran classe.

Colore bacca: Bianca
Caratteristiche varietali: 

Il vitigno Riesling renano ha le seguenti caratteristiche varietali:

  • Foglia: media, tondeggiante, trilobata, a volte intera
  • Grappolo: piccolo, leggermente tozzo, di forma cilindrico-piramidale, alato
  • Acino: piccolo, sferoidale   Buccia: mediamente consistente, talvolta ambrato con punteggiature marroni

Caratteristiche produzione:
Il vitigno Riesling Italico ha vigoria elevata, con maturazione tardiva. La sua produzione è buona ma non molto costante.

Caratteristiche vino:
Il vitigno Riesling Italico dà un vino giallo paglierino con riflessi verdognoli. Al naso è lievemente aromatico, con note minerali più o meno evidenti anche in funzione delle zone in cui viene coltivato. Al palato è asciutto, freco, di medio corpo. E' adatto alla produzione di vini tranquilli ma anche di spumanti e soprattutto di passiti e vendemmie tardive.

Riesling x Silvaner

La coltivazione di questo vitigno ad alta resa tende in tutto il mondo a diminuire. Il vino ottenuto dalle sue uve contiene poca acidità, è fruttato ed ha un certo sapore di moscato. Il vitigno creato nel 1882 dal Dott. Hermann Müller è oggi la seconda varietà più diffusa in Germania. Per oltre un secolo si è pensato che si trattasse di un incrocio tra Riesling x Sylvaner. Nel 1996, in seguito ad alcune analisi del DNA, si pensò dapprima che fosse un incrocio tra Riesling x Chasselas, ma poco dopo questa affermazione è stata corretta: i suoi veri genitori sono Riesling e Madeleine Royale. Questo vitigno ad alta resa ha bisogno di terreni ricchi di sostanze nutritive e climi freddi; nella maggior parte dei casi è vinificato secco. I vini freschi e fruttati, a basso contenuto di acidità, vanno bevuti giovani e hanno un colore giallo chiaro pallido. Nella Nuova Zelanda, i vini hanno un tipico carattere floreale aromatico, che deriva dalla bassa resa del vitigno. Il nome Rivaner si riferisce a un tipo di vinificazione (macerazione a freddo) delle uve Müller-Thurgau e, da quando è stata corretta la genitorialità, non è più utilizzato come sinonimo per il Müller-Thurgau – Ri(esling) x (Syl)vaner.

Ripolo:

I primi indizi storici sul Ripolo, detto anche Ripoli o anche Uva Ripola, si cominciano a trovare nella seconda metà dell'Ottocento. Il vitigno citato da De Rovasenda 1877, è successivamente inserito nella raccolta Ampelographie da Viala e Vermorel 1901-1910. Per tutto quel periodo l'unica descrizione disponibile è stata quella di Arcuri e Casoria del 1883, in precedenza Semmola nel 1848, studia e descrive un Uva Soricella che mostra caratteri ampelografici simili al Ripolo. Non è possibile affermare un'identità certa tra le due varietà.

Un tempo diffuso soprattutto alle pendici dei Monti Lattari, nei comuni di Gragnano, lettere e Castellammare di Stabia in provincia di Napoli, attualmente il Ripolo risulta quasi esclusivamente coltivato in alcuni comuni della costiera amalfitana: Furore, Amalfi e Positano. È usato in assemblaggi dei vini Doc d'Amalfi Bianco, sottozona Furore.

Si tratta di una varietà di media vigoria, dalla fertilità contenuta, con produzione ridotta e poco costante. Il grappolo, di forma conico piramidale è abbastanza piccolo, spargolo, occasionalmente acinellato, per difetti di morfologia floreale, e spesso munito di due ali.

Piccolo e di forma arrotondata, ha colore giallo e buccia sottile mediamente pruinosa. Giunge a maturazione nella seconda metà di settembre.


Rkatsiteli:
Rollo: Già dalla fine dello scorso secolo questo vitigno a bacca bianca era diffuso nella zona del Genovesato e nel circondario di Porto Maurizio, mentre risultava pressochè sconosciuto nella Riviera di Levante.
In passato ritenuto imparentato con il Vermentino, alla luce delle ultime analisi esso risulta invece una varietà a sé stante, benchè condivida con la famiglia del Vermentino, Pigato e Favorita alcuni caratteri morfologici salienti.
Molto resistente ai venti marini, risulta mediamente tollerante alla peronospora, oidio e marciume dell’uva.
Sempre in uvaggio con altre varietà locali, quando vinificato da solo produce vini bianchi da tutto pasto, senza caratteristiche organolettiche particolari.
Rondinella: Si è ipotizzato che l’origine del nome sia da legare al colore molto scuro e intenso della bacca, simile al piumaggio nero delle rondini. Le sue origini sono ancora sconosciute. Le prime notizie risalgono al 1882, quando viene citato da Paronetto in un’opera incentrata sull’agricoltura della provincia di Verona. Probabilmente si tratta di un vitigno autoctono veronese. È particolarmente diffuso in provincia di Verona, nelle zone di produzione del Bardolino e Valpolicella. Rientra infatti negli uvaggi dell’Amarone, a cui dona sapidità e struttura.

Roscetto: Nel territorio di Montefiascone, comune della provincia di Viterbo, si sta assistendo alla rinascita di una piccola risorsa importante per lo sviluppo vitivinicolo, l’identificazione ed il riconoscimento dell’intera zona, il Roscetto. Da circa un decennio, questo antico vitigno inizia a distinguersi per la realizzazione di vini strutturati, eleganti e dal ricco profilo aromatico. È una varietà a bacca bianca presente principalmente nel Lazio, qualcosa in Umbria, Puglia e poi nel nord, in regioni come Veneto e Lombardia. Poco considerato fino a qualche tempo fa, vista la scarsa produzione per pianta e la bassa resa in vino, lo ritroviamo, in primo luogo, nella zona nord laziale al confine con l’Umbria, diffuso su una modesta superficie di territorio. Le sue origini, pare, derivino dalla Francia e strettamente legate al periodo in cui Viterbo, nel 1257, fu sede pontificia. Da allora è presente in zona, come testimoniano, appunto, alcuni documenti dell’epoca e dei secoli successivi, che elencano alcuni vini laziali realizzati proprio con le uve Roscetto. Studi effettuati sul Dna del vitigno hanno dimostrato, comunque, che le sue origini derivano da una famiglia di uve Greco, ed il suo nome sembra sia legato al colore della sua buccia che, in fase di maturazione, passa dal verde, al giallo fino ad assumere una singolare tonalità di rosa. Dalla metà degli anni Ottanta sono cominciate le prime vere sperimentazioni sulle caratteristiche ampelografiche del vitigno, esaminando le foglie, il grappolo e gli acini di una ventina di genotipi selezionati. Assai significativi sono stati i risultati ottenuti, da cui poi sono state realizzate varie schede descrittive e individuati quattro differenti biotipi nell’ambito della stessa varietà. Il Roscetto ha un grappolo di medie dimensioni, dotato di una foglia media e di grandi dimensioni, dalla buccia spessa e molto pruinosa, di colore giallo intenso che, come dicevamo, con la maturazione tende ad un colore leggermente più scuro. È un vitigno che subisce l’attacco della muffa nobile, la botritys cinerea, capace di dare in particolari annate vini dolci di grande intensità e freschezza. 

Rossara trentina: Come per molte altre varietà (Rossana, Rossola, Rossetta, Rossese etc.), anche il nome di questo vitigno prende spunto dalla colorazione della buccia che a maturazione diviene rossastra.
Varietà vigorosa e produttiva, ha un grappolo grande e compatto, spesso soggetto a marciumi. E’ inoltre particolarmente sensibile alla Flavescenza dorata.
Attualmente coltivata solo in vecchi vigneti, spesso insieme alla Schiava (con la quale condivide quasi certamente l’origine genetica), quando vinificata in purezza genera un vino di scarso colore, media alcolicità ed un caratteristico sentore di rosa e di spezie.
Rossese bianco:
Difficile è ricostruire la storia di questa antica varietà a bacca bianca, della quale si hanno notizie frammentarie legate alla sua presenza in territori distanti fra loro: a partire da S. Biagio della Cima, nell’imperiese, arrivando fino allo Riomaggiore, nello Spezzino, passando per Albisola, nel Savonese.
Tutti i vitigni omonimi fino ad oggi esaminati hanno in comune il grappolo più o meno spargolo ed il colore della bacca giallo verdastro con sfumature ambrate, a seconda della maturità e dell’esposizione dei vigneti.
Quando vinificato in purezza genera un vino di intenso profumo fruttato e floreale, marcato da note dolci di vaniglia. In bocca esso appare pieno e corposo, con acidità viva ma ben assemblata alle altre componenti.
Rossese:Vitigno a bacca rossa, di probabili origini liguri, anche se alcuni studiosi affermano che sia stato importato dai Doria, che possedevano in Dolceacqua un castello sin dal 1270. Ha foglia medio-grande, pentagonale eptalobata; grappolo di medie dimensioni o medio-grande, piramidale con 1-2 ali, più o meno spargolo; acino da medio a medio-piccolo, ellissoidale corto, con buccia di medio spessore, di colore blu-nero-violetto, con buona presenza di pruina. La produzione è condizionata da fenomeni di colatura e acinellatura.
Rossignola: È ricordato anche con i sinonimi Rossetta, Groppello, Rossiola, Rossola. Vitigno autoctono della Valpolicella, in provincia di Verona, dove risulta coltivato da tempi remoti. Le prime notizie risalgono ai primi decenni dell’Ottocento. È infatti citato dal Pollini nel 1824 e da Giuseppe Acerbi l’anno successivo. È particolarmente diffuso in provincia di Verona, sia in Valpolicella, sia sulle rive del Garda veronese. Compare, più limitatamente, anche nel Vicentino.
Rossola:Uva a maturazione tardiva, a grappolo cilindrico e acino sferoide di color violetto; la produzione è regolare, con una potenzialita alcoolica di circa 11 gradi. Si ottiene un vino color rubino, di buona fragranza, fresco di acidità, un po' tannico, mediamente di corpo, sapido. Viene coltivata quasi esclusivamente in Valtellina (Lombardia).
Roussanne:ll
vitigno Roussane è una varieta' a bacca bianca coltivata nella Valle del Rodano ed in altre zone del Midi francese. Viene spesso usato negli uvaggi con il Marsanne,con la quale spesso è stato confuso,ed e' una delle varieta' autorizzate per la produzione dello Chateauneuf-du-Pape bianco. In Italia entrambi questi vitigni sono coltivati in alcune aree della Toscana e della Liguria, e vengono utilizzati per la produzione del vino DOC Montecarlo bianco.
Roussin:
Praticamente scomparso dalla viticoltura valdostana, all’infuori di una piccolissima presenza nel Comune di Arnad, questo vitigno a bacca rossa è capace, se vinificato da solo, di generare un vino di colore rosso cerasuolo tendente al granato con l’invecchiamento, profumo gradevolmente vinoso, gusto asciutto e buona alcolicità.
Dal punto di vista agronomico, il Roussin si dimostra particolarmente esigente: necessita infatti di terreni con buona esposizione e di un’altitudine non troppo elevata per portare a termine la maturazione.
Media è la sua tolleranza ai principali parassiti ed alle avversità climatiche.
Nel Comune di Morgex è coltivata una varietà con la stessa denominazione che differisce per alcuni caratteri ampelografici.

Ruby Cabernet

L'incrocio riuscì nel 1936 al Dott. Harold P. Olmo presso l'Università della California a Davis. Lo scopo era, tra l'altro, di riuscire a produrre vini in stile Bordeaux anche in un paese caldo come la California.Una nuova varietà nata dall'incrocio di Cabernet Sauvignon x Carignan. L'obiettivo di questo incrocio era di unire l'eleganza del Cabernet e la resistenza al calore del Carignan. Il Ruby Cabernet è coltivato soprattutto nella Central Valley, dove il calore impedisce la produzione di vini eleganti.
Rubired:
Ruché:Origini:Pur non conoscendone con certezza le origini, si può dire che la varietà è da tempi remoti coltivata sulle colline a nord-ovest della provincia di Asti, nel territorio di Castagnole Monferrato. Il suo nome potrebbe derivare da "roncet", degenerazione infettiva di origine virale, per le sue capacità di resistenza alla virosi rispetto agli altri vitigni della zona; per altri, invece, potrebbe essere dovuto alla sua predilezione per le rocche più scoscese e assolate. Si dice, infine, che potrebbe averlo portato nel Monferrato la confraternita dei frati di San Rocco. Fra i sinonimi più noti, Roché e Rouchet.

Caratteristiche e esigenze ambientali e colturali: ha foglia media, pentagonale, spesso trilobata ma anche quinquelobata; grappolo medio o medio-grande, allungato e alato (da 1 a 3 ali), mediamente spargolo; acino medio, sferoidale, con buccia leggermente pruinosa e  spessa. Ha vigoria medio-elevata e produzione media e abbastanza regolare, anche se risente dell'andamento del tempo durante la fioritura. Necessita di terreni collinari, leggeri, non molto fertili, per evitare un eccessivo vigore e l'emissione di abbondanti femminelle.
Malattie e avversità: ha media resistenza alla peronospora e alla botrite, mentre è più sensibile all'oidio. Ha buona resistenza ai fenomeni virali di arricciamento e tollera poco il freddo. I germogli, per la loro fragilità, sono facilmente danneggiati dal vento. Può subire con frequenza danni dovuti all'attacco di calabroni, vespe e api.
Ruggine: A Rubbiara di Nonantola, in provincia di Modena, si coltivano ancora alcuni rari esemplari di Ruggine, un’antica varietà a bacca bianca dal grappolo spargolo, così chiamata per il colore marrone che gli acini esposti al sole raggiungono nelle ultime fasi di maturazione, che avviene precocemente alla fine di Agosto.
Il vino che si ottiene dalla sua trasformazione è di colore giallo paglierino, con forte aroma ammandorlato, gusto sapido e fin di bocca nettamente amarognolo.