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Vitigno e portainnesto

Vitigno e portainnesto

La produzione di vini di qualità è strettamente legata alla scelta del vitigno e del portainnesto, senza perdere mai di vista le caratteristiche pedoclimatiche della zona nella quale

avviene l’impianto del vigneto. Non tutti i vitigni mostrano la stessa adattabilità alle diverse condizioni climatiche e territoriali. Dopo un breve periodo di ambientamento, alcuni si adattano perfettamente in quasi tutte le zone, altri sono molto più difficili.
Tra i primi si possono ricordare chardonnay, merlot, cabernet, savignon e altri ancora, che pur affondando le proprie radici storiche a latitudini piuttosto elevate e con temperature fresche, hanno saputo acclimatarsi anche in regioni molto calde, sia in italia sia in altre zone viticole mondiali. Tra quelli più esigenti,due esempi molto significativi sono il pinot nero e ancora di più il Nebbiolo, che riesce ad esprimere tutta la sua personalità quasi solo nelle Langhe, con l’eccezione circoscritta della Valtellina. Il rischio da evitare è quello che la rincorsa al risultato garantito , facile ed immediato, porti all’abbandono di molti vitigni locali, che dovrebbero invece essere riscoperti e valorizzati, per non perdere l’incredibile patrimonio ampelografico. La pianta della vite è formata dal vitigno o cultivar e dal piede o portainnesto. Per evitare l’azione micidiale della fillossera, il portainnesto è quasi sempre di origine americana. In Valdadige e in alcune zone in Argentina, Cile e Portogallo, si trovano ancora vitigni coltivati su piede franco, cioè senza il portainnesto di origine americana.
Le condizioni di fertilità e umidità del terreno di questi territori, favorendo un ampio sviluppo radicale della vite, la mettono infatti in condizione di resistere meglio agli attacchi del parassita. Per migliorare le resistenza della vite alle malattie, la sua produttività e la qualità delle uve, attualmente si svolgono importanti ricerche e sperimentazioni per la selezione di nuovi cloni e per il miglioramento di quelli già esistenti. All’interno di ogni qualità esistono infatti diversi cloni, cioè più individui geneticamente identici, con specifiche caratteristiche riguardo la fertilità, la forma del grappolo e dell’acino, la capacità di accumulo di zucchero e di sostanze coloranti e odorose. Ad esempio di Sangiovese ci sono attualmente almeno una quarantina di cloni, distinti con numeri o sigle,altrettanti per il pinot nero, 15 di nebbiolo, 15 per il barbera, 20 di chardonnay ecc. Spesso si parla di vitigni autoctoni e alloctoni, a volte con un po’ di confusione, perché per molti non è così semplice risalire a una loro origine certa. Il vitigno autoctono è quello che è nato in una certa zona e che continua ad essere coltivato. Il punto è proprio questo: in alcuni casi non si sa bene se il vitigno sia nato proprio in quella zona, quindi questo termine sta assumendo un’eccezione più ampia, in quanto si riferisce a un vitigno che da molto tempo, almeno diversi decenni cresce e fruttifica in un certo territorio. Esempi di vitigni autoctoni certi sona: albana, Schiava, Grignolino, Brachetto, Nebbiolo, un po’ meno sicuri sono: Barbera, Aglianico, Primitivo, Vermentino. I vitigni alloctoni o internazionali sono di più immediata identificazione. Chardonnay, Sauvignon blanc, Riesling, Cabernet franc, Cabernet sauvignon, Merlot, Pinot nero, Syrah ecc.. Sono ormai diffusi in ogni continente dove cresce la vite.